invisibilesilenzioso
Lo psichiatra gli fa un paio di domande formali e poi gli dice:
"E allora? Queste lacune?"
"Quali lacune?!" risponde l'altro
Luis Bunuel
Introduzione
Die wunderbare Lüge der Nina Petrowna
London afetr Midnight
Dickson Experimental Sound Film
La storia del cinema è scritta in decine di volumi, suddivisa in periodi, regioni, autori, produzioni; di facile accesso, è troppo spesso storiografia di certezze, di pieni, capace di descrivere anche nel dettaglio quanto è accaduto da prima dei Lumiere fino ad oggi, interrogandosi, sovente, sul destino di quest'enorme arte industriale, minimizzando però le dimensioni della dispersione occorsa ad un numero imprecisato di film che qualcosa d'altronde potrebbe insegnare.
Se si data comunemente l'inizio dell'evento cinematografico con le pubbliche proiezioni al Gran Café del Boulevard des Capucines 14 con oggetto i brevi filmati realizzati dai fratelli Lumiére, alla fine del 1895 e si considera che fino al "Don Juan" di Alan Crosland nel 1926 i film sono muti [1], è semplicissimo dedurre che per ben 31 anni (e più) le sole pianole od i commentatori in sala avessero accompagnato le proiezioni (orchestre e partiture specifiche erano solo per le grandi produzioni e sale adeguate). Ma questo è il flusso continuo ricostruito come la storia dei vincitori: il film narrativo, a colori, sonoro. Il percorso attraversa snodi che solo teleologicamente assumono il significato di costituire il corpo totale di quanto noi oggi sperimentiamo in sala.
Paolo Cherchi Usai, nel suo "La cineteca di Babele" già citato nell'introduzione, pone a chiusura dell'intervento una semplice quanto opprimente constatazione: se nel 1895 la produzione di immagini in movimento artificiali è per un totale di una quarantina di minuti (quasi tutti conservati), nel 1999 si stima che se ne siano prodotte un miliardo e mezzo di ore.
Con l'incremento delle possibilità tecnologiche è un dato destinato ad aumentare e, per virare verso il nostro tema, il cosiddetto cinema muto nel 2004 occuperà ben più di un quarto della storia del cinema quanto ad estensione cronologica ma che dire di tutti i singoli film che in questo segmento hanno costituito i tasselli del continuum di un'arte e di un commercio così florido?
I costi di conservazione sono spropositati, quelli di una eventuale cura incalcolabili, le cineteche sono innegabilmente di difficile accesso, anche per i prezzi delle visionature.
Tutto questo è quel che c'è, oltre ai festival di cui Andrè Gaudreault sostiene gli italiani abbiano il segreto, ma quello che maggiormente inquieta è il sommesso mormorio del mondo sommerso. I film orfani di cui nessuno ha la possibilità d'incaricarsi, archivi privati in putrefazione, ed inoltre ancor più sussurrata la presenza di nomi e riferimenti che condurrebbero a pellicole cancellate per il resto dalla memoria e, spesso, fisicamente, dalla faccia della terra.
Di questo parliamo qui, di un paio di casi in cui l'invisibilità ha lambito l'inesistenza ma poi, fortunatamente(?) è stata per un breve istante sconfitta: una lunga introduzione che ha il motivo di traghettare alla trattazione, breve, qui di seguito non di un'analisi critica ma, diciamo così, d'un resoconto, poco lontano dal racconto dell'esperienza che chi scrive ha fatto in particolari occasioni.
Si può forse recensire un film che 10.000 persone avranno visto negli ultimi 75 anni?!?
Vogliamo però al contempo allontanare l'impressione di vantare tale primato ed augurare che cose simili accadano sempre più spesso fino a divenire una possibile, "normale", avventura culturale.
