|
I Film dell'Anno 2005-2006
di Stefano Coccia
Il grande
uno rosso
In altre parole, la pellicola che più di tutte (mi) ha fatto sognare.
Kyashan
- La rinascita
Oltre due ore di indescrivibili meraviglie visive, per far rivivere un
mito dell’animazione giapponese anni 70.
Forza 10
da Navarone
Il meglio della stagione raccolto in una speciale task force, con dieci
titoli agguerritissimi pronti a dare battaglia.
Onde
Un’eccentrica storia d’amore, con Genova sullo sfondo, immerge i
protagonisti in un caleidoscopico labirinto di suoni immagini ed emozioni.
Quello di Francesco Fei è senz’altro l’esordio italiano più bello
dell’annata.
Niente
da nascondere
L’ennesimo viaggio nei meandri
più oscuri della natura umana, da parte di uno dei registi più
importanti del cinema contemporaneo. La lucidità di Haneke nel descrivere
gli orientamenti visibili (e quelli sotterranei) della nostra società è
encomiabile. Ma fa quasi paura.
Workingman’s
Death
Immagini di rara potenza, al
servizio di un documentario che affonda lo sguardo nel rimosso dell’occidente
globalizzato, risultando tagliente quanto un bisturi: cinque esempi di
lavoro manuale pesante nel mondo, illustrati da Michael Glawogger come
fossero bolge dantesche.
Viva
Zapatero
La Guzzanti ci mostra cosa può essere la satira, e soprattutto cosa
non può più essere, almeno in Italia. Livido ritratto di un paese
addomesticato, dove la dignità è un optional.
V
per Vendetta
Il film più sottovolatutato dell’anno. Davvero potente lo script
dei fratelli Wachowski, che tornano qui in veste di agitatori. Con la
regia di James McTeigue e l’ispirazione di un fumetto cult, V per
Vendetta riesce a coniugare un convincente impianto spettacolare con
ardite (ma non peregrine) speculazioni fantapolitiche: da gustare
aspettando la prossima rivoluzione.
Mooladé
Non se ne è accorto quasi nessuno, ma uno dei maestri del cinema
africano è tornato, portando in dono una parabola amara (ma non priva di
speranza) sulle trasformazioni sociali di un continente troppo spesso
dimenticato.
Lady
Vendetta
Le Erinni della distribuzione cinematografia ci hanno regalato il
capitolo conclusivo di una memorabile trilogia, capace di esaltare tanto
il nostro spirito vendicativo, che la nostra pietas. Grazie, Park
Chan-wook.
Arrivederci
amore, ciao
Percorsi di genere, ambiguità
morali, squarci di un passato italico oscuro. Con partecipazioni attoriche
fin troppo “istituzionali”, miracolosamente rigenerate per l’occasione,
il film di Soavi è un’altra delle liete sorprese di questa stagione
cinematografica.
Kontroll
Surreali incontri nella metro di
Budapest, ridotta ad ibrido tra un far west senza regole e un
purgatorio su misura di chi non voglia più risalire in superficie. Nimrod
Antal è uno dei tanti registi della “new wave” ungherese che vanno
tenuti d’occhio.
Ogni
cosa è illuminata
Liev Schreiber riesce ad
immergere l’origine letteraria del suo primo film nelle incognite di un
sorprendente road movie, che fonde mirabilmente il calore umano dei
protagonisti con l’impronta cangiante dei paesaggi ucraini e con i
diversi ritmi di una colonna sonora scelta ad arte.
Cinque
per la gloria
Cinque pellicole forse imperfette, ma capaci di creare suggestioni
profonde, proponendo un cinema dai tratti molto personali. Ad un “commando”
del genere si può chiedere qualsiasi cosa, anche una “Mission
Impossible”.
