REPORTAGE STAGIONE CINEMATOGRAFICA 
2005-200
6

“CRISI SUPERATA?”

di   Luca Baroncini

 

  

I dati numerici, aggiornati al 30 luglio 2006, sono stati gentilmente forniti dall’Agis e si riferiscono ai cinema aderenti al circuito Cinetel, che copre circa il 75% del mercato (ad esclusione dei dati relativi agli incassi Usa reperiti dal sito “Boxofficemojo”)

 

Durante il 2005 la tanto strombazzata crisi è entrata nel vivo e il segno meno ha contaminato le percentuali di tutto il settore cinematografico. Come preannunciato l’anno scorso, però, non si può sempre scendere e il segno più ha fatto inaspettatamente capolino a fine stagione, proprio quando la distribuzione ha tradito ancora una volta le aspettative di chi il cinema lo vorrebbe tutto l’anno, anche durante i caldi estivi. Non è un caso che il film più visto dell’anno, “Il Codice Da Vinci”, sia uscito il 19 maggio e abbia macinato record su record nonostante la data di uscita coincidesse, almeno per l’italia, con il primo vero week-end di afa soffocante. Segno che quando il prodotto interessa il clima diventa una variabile secondaria. Quest’anno, oltre alla già notevole concorrenza di home-video e pirateria, un nuovo nemico del grande schermo: il telefonino. Ce ne occuperemo più dettagliatamente insieme al sempre annoso e ancora irrisolto problema delle “windows”, cercando di capire dove si colloca la sala cinematografica all’interno della catena sempre più ampia di sfruttamento del prodotto filmico. Come al solito poche le certezze e in mezzo a discussioni sul futuro del cinema, che stimolano e/o irritano a seconda dei casi, senza comunque giungere a nessun tipo di conclusione, l’unica oggettività è fornita dai dati numerici, sconfortanti a inizio stagione, più rassicuranti verso la fine. Da notare che se i singoli film incassano cifre elevate, a soffrire è la sala cinematografica, soprattutto se mono e non multiplex. L’aumento indiscriminato e spesso irrazionale degli schermi ha infatti permesso ai film, soprattutto i titoli di punta, di uscire in un numero di copie fino a pochi anni fa impensabile (anche 800 o 900). Gli incassi per i film più attesi sono quindi aumentati, ma ciò non ha permesso all’esercizio di giovarne perché la proporzione tra nuovi schermi (quasi tutti multiplex) e maggior numero di copie ha finito per danneggiare le tante monosale di città. Un patrimonio culturale sempre più a rischio che, fino a quando la legge consentirà il cambio d’uso, permetterà alle fabbriche di sogni di essere sostituite da immensi store di abbigliamento, negozi di telefonia e banche. Un evidente impoverimento che tende ad allontanare i luoghi del divertimento dal centro delle città e a desertificare quello che una volta era cuore pulsante, polo culturale e punto di incontro. L’analisi che segue si affida perlopiù ai dati numerici relativi agli incassi. Ovvio che non esiste parallelo tra quantità e qualità, ma è interessante cercare di capire la risposta del pubblico alle sollecitazioni ricevute. Ci sono film pubblicizzatissimi che incassano meno del previsto (“La tigre e la neve”) e film che crescono grazie al passaparola (“Notte prima degli esami”). Ma anche titoli che rispettano le attese (il cine-panettone natalizio continua a funzionare) efiaschi che si confermano tali (“Rent”, ma l’uscita in sole 15 copie non ha di certo aiutato). Il pubblico, a cui tutti dimentichiamo di appartenere, è un’entità strana, mossa da spinte razionali combinate a logiche assolutamente imprevedibili. Difficile quindi pianificare strategie, l’importante sarebbe fare sempre e comunque buoni film. Ma anche questo, senza il supporto di un’adeguata distribuzione in grado di valorizzare i prodotti che decide di porre sul mercato, potrebbe rivelarsi insufficiente.

 

·         UNA STAGIONE IN CRESCITA

·         SCIOPERO"

·         CINEMA AL TELEFONO: IL CASO “THE INTERPRETER”

·         È ANCORA QUESTIONE DI WINDOW

·         SE L’AMERICA CONTINUA A FARE FLOP

·         Gli incassi per genere: “ANIMAZIONE”

·         Gli incassi per genere: “HORROR”

·         Gli incassi per genere: “D'ESSAI”

·        LA RIVINCITA DELL’ITALIA

·         NATALE STABILE

·         I 10 FILM PIÙ VISTI DELLA STAGIONE

·         GLI INCASSI DEL “PRIMO WEEK-END”

·         E L’HOME-VIDEO?

·         LOST IN TRANSLATION

·         CURIOSITÀ

 

