I TASCABILI SPIETATI

 

François Ozon

di   Stefano Selleri

 

CARRIERA
FILMOGRAFIA
RECENSIONI
DIVAGAZIONI

IPSE DIXIT
LINK

 

 

A Daniele, Luca e Luigi

 

Nato a Parigi nel 1967, laureato in storia del cinema (Università di Parigi 1), dal ‘90 al ‘93 frequenta la prestigiosa scuola di cinema FEMIS. Le sue opere partecipano a numerosi festival internazionali: La Petite Mort ottiene il Grand Prix a Grenoble, Une Robe D’éil Pardo di Domani a Locarno e una nomination ai César 1997, Regarde La Mer è in competizione a Locarno, San Sebastian e New York. Il suo primo lungometraggio, Sitcom, è selezionato per la Semaine de la Critique a Cannes ‘98, il secondo, Les Amants Criminels, partecipa fuori concorso (Sogni E Visioni) a Venezia 1999. A Berlino sono presentati Gouttes d’Eau sur Pierres Brûlantes (nel 2000) e 8 Femmes (nel 2002). Il film successivo, Swimming Pool, è in concorso a Cannes 2003.
Dopo una circolazione estiva e semiclandestina di Sitcom, il primo film distribuito in modo regolare in Italia è Sotto la sabbia (nell’aprile 2001), cui seguono, nell’autunno dello stesso anno, Gocce d’acqua su pietre roventi, e, nell’ottobre 2002, 8 donne e un mistero. La versione originale (sottotitolata) de Les Amants Criminels è disponibile in home video.

 

FILMOGRAFIA  

1991 une goutte de sang (corto)
peau contre peau (les risques inutiles)
(corto/docu)
le trou madame (corto/docu)
deux plus un (corto)
1992 thomas reconstitué (corto)
1993 victor (corto)
1994 une rose entre nous (corto)
action vérité (corto)
1995 la petite mort (corto)
jospin s’éclaire
(medio/docu)
1996 une robe d’été (corto)
1997 scènes de lit (corto)
regarde la mer
(medio)
1998 x2000 (corto)
Sitcom
Les Amants Criminels
1999 Gouttes D’Eau Sur Pierres Brûlantes - gocce d'acqua su pietre roventi
2000 Sous Le Sable - sotto la sabbia
2001 8 Femmes 8 - donne e un mistero
2003 Swimming Pool

 

 

SITCOM
(1998)

Regia: François Ozon; Sceneggiatura: François Ozon; Fotografia: Yorick Le Saux; Suono: Benoît Hillebrant; Montaggio: Dominique Petrot; Musica: Eric Neveux; Scenografia: Angélique Puron; Cast: Evelyne Dandry, François Marthouret, Marina et Adrien De Van, Stéphane Rideau, Lucia Sanchez, Jules-Emmanuel Eyoum Deido; Durata: 80'


Un grazioso topolino bianco sconvolge gli equilibri di una famiglia alto-borghese.


Figli e Amanti

Nello spirito, questi film [i primi cortometraggi] assomigliavano già un po’ a Sitcom. In uno di essi, ammazzavo persino i miei genitori! Hanno accettato di fare la parte dei morti dicendomi: “È un’ottima terapia. Così non sarai obbligato a farla nella realtà”.
(François Ozon)

Il TEOREMA del giovane Ozon: la famiglia è un aggregato di figure prematuramente spente e rabbiosamente ripiegate su se stesse, ma basta un intervento dall’esterno (per quanto, in apparenza, insignificante) e le carte si rimescolano, le ombre si intrecciano, le ossessioni e le fobie più inconfessabili (non per questo impresentabili) toccano la superficie, trasformando un pantano discretamente fascinoso in una torbida PISCINA nella quale i conflitti più sanguinari assumono una rosata sfumatura terapeutica. E la risoluzione dei complessi prevede una catarsi al fiele. Di solito letto (e deriso) come un esercizio grottesco borioso e incontrollato, SITCOM è, come indica il titolo, una commedia di situazioni (tragiche, in senso attico) che gioca spensieratamente (e senza pietà) con stereotipi e tabù di origine teatrale/cine/televisiva (dalla domestica esotica alla paralitica sadomaso) e non ha paura di schizzare i suoi PARENTI TERRIBILI (il sipario rosso, i tre colpi sulle tavole di un invisibile palcoscenico) servendosi delle armi di un racconto filosofico denso di sfondi onirici e scatti surrealisti, oltre la porta (soc)chiusa del gore più soffocante. Tetra e luminosa Marina De Van (interprete di REGARDE LA MER e futura cosceneggiatrice di SOTTO LA SABBIA e 8 DONNE E UN MISTERO).

