Film dell'Anno 2007-2008,
al di là dell'oceano,
di
Roberto
Tallarita
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1. There Will Be Blood (Il Petroliere) 2. My Winnipeg 3. 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni 4. The Assassination of Jesse James by the coward Robert Ford (L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford) 5. Margot at the Wedding (Il matrimonio di mia sorella) 7. Youth without Youth (Un’Altra Giovinezza) 8. Wall-E 9. No Country for Old Men (Non è un paese per vecchi) 10. The Happening (E venne il giorno) - Cloverfield
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postille Southland Tales, secondo lungometraggio di Richard Kelly dopo l’acclamato Donnie Darko, è - nella sua confusione incoerente, libera e coraggiosa - oggetto di grande interesse, concitato, irrisolto, sbagliato e inconcludente. In Eastern Promises (La Promessa dell’assassino), Cronenberg riprende temi, umori e motivi del suo A History of Violence e li dispone (purtroppo) intorno a uno script assai convenzionale, fitto di inghippi scialbi: la violenza è mistero tremendo; e il corpo umano, nella sua carnalissima animalità, ne è alfa ed omega. Van Sant ( Paranoid Park) e Wes Anderson ( The Darjeeling Limited - Il treno per il Darjeeling) applicano con eleganza i loro stilemi in due opere toccanti, decentrate ma per più versi automatiche. Wong Kar-wai ( My blueberry nights - Un bacio romantico) sbarca in America e riduce con inescusabile facilità il suo vitalissimo cinema a stilemi meccanici che aderiscono a una sequela di logori luoghi comuni hollywoodiani). Ozon filma un oggetto cinematografico (e culturale) radicalmente insolito e spiazzante: Angel ricrea un melò che si consuma con gran crepitìo di clichés, ma ci è dato scrutarlo da una spessa teca di vetro, senza la solita ironia postmoderna, senza alcun intellettualismo de-genere. Haynes (Io non sono qui) mistifica Bob Dylan per provare a svelarlo: il suo sguardo amorevole levita e traballa commosso, ha picchi di lucida profondità, momenti di offuscamento, sempre appassionato e sincero pur nei cedimenti di tensione ed inventiva - tuttavia la sensazione finale è quella d'un florilegio di buone idee, alcune ottime, mischiate a ingenuità e debolezze e riunite in un quadro dal carattere un po' debole. Gondry firma una commedia radicale (Be Kind Rewind) che insiste con levità e disincanto sulle instabili cuciture tra illusione e delusione, tra sequestro politico dell’immaginario e sabotaggio gioioso della memoria collettiva. Asia Argento e la sua sensualità rozza e vagamente trascendente si offrono allo sguardo meraviglioso di Olivier Assayas in Boarding Gate e alla messinscena fisica e ammaliante di Une vieille maîtresse, softcore esotico con derive tamarre diretto da Catherine Breillat. Haneke, infine, gioca.
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