UNA STAGIONE IN CRESCITA

I primi dati numerici sulle presenze in sala per il 2005 sono sconfortanti: in Italia, nei primi sette mesi del 2005, sono stati venduti 47.152 milioni di biglietti per un incasso di 278,9 milioni di euro. Il dato nudo e crudo non consente commenti ma assume valore nel confronto con l’anno precedente. Si tratta, infatti, di uno sconsolante – 15% a livello sia di presenze che di incassi. Ma l’Italia non è un caso isolato. È in buona compagnia insieme a Stati Uniti (-13%) e Spagna (-12%). Ancora peggiore è la situazione in Germania (-20%) mentre va meglio in Gran Bretagna (-3%). Le cause della disaffezione alla sala sono come al solito innumerevoli. Si parla di congiuntura economica negativa con ripercussioni su tutti i consumi, di assenza di un prodotto realmente competitivo, ma anche di un forte calo del cinema americano, oltre alle solite problematiche (pirateria, utilizzo delle nuove tecnologie, concorrenza dell’home-video e delle pay-tv), costanti o in aumento. In agosto poco si muove, a parte “La guerra dei mondi” e “Batman begins” (usciti però a inizio estate) mentre il successo delle anteprime conferma che la presenza del prodotto può essere garanzia di incasso e che le abitudini degli spettatori non cambieranno mai senza un segnale di fiducia da parte di esercenti e distributori. L’ultimo trimestre del 2005 si risolleva grazie al grandissimo successo di “Madagascar”, mentre Benigni con “La tigre e la neve” incassa bene ma meno del previsto. Il mese di novembre, comunque, fa segnare un prodigioso +11%. Dopo un Natale stazionario, le percentuali su tutto il 2005 migliorano sensibilmente, segno che gli ultimi mesi dell’anno hanno contribuito ad invertire la tendenza e a rallentare la fuga degli spettatori. Si passa quindi a un -7,47% (sempre rispetto al già deludente 2004) per l’Italia, a un -10% per la Francia, mentre la situazione peggiora ulteriormente per Spagna (-12,7%) e Germania (-20,4%). L’unico segno più viene dall’Inghilterra con un +1%. L’incremento delle percentuali è oggettivo, ma le presenze sono passate da 97,9 a 90,6 milioni, con una perdita di circa 7 milioni di spettatori che deve far pensare. Il 2006 si apre ancora con il segno meno, ma il cinema italiano aiuta le percentuali a raddrizzarsi. Il solo dato positivo riguarda infatti il cinema nazionale. Sono tre titoli nostrani a guidare la classifica nel primo trimestre del 2006: “Il mio miglior nemico” di Carlo Verdone, “Notte prima degli esami” di Fausto Brizzi e “Ti amo in tutte le lingue del mondo” di Leonardo Pieraccioni. Rispetto all’anno precedente, il cinema italiano guadagna più di 13 punti percentuali, passando dal 21,3% al 34,6%, e questo nonostante un calo nei finanziamenti e una riduzione dei film prodotti. Il mese di aprile continua l’andamento positivo con addirittura un +40,3% nei biglietti e un +44,7% negli incassi rispetto allo stesso mese del 2005. Determinanti, al riguardo, gli ottimi risultati conseguiti da “L’era glaciale 2 – il disgelo” e “Scary Movie 4”. Positivi anche i dati quadrimestrali, con un +5,8% nei biglietti rispetto al 2005 che, però, in assenza di un prodotto forte, e in crisi dopo tre anni di incassi record grazie alla trilogia de “Il Signore degli Anelli”, fu particolarmente negativo. Così, se confrontiamo i dati del 2006 con quelli del 2004, ecco che le prospettive appaiono più drammatiche e il confronto finisce per penalizzare il presente. A livello semestrale le percentuali aumentano ancora con un +16% negli incassi rispetto al primo semestre del 2005, ma in confronto al 2004 siamo sempre in negativo (-3,75%). La causa del miglioramento è nel maggio da record, grazie all’uscita di quello che in sole tre settimane è diventato il film più visto della stagione, “Il Codice da Vinci”. Per quello che riguarda l’estate le percentuali cambiano a seconda del periodo di rilevamento. Il mese di giugno è in attivo del 9%, mentre per il periodo 9 giugno – 9 luglio (il mese dei Mondiali di Calcio) il confronto con il 2005 penalizza il 2006 del 26,5%. A dispetto di quello che si potrebbe pensare, non sono però il calcio e il caldo torrido ad avere svuotato i cinema, quanto il calo drastico dell’offerta. A questa conclusione si è giunti verificando come, ad esempio, nella prima settimana dei Mondiali (9 – 15 giugno) le presenze rispetto al 2005 siano aumentate addirittura del 42%, con una buona tenuta di titoli come “Il Codice da Vinci”, “Volver, “X-Men 3, “Omen, “Poseidon”. Il primo brusco calo è invece nella prima settimana di luglio, molto parca di nuove uscite, con una drammatica contrazione del 70% e un totale incassi che non raggiunge il milione e mezzo di euro. La prima posizione è raggiunta da “Hot movie” che, però, si deve accontentare di 205 milioni di euro e di una sconsolante media per sala di 932 euro. Già con il secondo week-end di luglio, però, nonostante la coincidenza con la finale dei mondiali di calcio, la situazione migliora notevolmente con un guadagno del 36% rispetto al fine settimana precedente. La causa è con tutta probabilità nell’uscita di due titoli molto attesi, l’horror “Silent Hill” e il docu-drama “United 93”. Segno evidente di come sia il film piuttosto che la combinazione di football e canicola ad allontanare il pubblico dalle sale. Per il resto, in luglio, poco o nulla si muove a causa della penuria di nuove uscite e per tre settimane si mantiene primo in classifica “The Fast and the Furios: Tokyo Drift”.

 

“SCIOPERO!”

Cosa sono 160 milioni di euro in una finanziaria di 20 miliardi? È questa la domanda che tutti si pongono alla sconcertante notizia, nell’ultimo trimestre del 2005, di un ennesimo taglio al Fondo Unico dello Spettacolo, più sinteticamente chiamato Fus. Le risposte restano nell’aria, nonostante le parole solidali di Rocco Buttiglione, ora ex Ministro delle Attività Culturali. Un tentativo di rivolta contro l’ennesimo taglio a un’industria, che industria non è, si concretizzano nello sciopero generale dei lavoratori dello spettacolo proclamato per venerdì 14 ottobre 2005. Un’azione mirata, come recita il comunicato stampa sottoscritto da Agis, Anica, Anac, Sindacato Attori Italiano, Forum Attori Italiani e Coordinamento Attori Uilcom, a “garantire ai cittadini il diritto alla cultura e alla cultura il diritto alla cittadinanza in Italia”. In pericolo non c’è solo il cinema (la quota del Fus che va al cinema è di circa il 18%), ma tutto il mondo dello spettacolo. A rischio ci sono circa 60 mila posti di lavoro (sui 200.000 del settore) e l’esistenza di circa 5.000 aziende. Il taglio previsto dalla Finanziaria del 2006 nelle risorse pubbliche per lo spettacolo è di circa il 40% e include l’eliminazione delle quote del Lotto destinate al settore e minori trasferimenti agli enti locali. La mobilitazione generale contro quella che viene chiamata “cultura dell’ignoranza” vede scendere in campo un fronte compatto composto da tutte le componenti artistiche, sindacali e imprenditoriali dello spettacolo. Lo sciopero prevede la chiusura delle attività da parte delle imprese, l’astensione dal lavoro degli appartenenti al settore dello spettacolo e una grande manifestazione nazionale a Roma. La data del 14 ottobre non è casuale perché è il giorno del debutto nelle sale dell’ultimo, atteso, film di Roberto Benigni “La tigre e la neve”. Certo, si poteva pensare di punire con lo sciopero un blockbuster d’oltreoceano, sta di fatto che il debutto di Benigni con un giorno in meno di programmazione non fa scintille e si deve accontentare di poco più di 3 milioni di euro. Risultato più che ragguardevole per qualunque film, ma non per Benigni. Basta pensare che il precedente “Pinocchio” aveva esordito con ben 7 milioni e mezzo di euro. Alla manifestazione, che ha il suo epicentro presso il centro congressi Capranica, partecipa anche Roberto Benigni che si esibisce nel consueto one-man-show tra gli applausi del pubblico.

