Invisibili

Suicide is painless, it brings on many changes

 


L'invisibilità, al contrario di quanto avviene nei desideri infantili, non è una speranza, il luogo dell'invincibilità ma, semmai, il destino verso cui si staglia la mostruosa e lievitante teoria del corpo delle produzioni visive e audiovisive (e audio simpl.): piuttosto brutale è la constatazione che la principale forma comunicativa, espressiva, ludica del ventesimo secolo, quel complesso di tecnologia, cultura e commercio noto come cinema [1], ebbene, quanto null'altro nella storia dell'umanità è segnato dal germe della dimenticanza e della sparizione.
La pellicola scorre, si abrade, piano piano, buonanotte.
Quanto in questa sede chiamiamo invisibile lo è (divenuto) per cause le più disparate, se per
il proibito si potevano addurre motivazioni legali, storico-culturali ben definite, non così è possibile, strettamente, per questa categoria della non-visione.
Il risultato è il medesimo, o similia: lo spettatore mutilato, ammesso che se ne renda conto.
Nelle pagine che seguiranno ogni redattore ha scelto alcuni film secondo il proprio spirito, le proprie inclinazioni mettendo in luce questo o quell'"evento" che si è nascosto, visto chissà quando chissà come, che, inseguìto e rintracciato, possa essere fonte di interesse rinnovato, fornire una qualche nuova completezza o, semplicemente, essere una bella nuova perlina da infilare nello spago della conoscenza.
Consigli (im)modesti che inoltre assumono forma di lagnanze, spesso nei confronti del sistema distributivo e/o del broadcasting nazionale le cui dinamiche di creazione dei palinsesti rimangono opache ed inaccessibili ai più. Ed è proprio la televisione, parassitaria da subito nei confronti del cinema [
2] ad essere divenuta oggi forse il primo mezzo di visione di film, quanto ad ampiezza di diffusione e, quindi, anche il principale filtro per quello che invade le abitazioni, mere riproduzioni di film, comunque desiderabili.
Per chiarire le idee potremmo fare una breve categorizzazione, incompleta, con distinzioni permeabili e di portanza variabile ma, si spera, utile a capire le motivazioni, o meglio, le grandi strutture che ci mettono in una tale condizione di minorità.

Esiste dunque una invisibilità storica, il grande bacino che culla l'obsolescenza: troviamo qui una quantità sterminata di film del periodo muto, perduti per la maggior parte, per il resto, tranne poche, pochissime eccezioni (Metropolis, Nosferatu eine Symphonie des Grauens, Nibelungen, La Passion de Jeanne d'Arc) nascosti un po' qui ed un po' là. Ci sono qui i grandi problemi tecnici che riguardano il restauro (e cosa esso significhi) e la conservazione: se anche un film esiste ancora, non è detto che ne ve ne sia una copia proiettabile, se pure esiste è vincolata a cineteche che l'hanno in custodia oppure/ed anche a diritti di proiezione spesso di attribuzione intricata ed investigativa [3]. C'è poi tutto il materiale conservato e non resturato [4], i formati dimenticati, inutilizzabili (tipo e numero di perforazioni oltre al formato della pellicola proliferano nei primi vent'anni di cinema), i materiali pericolosi come il nitrato con propensione alle fiamme ed alle esplosioni (una pellicola di questo materiale già degradata può bruciare a 41° Celsius, anche sott'acqua perché bruciando produce ossigeno e si autoalimenta, oltre a produrre gas altamente velenosi) oppure rapidamente degradabili come diacetati e triacetati (soggetti alla cosiddetta vinegar decay syndrome, la sindrome dell'aceto, così detta per il puzzo), la lista del macellaio è dolorosamente lunga.
Sono sorte negli anni istituzioni atte alla cura ed alla messa in visibilità di tutto ciò, festival specialistici (in Italia,
Le Giornate del Cinema Muto di Pordenone, Il cinema ritrovato di Bologna) e non forniscono un poco di visibilità ma, inutile dirlo, tutto rimane in quella zona di semi luce che solo alcuni cinefili hanno la possibilità (e l'interesse, è da dire) di occupare.
E' la madre di quello potremmo chiamare i. al cinema, tutto quanto non si vede e non si vedrà nemmanco a far attenzione su uno schermo cinematografico (quale posto più adeguato?!), per scelte distributive, per poca visibilità in qualche festival tematico dimenticato, per ottusità o mode culturali…o forse saranno le più strane mode a salvare lo spettatore affamato, la pazienza è una virtù ma nessuno dice che, nel frattempo, non ci si debba lamentare.

