I FILM DELL’ANNO 2006-2007

di Alessandro Baratti

 

 

Le gemme splendenti

INLAND EMPIRE

Das innere Ausland, l’interno paese straniero secondo Lynch: pixel formicolanti di ego e paura. Lost girls, women in trouble e fantasmi in fuga nella city of light. Capolavoro TRASCENDENTALE.


L’arte del sogno

L’antitesi di INLAND EMPIRE. Se nel film di Lynch le immagini televisive si impastano alle turbolenze psichiche della Lost Girl, in quello di Gondry è la realtà a plasmarsi sulla fantasia di Stéphane. Anarchia del cellophane!


Giardini in autunno

Divagare, perdere il filo, lasciarsi cullare dalla casualità degli eventi:l’ennesimo, sublime elogio all’inconcludenza di Otar Iosseliani. “È meglio non fare niente piuttosto che fare qualcosa che non vale niente”.


Miami Vice

Pseudoblockbuster dall’anima d’acciaio. Nel mettere in scena la vicenda dei due agenti infiltrati, Mann rappresenta la propria posizione nell’industria hollywoodiana. Working undercover.


Grindhouse – A prova di morte

Quentin ringuaina la katana, abbassa il tiro e fa di nuovo centro. Da vertigine il posizionamento dello spettatore: eroticamente stuzzicato prima, sadicamente sanguinario poi e infine lanciato nel divertimento più spericolato. Spaccacranio.


Babel

Iñarritu nei meandri della colpa: i responsabili del male non sanno di esserlo, i loro corpi, le loro menti stanno altrove. Maestosa la scrittura di Arriaga: la sofferenza è il banco di prova per sviscerare i personaggi: dalle personalità ai caratteri.


Il grande capo

Lars Von Trier: l’allegro distruttore col pulsante in mano. L’automavision è una cazzata, il grande capo è una cazzata, il cinema è una cazzata. Nichilismo guibilatorio.


Marie Antoinette

Ella danza.


Il mio paese

Joris Ivens à rebours: da Gela a Porto Marghera in un viaggio sulle rovine dell’Italia postindustriale. Non più un paese economicamente povero, ma un paese sempre più povero di speranze e illusioni. L’opulenza come catastrofe.



Il diamante sepolto

Flandres

Quarta stupefacente cristallografia dumontiana: personaggi come emanazione della terra, l’aridità come habitat della ferocia, il pensiero come roccaforte della violenza. La rappresentazione del male non è il male della rappresentazione: Dumont non fa altro che dirci questo.



Le perle nere

Black Book

Sarà vero che Verhoeven rilegge il Melville de L’armée des ombres? Probabilmente no, ma a me piace pensarlo lo stesso e godermi la crepitante spettacolarità del film in tutta la sua disincantata - ma non cinica - amarezza.


Black Dahlia

Un monumento alla menzogna. Riscrivendo l’omonimo romanzo, De Palma impernia l’intero film sul principio “Le persone mentono”, disinnescando sfarzosamente – e sciaguratamente – il potenziale esplosivo dell’ossessione ellroyana. Un noir preziosamente artificioso.


Mare nero

Perla irregolare, piena di difetti e sgradevolezze ma cinematograficamente pensante. Roberta Torre fa quello che in Italia quasi nessuno ha il coraggio di fare: promuovere lo sguardo a principio di significazione. La più bella sequenza “polar” dell’anno (il sequestro di una piccola partita di droga) è qui.



La bigiotteria

Time

Kim Ki-duk è carbonizzato, non se ne cava più niente. Addio.


The Departed

Falso d’autore.


L’amico di famiglia

Autore falso.



Le pietruzze soprastimate

Le vite degli altri

Il funzionario della Stasi legge una poesia di Brecht e comprende la bellezza del mondo. Sangue dal naso in sala.


Guida per riconoscere i tuoi santi

Gente che si avvicina alla macchina da presa e blatera delle cose guardando lo spettatore negli occhi. Quanta verità!


L’aria salata

Lezione catodica: come confondere l’asciuttezza con l’enfasi.



La gemma mostruosa

Centochiodi

Qui dentro ci si può vedere veramente di tutto: Raz Degan, lo sprezzo della forma, mostri (sacri). Persino le derive di Iosseliani o il cristianesimo nihilisticamente rinnegato di Valerio Zurlini. Disarmante.

 

 

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