È dei primi di luglio l’annuncio da parte del nuovo ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli, di un reintegro del Fus di 50 milioni di euro nei prossimi tre anni (2006 – 2008). La notizia, dapprima ufficiosa, viene ufficializzata il 17 luglio, quando il Comitato per i problemi dello spettacolo si riunisce presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e approva la proposta di suddivisione tra i settori dello spettacolo italiano dello stanziamento aggiuntivo di 50 milioni di euro a favore del Fus, reperiti con il decreto-legge n. 223 del 2006. Alle attività cinematografiche vengono così destinati 8 milioni e mezzo di euro.

CINEMA AL TELEFONO: IL CASO “THE INTERPRETER”

È il 28 ottobre 2005 quando nelle sale esce “The interpreter”: cast prestigioso (Nicole Kidman e Sean Penn), regia di solido mestiere (Sydney Pollack) e prima concessione delle Nazioni Unite come set per un film. Il debutto in Italia  è buono, con la seconda posizione al box office (€ 1.835.845), dietro “La tigre e la neve” alla terza settimana di programmazione, e il cammino del film sembra buono e in ascesa. Eppure, già alla settimana successiva, “The interpreter” scende in settima posizione perdendo il 70% negli incassi. Com’è possibile? Il fatto è che molte sale hanno smontato il film per reagire alla decisione del gestore di telefonia mobile “3”, in accordo con il distributore Eagle Pictures, di rendere disponibile la visione del film sui propri videofonini a soli 9 giorni dalla data di uscita nelle sale. Gli esercenti decidono di ribellarsi ed eliminano il film dalla programmazione, cercando così di danneggiare economicamente il distributore per convincerlo a cambiare idea. L’iniziativa è sostenuta da Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) ed Anem (Associazione Nazionale Esercenti Multiplex). La stampa non si lascia sfuggire l’occasione e nasce un vero e proprio caso mediatico che vede la stragrande maggioranza contraria alla possibilità di vedere quasi in contemporanea prime visioni su grande schermo e su cellulare. Sono in molti anche a sostenere che l’opportunità ha meno appeal di quello che le società coinvolte sperano. E questo per almeno due motivi: il costo per l’utente è notevole (9 euro per una settimana) e vedere un film sul piccolo monitor di un telefono non riuscirà mai a sostituire la visione su grande schermo. Numerosi i commenti autorevoli, da Daniele Vicari (“Ci sono alcuni film che si vedono male in sale piccole, figurarsi su Dvd o sul cellulare. Finirà che ce ne dimenticheremo presto, come è successo per il dibattito sulla lettura dei libri al computer.”) a Guido Chiesa (“la semplice repressione non funziona. C’è una domanda di cinema a basso costo che va cavalcata, altrimenti si dà spazio alla pirateria. La priorità della sala, anche se resta il modo migliore di consumare un film, è obsoleta. E poi sono convinto che esistano pubblici diversi e che l’uscita di un film in contemporanea su più mezzi non penalizzerebbe il consumo in sala, che ormai si è stabilizzato”) a Michele Placido (“L’idea di vedere i film sui telefonini è solo una mania che non ha nulla a che vedere con il cinema. Io vado a vedere i film in sala per condividere un’emozione con il resto del pubblico. Senza quest’ultimo manca il rito del cinema”). Di diverso parere Alessandro D’Alatri che afferma “i film devono essere visibili contemporaneamente in tutti i canali di sfruttamento. È un modo per battere la pirateria e fare vero marketing. Oggi la gente che lavora ha meno tempo di andare al cinema e ampliare l’offerta può essere una via per aumentare le possibilità di scelta. Non sarà questo processo ad ammazzare la sala. I nemici del cinema sono ben altri, dalla rigidità degli orari al prezzo del biglietto”. Immediate le reazioni di “3” attraverso l’amministratore delegato Vincenzo Novari: “Abbiamo un regolare contratto, ma non vogliamo irrigidirci su questo. È una reazione emotiva, ne sono convinto. È successo anche con il calcio, quando abbiamo cominciato a far vedere i goal sui nostri telefonini. C’è stata polemica, ma poi si è visto che non abbiamo fatto altro che farne parlare ancora di più. Succederà così anche con i film. Alla fine tutti capiranno che noi stiamo con il cinema e che stiamo contribuendo in modo innovativo alla diffusione dei film”.

Inutile sottolineare come parlare di goal e parlare di film sia radicalmente diverso. La polemica prosegue per tutto il mese di novembre e ovviamente si estende alle modalità di sfruttamento in generale, includendo la sempre spinosa questione delle “windows”. Aurelio De Laurentis, presidente dell’Unione Produttori (Unpf) assume l’impegno di evitare che i produttori cinematografici concedano i diritti di sfruttamento dei loro film alla telefonia mobile almeno fino a primavera. Un lasso di tempo necessario per definire un accordo ufficiale che disciplini lo sfruttamento dei film. È del 16 dicembre la notizia che il film “The Interpreter”, ormai danneggiato nello sfruttamento in sala, andrà sul videofonino. Il Giudice competente della Sez. XI del Tribunale di Milano ha accolto infatti la domanda avanzata da “3” e ha ordinato alla Eagle Pictures la consegna di tutto il materiale previsto dal contratto sottoscritto, quindi il film “The Interpreter” insieme ai film Cd Library e Current. Poi arriva il Natale e i giornali parlano di altro, mentre in gennaio i rappresentanti del settore stabiliscono alcune norme comportamentali ufficiose a cui attenersi. La domanda, a questo punto, è “C’è qualcuno che ha visto “The Interpreter” sul cellulare?”

   

È ANCORA QUESTIONE DI “WINDOW”

