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I film dell'Anno
2007-2008
di
Luca Pacilio

Nightwatching – Peter Greenaway
(in ordine alfabetico)
L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford – A. Dominik
Be kind rewind – M. Gondry
Boarding gate – O. Assayas
Les chansons d’amour – C. Honoré
Dans Paris – C. Honoré
La famiglia Savage - T. Jenkins
Gomorra – M. Garrone
Il matrimonio di mia sorella – N. Baumbach
The man from London - B. Tarr
The Patterns Trilogy – J. Travis
Il petroliere – P. T. Anderson

While going to a condition – Hiroaki Umeda
I consider that my own physical appearance is just one of
the elements of various phenomena.
Il crescendo compatta gesto, suono e luce: la performance accumula elementi, si conclude complessa, quasi compulsiva. Un assolo di grande intensità sul quale ci si può interrogare, come no. L’Oriente è troppo avanti.
Brividi.
... la luce non esiste per mostrare la danza ma per creare uno spazio...
...nessun tema concettuale nei miei spettacoli, che svuoto di tutto ciò che può costituire un senso...
... percepisco i rumori della quotidianità come suoni senza informazioni, ed è questo che m'interessa...
Stati di grazia – A. L. Kennedy
Dall’autrice di Gesti indelebili: non basta la tagliente traduzione della propria limpida visione delle cose, non basta la resa espressiva totalizzante, Stati di grazia (risale al 1999, ma da noi è stato tradotto solo nel 2007) è la testimonianza tangibile di una sapienza stilistica che lascia abbacinati: la Kennedy ha la scrittura splendente dei Grandi. Undici magnifici racconti e un romanzo breve (capolavoro) che zittiscono un bel po’ di inutili, celebrati parolai.
Carolina’s drama - The Racounteurs
Il supergruppo gioca con i classici e, sbruffoneggiando deliziosamente, un possibile classico riesce a scriverlo sul serio: uno struggente ritratto di loser in una ballad che evoca il Dylan più western e il Rocky Raccoon beatlesiano, una tragedia che cresce, s’impone, esplode; Jack White è magnifico, pesca ogni parola dall’anima, la sua è un’interpretazione gigantesca. Che nodo allo stomaco quel finale. Che potenza, diobon.
Well now you heard another side to the story
But you wanna know how it ends?
If you must know, the truth about the tale
Go and ask to the milkman
Re Lear – regia di Lev Dodin
Dodin punta tutto sui personaggi e fa della tragedia di Shakespeare la loro intima tragedia. Follia e sanità non bastano a giustificare, a far comprendere gli accadimenti: l'esistenza, anche coreografata, rimane quella che è. Una messinscena che si scolpisce nella memoria: potente,
atemporale.
ASCE
Kafka diceva che un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi. I film che mi hanno accettato quest'anno:
A) LA REALTA' E' CODARDA
L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford
Ford uccide Jesse James per scoprire che l'idealizzazione non è più insana di un sano senso della realtà. Dominik domina (materia e forme).
B) HONORE'

Les chansons d’amour
Chiarezza del pensiero non vuol dire chiarezza del sentire, le passioni raramente sanno cosa vogliono: un film che si prende i suoi rischi, anche quello di essere detestato.
Dans Paris
Mentre Duris si strugge, Garrel gironzola dans Paris seguendo la nouvelle vague. L'addio vissuto come una rimessa in ordine ci ricorda com'è unica l'intensità degli abbandoni (qui la rottura è preventiva, quindi dilaniante) e si canta:
J'ai une idée inattaquable
Pour éviter l'insupportable
Avant la haine, avant les coups
De sifflet ou de fouet
Avant la peine et le dégout
Brisons-là s'il te plait
Tutto il resto si vive senza accompagnamento.
C) ONORE

Boarding gate
Si fa presto a dire minore, stiamo parlando di Assayas. Dico: Assayas.
D) TRILOGIA
The Patterns Trilogy
Non si soffre per l'amore in sé, ma per l'incertezza di esso. La sicurezza ci rende apatici, la speranza ci ammazza.
Il film di Travis è lucido fino al luccicante.
E) POLITICA

Be kind rewind
I have a dream.
F) MAESTRO

The man from London
Tarr adatta in ogni senso Simenon: stilisticamente rigoroso, personale, frutto mirabile di un'intelligenza radicalmente cinematografica. Enorme.
G) ITALIA