 

 

LES AMANTS CRIMINELS  
(1998)

Regia: François Ozon; Sceneggiatura: François Ozon; Fotografia: Pierre Stoeber; Suono: François Guillaume; Montaggio: Dominique Petrot; Musica: Philippe Rombi; Scenografia: Arnaud de Mauleron; Cast: Natacha Régnier, Jérémie Renier, Miki Manojlovic, Salim Kechiouche, Yasmine Belmadi; Durata: 90'


La bella Alice convince il suo giovane amico Luc ad aiutarla a uccidere un coetaneo. Fuggono insieme e si perdono nel bosco…


Fuga e Sesso con i Mostri
 

L'idea per questa storia deriva da una mia vecchia passione per la cronaca nera e le fiabe. Volevo mescolare questi due generi. [...] A priori, tutto li separa... eppure sono ugualmente cupi. Spesso, i temi sono gli stessi: omicidio, abbandono, incesto, suicidio... ed esercitano lo stesso fascino su adulti e bambini.
(F. O.)

Giochetti sessuali da Vogue impubere, corpi carezzati dall’acqua, sguardi (e) omicidi. Il regista avvia con brio stralunato e tagliente un noir adolescenziale e suburbano che scivola, attraverso un bosco di matrice disneyana (BIANCANEVE E I 7 NANI), in un horror squisitamente stilizzato, in imperturbabile (e a volte irritante) equilibrio tra fiero raccapriccio e sghignazzata complice; le bestiali pulsioni presenti nel prefinale di SITCOM sono esasperate, raffinate, approfondite. Un doppio legame triangolare e (a)simmetrico, riprodotto (contraffatto?) nelle sue linee essenziali, anni luce da tutto quello che è abitualmente ritenuto visibile/accettabile: dialoghi surreali, dettagli tanto “perversi” da suonare kitsch (ma non per questo innocui), geometrie visive patinate e floreali, imbevute di lacrime e sangue. Il crimine è l’unico sentiero verso (la finzione del)l’amore? Sarà il tempo (8 FEMMES) a dirlo.

 

 

Gouttes d’Eau sur Pierres Brûlantes
gocce d’acqua su pietre roventi

(1999)

Regia: François Ozon; Adattamento: François Ozon, dalla piéce scritta da Fassbinder "Tröpfen auf Heisse Steine"; Fotografia: Jeanne Lapoirie; Suono: Eric Devulder; Montaggio: Laurence Bawedin; Scenografia: Arnaud de Mauleron; Costumi: Pascaline Chavanne; Cast: Bernard Giraudeau, Malik Zidi, Anna Thomson, Ludivine Sagnier; Durata: 90'


Il maturo Leopold seduce il giovane Franz. Il ragazzo si trasferisce nell’appartamento dell’uomo…


Interiors

Come ha detto spesso Fassbinder: “non esiste l’amore, ma solo la possibilità di un amore”.
(F. O.)

Sussurri insinuanti e grida falsamente liberatorie in rarefatta e dilaniante mescolanza: l’amore è una RONDE in cui fuoco solipsistico, avversione reciproca, orrore riflesso, muta disperazione si (con)fondono con insensata, inevitabile, rigorosa crudeltà. Come una musica misteriosamente sbocciata dalla commedia di Fassbinder (resa ancora più corrosiva dal regista), GOCCE D’ACQUA SU PIETRE ROVENTI inizia con levità, cresce impercettibilmente e irrefrenabilmente a ogni inquadratura, affila il rasoio di una crudeltà esacerbata e struggente su corpi e pensieri stritolati da incubi rivelatori e occulta (ir)realtà, tronca (con bruciante, segreta, etimologica compassione) l’illusione costituita dal fantasma di una libertà in grado di condurre fuori dello schermo, oltre la nitida, stritolante griglia del testo filmico. L’astratto furore di SITCOM e i molteplici labirinti de LES AMANTS CRIMINELS trovano un’espressione di perfetta eleganza e sussurrata devastazione, presagio del claustrale esperimento di 8 DONNE E UN MISTERO.