In assenza di una normativa, la “Window” resta un problema di elevata priorità. Come noto, con il termine inglese si definisce l’intervallo nelle uscite di un film sui vari mezzi di distribuzione. La questione, sempre bruciante, è esplosa in novembre con la riduzione della “window” a soli 9 giorni per il film “The Interpreter” (vedi capitolo precedente). Gli interessi economici in ballo sono enormi e più fronti si oppongono. Gli esercenti vogliono la sala tutelata e più importante canale di sfruttamento di un film. Il discorso non è tanto economico (ormai anche in Italia l’home-video è assai più remunerativo della sala), quanto di importanza. Non è un caso che il successo di un film in dvd dipenda il più delle volte dall’accoglienza ricevuta al cinema. Sul fronte opposto i distributori cercano di incassare il più possibile nel minor tempo possibile e le scorciatoie, come il succitato caso del film di Sydney Pollack, ne sono un chiaro esempio. In mezzo c’è l’universo di artisti coinvolti con le loro opere nella complicata catena dello sfruttamento e anche l’utente finale, cioè lo spettatore, che con le sue abitudini e l’aderenza alle mode, può condizionare i canali dell’offerta. Parlare di ragione e torto è molto difficile e sarebbe semplicistico esprimere sicurezze in merito all’argomento. Bisogna infatti tenere conto che la tecnologia ha imposto cambiamenti e innovazioni. Ignorarle sarebbe sciocco, oltre che impossibile, imparare a conviverci quanto mai saggio. Il caso “The Interpreter” ha creato quantomeno l’opportunità di un confronto tra gli addetti ai lavori che stabiliscono un accordo di massima, definito tra “gentiluomini”. L’incontro tra Univideo, Anec, Anem e i rappresentanti dei distributori si riunisce infatti a gennaio e delibera ufficiosamente la misura di una window di 15 settimane dall’uscita theatrical. Nell’accordo non si parla però solo di “windows”, e la distribuzione pone l’accento anche su alcune mancanze degli esercenti relative alla scarsa promozione tramite trailer prima dell’inizio dei film (in molte sale sostituiti da una fastidiosa e forzata pubblicità a luci spente) e del rispetto dei tempi di pagamento stabiliti (pare che la dilazione a 90 e perfino 180 giorni sia all’ordine del giorno).

Colpisce che a pochi giorni dall’incontro proprio la Filmauro lanci in dvd “Natale a Miami”, a meno di due mesi dall’uscita natalizia nelle sale. Ovvie le reazioni di chi nell’accordo ha creduto, con il rischio di un nuovo sciopero degli esercenti per contrastare il film distribuito da Filmauro di Carlo Verdone “Il mio miglior nemico”. La situazione si risolve grazie all’impegno di Aurelio De Laurentiis di evitare l’uscita home video per il film di Verdone prima delle 15 settimane pattuite.

Al di là dei giochetti perniciosi tra le fazioni contrapposte, il mercato sta cambiando e alcuni segnali lo dimostrano con evidenza. I casi più importanti dell’anno sono fondamentalmente due: 

-          l’uscita del nuovo film di Steven Soderbergh, “Bubble”, in contemporanea nei cinema, in dvd e sulla tv satellitare. L’opportunità è offerta dal costo contenuto del film (circa un milione e mezzo di dollari), girato interamente in digitale e presentato con successo di critica al Festival di Venezia. L’esperimento, importante per la strada che riesce ad aprire, funziona a metà. Numerose sale in America, infatti, boicottano la pellicola, che esce in soli 32 cinema guadagnando 145.626 dollari. In Italia l’uscita primaverile in 29 sale aggiunge 120.998 euro all’incasso d’oltreoceano. L’operazione, nelle intenzioni del regista, non si propone come sostituzione ai consueti canali di sfruttamento, ma come interessante alternativa. Al di là delle qualità dell’opera, non si tratta comunque di un film in grado di fornire numeri significativi per trarre conclusioni in merito all’annosa questione sulla necessità o meno delle “windows”;

-   il 3 maggio 2006 esce direttamente nelle edicole, saltando il passaggio in sala, il nuovo film di Alex Infascelli “H2Odio”. Il Gruppo Espresso mette a disposizione il film a € 12,90 per due mesi tramite il quotidiano “Repubblica” e il settimanale “L’Espresso”. Lo slogan ideato da Infascelli è che “40mila edicole sono meglio di 100 cinema”.

   

SE L’AMERICA CONTINUA A FARE FLOP…  

L’anno scorso abbiamo constatato la necessità di ricorrere alle tasche degli spettatori europei per far quadrare il bilancio dell’industria cinematografica americana. Con la stagione appena conclusa il risultato non cambia, anzi, anche il pubblico europeo comincia a dare evidenti segni di stanchezza. Nel primo semestre aumenta la quota di mercato del cinema italiano (+23%) mentre il cinema americano scende al 57%. Non mancano i successi, ma i numeri confermano una parziale disaffezione verso il cinema U.S.A., che da oltreoceano si sta estendendo anche agli altri mercati mondiali. A risentirne sono un po’ tutti i generi, ma a soffrirne particolarmente è il blockbuster, dai costi sempre più elevati (l’ultimo “Superman”, tanto per fare un esempio, ha un budget dichiarato di 260 milioni di dollari) e dagli incassi sempre meno in linea con le miliardarie aspettative. Gli spettatori sembrano averne abbastanza dell’ormai routinario mix di azione, effetti speciali e star, con il sostegno del marketing ad illudere e la successiva visione a deludere. Sta di fatto che sono molti i kolossal che non hanno fatto il botto rispetto a prodotti più trasversali, con regole meno codificate, in grado di riservare ancora qualche sorpresa (“Il Codice Da Vinci”, “Inside man”, “Match Point” tra gli altri). Ecco un riepilogo che evidenzia la tendenza in atto:

BLOCKBUSTER

 

 

 

 

 

POS

TITOLO

INCASSO U.S.A

INCASSO NEL  MONDO (*)

