CANNIBAL HOLOCAUST
(Ruggero DEODATO)

Italia - 1979
con Robert Kerman, Francesca Ciardi, Luca Barbareschi, Gabriel Yorke, Perry Pirkanen, Salvatore Basile

 

Introduzione: 8 righe e ½ da sviluppare

Cannibal Holocaust è tra i più cult degli oggetti cinematografici di culto italiani, con un plusvalore rispetto ai colleghi: il non essere, “oggettivamente”1, un “brutto film”2. Se infatti la maggior parte degli horror-cult nostrani si fanno ricordare solo per sporadici raccapricci e cast da circo3, il film di Deodato offre qualcosa di più, senza peraltro rinunciare ai succitati attributi; abbondano infatti i pugni nello stomaco visivi4 e “morali”5 e il cast ha dalla sua chicche non disprezzabili, come la presenza del pornoattore Robert Kerman o quella di un giovane Luca Barbareschi che stupra e mutila persone (per finta) e uccide animali (per davvero), ma non si possono non constatare una costruzione drammatica sapiente, o quantomeno furba, e uno strisciante humour nero che satireggia cinicamente la moda dei “mondo movies” di Jacopetti, Prosperi & C...

 

“Siamo storie dentro storie tutte da capire”

La trama del film e “l’artificio retorico” che la sostiene sono di per sé intriganti6: un gruppo di reporter d’assalto sparisce durante una spedizione nella foresta amazzonica; vengono ritrovate le bobine da loro girate che ne documentano l’atroce (e meritato?) destino. La parte più interessante del film è in effetti quella in cui viene proiettato questo film “falsamente vero”, dal quale emerge che i reporter in realtà architettavano e pilotavano il contenuto dei loro servizi shock7 e che sono stati divorati dai cannibali in virtù di un’opinabile ma comprensibile applicazione della legge del taglione. Questa storia nella storia è ovviamente girata in stile documentaristico, con macchina a mano, montaggio approssimativo ed esposizione spesso errata, il che conferisce al filmato un’indubbia e inquietante verosimiglianza.

 

Atrocity Exhibition

Tale impressione di realtà è acuita dalla sporadica presenza di sequenze in cui alcuni (veri) animali vengono atrocemente (e veramente) uccisi8; proprio tali uccisioni, moralmente stigmatizzabili, finiscono per giovare all’economia del film e alla sua coerenza interna: da un lato, vedere “la morte al lavoro” (anche se “solo” animale) infonde un malessere che infetta tutto il resto della pellicola conferendole un’appropriata aura snuff; dall’altro, il malcelato attacco ai “mondo movies” ne riproduce e ripropone l’ipocrisia oggetto dell’attacco9, il che rende Cannibal Holocaust un film sostanzialmente autoironico. Cinicamente, atrocemente autoironico. E, appunto, ipocrita...

 

Meta-Ipocrit(ic)a

Se infatti i vari Mondo Cane e Africa Addio sono gli espliciti bersagli dell’attacco di Deodato (vedi nota 9), è altresì innegabile che lo stesso Cannibal Holocaust brilli di ipocrisia propria, salvata in corner dal succitato “alibi” auto-ironico-parodico. Deodato mostra, con tono di biasimo, uccisioni di animali quando è lui stesso ad aver fatto uccidere quegli animali per girare il falso documentario e proiettar(ce)lo nel (suo) film; inserisce una sequenza in cui vediamo un blob dei reportage estremi dei giornalisti scomparsi, con immagini del tutto omologhe a quelle visibili in un qualunque Mondo Cane, con l’evidente intento di ribadire la critica a Jacopetti e colleghi ma mostrando ,di fatto, (vere) uccisioni, esecuzioni e fucilazioni; appiccica una banale “morale della favola” che assolve i cannibali di fronte ai crimini dell’uomo civilizzato ma dipinge i cannibali stessi come selvaggi decerebrati dalle usanze inenarrabili10; inserisce commenti off non meno qualunquisti e ipocritamente moraleggianti di quelli dei suoi “nemici”; in sostanza, se la prende col facile sensazionalismo e col voyeurismo mentre sta girando uno dei film più sensazionalisti e voyeur-isti della storia del cinema italiano.

