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ITALIANS DO IT BETTER #1
Virgilio Villoresi

Autoritratto d'ottobre

Virgilio Villoresi (Fiesole, FI, 1979) vive e lavora a Milano e si è imposto come uno dei più originali animatori italiani. Infaticabile sperimentatore, si è mosso su diversi terreni espressivi, (dal cortometraggio, al video musicale, al commercial), lasciando su tutti il suo inconfondibile segno.


In un'epoca in cui vi è un uso a tratti esasperato della grafica digitalizzata, nei tuoi lavori preferisci guardare alle origini: stop motion, collage, acquerelli, giochi di prospettive, hand painting, time lapse. Da cosa nasce questa scelta?

Mi piace l'idea di tornare all'arcaico... In tutti i miei video ci sono tracce del pre-cinema o di vecchi giochi vittoriani per bambini. Credo che il digitale in sé abbia dei grossi limiti per svariate ragioni. Poi ho l'impressione che sia una tecnica (parlo proprio di animazione realizzata TOTALMENTE in digitale) che sorprenda e stanchi nello stesso momento in cui la vedi. Certe animazioni digitali di quattro o cinque anni fa, che sembravano sorprendenti, a riguardarle adesso viene da ridere...
Comunque la scelta di guardare alle origini credo che faccia parte della mia natura e delle mie appassionate visioni da cinefilo nerd. Quando scopri il cinema polacco d'animazione degli anni '50, i film di Starewicz, di tutto il filone canadese della NFB, eccetera, non puoi rimanere indifferente... Sono film che ti entrano nel sangue e nel momento in cui crei è come se tutto fosse filtrato da quella "luce".

Submarine Test January 1967, splendido videoclip per John Mayer, testimonia il tuo oscillare tra ricerca e recupero: in esso, infatti, applichi una tecnica precinematografica chiamata ombro cinema. Il fatto che non fai ricorso a processi post produttivi è rivendicato dallo stesso video nel quale il modo in cui lavora questa tecnica viene messo, per così dire, a nudo. Posso considerare dunque essa - e l'animatore-demiurgo che la utilizza - la vera protagonista della storia?

Direi di sì. Tutto il videoclip è basato su quella tecnica. La storia che racconto nel video è una "traccia" per rappresentare l'ombro cinema attraverso l'uso delle mie mani. Mi piace l'idea di svelare il trucco, di far vedere cosa c'è dietro la magia di quell'effetto. Durante il videoclip spesso ricorro al posizionamento dell'acetato e lo riprendo sia prima che dopo l'azione del trucco. E' un modo per rendere ancora più vera la messa in scena, per dichiarare che il video è stato girato senza l'utilizzo di nessun escamotage post produttivo.

Ci parli di più dell'ombro cinema? Ci sono altre tecniche delle origini che non hai utilizzato e che ti riservi di sperimentare?

Si ci sono, ma ovviamente le tengo per me (ride). L'ombro cinema è una tecnica che era già stata utilizzata un po' di volte nel campo dell'illustrazione relativa ai pop-up book e, correggimi se sbaglio, non l'avevo mai vista applicata a un video.

Non che io ricordi, no...

Circa un anno e mezzo fa ho acquistato un vecchio teatrino/carillon francese dei primi del Novecento in un negozio dedicato alla guarigione delle bambole (un ospedale delle bambole per intenderci). Davanti al sipario le barre nere e subito dietro un disegno attaccato a un rullo che faceva suonare il carillon... Era un ombro cinema applicato a un teatrino/carillon... meraviglioso! Da li ho iniziato a interessarmi alla tecnica e a come realizzarla.

Il tuo approccio al videoclip, che è solo uno dei campi nei quali operi, è decisamente alto: è difficile imporre una poetica e una visione fortemente definita, personale e, diciamolo, di carattere marcatamente artistico quale è la tua, in un ambito così insidioso come quello dell'industria musicale?

No, non è difficile nel campo del videoclip perché di solito ti lasciano carta bianca (almeno a me). In linea di massima c'è molta più apertura in un music video che in uno spot, per ovvie ragioni. Secondo me il problema è un altro: quanti sono i registi in Italia che hanno una poetica e una visione fortemente definita? Pochi, ti rispondo io, e la scarsa qualità dei videoclip nasce anche da questo perché se hai un immaginario forte e idee originali il mondo videoclip ti permette eccome di metterle in scena.