INCASSO ITALIA

BUDGET

1

IL CODICE DA VINCI

$216,385,837

$744,245,848

€ 28.252.900,00

$125.000.000

2

HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO

$290,013,036

$892,213,036

€ 20.131.380,00

$150.000.000

3

LE CRONACHE DI NARNIA

$291,710,957

$744,717,957

€ 16.758.210,00

$180.000.000

4

LA FABBRICA DI CIOCCOLATO

$206,459,076

$474,968,763

€ 10.851.490,00

$150.000.000

5

I FANTASTICI QUATTRO

$154,696,080

$330,120,875

   9.077.575,00

$100.000.000

6

KING KONG

$218,080,025

$549,216,896

   8.501.756,00

$207.000.000

7

MR. AND MRS. SMITH

$186.336.279

$478,207,520

   7.782.819,00

$110.000.000

8

MISSION IMPOSSIBLE III

$133,501,348

$380,872,507

   5.698.376,00

$150.000.000

9

X-MEN III

$233,408,226

$440,219,570

     5.594.529,00

$210.000.000

10

THE LEGEND OF ZORRO

$45,575,336

$141,511,378

   3.462.000,00

$75.000.000

11

THE ISLAND

$35,818,913

$160,285,073

   3.112.000,00

$126.000.000

12

POSEIDON

$60,583,324

$175,083,324

   3.047.544,00

$160.000.000

13

I FRATELLI GRIMM

$37,916,267

$105,316,267

   2.508.000,00

$88.000.000

14

V PER VENDETTA

$70,511,035

$131,411,035

   2.258.000,00

$54.000.000

15

AEON FLUX

$25,877,366

$52,296,407

      930.660,00

$62.000.000

16

STEALTH

$32,116,746

$76,932,872

      282.590,00

$135.000.000

A risentirne sono anche i kolossal di qualità come “King Kong”, titolo di punta del Natale che forse avrebbe tratto giovamento da un’uscita posticipata a gennaio, quest’anno particolarmente vuoto di attrattive. Tra i casi limite, sicuramente “Stealth”, forte di un cast che include Jamie Foxx, Josh Lucas (quest’anno abbonato ai flop, vedi “Poseidon”), Sam Shepard e Jessica Biel e che invece, visti i costi vertiginosi e il pessimo riscontro ovunque, si rivela il maggior fiasco della stagione,. Debole anche il kolossal “The Island” che, però, in Europa trova riscatto. Ottima invece l’accoglienza per “Le Cronache di Narnia”, tanto da indurre subito la Disney ad attivare la produzione di una seconda parte. Grande il successo anche per “La fabbrica di cioccolato”, secondo migliore incasso di sempre per Tim Burton dopo “Batman”. Delude invece “The legend of Zorro”, che incassa circa la metà del precedente “La Maschera di Zorro”, nonostante il cast invariato (Antonio Banderas e Catherine Zeta-Jones) e il budget ridotto (da 95 a 75 milioni di dollari). Gli altri blockbuster presenti in classifica, come “I fantastici 4”, “Mr. and Mrs. Smith” e “V come Vendetta”, fanno numeri importanti ma incassano, almeno in Italia, meno del previsto. 

Discorso a parte per due serie divenute quest’anno trilogie con l’uscita di “Mission Impossibile III” e “X-Men 3”:

X-MEN

 

 

 

 

TITOLO

INCASSO U.S.A

INCASSO NEL  MONDO (*)

INCASSO ITALIA

BUDGET

X-MEN

$157,299,717

$296,250,053

   4.639.872,00

$75.000.000

X-MEN 2

$214,949,694

$407,557,613

   5.350.000,00

$110.000.000

X-MEN 3

$233,408,226

$440,219,570

   5.594.529,00

$210.000.000

MISSION IMPOSSIBLE

 

 

 

 

TITOLO

INCASSO U.S.A

INCASSO NEL  MONDO (*)

INCASSO ITALIA

BUDGET

MISSION IMPOSSIBLE

  $180,981,856  

$456,494,803

   7.250.000,00

$80.000.000

MISSION IMPOSSIBLE II

$215,409,889

$545,902,562

   9.900.000,00

$125.000.000

MISSION IMPOSSIBLE III

$133,501,348

$380,872,507

   5.698.376,00

$150.000.000

Da notare l’andamento in crescita su tutti i mercati di “X-Men”, contrariamente a “Mission Impossibile” che, invece, al terzo episodio rallenta bruscamente. Per alcuni la causa è nella scarsa originalità dell’agente della CIA Ethan Hunt, sovrapponibile a qualunque altro agente segreto, ma c’è anche chi attribuisce l’insuccesso del film alla immagine sempre più inflazionata di Tom Cruise, onnipresente e onniparlante. Una sovraesposizione che potrebbe, sono solo supposizioni, avere ridotto l’attrattiva verso la star e, di conseguenza, verso il film. Da notare, comunque, come il calo sia globale.
In crescita, invece, i budget di tutti i film delle due serie. L’incremento più vertiginoso riguarda “X-Men 3”, che vede aumentare di ben 100 milioni di dollari l’investimento rispetto al secondo episodio.

Se il “popcorn movie” non garantisce più incassi miliardari, nemmeno la commedia funziona a dovere. Forse è proprio la diversità culturale a farsi sentire e a ridurre l’appeal di alcuni titoli. Sta di fatto che i tentativi di far ridere del cinema americano attirano gli spettatori italiani solo nell’accezione demenziale (“Scary movie 4” e “Hot movie” per intenderci), mentre negli altri casi si ritagliano uno spazio tutto sommato trascurabile. Ecco un elenco delle principali commedie U.S.A. uscite nella stagione:

COMMEDIE

 

 

 

 

 

POS

TITOLO

INCASSO U.S.A

INCASSO NEL  MONDO (*)

INCASSO ITALIA

BUDGET

1

DICK & JANE OPERAZIONE FURTO

$110.332.737

$201.580.853

€ 4.765.906,00

$ 100.000.000

2

40 ANNI VERGINE

$109.449.237

$177.312.577

€ 4.720.320,00

$26.000.000

3

PRIME

$22.827.153

$66.754.957

€ 4.338.127,00

$22.000.000

4

QUEL MOSTRO DI SUOCERA

$82.931.301

$153.870.309

€ 4.305.697,00

$43.000.000

5

VIZI DI FAMIGLIA

$43.000.262

$88.600.262

€ 3.131.366,00

n.p.

6

VITA DA STREGA

$63.313.159

$131.162.908

€ 2.768.916,00

$85.000.000

7

LA PANTERA ROSA

$82.226.474

$158.368.193

€ 2.515.043,00

$80.000.000

8

ELIZABETHTOWN

$26.850.426

$52.034.891

€ 2.211.827,00

$45.000.000

9

2 SINGLE A NOZZE

$209.255.921

$285.176.741

€ 2.036.898,00

$40.000.000

10

A CASA CON I SUOI

$88.715.192

$128.173.841

€ 1.823.215,00

$50.000.000

11

SE SOLO FOSSE VERO

$48.318.130

$102.824.897

€ 1.454.044,00

$58.000.000

12

NATA PER VINCERE

$10.411.980

$13.573.284

    652.424,00

$15.000.000

13

INDOVINA CHI

$68.915.888

$101.866.030

    562.925,00

n.p.

14

SBALLATI D’AMORE

$21.845.719

$42.886.719

    407.028,00

$30.000.000

15

AMERICAN DREAMZ

$7.191.830

$16.232.862

    390.498,00

$17.000.000

16

PARTNERPERFETTO.COM

$43.894.863

$58.239.690

    269.415,00

$30.000.000

17

FBI OPERAZIONE TATA

$70.165.972

$138.011.373

    179.160,00

$40.000.000

18

BACIATI DALLA SFORTUNA

$17.324.744

$32.315.979

     169.047,00

n.p.

19

I TUOI, I MIEI E I NOSTRI

$53.412.862

$71.884.106

    143.238,00

$45.000.000

20

SHAGGY DOG

$61.123.569

$83.332.569

      57.480,00

n.p.

21

IL RITORNO DELLA SCATENATA DOZZINA

$82.571.173

$128.755.565

      36.861,00

n.p.

