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New York: Fritz è in cerca di avventure sessuali. Rimedia tre
squinzie e le monta in una vasca da bagno, durante un party cannaiolo.
Poi irrompe la polizia…
Vietatissimo e di culto come le storiche
strip "underground" di Robert Crumb da cui è tratto: questo
Pornogatto animato è intimamente legato agli anni della contestazione
(copiosi i fondali psichedelici), degli hyppie e del sesso libero.
L’animazione osé, da sempre clandestina e frivola, diventa manifesto
politico e culturale, si presenta baldanzosa nel circuito
cinematografico ufficiale, sconvolge i puritani e diverte gli
smaliziati, non scandalizzati da piselli e passere vogliose in bella
mostra, sedotti dal modulo grottesco e satirico. Fritz è un gatto
Casanova e filosofo, predica il sesso contro la violenza e contro le
"masturbazioni collettive" su problemi inesistenti. La
versione nostrana ha stravolto l’originale, "italianizzando"
gli strambi animali antropomorfici incontrati on-the-road, le loro
allusioni alla realtà e il loro slang. Malcostume vuole che siano
doppiate anche le canzoni, sulla falsariga delle opere della buonista
Disney, che Bakshi beffeggia con ferocia: Paperino, Paperina e Topolino
sono gli unici personaggi a dare il benvenuto ai repressori del Sistema
che faranno una carneficina nei quartieri in rivolta. Un dardo
avvelenato Bakshi lo riserva anche ai rabbini in sinagoga, ai poliziotti
(tutti "maiali" e stupidi) e alle esasperazioni della cultura
afroamericana (i corvi) che, da noi, diventa milanese (!). L’ottica
nei rapporti fra i sessi è maschile/ista, coglie in pieno la mentalità
dell’uomo medio con il chiodo fisso (fica) e in fuga dai soffocanti
legami matrimoniali. Il divertimento è spesso, e a sorpresa, interrotto
da schizzi violenti di sangue: Bakshi stilizza la morte (in una scena da
antologia, le palle da biliardo entrano in una buca di sangue a ritmo
rallentato e scandiscono il pulsare del cuore morente del corvo),
inscena sadiche perversioni (il nazi-biker catatonico e drogato percuote
brutalmente la sua compagna), destabilizza la commozione (ridere o
piangere di fronte al contadino che picchia a morte le noiose galline?)
e fa della provocazione la propria vocazione (fin dal prologo, in cui un
operaio piscia in testa ad un passante!). Se il tratto del disegno e la
sua animazione non sono raffinati (si fa anche economia con intermezzi a
fondale fisso), si è ripagati dalla carica eversiva di scene come
quella della carica assatanata di sesso alla "potta".
Niccolò Rangoni |