I Film dell'Anno 2008-2009

di Luca Baroncini

 

Annata in linea con la precedente, forse virata più al grigio: qualche buon film, alcuni passi falsi e un’ampia via di mezzo in equilibrio precario tra spunti interessanti e mediocrità. Il 3D si è rivelato uno stratagemma divertente per agganciare il pubblico anche se il rischio è quello di trasformare la sala cinematografica in un parco giochi (e il dominio dell’action è un chiaro segnale in questo senso). Dispiace il tramonto sempre più marcato della monosala cittadina, luogo in cui cinema e storia personale diventano tutt’uno. I tempi del divertimento periferici garantiscono qualità nella visione ma non hanno anima. Il loro abbraccio colpisce l’occhio ma non stringe il cuore. E poi proiettano tutti gli stessi film. Sempre più marcata, quindi, la separazione tra cinema commerciale e d’essai. Ecco, sarebbe bello se si parlasse di cinema e basta. E poi, trovo immorale spendere 3 euro e 40 centesimi per un bicchierino striminzito di pop-corn!!!

In rapida sintesi ecco la consueta pagella ai film dell’anno che hanno colpito: nel bene, nel male e nel limbo delle mancate opportunità.

I titoli sono indicati in rigoroso ordine alfabetico.

 

SI’! SI’!

IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON: il senso della vita in pellicola; sontuoso, originale, formalmente impeccabile, struggente.

THE HURT LOCKER: accusato ingiustamente di essere privo di un’etica forte è invece un film di guerra compatto e incisivo che mostra la guerra e l’uomo, binomio indissolubile teso alla distruzione.

THE ORPHANAGE: un horror classico che unisce con mestiere brividi e melodramma.

STATE OF PLAY: uno di quei thriller che si seguono con intensità dall’inizio alla fine; solido, coinvolgente, complicato ma non labirintico, ricco di spunti, ben interpretato, diretto con senso del ritmo e attenzione al lato umano. Che volere di più?

WALL-E/BOLT: la poesia contro un più convenzionale, ma non per questo da sottovalutare, intrattenimento. Meraviglia non solo dovuta a prodigi tecnici, ma alla capacità, sempre più rara, di raccontare una bella storia.

THE WRESTLER: non è il Rocky del wrestling, come in molti hanno detto; non ci sono infatti riscatto, pacificazione, amore ritrovato, ma un percorso che passa dall'inseguire un'illusione a una dolente consapevolezza che rende chiaro come il cuore batta, fino a quando ce la fa, verso un'unica direzione: quella del ring.

 

NON CI SIAMO PROPRIO !

ANGELI E DEMONI: una frenetica corsa contro il tempo minata da scemenze oltre la soglia di tolleranza.

UN GIORNO PERFETTO: manca di coraggio; un finale “nero” non salva un film vittima di dinamiche da “prime time” tv.

PASSENGERS – MISTERO AD ALTA QUOTA: pasticciaccio che resta invischiato in un atmosfera sospesa e rarefatta da cui non riesce a districarsi.

IL PRIMO GIORNO D’INVERNO: non basta scimmiottare in cinema d’autore per replicarne gli effetti.

SFIDA SENZA REGOLE: nella sfida tra due mostri sacri del cinema americano a rimetterci è il pubblico, prigioniero di un film insalvabile.

UNDERWORLD – LA RIBELLIONE DEI LYCANS: una successione di sequenze action e di effettacci digitali senza il collante di un’atmosfera.

VISIONS: se la rinascita del cinema italiano di “genere” passa per film brutti come questo, la strada è ancora molto lunga.

 

 PENSAVO MEGLIO!

 

ANTICHRIST: fa piacere incontrare un cinema che prova a sganciarsi dall’omologazione imperante, ma la provocazione ha il fiato corto, l’horror è risibile e alla fine si ricordano solo le iperboli esibite (oltre al bellissimo prologo).

AUSTRALIA: ambisce al polpettone, ma si ferma al kitsch.

COME DIO COMANDA: chi l’ha detto che una rappresentazione convincente del dolore passi per forza attraverso una successione pressoché ininterrotta di urla, silenzi e scene madri?

CORALINE E LA PORTA MAGICA: soggetto interessante, realizzazione apprezzabile, sceneggiatura così così.

DUPLICITY: Owen e la Roberts si divertono un mondo nei continui ribaltamenti previsti dalla sceneggiatura…ma noi?

FROZEN RIVER – FIUME DI GHIACCIO: tipico esempio di cinema indipendente americano; merita rispetto…fatto!!!

GIU’ AL NORD: il doppiaggio lo penalizza di sicuro, ma non fa mica tanto ridere.

LASCIAMI ENTRARE: perché tante lodi sperticate?

LOUISE MICHEL: volutamente sgradevole fa di tutto per allontanare lo spettatore … e alla fine ci riesce…

UN MATRIMONIO ALL’INGLESE: non si chiede di sganasciarsi, è una commedia inglese perdinci, ma almeno di sorridere per più di una manciata di secondi sì!

THE MILLIONAIRE: uno sguardo occidentale furbetto sull’India che commuove tanto l’Occidente (vedere al cinema e commiserare sgranocchiando pop-corn).

IL MONDO DI HORTEN: perché capisci subito dove NON andrà a parare?

PRANZO DI FERRAGOSTO: simpatico ma basta!

QUANTUM OF SOLACE: l’aplomb del vecchio Bond è definitivamente defunto, l’abbiamo capito, ma perché complicare inutilmente il plot quando ciò che conta, alla fine, è solo l’azione?

RACHEL STA PER SPOSARSI: un film superfluo salvato da un grande regista.

VINCERE: lode a un regista che continua a sperimentare, questa volta però le immagini, pur ricercate, non aggiungono molto al dramma della protagonista e un’impostazione teatrale, soprattutto nella prima parte, disvela l’artifizio.

 

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