*1° GRAN
TORINO – Clint
Eastwood
Testamento
di Eastwood. Callaghan è tornato ma è diverso: prossimo alla tomba, fa i
conti con il passato e chiude in pareggio il bilancio. Una lezione di Cinema e di Vita: il protagonista diventa un
modello, un buon padre per la coscienza statunitense, un “vero uomo”
di cui s’è perso lo stampo. Perché gli Stati Uniti non albergano nella
purezza dei primi coloni, ma negli ideali, nel modo di essere. E il sangue
va lavato nel sangue, il proprio.
*2° MARTYRS
–
Pascal Laugier
Oltre
non è possibile andare: Laugier scrive il capitolo finale del torture
porn, e una pietra miliare dell’horror. Un’opera che non dà tregua
perché mette in scena il terrore puro, dall’interno, entrando nella
testa delle vittime/carnefici. Insostenibile, disturbante, (ma) non
gratuito. Poi va oltre: il suo generoso, sorprendente racconto, apre alla
metafisica, alla conoscenza di Dio.
*3°
RACCONTO
DI NATALE – Arnaud
Desplechin
Desplechin
trova finalmente il collante giusto per la sua estrema libertà stilistica
e compositiva: stavolta non sbaglia un tono e ne genera uno inedito,
terribile e divertente insieme, malinconico e folle. La scomposizione
drammaturgica non è mai gratuita, arricchisce un quadro corale sempre più
composito e ferocemente grottesco, generoso di capitoli sapidi, ognuno con
note stilistiche distintive, aforismi e apologhi che lasciano il segno.