NEKROMANTIK

di Jorg Buttgereit

(1987)

 

Robert ed Annie sono una coppia apparentemente “normale”. Robert lavora in una squadra speciale per il recupero di corpi di persone decedute in incidenti di varia natura. Il fatto è che, più si cimenta in questo lavoro, più si sente morbosamente attratto dalla morte, dai cadaveri e dal loro "irresistibile fascino". Un bel giorno, Robert decide di portare a casa i pezzi di un cadavere ed Annie, anziché rimanere disgustata dall'evento, si lascia trasportare in un'avventura all'isengan del sesso deviato, della necrofilia e della morbosità estrema. Fino alle inaspettate conseguenze...

 

E' sul finire degli anni '80 che nasce, in Germania, una "nouvelle vague" di autori che realizzano film all'insegna di in un cinema scandaloso e durissimo, definito dalla critica e dal pubblico (entrambi oltraggiati) necro-splatter. Si tratta di pellicole girate a bassissimo budget, senza una reale produzione alle spalle, basando tutto sulla potenza disturbante delle immagini e sugli effettacci artigianali da Z-Movies. La distribuzione avviene al di fuori dei circuiti ufficiali, spesso passando attraverso una diffusione decisamente "off" (comprese la pirateria e la diffusione via internet) che non permette un'adeguata visibilità a questi prodotti. Fra quelli che propongono queste rivoltanti "commedie macabre", basate su sperimentali contaminazioni fra horror, hard-core e humor nero, in cui fanno la parte del leone decapitazioni, violenze ed oscenità di ogni tipo, bisogna citare indubbiamente l'autore principale di questa nuova leva tedesca: Jorg Buttgereit, autore di "Nekromantik" (1987), film estremo che miscela splatter, horror reale (un coniglio scuoiato in perfetto stile "Deodato vecchia maniera") ed amplessi necrofili raggiungendo la giusta definizione di cinema "hard-gore". 

Le leggende nate attorno a questo film, la cui visione non è caldamente consigliata - a meno che non cerchiate questo tipo di emozioni -, sono davvero molte: dall'utilizzo di cadaveri reali (che sono, invece, visibilmente posticci) all'arresto del regista per deviazione mentale. Ciò che posso dirvi è che l'ho visto, assieme al sequel (dove è assente ogni proposito ed ogni intento stilistico del primo episodio, secondo la tipica legge cinematografica per cui "il sequel è sempre peggio del prototipo"), non senza una certa curiosità ed attesa, per poi rimanere abbastanza indifferente. Non che il film non sia forte nei contenuti e in ciò che mette in mostra: niente viene lasciato all'immaginazione, ma si ha la sensazione che lo "scandalo" di cui tanto si è parlato sia appunto limitato alle presunte deviazioni mentali del regista (e allora cosa dire dei numerosi visitatori di www.rotten.com?). Certo è che alcune scene rimarranno a lungo indelebili nella mente dello spettatore, ed il fatto che il film sia "sporco", girato "male" (non chiedetemi cosa si intenda realmente con questo termine), basato su immagini sfuocate e messe in relazione attraverso un montaggio "intellettuale", non fa altro che rendere l'atmosfera più disturbante. 

Oltre alla già citata scena dello sgozzamento e scuoiamento del coniglio (significativamente "riproposta al contrario" sul finale del film...), vi sono momenti davvero inconsueti e che in televisione o al cinema non vedremo mai: i due "innamorati" disseppelliscono un cadavere decomposto, lo portano in casa e fanno l'amore in tre (un "menage a troi" davvero per stomaci forti), mentre una dolce melodia li accompagna (alcuni dettagli, per ora, sono ancora risparmiati allo spettatore); la stessa donna, in piena crisi coniugale (!) si innamora del cadavere e tradisce il marito (!!) facendo l'amore con il morto a cui ha infilato un manico di scopa al posto del pene (!!!); ma il vero momento "clou" è quello proposto nel finale: un pianoforte accompagna la scena conclusiva in cui il nostro eroe, prima sedotto e poi abbandonato, torna a casa ed inchioda un'immagine di Gesù Cristo ad una croce; si sdraia sul letto ed inizia a trafiggersi il ventre con un coltellaccio. Non contento, da buon necrofilo, tenta di riprodurre su se stesso il menage a troi precedente attraverso la masturbazione e la contemporanea fustigazione. Inutile dire che, al culmine della sofferenza, dal suo pene (visibilmente di gomma) fuoriesce prima sperma, poi sangue.

Riassumere il delirio di Buttgereit è impresa inutile e votata al fallimento. Il film va visto, vissuto e poi giudicato. Non è certo un prodotto che va fruito con le tradizionali aspettative. Per me non è da considerarsi un horror, almeno non nel senso tradizionale: certe immagini sono "horror", ma per altri motivi. Ripeto: a me non ha scandalizzato più di tanto (anche se ad alcune scene non ero certo preparato), ma se avete deciso di approfondire il discorso su questa "new wave" tedesca il vostro percorso comincia da qui.

Un avvertimento finale: non date per morta questa tendenza al macabro e alla perversione; Buttgereit ha girato altri film (fra i quali l'estremo delirio filosofico e visionario Der Todesking), e si vocifera che sia ancora attivo nonostante stia pagando a caro prezzo le numerose cause perse (non solo Joe D'Amato ha avuto guai giudiziari!); mentre l'altro folle "talento", Andreas Schnaas - i cui film sono un incrocio fra i cortometraggi della domenica e gli spatter estremi alla Peter Jackson vecchia maniera -, ha già girato Violent Shit 3 (!!!!) e Antropophagus 2000 (basato sui personaggi inventati da Aristide Massaccessi ad inizio anni '80).

 

Claudio Dezi

 

 

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