Die wunderbare Lüge der Nina Petrowna (Le meravigliose bugie di Nina Petrovna; The Wonderful Lies of Nina Petrovna; Le Mensonge de Nina Petrovna) di Hanns Schwarz, Germania, 1929, 102 min, 2872 m. (imdb.com riporta una lunghezza di 3110m, pari a 124'), ratio 1:1,33
Nina Petrovna (Brigitte Helm) è la donna del ricco colonnello Beranoff (Warwick Ward), ad una festa scambia sguardi pieni di malìa con il giovine tenente Michael Rostof (Francis Lederer). Il marito, accortosene, chiede spiegazioni ottenendo in risposta che d'amico d'infanzia trattasi. Il colonnello abituato però alle menzogne della compagna lo invita comunque al loro tavolo. Una sera Rostof, assente il colonnello, fa visita a Nina e resiste cavallerescamente all'arrembante erotismo della donna. Il mattino seguente il padrone di casa, di ritorno, ha la brutta sorpresa di trovare i due mentre fanno colazione e accompagna Rostoff alla porta minacciandolo. Nina si trasferisce a casa del tenentino, abbandonando completamente lo sfarzo della vita precedente. La vita insieme procede nella povertà e a far traboccare il vaso è una concitata partita a carte tra ufficiali in cui il giovane rischia di perdere completamente l'onore. Beranoff che ha partecipato alla partita ricatta Nina perché torni da lui, pena la distruzione della carriera dello sfortunato ragazzo. Il colonnello riavrà la sua donna ma ella, durante una parata militare verrà ignorata con sprezzo dal suo amore, lanciata una rosa questa non verrà raccolta come nelle simmetrica sequenza d'apertura ma giacerà nella polvere, lontana dagli scintillii degl'elmi. Al suo ritorno il colonnello la troverà morta.
"Le meravigliose bugie di Nina Petrovna" non è solo un film invisibile ma anche piuttosto silenzioso. Due sole tracce riconducono a questa produzione UFA del 1929 e spingono un ricercatore francese e collaboratore del Festival del cinema di Cannes ad una caccia in giro per il mondo, alla ricerca di un fantasma, a partire agli anni '70.
Il film di Hanns Schwarz, regista attivo fino al 1938, autore di una ventina di film, da anni era scomparso, parte dei metraggi di certo distrutti nell'incendio che colpì il deposito UFA di Berlino durante la guerra ma il mistero era fitto.
Erich Pommer, il potentissimo produttore tedesco di Fritz Lang, FW Murnau, Joe May, Robert Wiene, ricorda proprio questa produzione come la sua preferita, in una gloriosa carriera. L'altro elemento che ne trascina con sé la memoria è la presenza e conservazione della partitura originale di Maurice Jaubert.
Dopo anni di inutili rincorse solo all'inizio del nuovo secolo la George Eastman House entra in possesso di una copia del film, in nitrato di cellulosa, fortunatamente in decoroso stato di conservazione; non mi è dato sapere se si tratti di un montaggio specifico per il mercato d'oltreoceano (la prima americana ha luogo il 31 magio 1931) o meno[2]. Avvenuto il restauro, il film viene presentato in formato video alle Giornate del Cinema muto di Pordenone e solo nell'agosto del 2002 proiettato al festival americano di Telluride.
Martedì 10 dicembre la sala 3 del Cinema Multisala Massimo a Torino, in collaborazione con il Museo del Cinema e la Fondazione Anna Maria Prolo propone in una splendida copia la visione de "Die wunderbare Lüge der Nina Petrowna", accompagnato al pianoforte dal maestro Stefano Maccagno, con variazioni dalla partitura di Jaubert.
Molte delle informazioni qui contenute sono riportate dalla presentazione alla serata fatta da Alberto Barbera, responsabile della struttura cinema del Museo.
L'enfasi nella narrazione degli eventi non deve sembrare fuori luogo, non si tratta semplicemente di un piacevole ritrovamento né di elogiare il lavoro del restauro tecnico ma della scoperta di uno di quei tasselli di cui parlavamo più su.
Il film mostra la incredibile maestria di un regista e dell'intero staff che lo circonda riuscendo ad infondere ad ogni carrello, ambiente od istante una pregnanza complessiva in grado di far dimenticare completamente gli stereotipi di un melodramma, ambientato al tramonto di un'epoca (quella dei grandi imperi centrali). Tocco e vertigine sono pienamente ophulsiani (diceva giustamente Barbera), ci si perdoni l'anacronismo, il dettaglio della quotidianità povera vicino alla sensibilità della Nuova Oggettività tedesca, alcune sequenze a dir poco indimenticabili. Quella assai articolata della partita a carte, ricostruita in un decoupage frammentato ed "etilico" sembra memore dello Schnitzler di "Gioco all'Alba", nel suo spoglio arredo (sempre meticoloso, di Robert Hertl e Walter Roehrig nella complessità psicologica che vi si sviluppa; la sequenza finale, già citata, poi riesce a sfruttare al meglio la facile metafora del fiore (una rosa, infatti) nella polvere ed un simbolismo trito grazie ad una fotografia contrastata ed opprimente (opera di Carl Hoffman). "Sembra quasi che parli " vien da dire ripensando alla freschezza ed al piacere narrativo che lo pervadono, grazie anche a Brigitte Helm (la Maria (vera e falsa) di Metropolis) abbagliante (concedetemi pure bellissima) in una recitazione sempre composta.
