THE TRU(E)MAN SHOW
Vita-spettacolo e opere dal vero di Truman Capote
di
Luca Pacilio
Capote secondo Warhol
Sono un alcolizzato. Sono un tossicomane.
Sono un omosessuale.
Sono un genio.
TC
In qualche parte del mondo esiste una filosofa straordinaria
che si chiama Florie Rotondo. L’altro giorno mi sono imbattuto in una
delle sue riflessioni, stampata da una rivista consacrata agli scritti
degli scolaretti. Diceva: “Se potessi fare quel che voglio, andrei nel
centro della Terra a cercare uranio, rubini e oro. Cercherei anche i
Mostri non rovinati. Poi mi trasferirei in campagna. Florie Rotondo,
8 anni”. Florie, tesoro, io so cosa intendi dire – anche se tu non lo
sai: come potresti a otto anni?
(da Preghiere Esaudite)
La rovina di Truman Capote ha un titolo:
Preghiere Esaudite.
Questo, che nel disegno del grande scrittore americano doveva essere
la sua
Recherche (al posto dell’aristocrazia
francese il jet-set internazionale), via di mezzo
tra opera di finzione e reportage (il romanzo-verità sempre nel cuore),
è il libro che segnerà la fine della sua carriera e, di riflesso, quella
della sua vita. Nel 1966, all’indomani della pubblicazione di
Il reportage è una forma d'arte inesplorata
A
Sangue Freddo, successo inaudito (milioni di copie, interviste,
copertine tutte per lui), Capote firma con la sua casa editrice
Random House un contratto milionario con cospicuo anticipo, poi moltiplicatosi,
per quello che presenta come un nuovo progetto anche se in incubazione
da lustri. Negli anni a venire, segnati da depressione e droga, lo tirerà
in ballo spesso, in interviste e conversazioni, ma, col senno di poi,
si presume che dietro questo suo parlarne ci fosse ben poco di scritto,
tanto che solo nel 1975 videro la luce alcuni capitoli sulla rivista
Esquire. Quella pubblicazione (in particolare del capitolo
La
Cote Basque) fu un vero terremoto: Capote ritraeva personaggi
veri, senza alterarne i nomi, e riportava fatti reali in un impianto
certo inventato ma del tutto plausibile (l’unico dubbio era su chi si
celasse dietro il personaggio di Kate McLoud: ipotesi una - massimo
due - ma certezze nessuna). Aveva voglia di fare spallucce il piccolo
Truman
(1): l’ostracismo che da quel
momento il bel mondo decretò nei suoi confronti lo ferì profondamente
(2), un colpo dal quale non si riprese mai più e che fece naufragare
definitivamente la sua opera: di questa saranno poi pubblicati in forma
di volume solo quei pochi stralci (la prima edizione, postuma, risale
al 1987: degli altri capitoli vagheggiati nessuna traccia: distrutti?
Mai scritti?). Il 1966 è dunque per lo scrittore l’anno chiave, che
segna il culmine della sua gloria - sancito dal suo famoso Ballo in
Bianco e Nero al Plaza, evento mondano partorito da un genio mondano,
che LIFE e gli annali della frivolezza celebrarono come il party
più
cool del Ventesimo Secolo - e l’inizio di una parabola discendente.
Lo
stile è quello che sei.
TC
(1) Nella sua prefazione
a
Musica Per Camaleonti TC scrive:
" uno
scrittore può lavorare unicamente con il materiale raccolto grazie ai
propri sforzi di osservazione, e non gli si può negare il diritto di
farne uso. Condannatelo ma non negatelo. " Lo sguardo di Capote
era peraltro equanimamente impassibile, tanto da condurlo a ritrarre
il suo fraterno amico Tennessee Williams nel personaggio del signor
Wallace, uno dei clienti di P.B., il gigolo protagonista (e narratore)
di
Preghiere Esaudite. A Williams, che si
risentì non poco, Capote dedicò peraltro
Musica per Camaleonti.