Parliamo di uno dei tuoi lavori che preferisco, J. Come hai proceduto in quel caso? Quanto tempo ci vuole per creare un'opera come quella, di soli quatrro minuti?

J è nato da un sogno. Ho sognato tutto il cortomeraggio dall'inizio alla fine. in quel periodo ero ossessionato dal creare un video con una tecnica di animazione originale, mischiata al live action. Volevo creare nel mio piccolo (J è un corto autoprodotto) un film che suscitasse l'interesse mondiale. Allora ho abbandonato l'idea di fare un corto d'animazione con tecniche tradizionali per creare qualcosa di diverso, di unico. Da qui l'idea di usare un filmato stampato su fogliettini di carta e animare tutto in stop motion. Questa tecnica ha richiesto un lavoro maniacale (pensa che ho stampato piu di 700 fogliettini) e paziente. per realizzare 4 minuti ci ho messo circa due settimane più una di preparazione. Non auguro a nessuno un tale bagno di sangue, eheheh.

Quando, come nel caso di J, lavori con uno sceneggiatore come si articola la collaborazione?

Si parte dalla tecnica che voglio inserire nel corto. Per me la tecnica è il punto iniziale di qualsiasi parte creativa. Nel caso di J si trattava di gestire delle immagini stampate su carta e inserirle in un contesto metafisico di morandiana memoria. il bianco e nero ripetuto ossessivamente sui personaggi e le scenografie mi dava l'opportunita di creare qualcosa di esteticamente bello e poi mi ricordava tanto alcune scene di Thaïs di Bragaglia, film che amavo particolarmente in quel periodo. Mi serviva una storia semplice per poter creare una dimensione ritmica a un'idea cosi originale. Io e Ghedo (lo sceneggiatore) ci siamo ispirati ai cortometraggi polacchi degli anni Cinquante che avevano una capacità di sintesi impressionante. E allora abbiamo cercato di raccontare i conflitti dei personaggi attraverso l'inseguimento di un desiderio impossibile rappresentato da una sfera che ricorda vagamente il simbolo taoista.

Cosa pensi dell'animazione italiana? Quale la sua situazione, dal tuo punto di vista?

L'animazione italiana sta vivendo un periodo di grazia. Gianni Canova, ne Il Sole 24ore ha parlato di una vera è propria nouvelle vague e gli do perfettamente ragione. La grande forza dell'animazione italiana contemporanea è il ritorno a un cinema fatto con le mani. Disegno animato, stop-motion, sabbia su tavola luminosa, acrilico, acquerello, eccetera; sono tutte tecniche ripescate dai giovani e meno giovani animatori italiani che stanno facendo la storia del cinema di oggi.

Tu non sei legato a nessuna casa di produzione. Come si lavora, in Italia, da indipendente?

Non ho l'esclusiva con nessuno, è vero, ma in realtà lavoro con molte case di produzioni in particolare con Withstand Film con cui realizzo anche libri animati (sulla scia dell'ombro cinema e altre tecniche). E' difficile lavorare in Italia perché i budget sono minori rispetto ad altri Paesi e spesso ti scontri con un livello culturale base più basso.

Hai mai pensato a un lungometraggio? Il cinema è un tuo possibile obiettivo?

Si, ci penso in continuazione e ho cinque soggetti pronti per essere sviluppati in sceneggiature. Vorrei portare la mia idea di messa in scena nel mondo cinematografico mantenendo una struttura narrativa classica. Queste storie sono basate su tutto ciò che mi ossessiona e su un cinema "Live", con attori, mischiato a tecniche animate.

Da Jiri Trnka a Mario Mariotti, i tuoi lavori omaggiano spesso i tuoi maestri. Quali sono i tuoi punti di riferimento, anche al di fuori del mondo dell'animazione?