Raramente si vedono pellicole di prima visione così pulite in cui si possano notare anche le pupille degli attori, strette nell'abbagliante luce dei fari di quel tempo.
Hanns Schwarz lo rifarà nel 1937 con Isa Miranda come protagonista, in Francia.
Il copyright è detenuto dalla Friedrich Wilhelm Murnau Stiftung in quanto successore legale di Terra-Filmkunst GmbH (Germany)
Inserito nei BRITISH FILM INSTITUTE'S 360 CLASSIC FEATURE FILMS
LONDON AFTER MIDNIGHT A RECONSTRUCTION (Turner Classic Movies, US 2002)Prod.: Rick Schmidlin; ed.: Christopher Gray; mus.: Robert Israel; consultant: Michael F. Blake; video, 48. Didascalie e narrazione in inglese / English intertitles and narration. [NB]
Ricostruzione (o Ricreazione) de:
LONDON AFTER MIDNIGHT (Metro-Goldwyn-Mayer Pictures, USA 1927, t.it. "Il Fantasma del Castello)
Dir.: Tod Browning; sc.: Tod Browning, Waldemar Young; story: Tod Browning; titles: Joe Farnham; ph.: Merritt B. Gerstad; ed.: Harry Reynolds, Errol Taggart; art dept.: Cedric Gibbons; sets: A. Arnold Gillespie; costumes: Lucia Coulter;
cast: Lon Chaney (Burke), Henry B. Walthall (Sir James Hamlin), Marceline Day (Lucille Balfour), Percy Williams (Butler), Conrad Nagel (Arthur Hibbs), Polly Moran (Miss Smithson), Edna Tichenor (Luna, Bat Girl), Claude King (The Stranger), Andy MacLennan (Bat Girls Assistant); lunghezza originale 1733,39 metri. Presentato il 17 dicembre 1927.
Roger Balfour viene trovato morto nella sua maione,
l'ispettore Burke conclude che si sia trattato di suicidio.
Cinque anni dopo due strani individui prendono possesso della
casa, un uomo gobbo, con i denti aguzzi ed un cappello a cilindro
ed una pallida giovane. I protagonisti della vicenda di cinque
anni precedente vivono ancora nei dintorni e sono vittime di
persecuzioni, strane apparizioni, tutto sembra collegato alla
misteriosa morte di sir Balfour, anche la sottotrama romantica.
Alla fine Burke dimostrerà tutto il suo genio di ipnotista ed
investigatore. (trama dettagliata su www.imdb.com,
in inglese)
Quando la camera di sicurezza numero 7 della MGM prese fuoco nel 1966 molte pellicole andarono perdute ma il mito scelse London After Midnight e per decenni il film, frutto della collaborazione - già leggendaria di suo - tra Lon "l'uomo dai mille volti" Chaney (www.lonchaney.com) e Tod Browning, raccolse nella sua aura fanatici di horror movies, collezionisti e ricercatori. L'autore del Dracula con Bela Lugosi (1932) ed il suo attore prediletto alle prese con un film di vampirismo ed ipnosi, il maggiore incasso della loro carriera, l'unica copia: scomparsa.
La sola memoria di spettatori, al tempo giovani, ormai
senescenti a lungo fu la base ed il sostentamento delle
informazioni. Ben poco interessava che Browning nel 1935 si fosse
dedicato al remake "Mark of the Vampire", non si poteva
accettare la scomparsa di un film ricordato per essere
leggendario, c'è stato chi ha fatto puntigliose ricerche in
caccia di dettagli che provassero la sopravvivenza, in qualunque
formato di L.a.M., data la voce che qualche collezionista tenesse
ben nascosto il reperto in attesa dello scadere dei diritti, Mike's London After Midnight Myths Page fornisce un appassionante resoconto di
tutto ciò, da biglietti di feste in cui se ne promette la
proiezione a cataloghi che ne riportano la disponibilità. Un
delirio di passione che porta qualcuno (la Sideshow Toy)
addirittura a produrre l'action figure di Lon Chaney
nei panni del vampiro, seguendo le immagini pubblicitarie ancora
conservate.