[
su ]
(2) Jean Cocteau a Marcel Proust, contrariato
dal fatto che che la contessa de Chevigné si rifiutasse di leggere
Alla
Ricerca del Tempo Perduto:
"Ma caro Marcel, come
volete che un insetto legga le opere del suo entomologo?"
[ su ]
Ritratto da Irving Penn
Poi un giorno mi misi a scrivere, ignorando
di essermi legato per la vita a un nobile e spietato padrone. Quando
Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta: e questa frusta
è intesa unicamente per l’autoflagellazione.
(da Musica Per Camaleonti)
Vero camaleonte della letteratura, Capote debutta a soli 23 anni con
Ritratto da Henri Cartier-Bresson
Altre voci, altre stanze (1948), che la critica
accoglie in maniera contrastata
(3); in esso
l’americano dimostra come, nonostante la giovane età, per lui l’arte del
romanzo non abbia già alcun segreto: le peripezie del tredicenne Joel
si dipanano in un percorso letterario che va dall’avventuroso al picaresco,
dal gotico al giallo. La famosa foto di Cartier-Bresson, che lo ritrae
all’epoca come uno sparuto ragazzino, diventa l’immagine simbolo dell’astro
nascente, l’
enfant prodige della letteratura
USA (
"La sua faccina ha un’espressione di dolore prenatale, come se
fosse ancora nel grembo della madre e sospettasse già quant’è freddo il
mondo al di là dell’entrata della vagina" dirà Tennesse Williams).
L’autobiografismo del romanzo di debutto (
TC:
Altre Voci, Altre Stanze era un tentativo
di esorcizzare i demoni), ancora vago e avvolto da una spessa cortina
simbolica, si decritta magnificamente nel secondo romanzo
L’Arpa
d’erba in cui la sua infanzia di bambino del Sud, orfano
di madre e cresciuto, senza il padre, da due donne, si muove sullo sfondo
di una vita provinciale descritta con magnifico piglio, dimostrazione
di un’acutezza di sguardo che avrebbe lasciato il segno e di una scrittura
già magistralmente controllata (e la questione del controllo dell’opera
è sempre stata centrale per Capote, guardando egli con sospetto alla febbrilità
dell’ispirazione che andava a scapito della freddezza e della completa
padronanza dell’atto creativo) e a tutti gli effetti classica
(4).
Si Sentono Le Muse è la cronaca della tourneé
dello spettacolo teatrale
Porgy & Bess di Gershwin che porta
la compagnia americana da Mosca a Leningrado, un pezzo di giornalismo
di pregnanza e brillantezza impressionanti: quello che sorprende di più,
in questo come nei successivi lavori in chiave realistica, è la capacità
di Capote di scegliere gli elementi chiave della vicenda, eliminando per
quanto possibile il proprio personale sentire da ciò che contempla, ambendo
a una sorta di oggettivo distacco.
Con Vidal e Williams
E poi
A Sangue Freddo.
Nel frattempo bellissimi racconti (che testimoniano delle varie anime
dello scrittore, oscillando tra autobiografia, psicologismo, report e
lirismo) e la novella
Colazione da Tiffany,
che ritaglia una delle figure femminili più memorabili della letteratura
americana tutta, perfetta incarnazione dello spirito capotiano: un misto
di leggerezza, amore per la libertà, odio per l’ipocrisia borghese da
un lato, tormenti&contraddizioni dall’altro. Dopo il fatidico 1966 poco
altro: un pugno di magnifiche novelle, la raccolta dei suoi pezzi giornalistici
ne
I Cani Abbaiano (1976) – da
Si
Sentono le Muse, alla vibrante galleria di ritratti di gente
comune e non di
Colore Locale, fino a
Il
Duca Nel Suo Dominio, ritratto-intervista-capolavoro a/di/con
Marlon Brando, nudo come mai prima
(5)
- e l’ultimo inedito uscito in vita,
Musica Per Camaleonti.