Lindsay Anderson: 
O LUCKY MAN!

Ingmar Bergman: 
L'ORA DEL LUPO
IL SILENZIO

Jorg Buttgereit: 
NEKROMANTIK

Jacques Demy: 
- LES PARAPLUIES DE CHERBOURG
- LES DEMOISELLES DE ROCHEFORT

Victor Erice: 
LO SPIRITO DELL'ALVEARE

Jean-Luc Godard:
ALPHAVILLE
ELOGE DE L'AMOUR
NOTRE MUSIQUE

DAVID LYNCH E LA SINTESI AUDIOVISIVA

Peter Greenaway: 
THE DEATH OF A COMPOSER:
ROSA, A HORSE DRAMA

GLI INVISIBILI SILENZIOSI

Jon Jost
6 EASY PIECES

Richard Kelly: 
DONNIE DARKO

Kiyoshi Kurosawa:
KAIRO

Herschell Gordon Lewis: 
BLOOD FEAST

Joao Cesar Monteiro:
SILVESTRE

Lukas Moodysson:
A HOLE IN MY HEART

Amos Poe:
ALPHABET CITY

Jean-Pierre Ponnelle: 
- IL BARBIERE DI SIVIGLIA
- LA CENERENTOLA
- COSI' FAN TUTTE

Alain Resnais:
MAI SULLA BOCCA

Aleksandr Sokurov:
TAURUS

Tsai Ming-Liang
GOODBYE DRAGON INN

Gus Van Sant:
GERRY

Wong Kar-Wai: 
DAYS OF BEING WILD


L'i. censoria rimanda direttamente a quelli che abbiamo chiamato
proibiti, ma in versione ridotta, si tratta di tutti i metraggi espunti in fase di censura vera e propria od in seguito a passaggi televisivi in fasce protette di film vietati in varia forma. L'introvabile "tagliato" di Ultimo Tango a Parigi ad esempio, visibile solo nell'edizione estera ed ora forse come extra della nostrana ultima edizione doppia in DVD, le innumerevoli versioni, appendici estratti dai film di PP Pasolini (Le 120 Giornate di Sodoma, Teorema, Il fiore delle mille e una notte). La Tv in questo senso ha più d'una "colpa": mandare in prima serata un film vietato di certo non fa bene alla completezza, si veda Casinò di Scorsese, Fight Club di Fincher e decine d'altri smozzicati a destra e manca per durata, contenuto delle immagini, linguaggio, emblematico oltre ogni dire Interceptor di George Miller, sferruzzato ed amputato fino al ridicolo. Ci sono poi misteri incomprensibili come i primi passaggi di Heat-La Sfida di Mann il cui master di derivazione per la versione televisiva (ed anche per la prima oscena versione DVD edita dalla Cecchi Gori) portava delle micro mancanze prive della benché minima giustificazione. Esempi che lievitano solo al pensiero in una questione fatta di "casi unici".
Per pietà accenniamo solo alle distorsioni che i formati subiscono sullo schermo tv, i tagli laterali degli scope e quant'altro…dolorose piccolezze. Ma chi mai potrà vedere La conquista del west di Hathaway-Ford-Marshall ad immagine completa anziche' dimezzata nella formattazione televisiva? Girato in Cinerama, tre fotogrammi 35 mm affiancati, che al massimo del fulgore disponeva di 41 sole sale negli Usa per essere correttamente visionato, oggi relegato a mera curiosità dal continuo, creativo, suicidio tecnologico.