Solo nel Rick Schmidlin, già autore della ricostruzione di
Greed di Erich von Stroheim, su incarico della MGM e di TCM
- Turner Classic Movies, mette mano al materiale
ancora esistente per ottenere l'unica possibile versione di
London after Midnight. Basandosi sulla sceneggiatura, sul
continuity script (sceneggiatura dettagliata per le riprese) e
sulle fotografie di scena, la produzione ottiene un video di
cinquanta minuti in cui un narratore commenta l'azione che non
avviene! Infatti l'unico movimento è dato da zoom e panoramiche
sulle suddette fotografie che, peraltro, si riferiscono solo ad
una minima parte delle ambientazioni e delle situazioni originali.
Si può godere dei travestimenti di Chaney (nel doppio ruolo di
vampiro ed investigatore) e degli altri misteriosi personaggi ma
solo lontanamente comprendere come Browning, certo non regista
corretto e razionale (secondo le didascalie la vicenda
terminerebbe prima d'iniziare), avesse strutturato la sua opera
ed i differenti registri narrativi che, s'intuisce, erano uno dei
pregi dell'opera (l'investigatore razionale alla Sherlock e
l'improvviso comparire del fantastico).
Uguale procedimento alla
base di un libro fotografico che certo non dà uguale
soddisfazione feticista all'appassionato
Presentato al pubblico in anteprima alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone nel 2002, mercoledì 16 ottobre, e poi andato in onda per Halloween su TCM - che oltre tutto aveva prodotto il documentario di Kevin Brownlow su Chaney ed ora commercializza un imperdibile cofanetto . Venerdì 28 maggio 2003 il curatore medesimo, a Torino in occasione del convegno della FIAFF (Fédération Internationale des Archives du Film), presenta il suo lavoro nella sala 3 del Cinema Multisala Massimo.
Dettagliata investigazione dell'odissea di London After Midnight si trova su CelluloidShockers
Dickson Experimental Sound Film (a.k.a. Dickson experimental sound test) di William Kennedy Laurey Dickson (e Thomas Alva Edison), Usa, realizzato tra il settembre 1894 ed il 2 aprile 1895, 21'' a 30 f/s
William Kennedy Laurie Dickson è figura centrale nella nascita del cinema, nato nel Regno Unito, fotografo amatoriale, si presenta prima nel 1888 al cospetto di Thomas Alva Edison per ottenere un incarico negli stabilimenti di West Orange (New Jersey) e, grazie all'invenzione industriale della celluloide (e l'intuito commerciale di George Eastman), diviene il principale promotore del Kinetografo, del Kinetoscopio e del Kinetofonografo. Le sue ricerche tecniche permetto ad Edison di impiantare i suoi visori per singoli individui e costituire un complesso produttivo imponente. Corrente elettrica, produzione di filmati, distribuzione, strumenti di fruizione. Come i fratelli Lumiere anche Edison non sembra molto convinto delle possibilità economiche di lunga durata ma è dispostissimo a spremere la rapa fino all'ultimo. Dickson è l'uomo di fiducia che accumula consapevolezza tecnologica ed attraverso una serie notevole di invenzioni (brevettate a nome del padrone T.A. Edison) raccorda le conoscenze tecniche del tempo con la chiara impronta di una produzione seriale. In quest'ottica sorge il primo teatro di posa, il Black Maria, su rotaie per essere sempre in favore della luce. La ricerca è continua e fruttuosa quando nel 1894/5 si tenta la fusione del fonografo con il kinetoscopio riuscendo, in fine a provvedere una visione sonora allo spettatore! Il sistema basato semplicemente su una vaga sincronia con un sistema di cinghie riscuote dapprima un gran successo per poi venir abbandonato ed infine, modernizzato, reintrodotto nel 1912. WKLD abbandonerà poi la soffocante protezione edisoniana continuando a lasciare il segno, terminata la guerra dei brevetti (di tutti contro tutti), è tra i fondatori della Mutograph and Biograph Company poi Biograph che ha sotto contratto Mak Sennet, D.W. Griffith e Mary Pickford, tra gli altri. A lui viene ora ascritta pure la nascita della cineteca, il 16 agosto 1893, infatti, deposita alcuni Edison Kinetoscopic Records all'ufficio copyright della Library of Congress.