 

 

SOUS LE SABLE
sotto la sabbia

(2000)

Regia: François Ozon; Sceneggiatura: François Ozon, Emmanuèle Bernheim, Marina De Van, Marcia Romano; Fotografia: Jeanne Lapoirie, Antoine Heberlé; Suono: Jean-Luc Audy, Benoît Hillebrant, Jean-Pierre Laforce; Montaggio: Laurence Bawedin; Scenografia: Sandrine Canaux; Costumi: Pascaline Chavanne; Musica: Philippe Rombi; Cast: Charlotte Rampling, Bruno Cremer, Jacques Nolot, Alexandra Stewart, Pierre Vernier, Andrée Tainsy; Durata: 95'


Estate. Marie e Jean giungono nella loro casa al mare. Il giorno dopo, Jean svanisce. Mesi dopo. Di nuovo a Parigi, Marie si comporta come se Jean fosse ancora con lei.


Film Blu

L’assenza del cadavere […] restituisce alla morte quello che il cadavere, nella sua brutale evidenza,  tende a sottrarle: il carattere enigmatico.
(F. O.)

Il quarto lungometraggio di Ozon è un enigma su pellicola, nitido e sfuggente al pari del soggetto che affronta: l’elaborazione del lutto, ovvero l’impossibilità di definire il reale. La vita non è adesione alla realtà fisica (e pur sempre apparente) delle cose, dei “fatti”, e neppure delirio solipsistico, ma una mediazione fra carne e spirito, sangue e respiro, una visione i cui contorni sfumati inquadrano l’anima delle cose, fondendosi – a volte – con uno dei risvolti possibili dell’apparenza. L’acqua, elemento ambiguo e mercuriale, opaca trasparenza, fonte di vita e virtuale morte, scorre in ogni sequenza, dall’incipit allo straordinario finale: la natura “com’è” (esaltata dalla fotografia curata da Jeanne Lapoirie e Antoine Heberlé) è percorsa da rintocchi surrealisti (le formiche, le mani à la Cocteau) e lo spirito, cercando di ritrovare(/creare) una coerenza interna alle immagini, finisce per smarrirsi (forse). SOTTO LA SABBIA è, a oggi, il lavoro più sconcertante del regista, tanto classico da risultare compresso, irreprensibile (fin troppo), comunque [come sempre (anzi, come non mai)] bellissimo a vedersi, come il volto sibillino di Charlotte Rampling.

 

 

8 FEMMES
8 donne e un mistero

(2001)

Regia: François Ozon; Sceneggiatura: François Ozon, Marina De Van. Adattamento: da una piéce di Robert Thomas; Fotografia: Jeanne Lapoirie; Suono: Pierre Gamet, Jean-Pierre Laforce; Montaggio: Laurence Bawedin; Scenografia: Arnaud de Moleron; Costumi: Pascaline Chavanne; Musica: Krishna Lévy; Cast: Catherine Deneuve, Isabelle Huppert, Emmanuelle Béart, Fanny Ardant, Virginie Ledoyen, Danielle Darrieux, Ludivine Sagnier, Firmine Richard; Durata: 103'


Un facoltoso industriale viene trovato morto. Chi è la colpevole?


Opéra Comique

Tutte le attrici dovevano essere belle e fare sognare gli spettatori: le crudeltà e gli orrori che si rivolgono reciprocamente acquistano in tal modo più clamore, valore e stranezza.
(F. O.)

Capolavoro assoluto in cui il teatro e la musica creano un cinema insieme neoclassico e postmoderno (echi lussuosi spietatamente decostruiti), 8 DONNE E UN MISTERO è la congiunzione perfetta e irresistibile di due aspetti basilari del cinema di Ozon, lo scandalo (mai così viperino e velatamente catartico) e la cinefilia (mai così necessaria e strutturale). I fiori del male, rinchiusi in un giardino d’inverno di cui s’intravedono le ferree pareti di cartapesta, racchiudono nelle proprie elegantissime corolle il ricordo di un secolo di cinema, il profumo di una seduzione letale, la forza di un legame rappresentativo (l’ultima inquadratura, tableau di trasparente gusto operistico) che sconfigge (in modo effimero) anche la morte non (dis)simulata. Un melodramma pervaso d’ironia grottesca, in cui il maniacale rispetto delle convenzioni (l’equilibrio divistico delle parti, il cocktail di glamour e cianuro, la cura impeccabile con cui è disegnato e, più ancora, ritagliato lo spazio scenico, vocale, cinematografico) svela il funzionamento della macchina infernale ed esalta i fasti letali dell’inganno (in)felice. È imperativa la visione della preziosa versione originale (anche se il doppiaggio, per una volta, non è da buttare).

