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Introduzione: 8 righe e ½ da sviluppare
Cannibal
Holocaust è tra i più cult degli oggetti cinematografici di culto
italiani, con un plusvalore rispetto ai colleghi: il non essere,
“oggettivamente”1,
un “brutto film”2.
Se infatti la maggior parte degli horror-cult nostrani si fanno
ricordare solo per sporadici raccapricci e cast da circo3,
il film di Deodato offre qualcosa di più, senza peraltro rinunciare ai
succitati attributi; abbondano infatti i pugni nello stomaco visivi4
e “morali”5
e il cast ha dalla sua chicche non disprezzabili, come la presenza del
pornoattore Robert Kerman o quella di un giovane Luca Barbareschi che
stupra e mutila persone (per finta) e uccide animali (per davvero), ma
non si possono non constatare una costruzione drammatica sapiente, o
quantomeno furba, e uno strisciante humour nero che satireggia
cinicamente la moda dei “mondo movies” di Jacopetti, Prosperi &
C...
“Siamo storie dentro storie tutte da capire”
La
trama del film e “l’artificio retorico” che la sostiene sono di
per sé intriganti6:
un gruppo di reporter d’assalto sparisce durante una spedizione nella
foresta amazzonica; vengono ritrovate le bobine da loro girate che ne
documentano l’atroce (e meritato?) destino. La parte più interessante
del film è in effetti quella in cui viene proiettato questo film
“falsamente vero”, dal quale emerge che i reporter in realtà
architettavano e pilotavano il contenuto dei loro servizi shock7
e che sono stati divorati dai cannibali in virtù di un’opinabile ma
comprensibile applicazione della legge del taglione. Questa storia nella
storia è ovviamente girata in stile documentaristico, con macchina a
mano, montaggio approssimativo ed esposizione spesso errata, il che
conferisce al filmato un’indubbia e inquietante verosimiglianza.
Atrocity Exhibition
Tale impressione di realtà è
acuita dalla sporadica presenza di sequenze in cui alcuni (veri) animali
vengono atrocemente (e veramente) uccisi8;
proprio tali uccisioni, moralmente stigmatizzabili, finiscono per
giovare all’economia del film e alla sua coerenza interna: da un lato,
vedere “la morte al lavoro” (anche se “solo” animale) infonde un
malessere che infetta tutto il resto della pellicola conferendole
un’appropriata aura snuff; dall’altro, il malcelato attacco
ai “mondo movies” ne riproduce e ripropone l’ipocrisia oggetto
dell’attacco9,
il che rende Cannibal Holocaust un film sostanzialmente
autoironico. Cinicamente, atrocemente autoironico. E, appunto,
ipocrita...
Meta-Ipocrit(ic)a
Se infatti i vari Mondo Cane
e Africa Addio sono gli espliciti bersagli dell’attacco di
Deodato (vedi nota 9), è altresì innegabile che lo stesso Cannibal
Holocaust brilli di ipocrisia propria, salvata in corner dal
succitato “alibi” auto-ironico-parodico. Deodato mostra, con tono di
biasimo, uccisioni di animali quando è lui stesso ad aver fatto
uccidere quegli animali per girare il falso
documentario e proiettar(ce)lo nel (suo) film; inserisce una sequenza in
cui vediamo un blob dei reportage estremi dei giornalisti scomparsi, con
immagini del tutto omologhe a quelle visibili in un qualunque Mondo
Cane, con l’evidente intento di ribadire la critica a Jacopetti e
colleghi ma mostrando ,di fatto, (vere) uccisioni, esecuzioni e
fucilazioni; appiccica una banale “morale della favola” che assolve
i cannibali di fronte ai crimini dell’uomo civilizzato ma dipinge i
cannibali stessi come selvaggi decerebrati dalle usanze inenarrabili10;
inserisce commenti off non meno qualunquisti e ipocritamente
moraleggianti di quelli dei suoi “nemici”; in sostanza, se la prende
col facile sensazionalismo e col voyeurismo mentre sta girando
uno dei film più sensazionalisti e voyeur-isti della storia del cinema
italiano.
