FILM DELL’ANNO 2008-2009
di Michele Favara

 

In ordine rigorosamente pericolante:

GRAN TORINO di Clint Eastwood (
e CHANGELING).
Dopo un melodramma materno tenebroso e magnificamente imperfetto annegato nel potere ambivalente delle immagini, un testamento paterno di toccante linearità e ruvida leggerezza che ruota attorno al corpo-palinsesto del suo autore. La vecchiaia di Callaghan, il ripensamento dello Spietato, il mondo (im)perfetto degli altri. Eastwood, ormai al di sopra delle mode e del classico, riperimetra il senso della parola “patrimonio”.

VINCERE di Marco Bellocchio
Mélo dalle vertigini futuriste, sperimentalismo matarazziano, opera lirica rumorista. Quasi un’amplificazione fiammeggiante di tutto il cinema antiautoritario e immaginifico, folle e lucidissimo, atroce e impetuoso realizzato fino ad oggi da Bellocchio, qui al suo apice di rischio e forse di risultati. “Changeling” del Ventennio, “Senso” degli anni duemila. Capolavoro stordente.

TWO LOVERS di James Gray
Crudele educazione sentimentale passata al setaccio di un magnifico sguardo noir. Leonard, Michelle e Sandra prigionieri della notte. E della città. Love is grAy.

THE WRESTLER di Darren Aronofsky
Requiem for a (d)R(e)am. Snuff movie pieno di grazia. L’agonia di un cuore che si rialza solo per precipitare da un’altezza maggiore.

RACCONTO DI NATALE di Arnaud Desplechin
Così come la famiglia Vuillard, corpo pulsante che non ne vuol sapere di morire, pronto perfino a cibarsi dei suoi membri per perpetuarsi, anche la messinscena di Desplechin è un corpo fremente che vive di innesti e trapianti, rischia l’autocombustione per esplodere invece in un fuoco d’artificio lussureggiante, che lavora di testa e di pancia, intellettualmente viscerale. Cinema bigger than life, generoso, sconnesso e crudele come la vita stessa. Succhiarne il midollo non è mai stato così lacerante.

WALL-E di Andrew Stanton
Il puro vuoto dei globi oculari di Wall-E si colma della pienezza stupefacente del cosmo. E del profilo lucente della prima “donna”. Dolcissima e sovversiva palingenesi dello sguardo.

RACHEL STA PER SPOSARSI di Jonathan Demme
Nel bellissimo home wedding movie di Demme c’è tutto il mondo, staffilato da urticanti voglie di tenerezza. Opera di continui sconfinamenti, splendidamente meticcia.

LA CLASSE di Laurent Cantet
Chiuso nell’aula magmatica del professor Bégaudeau, il cinema di Cantet sfoglia la disperata grammatica dell’utopia comunitaria e coniuga verbi non scontati. Anche l’imperfetto congiuntivo può servire a interrogarci/si sulla condizione umana.

LA FELICITÀ PORTA FORTUNA – HAPPY-GO-LUCKY di Mike Leigh
Un nuovo “Naked” ma di senso (e sesso) opposto. E con un luminoso e battagliero sorriso in bocca. Più Poppy per tutti.

IL MATRIMONIO DI LORNA di Luc e Jean-Pierre Dardenne
Contro la stretta e arida meccanica del denaro il corpo libero della straordinaria Arta Dobroshi/Lorna s’ingravida della follia utopistica dei santi. I Dardenne rialzano il tiro.


Impossibile non menzionare anche:

PONYO SULLA SCOGLIERA di Hayao Miyazaki
Un’apocalisse terribile sventata in forma di delirante Silly Simphony. Opera minore? Suvvia. Inebriante pedagogia liquida.

MILK di Gus Van Sant
Quando il “mainstream” è una scelta politica. Bevete più latte e arruolatevi tutti.

REVOLUTIONARY ROAD di Sam Mendes
Dallo splendido romanzo di Yates, un saggio di messinscena velenosamente manierista sulla rappresentazione (e la percezione) calligrafica dell’esistenza borghese.

ANTICHRIST di Lars Von Trier
Il paradossale e tormentoso “femminismo” di Von Trier in una fiaba nerissima e disperatamente intima che minia il terror panico dell'uomo di fronte alla squassante visceralità femminile. Il finale è probabilmente il più bello dell’anno.

 

Non mi stancherò mai di difenderlo:

VICKY CRISTINA BARCELONA di Woody Allen
L’estate spagnola di Allen ha riverberi autunnali. Mi bastano l’inquadratura iniziale e quella finale (e l’eccezionale Penelope Cruz/Maria Elena) di questo sensuoso e sornione marivaudage sull’autoinganno e l’insoddisfazione per convincermi del fatto che, nonostante la presunta vena creativa inaridita da anni, Allen ha ancora cose da dire (da dirmi) e meglio di tanti.

 

Inediti/(in)visibili dell’anno
(ovvero il corpo e i suoi fluidi come ultima trincea in due opere durissime e sconvolgenti)

À L’INTÉRIEUR di Alexandre Bustillo e Julien Maury

HUNGER di Steve McQueen

 

Altre visioni:

RISE AND FALL di Fiona Tan (doppia video-installazione in HD su schermi verticali 16:9, Padiglione Olanda della 53° Biennale d’Arte di Venezia)
La memoria di sé è un’esistenza parallela.

 

Homepage                            Speciali                             Film dell'Anno