Per la prima volta nella storia una scena veniva registrata in audio e video: questo è il cosiddetto "Dickson experimental sound film". Un uomo suona il violino (probabilmente Dickson stesso), due ragazzi ballano roteando davanti ad una tromba atta a raccogliere il suono dello strumento. Ad un secondo dalla fine un uomo compare a sinistra e si avvicina al suonatore. Qui si interrompe lo strepitoso documento. Poco più di venti secondi in cui si ode la Barcarolle da "Les Cloches de Normandie", un'operetta del 1878. Da sempre è noto il filmato, conservato dalla Library of Congress, immagini divenute, per la danza dei due uomini, icona gay ripresa pure in The Celluloid Closet, diretto da Friedman e Epstein nel 1995. Nulla si sapeva del sonoro, creduto perso per decenni finchè venne ritrovato il cilindro fonografico spezzato, nel 1998 all'Edison Historic Site a West Orange, in mano al National Park Service. Ricomposto da Jerry Fabris viene ri-registrato al Rogers and Hammerstein Archive of Recorded Sound del Lincoln Center a New York.
Il vero problema fu l'accostamento dei due componenti, audio e video. Il progetto, con Rick Schmidlin come produttore, viene finanziato da George Lucas ed affidato a Walter Murch (che con Schmidlin già aveva curato la ricostruzione di "Touch of Evil") e, ovviamente, al dipartimento del suono della Industrial Light and Magic, la Skywalker Sound. Murch - di cui si possono leggere qui le impressioni - vincitore di vari Oscar per il montaggio (sonoro e non, da "Apocalipse now" al "Paziente inglese") con l'aiuto dell'assistente Sean Cullen riesce a far coesistere i due elementi. Grazie ad Avid il filmato viene compresso per giungere a 30 fotogrammi/secondo, in origine 40 e si trovano i punti di sincronia adeguati. Il lavoro completo (in video) consta di più passaggi del film, inizialmente con fedele riproduzione delle distorsioni sonore dovute alle crepe del cilindro originale e quindi depurato -in parte- dal doppio schiocco ad esse imputato. Il cilindro del fonografo riporta inoltre -data la durata di quattro minuti- nua strepitosa sorpresa. Ancora prima che le immagini inizino una voce dice: "The rest of you fellows ready? Go ahead!" ("Voi altri ragazzi, pronti? Via"). MOTORE! AZIONE! Ancora prima della cosiddetta nascita del cinema. Forse è inutile aggiungere dell'emozione che questo piccolo e vecchio film può provocare ma è commovente udire e vedere un'azione così semplice e ridicola avvenire ancora dopo quasi 110 anni. Anche se solo copia di una copia, nemmeno su pellicola ed in più alterato dalla circolarità della ripetizione.
Presentato alle Giornate del Cinema Muto ad ottobre del 2000, in anteprima mondiale. Il comunicato stampa del festival relativo all'evento è stato fondamentale per la stesura del mio breve testo.
Visto mercoledì 28 maggio a Torino, Cinema Multisala Massimo, sala3
In rete riferimento fondamentale sul cinema di Edison e Dickson è http://memory.loc.gov/ammem/edhtml/edhome.html che contiene le pagine relative all'Experimental Sound Film, è possibile anche da questo sito scaricare in vari formati il film ma, anche qui purtroppo, senza sonoro.
Di Walter Murch, figura eclettica di uomo di cinema, si trovano molti articoli in rete, questo per iniziare, oltre al libro intervista con Michael Ondaatje.
Per un dettagliato percorso sul cinema sonoro: Moving Pictures That Talk - The early history of film sound di Mark Ulano, C.A.S.
[NB] Le immagini di London After Midnight provengono dal sito Expanded Cinemah e riguardano la proiezione torinese del film.
[1] Il celebre "Il Cantante di Jazz" (t.or. The Jazz Singer) del 1927 sempre di Crosland con Al Jolson fu il primo film parlato distribuito nei circuiti delle sale dalla Warner Bros.
[2] Colgo l'occasione per scusarmi dell'approssimazione delle informazioni qui fornite ma i dati relativi a "Le Meravigliose " sono pochissimi ed anche il Web, solitamente prodigo non è di alcun aiuto. Se qualcuno avesse notizie più precise e volesse condividerle, Gli Spietati, ed il sottoscritto con loro, saranno ben lieti di apportare correzioni ed ampliamenti.
Luigi Garella
E di nuovo, di nuovo le nevi
han cancellate le impronte
Alexander Blok
(8 gennaio 1907)