The
Blair (&) Cannibal Project(s)*
Di Cannibal Holocaust si è
(ri)parlato con una certa insistenza al momento dell’uscita di The
Blair Witch Project, il film-caso del ’98 che in effetti pagava
pesanti debiti al film di Deodato. L’idea alla base delle due
pellicole è infatti sostanzialmente identica (il falso ritrovamento del
filmato spacciato per vero), ma con alcune importanti differenze;
intanto la storia di Cannibal Holocaust non ha niente di
soprannaturale, il che la rende (teoricamente) più “credibile”;
poi, The Blair Witch Project a differenza di CH ha avuto
il vantaggio di uscire nell’epoca di internet (la conditio sine qua
non di TBWP?), media ideale con cui creare e diffondere una
leggenda metropolitana; infine, il film di Myrick e Sanchez ha il merito
(furbetto) di “essere”11
il filmato ritrovato nel bosco, garantendo teoricamente una full
immersion emotiva più efficace, mentre la componente esplicitamente
fiction-ale del film di Deodato attenua la sospensione d’incredulità;
in realtà The Blair Witch Project aveva un grosso limite che in
pochi, all’epoca, evidenziarono, una zona d’ombra che invece Cannibal
Holocaust risolve in modo più efficace e coerente: il montaggio.
L’equivoco di fondo, la trappola in cui cade TBWP è il
presentarsi con immagini traballanti, sgranate, veritiere ma “ben”
montate a precisi fini spettacolari. E’ appena il caso di ricordare il
(contraddittorio) patto implicito stipulato tra il film e lo spettatore:
“sono stati ritrovati due filmati nel bosco, una bobina in 16mm e il
nastro di una videocamera, ma quello che stai per vedere è né più né
meno la fedele e inalterata riproposizione di quello che i tre ragazzi
hanno girato prima di scomparire nel nulla”. Bene. Ma allora chi ha
fatto il montaggio? E perché si tratta di un montaggio così
“commercia(bi)le”, studiato per creare suspense, quando ci sono
delle morti di mezzo e i filmato stessi non dovrebbero essere altro che
strumenti di indagine/documentazione sull’accaduto? Per Cannibal
Holocaust il discorso è sensibilmente diverso. Intanto Deodato è
più onesto, presentando da subito il suo film come un “film” a
tutti gli effetti (con musiche, titoli di testa ecc), ma si rivela anche
più scaltro nel maneggiare l’elemento verità costituito da
ritrovamento del “film nel film”: il montaggio di quest’ultimo è
molto più approssimativo e dunque credibile ed è suffragato, in questa
sua credibilità, da una sceneggiatura che ribadisce più volte che
quello che staremo per vedere altro non è che un montaggio provvisorio
e in fieri, fatto da chi non ha ancora visto tutto il girato e
dunque non sa cosa lo aspetta12.
Proibito?
Per ovvie ragioni, Cannibal
Holocaust è il tipo di film che in TV non passerà mai. Al di là
del sangue, degli squartamenti, dell’antropofagia, degli stupri e
delle evirazioni, è il “fattore animale” il peggior nemico della
sua visibilità e anche quello che, probabilmente, gli ha causato (e
continua a causargli) i maggiori guai con la censura13.
Aggirandosi per il Net è possibile trovare siti dove acquistare il VHS
e il DVD del film di Deodato, ma ciò significa anche addentrarsi
nell’oscura selva dei tagli: ne esistono infinite edizioni/versioni,
con durate che variano dagli 85, ai 90, ai 95 fino ai 135(!) minuti...
certo lo status di Cult di Cannibal Holocaust non aiuta ad
orientarsi e le molte leggende metropolitane che circolano sul film non
possono che confondere le idee14.
Quel che è certo è che nelle versioni più tagliuzzate mancano del
tutto le uccisioni di animali, visto che molte recensioni denunciano (o
“gioiscono per”) questo fatto. A giudicare dagli scambi di opinioni
nei forum degli appassionati, infine, pare che la versione olandese del
film sia quella più completa... sarà. Chi scrive queste righe ha visto
(e possiede una copia) della vecchia VHS Panarecord15
che alcuni videonoleggi hanno avuto la lungimiranza di conservare.