22

GLI SCALDAPANCHINA

$57.651.794

$62.461.704

       3.655,00

$33.000.000

C’è poco da fare, la commedia si conferma il genere più inesportabile. Troppo legata a personaggi televisivi poco conosciuti al di fuori dei confini nazionali (succede anche in italia, pensiamo a Boldi e De Sica, ma anche Pieraccioni, visti da un pubblico estero) e specchio di una “way of life” che solo raramente ha la possibilità di essere universalmente condivisa. Non è un caso che le commedie americane di maggiore successo siano quelle interpretate da divi popolari anche oltreoceano e quindi con un appeal di partenza già molto forte. Tra le sorprese, “Prime”, forse troppo amarognolo per sfondare in patria, che in proporzione incassa molto di più al di fuori dei confini americani. Tra le delusioni, invece, “Vita da strega”, che nonostante la presenza di Nicole Kidman e la celebre serie televisiva da cui trae origine, non riesce a sfondare. Anche Jennifer Aniston al cinema non brilla granché (almeno fino ad ora, visto che il recente e ancora inedito in italia “The Break-Up”, in America è già un successo). La commedia “Vizi di famiglia”, infatti, uscita a Natale e con un cast stellare che include Kevin Costner e Shirley MacLaine, si accontenta di un risultato al di sotto delle potenzialità commerciali del prodotto, segno evidente di una debolezza insita nella fragilità complessiva del film. Da notare come anche la commedia soffra del peso di budget notevoli dovuti in gran parte alla remunerazione delle star protagoniste. Pare, ad esempio, che la Kidman per interpretare “Vita da strega” abbia ricevuto qualcosa come 17 milioni di dollari (6 volte l’incasso italiano) e colpisce come “Dick & Jane operazione antifurto” sia costato ben 100 milioni di dollari. Anche la vincitrice dell’Oscar Reese Witherspoon, da poco attrice più pagata al mondo (pare 27 milioni di dollari per l’ultimo film di cui sarà protagonista) si conferma fenomeno tutto americano e il suo “Se solo fosse vero”, come anche “Quando l’amore brucia l’anima”, passano in Italia nell’indifferenza. Anche i “rovina-matrimoni” Vince Vaughn e Owen Wilson, trionfatori al botteghino U.S.A. con un bottino superiore ai 200 milioni di dollari, in Italia restano al palo e il successo di “2 Single a nozze”, uscito insieme ai troppi film di settembre, si sgonfia rapidamente. Impensabile, eppure in America ha funzionato, l’ennesimo film canino a difesa dell’istituzione famiglia “Shaggy dog”, così come la famiglia allargata e improbabile di “I tuoi, i miei e i nostri”, trascurabile remake di “Appuntamento sotto il letto” del 1967 con Henry Fonda e Lucille Ball.
Da notare infine come in molti casi, per le commedie, il mercato estero (e soprattutto italiano) aggiunga poco in proporzione all’incasso americano, ulteriore segno di come sia difficile far ridere tutti, anche per la nazione colonizzatrice dell’immaginario globale e principale responsabile dello stile di vita occidentale. Nessuna commedia americana, comunque, ad esclusione di “Mr. and Mrs. Smith” che però abbiamo incluso nei blockbuster vista la notevole dose di azione ed esplosioni, rientra tra i primi 25 incassi della stagione in Italia.

Anche il più grande strumento promozionale del mondo, il premio Oscar, quest’anno non fa scintille. Le cause sono molteplici e sono da ricercarsi sia nelle strategie poco lungimiranti legate alla pianificazione delle date di uscita che nel minor richiamo dei film premiati. Potrebbe però anche dipendere da scelte meno “facili” da parte dei giurati dell’Academy, oppure da un’annata con film meno validi, o con meno attrattiva rispetto alla tradizione del premio. O magari il vero motivo è nel calo di appeal, non tanto dei film, quanto proprio dell’autocelebrazione del mito insita nel premio Oscar, con i suoi lustrini, le limousine, gli abiti firmati. Il solito rigido programma di lacrime e risate sempre noiosamente uguale ogni anno. Comunque sia, manca il filmone acchiappatutto e l’Oscar (che dipenda anche dal fatto che la diretta tv è solo sul satellitare a pagamento?) passa in Italia nell’indifferenza. A dominare al box-office, senza strafare, sono i film  di cui tutti parlano: quello tratto dal best-seller (“Memorie di una geisha”), quello ispirato a un classico della letteratura (“Orgoglio e pregiudizio”), quelli d’attualità con il divo “impegnato” del momento (George Clooney con la doppietta “Syriana” e “Good night, and good luck”) e gli unici due oggetti non identificabili: “I segreti di Brokeback Mountain”, caso “sociale” più che cinematografico della stagione capace di sdoganare un amore gay (cammino particolarmente irto di difficoltà nella apparentemente machista Italia) e “Crash”, radiografia dei conflitti razziali e di classe della società americana. Uscita senza clamore in novembre, l’opera di Paul Haggis guadagna un ulteriore milione di euro alla riedizione con 125 copie dopo la vittoria agli Oscar. Da notare, invece, il totale disinteresse per i due attori protagonisti, interpreti di film legati a icone perlopiù americane: il mito musicale di Johnny Cash (“Quando l’amore brucia l’anima” con Reese Witherspoon nella parte della cantante June Carter), e quello dello scrittore-giornalista Truman Capote (Philip Seymour Hoffman in “Truman Capote: a sangue freddo”).

OSCAR

 

 

 

 

 

POS

TITOLO

INCASSO U.S.A

INCASSO NEL  MONDO (*)

INCASSO ITALIA

BUDGET

1

MEMORIE DI UNA GEISHA

$57.010.853

$161.471.850

€ 4.607.442,00

$85.000.000

2

I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN

$83.043.761

$178.043.761

€ 4.459.971,00

$14.000.000

3

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

$38.405.088

$120.033.669

€ 4.139.586,00

n.p.

4

SYRIANA

$50.824.620

$93.724.620

€ 3.645.395,00

$50.000.000

5

LA MARCIA DEI PINGUINI

$77,437,223

$122,612,055

€ 3.414.503,00

n.p.

6

WALLACE & GROMIT – LA MALEDIZIONE …

$56,110,897

$192,401,679

€ 2.943.772,00

n.p.

7

CRASH

$54.580.300

$93.619.990

€ 2.828.871,00

$6.500.000

8

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK

$31.558.003

$51.306.963

€ 2.566.530,00

$7.000.000

9

TRANSAMERICA

$9.015.303

$13.350.369

€ 1.157.801,00

n.p.