 

 

SWIMMING POOL
Swimming Pool

(2003)

Regia: François Ozon; Sceneggiatura: François Ozon, Emmanuèle Bernheim. Fotografia: Yorick Le Saux; Suono: Lucien Balibar; Montaggio: Monica Coleman; Scenografia: Wouter Zoon; Costumi: Pascaline Chavanne; Musica: Philippe Rombi; Cast: Charlotte Rampling, Ludivine Sagnier, Charles Dance, Marc Fayolle, Jean-Marie Lamour, Mireille Mossé, Michel Fau, Jean-Claude Lecas, Lauren Farrow; Durata: 102'


Francia meridionale. Sarah Morton, scrittrice in panne, sta trascorrendo un periodo di relax in una villa di proprietà del suo editore. L’incontro con Julie, figlia del padrone di casa, produrrà un cambiamento decisivo nella vita e nell’opera della donna…


Nell'Abisso

Da uno schermo nero, scalfito da titoli blu elettrico, emerge la superficie melmosa del Tamigi: assecondando il moto ascendente della macchina da presa, prendono forma e autunnale consistenza i tetri edifici della City. L’acqua viscida e il cielo pietrificato si dissolvono nell’azzurro di un orizzonte campestre, riflesso dal quadro sontuosamente blu di una piscina screziata di foglie morte e batteri vivificatori. La villa silenziosa e parzialmente arredata, la vegetazione – un prato deliziosamente uniforme (destinato a farsi più frastagliato) su cui spicca un fiore rosso, una goccia di sangue (più gocce di sangue?) – che sprofonda nel liquido abbraccio della piscina, celata da un telo grigio che potrebbe anche nascondere cose molto cattive, un surreale materassino (rosso) e una sobria sedia a sdraio, echi sadiani (Julie come Juliette?), mosse incompiute, vitree sovrapposizioni. Il nuovo film di François Ozon è una vertigine d’insanabile fascino, un reticolo di passioni messe in scena con bollente rigore geometrico, un racconto di genere (un polar, come 8 FEMMES) in cui il severo rispetto delle regole del gioco (s)maschera una divertita e impietosa autocoscienza; semplicemente, un sogno, un percorso astratto e sensuale nel territorio del Doppio, perso e ritrovato nei simmetrici inganni di scrittura e fotografia. Hitchcock, Buñuel e Resnais sono gli invitati d’onore al party in pieno sole, ma il regista possiede una tale maturità di sguardo e un potere ipnotico tanto suggestivo e personale che è possibile definire SWIMMING POOL un SOTTO LA SABBIA immerso nel grottesco proteiforme di SITCOM e nella sinuosa claustrofobia di GOCCE D’ACQUA SU PIETRE ROVENTI: l’en plein air è appena un miraggio (l’enigmatico teatro delle ombre conclusivo), alimentato dai lampi di un eros umorale, unione estrema di desiderio e minaccia (LES AMANTS CRIMINELS). Allucinazione [dissoluta trama di colori e suoni in sommerse corrispondenze (onore al direttore della fotografia Le Saux e al compositore Rombi)] irresistibile, che flirta con i manierismi e, senza lasciarsi soffocare, li fa a pezzi per ricostruirli collocandoli nel proprio squisito arabesco di tensioni furtive e orrori (in)sospettabili. I fan della storia, della logicità, dell’immediato riconoscimento referenziale (“non sono la persona che lei crede”) faranno meglio a rivolgersi ad altri autori e/o editori.

 

 

CAMERA CON VISTA, OSSIA LA PARETE (IN)ESISTENTE
Considerazioni sparse sul cinema di François Ozon

 

