Dicono di lui
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La morte di Mizoguchi non cesserà
mai di essere una perdita per il cinema giapponese. È il regista giapponese che più ammiro e rispetto. La
grande dote di Mizoguchi era il suo inesausto tentativo di riempire di
realtà ogni scena. Non è mai sceso a compromessi. Mai facilmente
soddisfatto, lavorava in continuazione su ogni elemento finché non
raggiungeva la sua visione. Una natura eccezionale... perseguitato dalla
sua idea, Kenji Mizoguchi lavorava duramente, in modo incrollabile,
cercando di realizzarla. Il suo realismo implacabile si
applica esattamente allo stesso modo ai film in costume e a quelli
ambientati in epoca contemporanea: è una delle ragioni per cui è stato
paragonato a Rossellini. Mizoguchi filma degli eventi che non sono mai
vissuti come ricostruiti: il suo stile ricopre e Se la poesia è palese a ogni
istante, ogni inquadratura di Mizoguchi è il riflesso istintivo della
nobiltà creativa del regista. In questo consiste il genio di
Mizoguchi: la cinepresa scivola nella storia con i personaggi e al tempo
stesso è lei a condurre il gioco, senza averne l’aria. Mizoguchi non è un
esteta: la bellezza è per lui qualcosa d’istintivo. Ozu ha una tendenza
a essere esteta, Mizoguchi non l’ha affatto. Quel che è essenziale per
Mizoguchi è la realtà: non la realtà piatta, ma la realtà ricostruita
attraverso piccoli dettagli della vita che, senza essere violenti, toccano
davvero il cuore degli spettatori. Quel che più m’interessa nei film
di Mizoguchi è la dimensione del sacro. E’ possibile una definizione
del sacro che rinvia a una questione di spazi, e il cinema evidentemente
si occupa dello spazio. Il sacro rimanda al gesto di delimitare uno spazio
distinto da quello profano, dallo spazio indifferenziato in cui tutto è
possibile. Nelle opere di Mizoguchi questo Un tremendo potere emotivo... un
simile artista può distinguere le linee del disegno poetico
dell’essere. E’ capace di oltrepassare i limiti della coerenza logica,
comunicando la profonda complessità e verità di connessioni impalpabili
e fenomeni nascosti della vita. Tra i film di Mizoguchi, quello che
produce l’effetto forse più sconvolgente è L’INTENDENTE SANSHO:
l’incipit ti fa credere di entrare in un racconto molto classico,
narrativo e un po’ decorativo e quasi subito sconvolge la posizione del
narratore e la costruzione temporale, dando vita tutt’a un tratto a
qualcosa di molto crudele e teso, intenso e inquietante a partire da una
situazione melodrammatica. Ho sempre amato molto i film di
Mizoguchi. Quanto alle influenze, ho tratto la tecnica da tutto quello che
ho visto, ma le uniche influenze specifiche che riconosco sono quelle di
Orson Welles, per il suo uso del piano sequenza e della profondità di
campo, e Mizoguchi, per il suo uso del tempo e del fuori campo. Se si vuole comprendere Mizoguchi non
bisogna comprendere il Giappone, ma la mise en scène. Nel primo numero dei “Cahiers” che ho acquistato parlavano dei Racconti
della luna pallida d’agosto. E’ il film di Mizoguchi che A noi spettatori occidentali il cinema orientale ha da sempre offerto
un’ampia varietà di temi: Akira Kurosawa raccontava storie di uomini,
Ozu storie di famiglie, Naruse storie di coppie e Mizoguchi raccontava
storie di donne, a parte qualche eccezione… […] Le sue eroine sono
viste sempre come esseri in rivolta o schiacciati dalla struttura di una
società che gioca un ruolo particolarmente crudele (lo si vede ne Gli
amanti crocifissi o Vita di O-Haru) […] E’ questa sorta di
sadismo verso le donne che sembra muovere la società che Mizoguchi mette
in scena, magari partendo da esperienze personali, la frequentazione di
geishe (si dice che sia stato pugnalato da una di loro, che forse aveva
tradito…). Tale rappresentazione comprende la fase della rivolta di
alcune di queste donne e tale tema ha segnato il suo stile, così come
fondamentali sono state le interpretazioni delle sue splendide attrici
[…] C’è sempre qualcosa o qualcuno che taglia nei suoi film, quasi
sempre storie di coltelli (si veda l’assassinio ne L’intendente
Sansho). Ci sono sempre storie di uomini accoltellati o donne
crocifisse. I suoi film hanno l’odore del sangue. Il problema principale riguardo a Mizoguchi è
rappresentato dal fatto che non è possibile analizzare i suoi film. Da ciò
deriva la sua grandezza. Non c’è psicologia, la sua è una forma
particolare di lirismo. […] In Mizoguchi abbiamo l’evidenza
dell’essere umano […]
Movimenti di rara bellezza, una forma precisa nonostante girasse i suoi
film molto velocemente. Quando la mdp si allarga ad inquadrare il mondo,
sembra inghiottire e comprendere ogni cosa. I suoi film possono essere
raggruppati in tre filoni: quello storico, quello
semi-fantastico/medievale e quello delle puttane, filone importantissimo
incentrato sulla dignità inalienabile della donna, qualunque sia il suo
stato sociale. […] A differenza di altri registi giapponesi che
sembravano realizzare film per vincere premi al festival di Cannes,
strizzando l’occhio allo spettatore occidentale, Mizoguchi non si
preoccupava che di quello che doveva dire, non si curava dello spettatore
giapponese, figuriamoci di quello occidentale.
[…] Il Giappone mitologico di Mizoguchi non è mai esotico ma è
diretto, lascia che l’invisibile si mostri e riesce a renderlo concreto,
non in maniera analitica. Esattamente come Max Ophuls. […]
Tutta Parigi deve correre a vedere
questo film: quelli che amano il cinema e quelli che se ne infischiano,
quelli che s’interessano al Giappone e quelli che non se ne curano. Come
tutte le grandi opere, fa saltare le barriere dei generi e le frontiere
delle nazioni. Non si può immaginare migliore ambasciatrice della cultura
nipponica di questa storia tratta da leggende medievali e di cui i
sottotitoli ci permettono di apprezzare la straordinaria poesia. Avrete la
rivelazione di un mondo in apparenza molto diverso dal nostro ma, nel
profondo, del tutto simile. Toccherete con mano quel fondo comune di
umanità, quel crogiolo da cui sono usciti tanto l’Odissea quanto
il ciclo della Tavola Rotonda, con cui I RACCONTI DELLA LUNA PALLIDA
D’AGOSTO presenta sconcertanti analogie. |