Il
regista di matrimoni
Un altro degli inquietanti sogni cinematografici di Marco Bellocchio,
dove l’atto stesso della produzione artistica SI SPOSA con le asperità
del percorso, confondendosi con le ironiche smorfie di un Castellitto
adattissimo a promuoverne le più sottili sfumature esistenziali.
A
History of Violence
Sarebbe sbagliato considerarlo un Cronenberg minore. Le logiche del
cinema di genere e i tempi di un racconto fondato sulle anomalie si
piegano qui a raccogliere le scorie di una poetica mai scontata.
The
Edukators
Nonostante il peso di qualche
dialogo fin troppo esplicito e didascalico, la carica sovversiva di questa
piccola coproduzione austro-tedesca appare destinata a lasciare un segno.
Il film del giovane Weingartner ha infatti destato curiosità e interesse
in diversi paesi europei, mentre da noi, purtroppo, è stato costretto ad
una quasi totale invisibilità.
Fuori
vena
Anche se non sempre colpisce il
bersaglio voluto, la rabbiosa vitalità di Tekla Taidelli, regista punk
milanese, fa sì che la visione di Fuori Vena diventi un’esperienza
cinematografica insolita e ricca di pathos.
13
Tzameti
Nato in Georgia, attivo in
Francia, Gela Babluani si è fatto notare rispolverando il bianco e nero
per un originale intreccio noir, che di sicuro non lascia indifferenti.
Quella sporca dozzina
Spazio per un plotone di rinnegati: dodici visioni da dimenticare,
arruolate per una missione preferibilmente senza ritorno. Questi film non
li presentiamo neppure, tanto al fronte avranno vita breve…
La
bestia nel cuore
Angel
- A
Dead
Doll
I
giorni dell’abbandono
Romanzo
criminale
The
Breed - La razza del male
Romance
& Cigarettes
Reinas
Il
mio miglior nemico
Kiss
Kiss Bang Bang
…e
se domani
Le
cronache di Narnia: il Leone, la Strega, l’Armadio
I quattro
dell’Oca Selvaggia
In pratica quattro “oche bollite”, pellicole dirette da mercenari
senza scrupoli, con i quali è meglio troncare presto la discussione:
potrebbero spararti alle spalle!
Mary
Mistico? Terreno? Prosaico? Spirituale? Ironico? Provocatorio? Sono
categorie sparate a caso, nella speranza che arrivi qualcuno a chiarire i
reali intenti di un regista quanto mai compiaciuto, nel creare situazioni
artificiose che facciano da sfondo alle contorte elucubrazioni dei suoi
personaggi. Ma un Mao Tse Tung cinefilo direbbe semplicemente: le angosce
di Abel Ferrara sono una tigre di carta.
Melissa
P.
Qualcuno nella cattolica Italia
sospetta che film e romanzo abbiano a che fare con l’erotismo, con la
sessualità adolescenziale. Di fronte alle espressioni facciali
improbabili e ai comportamenti dei protagonisti, affiora in noi una
certezza: se l’erotismo fosse questo, gli inviti del Papa alla castità
acquisterebbero senso.
Persona
non grata
Zanussi si deve essere improvvisamente accorto che la fine del
socialismo reale non ha coinciso con l’affermazione di chissà quali
alti principi morali in Polonia. Per mettere al corrente anche noi riempie
di piagnistei quasi due ore di pellicola, santificando in mancanza di
altro i tanti dubbi di natura etica che affliggono un diplomatico
fondamentalmente ingenuo. Ingenui noi a pagare il biglietto del cinema.
Stay
- Nel labirinto della mente
Nel labirinto della mente si fanno brutti incontri. Per esempio si
incontrano attori completamente spaesati, che non hanno idea di come siano
finiti nel thriller soprannaturale più pacchiano degli ultimi tempi. Per
poi scoprire che la vita è un sogno. O che i sogni aiutano a vivere (e a
morire) meglio. E se la sceneggiatura, in realtà, l’avesse scritta
Marzullo?
|