Sequenza finale di GOCCE D’ACQUA SU PIETRE ROVENTI: comprensibilmente angosciata alla vista del cadavere di Franz sul tappeto del soggiorno, Vera si avvicina alla finestra della camera e cerca di aprirla, per rendere più respirabile (in tutti i sensi) l’aria. La finestra è bloccata, la donna spinge disperatamente sulla superficie di vetro: la macchina da presa la riprende dall’esterno, oltre la parete. Non c’è forse immagine migliore per (cercare di) evocare il cinema di François Ozon: claustrofobia, angoscia immateriale, fisica ineluttabilità, disturbante simbolismo, bellezza pura e geometrica, cupa e incantata.
Ogni film di Ozon è una trappola per topi (vedi SITCOM): una situazione di partenza normale, inguaribilmente banale, è perturbata da un corpo estraneo che viene spesso considerato “solo un gioco”. Ma il gioco si allarga, la macchina del Fato (avviata per caso, leggerezza, follia) acquista velocità e forza perturbante, finendo per distruggere ogni punto di riferimento, non solo per i personaggi, ma per lo spettatore, che non sa più stabilire i confini (esistenti?) che separano la realtà dalla simulazione. Il corsivo è di rigore: ogni film del regista è (anche) una riflessione sui sovrapposti/sovrapponibili labirinti della rappresentazione, in cui lo straniamento non si sostituisce all’illusione, ma la affianca per rafforzarla. Gli omaggi cinefili (e non solo) di cui sono disseminati i testi filmici non sono vezzi superflui o attestati didattici (della serie: “ho fatto bene i compiti”), ma espediente espressivo scrupolosamente cesellato. Il cinema di Ozon è incantevole (anche) perché dichiara, con sfrontatezza, la propria natura menzognera, arte-fatta, insieme meccanica e incorporea, capace di sottrarsi a qualsiasi definizione definitiva e riduttiva. Le strategie teatrali (posizione frontale della macchina da presa, antinaturalistici giochi di luce, musica di operistico, assoluto rilievo) evidenziano il narcisismo per nulla autoassolutorio di questi film, in cui lo splendore della finzione ribadisce la propria natura serenamente mendace.
Il cinema del giovane regista presenta un’altra caratteristica fondamentale: l’interesse per lo sguardo. I film di Ozon sono incentrati sulla visione, dolorosa, letale e insieme necessaria e vivificatrice: solamente attraverso lo sguardo è possibile dare un senso al mondo, anche se quello che vediamo finisce per distruggere il mondo che credevamo di conoscere. SITCOM e GOCCE mettono in scena una presa di (auto)coscienza che corrode immagini stereotipate (della famiglia, dell’amore), forzando i personaggi ad aprire gli occhi, a riconoscersi in una mostruosa immagine riflessa. LES AMANTS mostra il furore (non troppo) celato in ogni sguardo erotico, 8 DONNE (costruito su una minuziosa griglia di primi e primissimi piani) rovescia in una commedia pervasa di acido muriatico il mistero del cadavere scomparso e invisibile (quindi inesistente?) di SOTTO LA SABBIA. Vita e morte, passione e indifferenza, nulla è impenetrabile per l’occhio che spia ogni oggetto e ferisce, in primo luogo, se stesso. L’occhio della macchina da presa, sanguinante e prostrato, (per) sempre aperto, dà vita a una camera (con vista) allestita con gusto squisito (troppi i momenti degni di essere elencati e ammirati in tutto il loro splendore: limitiamoci, a titolo di esempio, al già citato finale di GOCCE). La quarta parete, lo schermo bianco che separa il film da chi guarda, può essere abbattuta soltanto dalla folgorazione estetica. E Ozon, anche grazie all’apporto di tecnici fidati (
Yorick Le Saux, direttore della fotografia in otto opere fra corti e lungometraggi), feticci (le interpreti del nuovo SWIMMING POOL, la Rampling di SOTTO LA SABBIA e la divina Sagnier di GOCCE e 8 DONNE) e produttori fedeli [dai tempi di ACTION VéRITé (1994) il regista collabora stabilmente con la Fidélité Productions], è in grado di frantumare l’invisibile e plumbea barriera.

 

 

Le cinéma selon Ozon 

Gli anni Novanta

“Alla rinfusa e senza ordine di preferenza, ecco quello che mi ha segnato e mi ha aiutato a fare cinema durante tutto il decennio: la bellezza semplice e brutale di KIDS di Larry Clark; l’emozione causata dalle collusioni ‘accidentali’ di corpi in CRASH di Cronenberg […]; i piani sequenza e l’uso della musica in PRINCIPIO Y FIN di Ripstein; lo sguardo e il corpo emaciato di Dutronc in VAN GOGH di Pialat; il silenzio, il vestito di un ragazzo e le lacrime interminabili di una donna taiwanese in VIVE L’AMOUR di Tsai Ming – Liang; l’attrazione per la diabolica macchina cinematografica in CLOSE UP di Kiarostami; l’addio crudele di Chabrol a Stéphane Audran in BETTY; la gioia della narrazione in RAISING CAIN di De Palma; i vagabondaggi e il corpo di un criminale in J’AI PAS SOMMEIL di Claire Denis; la mèche ribelle di Igor ne LA PROMESSE dei Dardenne; l’umanità mistica e i piani pieni di odori de L’HUMANITé di Bruno Dumont; […] il ricordo degli amici così vicini e troppo presto scomparsi in I’LL BE YOUR MIRROR di Nan Goldin.”

 

 

I dati biografici e tecnici e le citazioni sono tratti da

      François Ozon Official Site – www.francois-ozon.com

      La Biennale di Venezia – www.labiennaledivenezia.net

 

 

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