Poco prima il plauso pubblico di
John
Fowles che, in un memorabile articolo pubblicato da Saturday Review
lo proclama il migliore scrittore americano vivente
(6).
Musica Per Camaleonti, esplicito diversivo di
fronte all’evidente impasse in cui ristagnava la lavorazione di
Preghiere
Esaudite, è una summa dell’arte di Tru: vi si trova la magia
dei racconti autobiografici accanto a un nuovo romanzo-verità (
Bare
Intagliate A Mano), l’
ennui dell’osservatore mondano
(7) e, soprattutto, una
serie di meravigliosi ritratti dialogati in cui spicca il più tenero e
sapido omaggio letterario mai tributato a Marilyn Monroe (
Una
Bellissima Bambina).
E adesso io sono qui
isolato nella mia oscura follia, da solo con il mazzo di carte…e, s’intende,
con la frusta che Dio mi ha dato.
TC
(3) E’ peraltro dell’anno scorso la notizia del ritrovamento
e della pubblicazione (in Italia sarà la fedele Garzanti a farlo) di
Summer Crossing, il primissimo e
sperimento narrativo di Capote (un prodromo di
Colazione Da Tiffany?).
Creduto definitivamente perduto (in Una Voce Da Una Nube Capote racconta
di averlo smarrito: lo aveva abbandonato nel fondo di un cassetto non appena
l’idea di
Altre Voci, Altre Stanze aveva fatto capolino nella sua mente), il
lavoro è stato pubblicato negli USA con abbondante contorno di polemiche stante
la notoria posizione critica dell’autore stesso nei confronti dell’opera (
TC:
" mi
appariva ogni giorno più fiacco, ingegnoso, frigido"). Non vediamo l’ora, confessiamo.
[ su ]
(4) TC:
"So che i giochetti un giorno non saranno più apprezzati. E’
per questo che io, per conto mio, mi attengo sempre a una scrittura
rigorosamente classica, dove tutto è senza tempo. Così niente, né la
forma, né l’argomento, la renderanno datata. Sono sempre stato convintissimo
della necessità di procedere in questo modo, è una cosa difficile a
farsi, è difficile avere piena consapevolezza di ciò che si fa."
[ su ]
(5) TC:
"Il segreto dell’arte di fare interviste – ed è un’arte – è
di fare in modo che sia l’altro a pensare che stia intervistando te."
Marlon Brando:
"Quel piccolo bastardo passò metà della serata
a raccontarmi tutti i suoi problemi. Ho pensato che il meno che potessi
fare era dirgliene qualcuno dei miei." [
su ]
(6) In esso
Fowles
giudicava Capote degno di sedere al tavolino del caffè del Parnaso accanto
ai grandi della tradizione narrativa, da Flaubert a Maupassant:
"E
di una cosa sono certo: che la letteratura contemporanea sarebbe molto,
molto più noiosa senza di lui." [ su ]
(7) Assolutamente impareggiabile la capacità di
Capote di rendere letterario il gossip. Così, in
Rigiramenti
Notturni, sulla Garbo e D.D. Ryan che abitano nello stesso
caseggiato e che si incontrano in ascensore:
"D.D. era vestita
come al solito in maniera straordinaria e la Garbo, come se non l’avesse
mai veramente notata prima, le ha detto: “Signora Ryan, ma lei
è splendida”
. E D.D., divertita ma anche molto toccata, ha ribattuto:
“Senti chi parla”
." [ su ]
In varie vesti le sortite cinematografiche di Truman Capote, mi limito
alle cose più rilevanti: la partecipazione alla scrittura dei dialoghi
Un libro dovrebbe essere come
un seme che si pianta,
e il lettore dovrebbe farsene il proprio fiore.
