| Recensione
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In vetrina alla Mostra di Venezia, rivelò
all’occidente il talento di Mizoguchi, devoto ai ritratti femminili e
alle accurate ricostruzioni storiche. Tratto dal romanzo “La vita di una
mondana” (1686) di Ihara Saikaku, è un racconto sconsolato ed avvilente
che, più che per il genere (molto melodrammatico, con sottolineature
sentimentaliste) o la forma (Mizoguchi, fra alcuni sguardi
“pittorici”, predilige il passo lasco e la contemplazione nei piani
sequenza), si fa apprezzare per il tocco polemico che, attraverso il
dramma individuale, denuncia con ampio spettro la condizione femminile in
quella particolare società patriarcale, ricorrendo a simbolismi, al
realismo dei sentimenti, finanche alle forzature di una narrazione sempre
più spietata ed emblematica. Lo scotto da pagare alla foga di inveire
trova toni effettistici che accumulano scene madri in un manto di patetico
lirismo: la parte iniziale, ove il flashback dell’anziana protagonista
tarda a venire, ad esempio, ha una sua giustificazione etico-estetica, nel
momento in cui Mizoguchi non vuole forzare la donna ai brutti ricordi. In
seguito gli indugi della pellicola paiono più compiaciuti e indecisi fra
moralità e moralismo. Impossibile, però, non essere travolti dal
doloroso vigore dell’opera, dalle sventure che si abbattono sulla povera
protagonista (separata dall’innamorato e dai figli; piegata da etichette
sociali brutali; sottomessa al padre che la sfrutta per il proprio
prestigio sociale e poi, per venalità, la prostituisce; ipocritamente
evitata in pubblico dagli stessi uomini che la frequentano come
meretrice), dall’implacabile susseguirsi di ingiustizie in cui
l’essere umano è descritto con cinismo (il servo che elenca le qualità
della donna ideale al padrone; la moglie gelosa che taglia violentemente i
capelli della rivale; la beffa d’essere additate come esempio di
decadenza fisica dai pellegrini), dalla claustrofobia esistenziale che non
lascia via d’uscita alcuna alla purezza, all’idealismo, alla
gentilezza, all’onestà…ad O-Haru, santa o puttana che sia. Cancellate
ogni speranza terrena voi che aspirate a vivere con spirito lieve!
Niccolò Rangoni
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