Ce ne sono tanti... Però credo che il punto di riferimento centrale di tutto quello che faccio sia la mia memoria. o meglio la mia memoria filtrata dalla mia immaginazione... Mi piace dipingere la realtà di fantasia, un pò come si fa nell'infanzia.... Grossmann sintetizza bene questo concetto: "un bambino che guarda la finestra mentre piove vede una gara tra due gocce di pioggia a chi arriva prima e ciò lo diverte molto o la diverte molto, e guardare le formiche nel prato per un bambino è eccitante come una guerra mondiale." Quando scrivo i miei video voglio riprodurre questo senso di magia anche per me.

Una delle cose che colpisce dei tuoi lavori è l'oggettistica: un oggetto esiste e ti ispira o avviene il contrario, per cui vai alla ricerca degli oggetti che rispondono alla tua idea ispirativa?

Direi la prima e cioè che un oggetto esiste e mi ispira. Senza gli oggetti che amo credo che non esisterebbe niente della mia arte... Non riesco a creare qualcosa di mio attraverso la sola forma astratta del pensiero creativo. Ho bisogno di osservare ciò che mi circonda per trovare la luce della mia fantasia. Per questo motivo colleziono oggetti di qualsiasi tipo: perché so che poi saranno parte integrante della mia ispirazione. Recentemene ho comprato un libro pop up meraviglioso del 1880 e sono convinto che lo filmerò in qualche mio spunto visivo. Il segreto è la piena cosapevolezza che ciò che ami è la tua arte.

Senti che il tuo lavoro qui in Italia è apprezzato quanto meriterebbe? Hai avuto offerte dall'estero?

Io mi sento apprezzato qui in Italia come all'estero. Grazie alla rete i miei video escono dai confini nazionali per essere apprezzati da persone e case di produzioni straniere. In questo senso il mio ultimo video per John Mayer mi ha dato visibilità mondiale.


Fimografia

Frigidaire (with Vivì Ponti, 6 min, 2006)
Search and destroy white calligraphy (with Giuseppe Chiesa, Music: Etre, 2006)
Voice of the stomples (Music: Etre, 4 min, 2006)
Obi One (with Giuseppe Chiesa, Music: Alva Noto, 3 min, 2006)
Birr (with Giuseppe Chiesa, Music: Alva Noto, 3 min, 2006)
Breathes the best (Music: Populous, 2 min, 2007)
Real Mess (Music: Hot Gossip, 4 min, 2007)
The Rain (with Ericailcane, 3 min, 2007)
Giorno di maggio (with Mateo Rivano, 2 min, 2007)
Crack! (4 min, 2007)
Io non mi riconosco nel mio stato (Music: Marco Notari, 2 min, 2008)
The Tree (with Ericailcane, Music: Lou Rhodes, 4 min, 2008)
Glossom (2 min, 2008)
J (4 min, 2008)
Piume (Music: Marco Notari, 3 min, 2008)
Una giornata perfetta (Music: Vinicio Capossela, 3 min, 2009)
Zoom (1 min, 2009)
Mano Macchina (Galleria d'Arte Contemporanea Biagiotti, 2009)
Rotten Flowers (Universal, with Luca Barutta,3 min,2010)
Jello Avic (Brw Filmland, 2010)
Jello Motion (Brw Filmland, 2010)
Atlantide (autoproduzione, with Carlo Cossignani,2 min,2010)
Moleskine - Le Petit Prince (Moleskine, 2011)
A Short Movie with Dsquared (Vogue, 2011)
Moleskine new Collection (Moleskine,2011)
Teaser per Elita 2011 (Elita, 2011)
Teaser per One 2011 (Elita, 2011)
Pryntyl (music: Vinicio Capossela,2011)
Fine (autoproduzione, 2012)
UovoKids (2012)
Vogue Spring Summer 2012 (Vogue, 2012)
Eni 9 Video (Hfilms, 2012)
Merdmaid's Night (Alessi, 2012)
Valentino Abstract (Valentino / Brw Filmland, 2012)
Riva Starr - Absence (Videoclip, Riva Starr, 2012)
15 video Helping Hands (Serivce Plain, 2012)
John Mayer - Submarine Test January 1967 (Videoclip John Mayer, 2013)
Storia Sammontana (Spot, 2013)

Luca   Pacilio