L'i. per sovrapposizione è l'ultimo ritrovato in fatto d'oscuramento, per ora questione quasi strettamente televisiva ma non dubitiamo di rapida estensione agli altri supporti di home video. Le proliferanti "ultime versioni", "versioni definitive", "versioni riviste da" pubblicizzate come director/producer/writer's cut dopo il successo enorme della riedizione maneggiata da Ridley Scott di Blade Runner, per arrivare al redux di Apocalypse Now, sempre più spesso si rivelano etichette vaghe dalla dubbia giustificazione ma oltre a questo comportano l'elisione del fratello cattivo. Le prime versioni, come d'altronde accade spesso ai primi episodi che poi proliferano in serie (Terminator - 1984 - Rambo, Beverly Hills Cop, etc), vanno sparendo, i sequel sono usurati e gli originali dimenticati. Per B.R. ad esempio il director's cut regna sovrano nei passaggi televisivi come nelle vhs, L'Esoricista (recut!) è ormai nella sola versione ridistribuita nelle sale: le future generazioni cosa ne avranno? Altre versioni mai viste come la rimasterizzazione di Alien (ancora Scott)?! Dobbiamo tutti aspettarci le correzioni ideologiche alla E.T.?

Sembra un racconto di P.K. Dick, semplice, inquietante e triste.



Che altro, infine, se non quella maestosa ultima classe cui lo speciale si dedica in particolare, l'invisibilità e basta, quella senza motivi che vive solo del ricordo di un lontano passaggio televisivo - "chissà perché mai non si vede più?" - o di una remota visione, di un reperto raro che si è piantato nella memoria e ci si domanda perché mai altri non ne debbano godere? E non c'è risposta. Volendo si attende il passaggio notturno in qualche programma televisivo o ancor peggio al mattino, quando non ce ne si accorge, oppure si deve andare a stanare non tanto l'oggetto quanto una fonte cui attingere.

Il pensiero corre a I Cancelli del Cielo di Michael Cimino del 1980, così sfortunato da aver subito quasi ogni possibile peripezia. Dopo una breve e notoriamente fallimentare distribuzione nelle sale italiane e mondiali nella versione breve di 140' ha visto solo un passaggio televisivo di metà anni '80 nelle versione lunga di 220', su Rai2; un vero mistero che si completa nel suo fascino con le due proiezioni di febbraio 2003 a Bologna prima e poi a Torino in cui pochi fortunati (? oscena categoria) hanno avuto la possibilità di vedere questa seconda versione al cinema ma in una copia 35 mm (contro un originale a 70 mm) di terza generazione (frusciante e graffiatissima). Questione ancora una volta di diritti, fortuna e sfortuna critica e di pubblico, miopie varie…e qui si tira in ballo per vie nemmeno troppo traverse la critica valutativa e gli affossamenti.



Mugugnare mantiene vispi e le lontane utopie del diritto a vedere, preservare e ricordare sono una tiepida luce con cui scaldarsi.[
5]

Nell'attesa, comunque, che i nuovi formati di fruizione di massa (DiVX su tutti, ma pure il mercato estero del DVD) mostrino la loro vera faccia, ossia si dimostrino democratizzatori ed ampliatori dello spettro delle possibilità individuali oppure, ancora una volta, vettori delle dinamiche censorie dell'inarrestabile mercato, creato & subito dal pubblico.

Luigi Garella

 

 

[1] cinematografo, imax®, 3-D, fotografia, digitale, analogico, muto, sonoro, colorato (pochoir, imbibizione, ortocromia), narrativo, 8-16-35-70mm, d'essai…non facciamo tanto i puntigliosi, tutto questo e molto di più (foto di scena, storyboard, etc) lo mettiamo sotto l'etichetta unificante di cinema considerando questo una galassia d'immersione, tendenzialmente sommersa.

[2] Raymond Williams "Televisione - Tecnologia e Forma Culturale", Editori Riuniti, 2000

[3] Per il cinema muto tedesco ad esempio, uno dei più studiati e documentati, la quasi totalità dei diritti è detenuta dalla Wilhelm Murnau Stiftung per vari tramiti, Ufa, Georg Pabst Stiftung etc

[4] "Ricavare un negativo di protezione e una copia di visionatura da una bobina di film a 35 mm (corrispondente a circa trecento metri o mille piedi di pellicola, cioè circa 12 minuti di proiezione), senza colonna sonora e in buone condizioni, costa nel 2001 intorno ai 5000 Euro; fare altrettanto con un intero lungometraggio può costare fino a dieci volte tanto" P. Cherchi Usai, "La cineteca di Babele" in Storia del Cinema mondiale vol V, pag. 1041, Einaudi.
Chi si assume questo costo? E per chi?

[5] Un bell'esempio di questo si ritrova in Paolo Cherchi Usai, "SegnoCinema", anno XX nr. 106, pag. 75, Segno delle Origini "Scene dal Cinemattatoio".