di STAZIONE TERMINI (1953) di Vittorio De Sica, lo script de IL TESORO
DELL’AFRICA (BEAT THE DEVIL, 1954) di John Huston - di cui seguì passo
per passo le riprese, fornendo giornalmente le pagine della sceneggiatura
agli attori (Bogart, Lollobrigida, Lorre) che non conoscevano l’andamento
della storia -, l’adattamento de
Il Giro di Vite di Henry James
(THE INNOCENTS, 1961) di Jack Clayton con Deborah Kerr. Con Frank Perry
collaborò a
TRILOGY in cui si incontravano e confrontavano mezzi espressivi
differenti; tre racconti di Capote venivano adattati per la televisione
e poi per il cinema: la loro lavorazione era seguita anche da alcune scuole
e, in un happening che coinvolgeva regista, insegnanti, studenti e pubblico,
venivano prese le decisioni relative alle trasposizioni. Il testo finale,
composto dai racconti di Capote, dalle sceneggiature e dalle note e appunti
tenuti dagli autori durante la lavorazione, è stato pubblicato anche in
Italia (Garzanti 1972, oggi fuori catalogo, ma è un gioiello che meriterebbe
la ristampa) con il titolo
Trilogia – Un Esperimento di Trasposizione
Multipla; i singoli episodi vennero poi trasmessi dalla
tv americana e
Un Racconto Di Natale, il primo
della serie, ottenne diciotto riconoscimenti ufficiali fra cui quello
di miglior show televisivo dell’anno oltre a vari premi critici. La riduzione
cinematografica del trittico andò in concorso al Festival di Cannes 1968.
Ancora per la regia di Perry lo scrittore adattò il suo racconto
Il
Giorno Del Ringraziamento (THE THANKGIVING VISITOR, 1967).
Adattamenti altrui dai suoi romanzi e racconti:
A SANGUE FREDDO (
IN COLD
BLOOD, 1967) di Richard Brooks
Scott Wilson nel ruolo di Hickock
Robert Blake nel ruolo di Smith
, film-verità tratto dal suo romanzo-verità
(per volontà dello stesso scrittore il film fu girato in bianco e nero,
con attori sconosciuti – Robert Blake nel ruolo di Perry Smith -, nei
luoghi in cui si svolsero i fatti, casa dell’omicidio compresa; persino
la giuria era composta dalle persone reali che espressero il verdetto
all’epoca), tesa e forse sopravvalutata versione cinematografica del capolavoro
capotiano (della lavorazione del film
TC scrive in
Fantasmi
nel sole); COLAZIONE DA TIFFANY (BREAKFAST AT TIFFANY’S,
1961) in cui Blake Edwards declinava in deliziosa commedia l’amarezza
del testo di partenza, alterando con arguzia e coerenza i toni e mutando,
melensamente, il finale [lo scrittore, per la parte di Holly Goligthly
aveva indicato la Monroe ma la Paramount si oppose fermamente;
TC:
"Marilyn
sarebbe stata assolutamente meravigliosa in quella parte (…) Audrey è
una vecchia amica ed è una delle persone che preferisco, ma semplicemente
non andava bene"], il televisivo ONE CHRISTMAS (1992), dall’omonimo
racconto breve (uscito postumo), una delle ultime apparizioni di Katherine
Hepburn, THE GRASS HARP (1995) diretto da Charles Matthau (figlio di Walter),
L'ho fatto come un gioco.
Credevo che potesse essere divertente.
con cast di vecchie glorie (Matthau sr. compreso, obviously) e OTHER VOICES,
OTHER ROOMS (1995) del carneade David Rocksavage. Per quanto concerne
le sue apparizioni, a parte quella di narratore in
TRILOGY e THE THANKSGIVING
VISITOR, va segnalata una sua comparsata (non accreditata) in IO E ANNIE
di Allen (1978) e, soprattutto, la memorabile performance in
INVITO A
CENA CON DELITTO
(
MURDER BY DEATH, 1976) di Robert Moore, capolavoro insuperato
sortito dalla penna di Neil Simon; la sua interpretazione, maltrattata
all’epoca, appare oggi di demenzialità avanguardistica: il miliardario
eccentrico e sbruffone
Lionel Twain, interpretato dallo scrittore, era
puramente e semplicemente Truman Capote (cappello compreso).