10

THE CONSTANT GARDENER - LA COSPIRAZIONE

$33.579.797

$82.466.670

    935.980,00

$25.000.000

11

TRUMAN CAPOTE: A SANGUE FREDDO

$28.750.530

$48.083.613

    705.164,00

$7.000.000

12

NORTH COUNTRY

$18.337.722

$25.037.722

    513.371,00

$35.000.000

13

QUANDO L'AMORE BRUCIA L'ANIMA

$119.519.402

$184.809.380

    418.869,00

$28.000.000

14

IL SUO NOME È TSOTSI

$2.912.606

$7.907.730

    143.146,00

n.p.

Anche le star, senza la sostanza di film memorabili e con il solo sostegno dell’allure, faticano a catalizzare l’attenzione del pubblico:

DIVI

 

 

 

 

 

 

POS

ATTORE

TITOLO

INCASSO U.S.A

INCASSO NEL  MONDO (*)

INCASSO ITALIA

BUDGET

1

JOHNNY DEPP

LA FABBRICA DI CIOCCOLATO

$206,459,076

$474,968,763

 € 10.851.490,00

$150.000.000

2

BRAD PITT, ANGELINA JOLIE     

MR. AND MRS. SMITH

$186.336.279

$478.207.520

    7.782.819,00

$110.000.000

3

NICOLE KIDMAN, SEAN PENN

THE INTERPRETER

$72,708,161

$162.944.923

    5.750.574,00

$80.000.000

4

TOM CRUISE

MISSION IMPOSSIBLE III

$133,501,348

$380,872,507

    5.698.376,00

      $150.000.000

5

JODIE FOSTER

FLIGHTPLAN

$89.707.299

$223.387.299

    5.213.616,00

n.p.

6

JIM CARREY

DICK & JANE OPERAZIONE FURTO

$110.332.737

$201.580.853

   4.765.906,00

$100.000.000

7

ANTONIO BANDERAS

TI VA DI BALLARE?

$34.742.066

$61.557.947

    4.514.236,00

n.p.

8

GEORGE CLOONEY

SYRIANA

$50.824.620

$93.724.620

    3.645.395,00

$50.000.000

9

BANDERAS & ZETA-JONES

THE LEGEND OF ZORRO

$45,575,336

$141,511,378

    3.462.000,00

$75.000.000

10

RUSSELL CROWE

CINDERELLA MAN

$61.649.911

$108.539.911

    2.897.222,00

$88.000.000

11

NICOLE KIDMAN

VITA DA STREGA

$63.313.159

$131.162.908

    2.768.916,00

$85.000.000

12

SHARON STONE

BASIC INSTINCT 2

$5.851.188

$38.509.330

    2.575.928,00

n.p.

13

GEORGE CLOONEY

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK

$31.558.003

$51.306.963

   2.566.530,00

$7.000.000

14

COLIN FARRELL

THE NEW WORLD

$12.712.093

$30.508.524

    2.553.874,26

$30.000.000

15

JOHNNY DEPP

THE LIBERTINE

$4.835.065

$9.448.623

    1.760.202,00

n.p.

16

RICHARD GERE

PAROLE D'AMORE

$1.180.560

$6.822.774

    1.487.838,00

$14.000.000

17

NICOLAS CAGE

THE WEATHER MAN

$12.482.775

$19.018.747

    1.478.951,00

$22.000.000

18

NICOLAS CAGE

LORD OF WAR

$24.149.632

$71.211.264

    1.280.742,00

$50.000.000

19

GWYNETH PALTROW

PROOF

$7.535.331

$12.826.583

    1.275.602,00

$20.000.000

20

HARRISON FORD

FIREWALL

$48.751.189

$80.451.189

    1.152.002,00

n.p.

21

CAMERON DIAZ

IN HER SHOES

$32.880.591

$83.073.883

    1.090.163,00

n.p.

22

CHARLIZE THERON

AEON FLUX

$25.877.366

$52,296,407

       930.660,00

$62.000.000

23

AL PACINO

RISCHIO A DUE

$22.991.379

$29.935.523

       886.639,00

$35.000.000

24

MICHAEL DOUGLAS

THE SENTINEL

$36.280.697

$45.824.062

       839.684,00

n.p.

25

BRUCE WILLIS

SOLO 2 ORE

$36.895.141

$53.526.726

       811.712,00

n.p.

26

ROBERT REDFORD

IL VENTO DEL PERDONO

$8.586.392

$17.995.770

       759.745,00

$30.000.000

27

CHARLIZE THERON

NORTH COUNTRY

$18.337.722

$25.037.722

       513.371,00

$35.000.000

28

MILLA JOVOVICH

ULTRAVIOLET

$18.500.966

$30.699.646

       332.765,00

$30.000.000

29

ROBIN WILLIAMS

VITA DA CAMPER

$70.440.116

$83.193.481

       268.324,00

$50.000.000

30

KIM BASINGER

THE DOOR IN THE FLOOR

$3.854.624

$6.715.067

         57.018,00

$7.500.000

 

