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Porgiamo all'attenzione dei nostri lettori un pugno
di film che le reti nazionali non manderanno mai (mai?) in onda: alcuni
per divieti espliciti (i film vietati ai minori di 18 anni non possono
essere trasmessi, quelli vietati ai minori di 14 solo dopo le 22.30 -
L.223\1990), altri che, nonostante una visibilità ipotetica, vengono
messi accortamente da parte per motivi diversi, i più vari
(generalmente di "politica aziendale" che significa, inutile
dirlo, di politica tout court). A proposito della suddetta legge (la
Mammì) va detto che soprattutto alcuni divieti ormai obsoleti sono
aggirati per mezzo della derubricazione (recente, ad esempio, quella di
ARANCIA MECCANICA film che, passato da un divieto ai minori di 18 a
quello di 14, attende la sua prima tv su una rete nazionale - il nostro
discorso si concentra solo su queste e prescinde da circuiti satellitari
-), pratica che, tra l'altro, non trova espressa legittimazione in alcun
testo di legge e che consiste in una revoca o modifica del divieto a
seguito di una revisione della pellicola, alla luce di un cambiamento
del comune senso del pudore e del modo di sentire della società, o,
ahinoi, sulla base di ritocchi e sforbiciate varie (pratica barbara: di
molti film mutilati, parlo soprattutto di film degli anni 60 e 70,
oramai è difficile reperire le versioni integrali; senza contare che i
programmatori assetati di audience non si fanno scrupolo di far scempio
anche di pellicole ipoteticamente programmabili in versione integrale -
FUGA DI MEZZANOTTE ieri, FIGHT CLUB oggi, ad esempio - per poterle
trasmettere in prima serata e rendendo "per tutti" anche
un'opera che, dopo le 22.30, sarebbe stata trasmissibile senza tagli).
Questo speciale è comunque anche un'occasione per riflettere su un
fenomeno, quello dei film "scomodi", che sembra oramai sempre
meno frequente (gli ultimi casi clamorosi sono quelli di CRASH e di
TOTO' CHE VISSE DUE VOLTE). Il fatto che non accada quasi più che un
film crei problemi di "visibilità", lungi dal rappresentare
una tendenza positiva, mi pare piuttosto il deprimente segnale di una
consolidata abitudine: quella della censura preventiva. Gli stessi
autori, o in loro vece i produttori, in vista del passaggio televisivo
della pellicola, si guardano bene dall'inserire o far inserire
determinati concetti, scene e comunque elementi "vietabili"
nelle pellicole, pellicole che, paradossalmente, nascono quindi già
censurate. Tutti problemi non certo nuovi: Vieri Razzini (uno che ha
pagato sulla sua pelle il problema "censura" dato che da
programmatore di film su RAI 3 fu defenestrato dopo la programmazione in
prima serata di un filmetto, L'ULTIMA SEDUZIONE, che, nonostante fosse
"per tutti", presentava un passaggio di dialogo piuttosto
esplicito - roba orale -) scriveva nel 1993: a suscitare sospetto e
dispetto nei censori è quasi sempre il film d'autore, quasi mai il
prodotto di basso conio. Ovvero si mira alla censura del pensiero. Così
fioccano i divieti ai minori di 18 anni su Ferreri e Almodovar e Jarman
e passano indenni cose altrettanto hard e solo più pacchiane per
mancanze di idee. Il che non danneggia, naturalmente, se non la
formazione del gusto. E il sesso, comunque, è sempre di segno
progressista, liberatorio quanto la violenza è imprigionante. Forse per
questo l'uno è inviso e l'altra beneaccetta.
Cosa aggiungere?
Buona visione (si fa per dire).
Luca Pacilio |