I FILM DELL’ANNO 2008-2009

di Alessandro Baratti

 

Mai come nella stagione passata, che io ricordi, il cinema si è confrontato tanto intensamente con la dimensione del conflitto e dello scontro frontale. Specchio dei tempi o necessità di contrapporsi a un pensiero totalitario che punisce con la forza i non allineati e asservisce con formule avvenenti i potenziali oppositori, il cinema ci ha offerto nei mesi trascorsi un’impressionante sequenza di film antagonisti. Pellicole che, a diversi ordini di grandezza, hanno fatto della conflittualità la loro ragion d’essere, raffigurando scenari di guerra pubblica o privata, collettiva o individuale, conclamata o silenziata. Comunque destabilizzante. Ecco, ripartiti per arbitrarie coppie tematiche, i titoli che a mio avviso hanno segnato maggiormente la stagione.

Lotte

The Wrestler.

Sul ring l’America megalomane e steroidea, fuori un uomo malconcio e vulnerabile. Aronofsky, regista dell’eccesso, si mantiene in mirabile equilibrio tra allegoria politica e ritratto umano, satira ed empatia. Rourke? Devastato e devastante.

Nemico pubblico N.1 – L’ora della fuga.

Lasciati alle spalle i posticci anni ’60, Richet proietta il suo Mesrine/Cassel nell’eversione più sfrenata. “Film contro” da ogni punto di vista: contro l’immagine stereotipata del bandito rivoluzionario, contro la versione ufficiale della polizia e contro la distribuzione italiana, che, visto l’insuccesso del primo capitolo del dittico, ha pensato bene di renderlo praticamente invisibile. Cronaca di una morte annunciata.

Ribellioni

Two Lovers.

Quarto film dell’ex enfant prodige James Gray. Un mélo strozzato dal determinismo noir che configura figure geometriche inconciliabili: il cerchio sociale dei condizionamenti, la retta secante dei sentimenti. Rompere il cerchio è tanto urgente quanto irrealizzabile. Phoenix definitivo.

Pride and Glory.

Dagli anni '50 a oggi il poliziesco americano ha impiegato due grandi modalità discorsive per rappresentare vizi e virtù dell'istituzione preposta al mantenimento dell'ordine: o la parabola dell'agente idealista che vede infrangere i suoi sogni contro la durezza della realtà ("Serpico") o l'affresco corale ricco di chiaroscuri, caratteri antitetici e tensioni professionali ("L.A. Confidential"). Con "Pride and Glory", Gavin O'Connor indica una direzione narrativa inedita, fatta di percorsi che si intersecano e sovrappongono mantenendo tuttavia la dilemmaticità della parabola soggettiva. Una terza via tra ritratto e affresco in grado di costruire una nuova etica dei figli sulle macerie della morale dei padri.

Tirannie

Tony Manero.

Raùl come rappresentazione cinematograficamente sTravolta di Pinochet. Da qualunque parte lo si guardi, il film di Perrain ci racconta la stessa cosa: la squallida parabola di un prevaricatore che annienta e sciacalla i più deboli e elimina subdolamente gli oppositori. Augusto Pinochet per interposto Manero: un’allegoria zuppa di sangue e merda ma dalla divisa candidamente immacolata.

Antichrist.

Dopo Lynch e Coppola, tocca al sublime impostore von Trier affondare il digitale nella cripta dell’interiorità. Phantom HD e Red One in pugno, il cineasta danese fa di un apologo apparentemente misogino e stregonesco una furiosa e terapeutica liberazione della femminilità angariata. Il caos è tale solo per la fobica razionalità virile.

Insubordinazioni

Frontière(s).

Il soffio di rivolta delle cité investe l’horror. La nouvelle trouille è in sommossa e il sangue che versa inonda la Francia contemporanea. Sul corpo femminile, sulla sua carne, la violenza xenofoba si accanisce militarmente, rovesciandosi, amplificata, in rabbia sovversiva. Derivativo? Superficiale? Gratuito? Aggettivi da gendarmi.

Il matrimonio di Lorna.

Ancora un racconto morale dei valloni Dardenne. Ma stavolta alla traumaticità del dilemma si sostituisce la gradualità dell’elaborazione soggettiva. Le ragioni dell’insubordinazione di Lorna stanno fuori campo, devono germinare nella coscienza dello spettatore, ogni spiegazione sarebbe immorale. L’etica esige il silenzio.

Conflitti

The Hurt Locker.

Un film punk. Tribale. Fassbinder in Iraq.

Appaloosa.

La cittadina di Appaloosa: luogo di confronto tra la legge (delegata al duo di peacekeeper) e l’arbitrio (la violenza del ranchero Bragg), tra la giustizia armata e la rapina indiscriminata. Nella maestosa cassa di risonanza del New Mexico il conflitto rimbomba classicamente.

Disordini

Rachel sta per sposarsi.

Pacilio ha detto tutto quel che c’era da dire.

Racconto di Natale.

Idem con palline.

 

 

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