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C'è
un maniaco che uccide le ragazze e ne asporta gli organi. È un cultore
della dea egiziana Ishtar che sta preparando un "party di
sangue" per una ricca signora.
Nella
classifica trash degli (s)cult non può mancare quest'opera del
casalingo tuttofare Herschell Gordon Lewis (firma anche fotografia,
musiche, effetti speciali, soggetto e produzione), primo (f)autore di
Z-movies splatter/gore, girati con mezzi da Ed Wood e giocati
interamente sul disgusto e l'erotismo. Se ci si sofferma sui dialoghi di
Allison Louise Downe, sui pacchiani ambienti spogli (l'ufficio di
Polizia!), sulla credibilità del racconto (Mal Arnold alias Fuad Ramses
un vecchio orribile? In realtà è un trentenne con i capelli tinti) e,
non da ultimo, sulle prove degli attori
(?) sovente pescati a leggere il gobbo, i conati di vomito sono
assecondati in altro modo: Lyn Bolton, grazie a questo film, è stata
votata la peggiore attrice di tutti i tempi; la playmate Connie Mason,
dal canto suo, sottolinea il passato da regista di film "nudie"
del suo pigmalione. Ridicolamente sublime la parte del poliziotto
protagonista, che ha in tasca tutte le chiavi di lettura del giallo e
non riesce mai a sbrogliare la matassa finché, nel finale, come un
tonto che si rivolge ai tonti, spiega allo spettatore com'è arrivato
alla soluzione! Discreta l'idea di base, con il serial killer e il culto
pagano, meccanicamente seriale (come tanti splatter a seguire quindici
anni dopo) e sommario lo sviluppo, in cerca di blandi riempitivi fra uno
sbudellamento e l'altro, unica (non spiacevole) ragione d'essere come il
coito nei film porno. Talmente amatoriale nell'impostazione e plateale
nel grand guignol da riuscire caricaturale, involontariamente spassoso,
una festa alle interiora degli animali con tanto di finale...allegorico/autoreferenziale
(il cattivo che finisce nella spazzatura!). Incoronato re del genere, il
film di Lewis ha tenuto botta nei drive-in fino agli anni ottanta.
Niccolò Rangoni
Machiavelli
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