No, don’t
look at each other! Look at me! I am the greatest! I am number one!
Lionel
Twain –
MURDER BY DEATH
Non nutro la benché minima invidia nei confronti di nessuno scrittore.
TC
Uno speciale a parte meriterebbe il rapporto di Capote con gli altri scrittori
e i lapidari, a volte memorabili, giudizi che amava esprimere sui suoi
colleghi (il più famoso rimane quello sull’opera di Kerouac:
"quello
non è scrivere, è dattilografare"), gustose sortite in cui si
alternavano perfidia, studiata superficialità e geniale cinismo. Mentre
restano famose le sue passioni per la Blixen (su
La Mia Africa:
"non c’è una sola pagina di quel libro che non tremi di vita
come una foglia su un albero scosso dalla tempesta"), Proust
e Forster, non rinunciava a lanciare frecciate all’ex amico Gore Vidal
(
"non ha mai scritto un romanzo leggibile a eccezione di Myra
Breckinridge che si può riuscire a sfogliare un pochino.
E’ l’unico suo libro che abbia un accenno di originalità. I suoi romanzi
sono incredibilmente brutti. In genere invece i suoi saggi sono molto
belli. Soprattutto se Gore non odia troppo qualcuno, sono veramente belli");
Do I aspire in Heaven or Hell?
cauto su alcuni (
"Tom Wolfe non durerà. Mi piacciono molto alcune delle
cose che ha scritto, sono davvero stupende… Ma non saranno giudicate tali
negli anni a venire. A causa dello stile"), categorico su altri
(
"Saul Bellow come scrittore è una nullità. Non esiste… E’ un
uomo noioso e uno scrittore noioso. E Philip Roth anche di più"),
amava Willa Cather (indimenticabile il racconto che fa del loro incontro
in
Musica Per Camaleonti) e Virginia Woolf (
"naturalmente
amo quella vecchia impostora di Virginia Woolf. Amo i suoi strani ritmi
vorticosi. Ma se devo proprio dire la verità, non mi viene in mente una
sola cosa di Virginia Woolf che mi piaccia, a parte i saggi critici. Non
mi viene in mente un solo romanzo suo che mi piaccia. E li ho letti tutti.
Ma amo la sua saggistica e amo il suo diario"). Apprezzava
Fowles,
Mishima, Mailer. Adorava
La Rocca di Brighton
di Greene (
"gli ultimi quattro paragrafi sono i più straordinari
che sia dato leggere dell’intera rosa dei romanzi moderni")
La Susann
almeno quanto detestava i romanzi di Updike (
"è come il mercurio:
se ne mette una goccia in mano e si cerca di tenerlo stretto, ma quello
guizza di qua e di là e non si riesce ad afferrarlo, non si riesce a capire
che cosa realmente sia mentre s’infila tra le dita. E’ un manierista,
non un maestro di stile. Quando si legge una storia di Updike si sente
con quanta fatica il vocabolario stia lavorando").
La sua uscita
più cinica e divertente? Parlando degli autori di best seller a catena
(Robbins, Susann etc) disse:
"Mi limito a sbeffeggiarli. Sono
stato io a far fuori Jacqueline Susann (La valle delle bambole)
Lei era a letto che moriva di cancro. Io non lo sapevo. Partecipai a un
programma televisivo e qualcuno mi chiese cosa pensassi della Susann.
Io dissi: “Sembra un camionista travestito”
E lei stava guardando
la trasmissione.
Cadde dal letto. Suo marito la tirò su. Lei sputò sangue e non si riprese
più. Mi fece causa per un milione di dollari.
Le consigliarono di lasciar perdere, perché sarebbe bastato portare in
un tribunale dieci camionisti e metterli sul banco dei testimoni per farle
perdere la causa.
Perché la Susann sembrava DAVVERO
un camionista
travestito."