I Film dell'Anno 2007-2008

di Luca Baroncini

 

Sarà il fiuto maturato nel corso degli anni, oppure la fortuna, sta di fatto che quest’anno il cinema mi è sembrato più vitale che mai, con molte sorprese positive, le solite inevitabili delusioni, ma pochissime brutture, tanto che i film con i voti più bassi derivano per lo più da una molto soggettiva asincronia rispetto alla visione del regista; come dire, non film brutti ma che non piacciono. Ecco quindi la solita triplice suddivisione, rinominata per pura voglia di novità.

I titoli sono indicati in rigoroso ordine alfabetico.

EVVIVA!

4 MESI 3 SETTIMANE 2 GIORNI: secco, essenziale, efficace, non si perde negli “ismi” di altri autori ma arriva diritto e con forza al bersaglio, che è raccontare un disagio.

12: una regia prodigiosa permette di superare i limiti connessi alla teatralità della messa in scena e imprime dinamismo al sentire di ogni personaggio, rendendo inattese le scene madri e giustificati i cambiamenti di prospettiva.

ACROSS THE UNIVERSE: Julie Taymor dona nuova vita alle canzoni dei Beatles e costruisce un universo colorato, eccessivo, divertente, anche kitsch e stridente, in cui è bello immergersi.

GOMORRA: un nuovo tassello nel percorso artistico di un autore, Matteo Garrone, fedele a uno stile dove dominano il distacco e la lucidità verso una materia incandescente.

LA CANZONE PIU’ TRISTE DEL MONDO: uscito in sordina nell’ultimo scorcio di stagione, rappresenta il genio di un autore che reinventa il cinema saltando tra il passato e il futuro per parlare al presente.

LA NOTTE DEI GIRASOLI: quello che poteva essere, a livello stilistico, “La ragazza del lago”: Spagna–Italia 1-0.

LA PROMESSA DELL’ASSASSINO: senza tradire la sua visione molto fisica e viscerale di cinema, Cronenberg si mette al servizio di un solido racconto.

NON E’ UN PAESE PER VECCHI: alle radici del male per un’opera in cui la bellezza della forma va di pari passo con la forza della narrazione.

PERSEPOLIS: un originale cartone animato in cui il percorso di formazione di una ragazza iraniana si fonda con la storia del suo paese e diventa forma fluida e suadente.

REC: ti agguanta e non ti molla rispettando in pieno il primo requisito del genere: fare paura!

 

MAH !

IL TRENO PER IL DARJEELING: l’opera bislacca di uno degli autori che il tempo provvederà a ridimensionare.

SCUSA MA TI CHIAMO AMORE: forse il grande successo di pubblico ha fatto parlare più del necessario dell’opera di Moccia che resta un film ruffiano ma sostanzialmente innocuo; ciò che preoccupa è più che altro il suo essere specchio e voce dei tempi che corrono…

SHOOT’EM UP – SPARA O MUORI: insalvabile guazzabuglio in cui non funziona quasi niente, a partire dalla sempre bella (ma basta) Monica Bellucci in autolesionista doppiaggio (più del solito).

   

PENSAVO FOSSE AMORE…INVECE

CLOVERFIELD: idea geniale efficace dal punto di vista visivo, molto meno da quello narrativo.

ESPIAZIONE: la forma non è tutto.

INDIANA JONES E IL REGNO DEL TESCHIO DI CRISTALLO: piacevole, ma dal ritorno dopo vent’anni di Indiana Jones era davvero lecito attendersi un po’ meno stupidaggini.

IN QUESTO MONDO LIBERO: Loach ha il coraggio di mettere in scena due protagoniste antipatiche come poche, ma il dramma non coinvolge e l’indagine sociale poco aggiunge al già noto.

INTO THE WILD: poteva essere un perfetto film hollywoodiano, invece Sean Penn finge che non lo sia e lo traveste da opera “indipendente”.

IO NON SONO QUI: davvero è un film su Bob Dylan?

LA RAGAZZA DEL LAGO: perché se ne parla tanto?

LA TERZA MADRE: dopo il ruspante ritorno con i due episodi dei “Masters of Horror” il “Re del brivido” torna con questo pasticcio anche simpatico, ma scritto malissimo e recitato peggio.

NESSUNA QUALITA’ AGLI EROI: opera pretenziosa in cui tutti si prendono tremendamente sul serio; grande assente l’ironia.

ONORA IL PADRE E LA MADRE: elogio alla sfiga e al senso di colpa pieno zeppo di scene madri e con una inutile frammentazione temporale.

SHREK TERZO: non facile replicare la fluidità dell’animazione e lo spasso del secondo capitolo, e infatti nel terzo resta solo la fluidità dell’animazione.

 

 

 

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