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LA BESTIA
(Waleryan BOROWCZYK)
Francia - 1975
con Lisbeth
Hummel, Sirpa Lane, Pierre Benedetti, Marcel Dalio, Guy Trejan
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Alla vigilia delle nozze, ospite nel castello del
promesso sposo, una giovane vive uno strano sogno…
La Ragione del Sonno, ovvero Gli Enigmi nel
Cristallo
I
sogni inquieti sono realmente (solo) una follia passeggera? O sono
piuttosto la porta (il prismatico specchio mercuriale) che mette in
frammentario contatto il mondo delle apparenze e il dominio delle
visioni? Superata la trita contrapposizione mendacità del
reale/sincerità del sogno, deriso ogni fantoccio d’intelligibilità
narrativa [quale sogno è (im)perfettamente logico?], sgretolati gli
stilemi naturalistici in un sabbatico magma visivo e sonoro che ha la
tagliente trasparenza del diamante, LA BESTIA approda al corpo e
all’anima del cinema con una forza e una profondità d’inaudita
perfezione. Il corpo: in una galleria di reliquie sotto vetro e indizi
nascosti tra fogli(e) a brandelli, le passioni della carne e del sangue
plasmano un puzzle barocco dagli incerti contorni materiali e
spirituali, che da un presente polverosamente middle class venato
di farsa macabra (le frustrazioni telefoniche, le marionette
ecclesiastiche, il fascino inesistente di una nobiltà decaduta,
costretta a un matrimonio à la Hogarth per risanare le proprie
disastrate finanze) scivola in un metafisico gioco illuministico
dai sensi infinitamente componibili, dai limiti difficilmente
decifrabili. L’anima: una riflessione sulla natura del fotogramma,
istante defunto che rivive nel pannello su cui proietta i frammenti di
una luce ormai immutabile (come Romilda rivive nel sonno, nel corpo di
Lucy), e un teorema sul potere dell’occhio, che scioglie gli enigmi
nascosti dal sudario del tempo. Lo sguardo di Borowczyk è velenoso
trasognato caustico erotico sublime. Osceno? Certo che sì: polverizza
il paravento del banale, mostra spudoratamente la sommersa e sommergente
vitalità del cinema. Piattamente pornografico? Certo che no: rifiuta di
domare (cioè prostituire) un frenetico genio visivo, libero di
percorrere ogni sentiero, disseminando schegge di rigenerante follia,
nutrite da un clavicembalo che divora le martellanti armonie di
Scarlatti.
Stefano Selleri |