I Film dell'Anno 2006-2007

di Luca Baroncini

 

“Un’ottima annata” direbbe Ridley Scott, più che discreta, viene da dire, rileggendo i tanti titoli che hanno affollato, non sempre riuscendo a riempire, le giornate della stagione. C’è comunque spazio, come ogni anno, per una triplice suddivisione tra BELLI, BRUTTI e DELUSIONI. I BELLI lasciano il segno, i BRUTTI rubano tempo e le DELUSIONI sono pesantemente condizionate dalla personale aspettativa. Nessun film del cuore quest’anno, ma parecchie opere in grado di regalare suggestioni e offrire stimoli alla bellezza e alla capacità di coglierla.

I titoli sono indicati in rigoroso ordine alfabetico.

I BELLI

IL DIAVOLO VESTE PRADA: non bisogna avere paura di ammettere che un film prettamente commerciale è ben fatto!

MARIA ANTONIETTA: non una biografia tradizionale, ma una personale interpretazione della futura regina di Francia in cui la forma accattivante diventa sostanza arrivando all'anima del personaggio.

NUOVOMONDO: il migliore film italiano della stagione, capace di coniugare una forte personalità con l’intrattenimento.

THE QUEEN: elegante, sobrio, arguto, ben scritto e interpretato alla perfezione.

L’ULTIMO INQUISITORE: è stato definito un film d’altri tempi e la sua riuscita deriva proprio dal porsi come opera classica capace di coniugare, con solido mestiere e un punto di vista forte, il melodramma con la storia.

 

I BRUTTI

LA CENA PER FARLI CONOSCERE: un inerte bignamino di sfighe.

LE COLLINE HANNO GLI OCCHI 2: non basta accentuare violenza e “gore” perché il disgusto non crea alcuna tensione, è solo disgusto.

HO VOGLIA DI TE: teen-ager ribellatevi, voi non siete così…vero?

MILLE MIGLIA…LONTANO: lacrimevole cartolina priva di spessore; dello stesso regista, meglio gli svolazzi marziali di questo polpettone insipido.

LA NOTTE DEL MIO PRIMO AMORE: inguardabile.

TRANSFORMERS: uno dei rarissimi casi in cui a film terminato il pubblico è talmente rintronato da non avere la forza di alzarsi per lasciare la sala e si trova obbligato, per compensare l’inutile sforzo a cui è stato sottoposto, a guardare tutti i titoli di coda.

UNA NOTTE AL MUSEO: un’idea simpatica per un carnevale inconsistente.

 

LE DELUSIONI

L’AMICO DI FAMIGLIA: l’originalità non sempre premia.

BELLE TOUJOURS: uno scherzetto del maestro De Oliveira che omaggia Buñuel senza aggiungere granché all’opera di riferimento.

THE BLACK DAHLIA: lascia un fastidioso senso di incompiutezza per quello che poteva essere e per quello che alla fine è; un paio di sequenze magistrali non fanno un bel film.

BORAT: molto rumore per nulla.

CARS: questa volta la perfezione tecnica non va di pari passo con la sceneggiatura e il film impiega troppo tempo per decollare.

CENTOCHIODI: un’immagine potente non basta per sostenere un presepe padano fatto di figurine inerti e didascaliche.

GIÙ PER IL TUBO: ritmo vorticoso e inutilmente frastornante per tante gag visivamente accurate ma narrativamente piatte.

IL GRANDE CAPO: una commedia che non fa ridere che commedia è?

INLAND EMPIRE: il problema non è che non fornisce risposte, ma che non pone abbastanza domande e si accontenta di compiacersi della propria labirinticità.

SATURNO CONTRO: una cornice senza quadro.

SAW III: la saga del serial killer moralista comincia a mostrare la corda; si segue, ma non appassiona.

LA SCONOSCIUTA: inutile sottolineare il talento di uno dei pochi registi italiani capaci di pensare in grande, ma il suo film è troppo uniforme nel gridare il disagio dei personaggi per arrivare davvero a colpire.

LA STELLA CHE NON C’È: si dirà che l'importante è viaggiare e non giungere a destinazione, ma per comprendere appieno il senso del viaggio è necessario almeno capirne le motivazioni.

SUNSHINE: l’apparenza “filosofica” nasconde idee riciclate e luoghi comuni.

SUPERMAN RETURNS: nel roboante giocattolone imbastito da Bryan Singer si insinua con poca fatica il sostantivo più temuto dal mondo del cinema; così la "noia" arriva e non dà tregua.

WORLD TRADE CENTER: con la consueta mano pesante Oliver Stone affronta l’11 settembre costruendo un dramma più umano che politico tra melassa, retorica e cattivo gusto.

ZODIAC: offre spunti interessanti, approfondisce i conflitti dei protagonisti, culla il mistero non cedendo alla prevedibilità, sfida le regole del genere sapendo che la fine è nota (il colpevole non è mai stato catturato), sceglie sfumature grigie per connotare il destino dei personaggi … eppure … non avvince … e questo per un thriller è grave.

 

 

 

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