 

The Blair (&) Cannibal Project(s)*

Di Cannibal Holocaust si è (ri)parlato con una certa insistenza al momento dell’uscita di The Blair Witch Project, il film-caso del ’98 che in effetti pagava pesanti debiti al film di Deodato. L’idea alla base delle due pellicole è infatti sostanzialmente identica (il falso ritrovamento del filmato spacciato per vero), ma con alcune importanti differenze; intanto la storia di Cannibal Holocaust non ha niente di soprannaturale, il che la rende (teoricamente) più “credibile”; poi, The Blair Witch Project a differenza di CH ha avuto il vantaggio di uscire nell’epoca di internet (la conditio sine qua non di TBWP?), media ideale con cui creare e diffondere una leggenda metropolitana; infine, il film di Myrick e Sanchez ha il merito (furbetto) di “essere”11 il filmato ritrovato nel bosco, garantendo teoricamente una full immersion emotiva più efficace, mentre la componente esplicitamente fiction-ale del film di Deodato attenua la sospensione d’incredulità; in realtà The Blair Witch Project aveva un grosso limite che in pochi, all’epoca, evidenziarono, una zona d’ombra che invece Cannibal Holocaust risolve in modo più efficace e coerente: il montaggio. L’equivoco di fondo, la trappola in cui cade TBWP è il presentarsi con immagini traballanti, sgranate, veritiere ma “ben” montate a precisi fini spettacolari. E’ appena il caso di ricordare il (contraddittorio) patto implicito stipulato tra il film e lo spettatore: “sono stati ritrovati due filmati nel bosco, una bobina in 16mm e il nastro di una videocamera, ma quello che stai per vedere è né più né meno la fedele e inalterata riproposizione di quello che i tre ragazzi hanno girato prima di scomparire nel nulla”. Bene. Ma allora chi ha fatto il montaggio? E perché si tratta di un montaggio così “commercia(bi)le”, studiato per creare suspense, quando ci sono delle morti di mezzo e i filmato stessi non dovrebbero essere altro che strumenti di indagine/documentazione sull’accaduto? Per Cannibal Holocaust il discorso è sensibilmente diverso. Intanto Deodato è più onesto, presentando da subito il suo film come un “film” a tutti gli effetti (con musiche, titoli di testa ecc), ma si rivela anche più scaltro nel maneggiare l’elemento verità costituito da ritrovamento del “film nel film”: il montaggio di quest’ultimo è molto più approssimativo e dunque credibile ed è suffragato, in questa sua credibilità, da una sceneggiatura che ribadisce più volte che quello che staremo per vedere altro non è che un montaggio provvisorio e in fieri, fatto da chi non ha ancora visto tutto il girato e dunque non sa cosa lo aspetta12.

 

Proibito?

Per ovvie ragioni, Cannibal Holocaust è il tipo di film che in TV non passerà mai. Al di là del sangue, degli squartamenti, dell’antropofagia, degli stupri e delle evirazioni, è il “fattore animale” il peggior nemico della sua visibilità e anche quello che, probabilmente, gli ha causato (e continua a causargli) i maggiori guai con la censura13. Aggirandosi per il Net è possibile trovare siti dove acquistare il VHS e il DVD del film di Deodato, ma ciò significa anche addentrarsi nell’oscura selva dei tagli: ne esistono infinite edizioni/versioni, con durate che variano dagli 85, ai 90, ai 95 fino ai 135(!) minuti... certo lo status di Cult di Cannibal Holocaust non aiuta ad orientarsi e le molte leggende metropolitane che circolano sul film non possono che confondere le idee14. Quel che è certo è che nelle versioni più tagliuzzate mancano del tutto le uccisioni di animali, visto che molte recensioni denunciano (o “gioiscono per”) questo fatto. A giudicare dagli scambi di opinioni nei forum degli appassionati, infine, pare che la versione olandese del film sia quella più completa... sarà. Chi scrive queste righe ha visto (e possiede una copia) della vecchia VHS Panarecord15 che alcuni videonoleggi hanno avuto la lungimiranza di conservare. Buona(?) visione.       

Gianluca Pelleschi



1 le virgolette hanno l’ardire di sintetizzare e riassumere (auto)ironicamente millenni di problematiche legate alla storia dell’Estetica come “scienza del bello”...