Gomorra
Il miglior film italiano da anni è bello sul serio.
H) SELVAGGI

La famiglia continua ad essere il pallino del cinema americano di parola: piangere per non ridere, ridere per non piangere.
La Colpa/ La famiglia Savage
Una sceneggiatura esemplare sul senso di colpa come merda dell'anima.
La Rabbia/ Il matrimonio di mia sorella
Baumbach porta tutto a galla.
La Paura. Il Dolore/ Il treno per il Darjeeling
Il sistema malato si cura dall'interno per non permettere che muoia tra atroci sofferenze.
La Confusione/ Little children
Dal non eccelso romanzo di Perrotta, il non eccelso film di Field dice, molto bene a tratti, alcune verità brucianti: uomini e donne sono pargoli, più o meno bravi, più o meno coccolati, più o meno abbandonati; i bambini veri ne prendano atto, paghino lo scotto e si preparino a diventare falsi adulti. Peccato per il finale “educato” che, rispetto al libro, toglie alla storia quella patina di ambiguità morale che disorientava vieppiù.
La forma normale di familiare armonia è un'ordinaria isteria.
L'ho detto.
I) OIL!
Il petroliere
E' davvero/ oro nero.
L) ALTRE GIOVINEZZE

Redacted
Brian DePalma ci spiattella davanti la Contemporaneità. Il falso “falso documentario” sarà anche imperfetto (lo è), ma è sintomatico e “nei tempi” come nessun altro film quest'anno, un punto nodale sia estetico che concettuale. DePalma, con Coppola, è il miglior giovane cineasta statunitense.
M) TRE COSE MOLESTE

Across the universe
Non perché si amano i Beatles si detesta questa roba: la Taymor fa davvero tutto da sola.
Sweeney Todd
Questo film ci dice due cose sul suo regista: la prima è che Burton è diventato un semplice illustratore che appiccica il suo immaginario, oramai stiracchiato e posticcio, a comando, laddove l’apparato estetico ben si adatta, evitando la soluzione, più dignitosa di questi esercizietti di arte applicata, della prostituzione conclamata; la seconda, peraltro assodata da tempo, è che costui ha rotto.
Nel prossimo film adatterà (ma chi se lo sarebbe mai aspettato?) l’Alice di Lewis Carroll. Io passo.
Juno
Film indipendente costruito con strategie di marketing proprie di una major. Noioso, codino, debole in tutto tranne che nella furbizia. Finto (vera è solo la fregatura).
N) IS FOR NIGHTWATCHING
Su Nightwatching non mi pronuncio in misura inferiore alle trenta cartelle.
Videoclip

La videomusica dell'anno propone il divertimento e la mimesi coloristici di Nima Nourizadeh (per Ready for the floor degli Hot Chip), una cifra stilistica già riconoscibile che trova conferma in Bonafide lovin’ dei Chromeo in cui si aggiunge una parte animata grezzona come il duo in questione e nel delirio quasi romeriano di L.E.S. Artistes per Santogold; le amabili alchimie di Jonas & François (l'animazione di Better than Prince per i Flairs è il lavoro più raffinato, il fatidico 4 minutes di Madonna-Timberlake-Timbaland è quello stravisto, ma le t-shirt cangianti per D.A.N.C.E. dei Justice hanno ragione di noi, immancabilmente, e fanno la Storia). Ancora: la sequenza animata per Evil bee dei Menomena (regia di Stefan Nadelman), certe ripresine horror come si usava negli 80 (i Bat For Lashes di What’s a girl to do?, regia di Dougal Wilson) o gli evidenti lynchianismi dei Liars in Plaster casts of everything, diretto da Patrick Daughters, autore, tra i migliori dell'ultima leva, anche di Four winds per Bright eyes (il pubblico da balera gli lancia addosso qualsiasi cosa). Le mie preferite rimangono le cose più semplici: il vorticoso piano sequenza di Spoon (The Underdog di Keven McAlester), gli incantevoli luminismi dei Willowz (Jubilee di Toben Seymour), la disarmante performance su un tapis roulant aeroportuale in My moon, my man dei Feist per la regia del già citato Daughters (dell'ineffabile Patrick Daughters mi pare lecito ricordare anche il divino piano sequenza per il musical virtuale di 1, 2, 3, 4 sempre per Feist); soprattutto: il negativo usato in positivo dell'impeccabile Albertin per Emily Haines di Our Hell (ad Albertin, uno dei miei
 beniamini, si devono anche le meravigliose trame luminose di Kingdom per Dave Gahan e il rycbinziano Magic position per Patrick Wolf), l’orgia seventy in chroma key dei MGMT (Time to pretend per la regia di Ray Tintori), l'esaltante gioco di riflessi di Atlas dei Battles (per la regia di Timothy Saccenti che dirige un altro picco dell'annata: Peacebon degli Animal
Collective).
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