Invisibili Suicide is painless, it brings on many changes |
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L'invisibilità, al
contrario di quanto avviene nei desideri infantili, non è una speranza,
il luogo dell'invincibilità ma, semmai, il destino verso cui si staglia
la mostruosa e lievitante teoria del corpo delle produzioni visive e
audiovisive (e audio simpl.): piuttosto brutale è la constatazione che
la principale forma comunicativa, espressiva, ludica del ventesimo
secolo, quel complesso di tecnologia, cultura e commercio noto come
cinema [1], ebbene, quanto null'altro nella storia
dell'umanità è segnato dal germe della dimenticanza e della
sparizione. Esiste dunque una invisibilità storica,
il grande bacino che culla l'obsolescenza: troviamo qui una quantità
sterminata di film del periodo muto, perduti per la maggior parte, per
il resto, tranne poche, pochissime eccezioni (Metropolis, Nosferatu
eine Symphonie des Grauens, Nibelungen,
La Passion de Jeanne d'Arc) nascosti un po' qui ed un po' là.
Ci sono qui i grandi problemi tecnici che riguardano il restauro (e cosa
esso significhi) e la conservazione: se anche |
Lindsay Anderson: Ingmar Bergman: Jorg Buttgereit: Jacques Demy: Victor Erice: Jean-Luc Godard: DAVID LYNCH E LA SINTESI AUDIOVISIVA Peter Greenaway: Jon Jost Richard Kelly: Kiyoshi Kurosawa: Herschell Gordon Lewis: Joao Cesar Monteiro: Lukas Moodysson: Amos Poe: Jean-Pierre Ponnelle: Alain Resnais: Aleksandr Sokurov: Tsai Ming-Liang Gus Van Sant: Wong Kar-Wai: |
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L'i. per
sovrapposizione è l'ultimo ritrovato in fatto
d'oscuramento, per ora questione quasi strettamente
televisiva ma non dubitiamo di rapida estensione agli
altri supporti di home video. Le proliferanti "ultime
versioni", "versioni definitive", "versioni
riviste da" pubblicizzate come director/producer/writer's
cut dopo il successo enorme della riedizione maneggiata
da Ridley Scott di Blade Runner, per
arrivare al redux di Apocalypse Now, sempre più spesso si rivelano
etichette Sembra un racconto di P.K. Dick, semplice, inquietante e triste.
Nell'attesa, comunque, che i nuovi formati di fruizione di massa (DiVX su tutti, ma pure il mercato estero del DVD) mostrino la loro vera faccia, ossia si dimostrino democratizzatori ed ampliatori dello spettro delle possibilità individuali oppure, ancora una volta, vettori delle dinamiche censorie dell'inarrestabile mercato, creato & subito dal pubblico. Luigi Garella |
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[1] cinematografo, imax®,
3-D, fotografia, digitale, analogico, muto, sonoro, colorato (pochoir,
imbibizione, ortocromia), narrativo, 8-16-35-70mm, d'essai
non
facciamo tanto i puntigliosi, tutto questo e molto di più (foto
di scena, storyboard, etc) lo mettiamo sotto l'etichetta
unificante di cinema considerando questo una galassia
d'immersione, tendenzialmente sommersa. |