2 queste seconde virgolette vorrebbero in qualche modo soccorrere le prime, povere virgolette schiacciate dal peso di un’impresa più grande di loro... come se ribadire (fumosamente) un concetto fosse sufficiente ad attestarne la legittimità/validità (del concetto) p.s. ma poi: quale concetto? Che benché ci si ostini a negare l’oggettività del giudizio estetico, questa oggettività in realtà esiste ed è ipocrita negarlo? Che basterebbero due paia di virgolette a risolvere la questione con un implicito e sbrigativo “ci siamo capiti”? Ma per favore... 

3 si pensi solo al mitico Antropophagus, del compianto Joe D’Amato: film infinitamente stupido, noioso e incongruente ricordato per due sequenze due (I – un feto estratto dalla vagina di Vanessa Steiger e divorato lì per lì e II – il mostro che si autodivora gli intestini) e per la presenza di una giovane Serena Grandi sotto mentite spoglie (indovinate chi si celava sotto il citato pseudonimo di Vanessa Steiger?) accompagnata da Tisa Farrow (la sorella scema di Mia) e dal figlio di Raf Vallone (Saverio)

4 artigianali ma efficacissimi effett(acc)i splatter

5 stupri di gruppo, brutali uccisioni gratuite ed ipocrite, insostenibili esecuzioni di animali inermi

6 e sostanzialmente ripresi, quasi vent’anni dopo, da The Blair Witch Project*    

7 solo per dirne due: violentano e impalano una donna per poi incolpare dell’accaduto gli indigeni; danno fuoco a un villaggio e uccidono la maggior parte degli abitanti fingendo di documentare una lotta tribale  

8 nell’ordine: un ragnone spiaccicato; un topo muschiato ucciso per sventramento; una tartaruga mutilata, decapitata, scuoiata e mangiata (viva); un porcellino ucciso da Barbareschi che gli spara una fucilata da mezzo metro; una scimmietta (ancora viva) alla quale un cannibale asporta la calotta cranica per mangiarle il cervello

9 la manipolazione della realtà operata dai reporter di Cannibal Holocaust estremizza quella dei mondo-movie-makers che non solo spacciavano per vere sensazionalistiche bufale, ma interferivano direttamente, a fini spettacolari, sul “naturale” svolgersi degli eventi per poi aggiungere alle immagini commenti off di insopportabile moralismo qualunquista (è noto ad esempio che Gualtiero Jacopetti, durante le riprese di Africa Addio, fece sospendere una fucilazione per cambiare obiettivo alla cinepresa) 

10 una donna viene stuprata con una pietra e poi barbaramente uccisa da un “selvaggio cattivo”. Già, perché nel film c’è pure qualche “buon selvaggio” e ci si auspica anche un ritorno allo “stato di natura” : in sostanza la tesi del film è che i poveri trogloditi si dividono in innocui e pericolosi, ma che anche questi ultimi non sono peggio di certi stronzi occidentalmente evoluti

11 = “di essere interamente costituito da” o “di coincidere con”

12 e comunque, quando alla fine tutta la verità viene a galla e il terribile destino dei quattro reporter (nonché il loro statuto di criminali) è ormai chiaro, i protagonisti decidono coerentemente di distruggere il film (infrangendo la legge, certo, per aver occultato/distrutto una prova, ma la cosa non intacca la congruenza della sceneggiatura)

13 In inghilterra, e in altri paesi del mondo, il film è stato addirittura bandito per molti anni e solo il già analizzato “caso TBWP” ha contribuito a conferirgli una, seppur limitata, visibilità in VHS e DVD

14 si dice che in qualche versione siano presenti scene tratte da un vero snuff movie; si dice che la scena dell’impalamento fosse in originale più lunga e dettagliata di quella presente nella versione circolata nelle sale (corollario: si dice che Deodato fu costretto dalla censura a distruggere la copia originale del film); si dice che lo stupro finale pepetrato ai danni della reporter includesse una dettagliata scena di sodomia; si dice che Deodato avesse girato una sequenza in cui si vedeva una donna divorata dai piranha (corollario: di questa sequenza circola su Internet un fotogramma); si dice tutto e il contrario di tutto su Cannibal Holocaust...   

15 si dice che, in quanto a completezza, sia una pure una versione da non buttare via ma... (vedi nota 14)

 

 

 

Torna all'indice dei Proibiti