Buona(?) visione.
Gianluca
Pelleschi
1
le virgolette hanno l’ardire di sintetizzare e riassumere
(auto)ironicamente millenni di problematiche legate alla storia
dell’Estetica come “scienza del bello”...
3
si pensi solo al mitico Antropophagus, del compianto Joe
D’Amato: film infinitamente stupido, noioso e incongruente ricordato
per due sequenze due (I – un feto estratto dalla vagina di Vanessa
Steiger e divorato lì per lì e II – il mostro che si autodivora
gli intestini) e per la presenza di una giovane Serena Grandi sotto
mentite spoglie (indovinate chi si celava sotto il citato pseudonimo
di Vanessa Steiger?) accompagnata da Tisa Farrow (la sorella scema di
Mia) e dal figlio di Raf Vallone (Saverio)
4
artigianali ma efficacissimi effett(acc)i splatter
5
stupri di gruppo, brutali uccisioni gratuite ed ipocrite,
insostenibili esecuzioni di animali inermi
6
e sostanzialmente ripresi, quasi vent’anni dopo, da The Blair
Witch Project*
8
nell’ordine: un ragnone spiaccicato; un topo muschiato ucciso per
sventramento; una tartaruga mutilata, decapitata, scuoiata e mangiata
(viva); un porcellino ucciso da Barbareschi che gli spara una fucilata
da mezzo metro; una scimmietta (ancora viva) alla quale un cannibale
asporta la calotta cranica per mangiarle il cervello
9
la manipolazione della realtà operata dai reporter di Cannibal
Holocaust estremizza quella dei mondo-movie-makers che non solo
spacciavano per vere sensazionalistiche bufale, ma interferivano
direttamente, a fini spettacolari, sul “naturale” svolgersi degli
eventi per poi aggiungere alle immagini commenti off di insopportabile
moralismo qualunquista (è noto ad esempio che Gualtiero Jacopetti,
durante le riprese di Africa Addio, fece sospendere una
fucilazione per cambiare obiettivo alla cinepresa)
10
una donna viene stuprata con una pietra e poi barbaramente uccisa da
un “selvaggio cattivo”. Già, perché nel film c’è pure qualche
“buon selvaggio” e ci si auspica anche un ritorno allo “stato di
natura” : in sostanza la tesi del film è che i poveri trogloditi si
dividono in innocui e pericolosi, ma che anche questi ultimi non sono
peggio di certi stronzi occidentalmente evoluti
11
= “di essere interamente costituito da” o “di coincidere con”
12
e comunque, quando alla fine tutta la verità viene a galla e il
terribile destino dei quattro reporter (nonché il loro statuto di
criminali) è ormai chiaro, i protagonisti decidono coerentemente di
distruggere il film (infrangendo la legge, certo, per aver
occultato/distrutto una prova, ma la cosa non intacca la congruenza
della sceneggiatura)
13
In inghilterra, e in altri paesi del mondo, il film è stato
addirittura bandito per molti anni e solo il già analizzato “caso TBWP”
ha contribuito a conferirgli una, seppur limitata, visibilità in VHS
e DVD
14
si dice che in qualche versione siano presenti scene tratte da un vero
snuff movie; si dice che la scena dell’impalamento fosse in
originale più lunga e dettagliata di quella presente nella versione
circolata nelle sale (corollario: si dice che Deodato fu costretto
dalla censura a distruggere la copia originale del film); si dice che
lo stupro finale pepetrato ai danni della reporter includesse una
dettagliata scena di sodomia; si dice che Deodato avesse girato una
sequenza in cui si vedeva una donna divorata dai piranha (corollario:
di questa sequenza circola su Internet un fotogramma); si dice tutto e
il contrario di tutto su Cannibal Holocaust...
15
si dice che, in quanto a completezza, sia una pure una versione da non
buttare via ma... (vedi nota 14)
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