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Hong
Kong, anni 60. Un uomo prima spezza il cuore di due ragazze e poi si
reca a Manila per ricercare la sua vera madre.
Wong
Kar Wai, prima dei trionfi occidentali, già girava apologhi sull'amore
come appuntamento mancato, sentimento che imbocca strade perdute e che,
nutrendosi di memoria, splende nella solitudine. La macchina da presa
spia un uomo senza radici e raccoglie immagini di corpi nelle stanze
rubandole a specchi e insinuandosi in fenditure, privilegiando
inquadrature inusuali, sghembe e angolatissime, ma non meramente
effettistiche. Lo sguardo sugli ambienti, per quanto ancora acerbo, le
preferenze per una colonna sonora fatta di musica mollemente exotica e
citazionista, piani sequenza vertiginosi, l'ossessione del tempo (Hong
Kong come terra in scadenza) e di apprensivi orologi, la voce fuori
campo, i primi piani che si stampano a fuoco sulla pellicola,
contribuiscono alla costruzione di questo melodramma stilizzato e
contemplativo in cui è gia presente la marca inconfondibile del suo
autore. Sommerso di premi, fu un flop clamoroso. Il doppiaggio è
canino, ma ci si passa sopra.
Luca Pacilio
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