La coppia regina del gossip riesce a rendere miliardari gli incassi di un film che, senza il marketing massiccio fondato sul pettegolezzo e la presenza dei due divi, sarebbe potuto uscire tra le rimanenze estive o direttamente in video, invece “Mr. and Mrs.Smith” si conferma un successo globale. Anche Jodie Foster riesce a sostenere da sola “Flightplan”, un film dalle premesse intriganti ma dallo scioglimento ridicolo che comunque, grazie anche a un azzeccato trailer, illude buona parte del pianeta. Jim Carrey si conferma beniamino del pubblico, mentre Antonio Banderas funziona di più in un filmetto a basso costo dal trailer efficacissimo come “Ti va di ballare?” che nel blockbuster “The Legend of Zorro”, ancora in coppia con Catherine Zeta-Jones. George Clooney impegnato e ripartito (“Good Night, and Good Luck” + “Syriana”) conferma il forte richiamo sul pubblico nostrano, mentre Johnny Depp attira le masse solo in versione rassicurante in coppia con Tim Burton (“La fabbrica di cioccolato”), mentre il lato torbido raccoglie solo i più fedeli (“The libertine”). Tra i divi in discesa Nicolas Cage, anche se in proporzione il suo incarnare l’altra faccia del sogno americano (“The weather man”) funziona meglio da noi che oltreoceano. In caduta vertiginosa Richard Gere, ma il film “Parole d’amore” non lo aiuta. A perpendicolo anche Harrison Ford, passato nella totale indifferenza con “Firewall”, e pure Al Pacino, che non riesce a nobilitare il solito e sovrapponibile film (“Rischio a due”). Incredibile ma vero, Sharon Stone, con lo scult “Basic Instinct 2”, strappa in proporzione più biglietti da noi, dove è onnipresente (insieme a Charlize Theron pubblicizza qualunque cosa le capiti a tiro), rispetto all’America dove è invece snobbatissima. Nicole Kidman in versione comica delude ovunque a causa della pochezza del progetto (“Vita da strega”) mentre convince maggiormente in versione thriller con il film della discordia “The Interpreter”, forte della regia solida di Sydney Pollack e della presenza di Sean Penn. Quanto a Charlize Theron, incassa poco sia in versione impegnata (“North Country”) che spettacolare (“Aeon Flux”). Tra gli altri, debolezza diffusa per Cameron Diaz, Bruce Willis, Michael Douglas e Robert Redford e assoluta disaffezione nei confronti di Robin Williams, ma il suo “Vita da camper” (come pure “The big white”) è uscito nelle sale senza che nessuno se ne potesse accorgere. “The New World”, nonostante la presenza di Colin Farrell e soprattutto la regia di Terrence Malick, è stato accolto tiepidamente un po’ ovunque. Scarso il richiamo anche delle acrobazie ginniche di Milla Jovovich in “Ultraviolet”, che non recupera nemmeno i limitati costi di produzione. Tra i divi solidi ma sottotono Russell Crowe, nell’edificante polpettone “Cinderella Man”, e Gwyneth Paltrow, figlia sulle tracce della genialità paterna in “Proof”.

Ma allora, viene da domandarsi, cosa vuole lo spettatore? Boccia pure la Disney in costume nel “Casanova” per famiglie (che però in Italia incassa 3.388.682 di euro) e non cede nemmeno al musical, che si conferma genere poco amato dal pubblico (“The Producers” si ferma a 381.000 euro e “Rent” affonda con 5.421 euro). 
Gli unici prodotti U.S.A. a sfondare sono il trasversale “Il Codice Da Vinci”, che grazie al polverone mediatico (e alla Chiesa Cattolica, chissà, forse detentrice di una percentuale sugli incassi) ottiene in Italia il miglior risultato europeo; il “Match Point” di Woody Allen, al suo miglior incasso di sempre (la 12ma posizione e ben 9 milioni e 200 mila euro; ma è andato bene anche in U.S.A. con 23.151.529 dollari, l’incasso più alto dopo “Manhattan”, “Io & Annie” e “Hannah e le sue sorelle”, il più alto di sempre superiore ai 40 milioni di dollari) e “Harry Potter” che, comunque, partito in quarta con ben 7.233.227,98
euro nel week-end di debutto, non raggiunge i 25 milioni di euro preventivati. Se la cavano molto bene anche “Le Cronache di Narnia”, Tim Burton con “La fabbrica di cioccolato” (11° con quasi 11 milioni di euro) e pure Spike Lee con “Inside man” (18° con circa 7 milioni di euro). Discorso a parte per i film di animazione, veri e propri assi pigliatutto, ma ce ne occuperemo a parte, considerando non solo il prodotto Usa, ma i film di tutte le nazionalità usciti nel corso dell’anno.

 

Gli incassi per genere: “ANIMAZIONE”

ANIMAZIONE

 

 

POS

TITOLO

INCASSO ITALIA

1

MADAGASCAR

€ 21.200.700,00

2

L'AERA GLACIALE 2 - IL DISGELO

€ 18.494.650,00

3

CHICKEN LITTLE

   7.444.054,00

4

LA SPOSA CADAVERE

   5.140.263,00

5

WALLACE & GROMIT - LA MALEDIZIONE DEL CONIGLIO MANNARO

   2.943.772,00

6

UNO ZOO IN FUGA

   2.665.830,00

7

BAMBI 2

   1.908.523,00

8

CAPPUCCETTO ROSSO E GLI INSOLITI SOSPETTI

   1.427.530,00

9

VALIANT

   1.033.536,00

10

IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL

      714.150,00

11

SPONGEBOB - IL FILM

      444.978,00

12

FELIX - IL CONIGLIETTO GIRAMONDO

      339.790,00

13

P3K - PINOCCHIO 3000

      187.115,00

14

UNA MAGICA NOTTE D'ESTATE

      139.923,00

15

KIRIKU E GLI ANIMALI SELVAGGI

      128.999,00

16

TERKEL

        95.186,00

17

GAYA

        66.769,00

18

CURIOSO COME GEORGE

        36.178,00 

  È il genere principe, l’unico capace di attirare ovunque folle oceaniche grazie a un approccio trasversale in grado di compiacere ogni tipo di pubblico, di qualunque fascia sociale ed età. Leader incontrastata del genere si conferma ancora una volta l’America, nonostante l’assenza di un titolo Pixar (l’atteso “Cars” uscirà in Italia il 23 agosto). Debole la Disney, al primo film interamente in computer grafica e prima dell’accordo salva-qualità con la Pixar. Se infatti “Chicken Little” non fosse quel brutto film che è, avrebbe sicuramente incassato molto di più grazie all’uscita massiccia (474 schermi) e al periodo natalizio, altamente favorevole per l’animazione. Migliore delle aspettative, invece, il debutto in settembre di “Madagascar”, dominatore a sorpresa dell’inizio della stagione, solitamente guidato dai primi kolossal e dai film post-Venezia. Ma anche un mese generalmente debole come aprile trova, dopo il periodo pasquale affidato all’impersonale “Uno zoo in fuga” (clone Disney di “Madagascar”), una forte risposta di pubblico con “L’era glaciale 2 – il disgelo”. Buona l’affermazione di Tim Burton con il riuscito “La sposa cadavere” mentre, nonostante la promozione dell’Oscar, le ottime critiche ricevute e più di 300 sale a disposizione, non sfonda “Wallace & Gromit – La maledizione del Coniglio Mannaro”. Il primo film non americano in classifica, escludendo il very british “Wallace & Gromit” prodotto anche con soldi americani, è l’inglese “Valiant”, a cui segue il bellissimo “Il castello errante di Howl” del maestro giapponese Hayao Miyazaki, distribuito dalla Lucky Red in 81 copie. Anche la Spagna, nonostante i risultati tiepidi di “Gaya”,  Una magica notte d’estate” (e “P3K – Pinocchio 3000” in co-produzione) conferma la duttilità della sua industria cinematografica, capace di spaziare tra i generi e di varcare i confini nazionali. Peccato invece per il danese “Terkel”, mal distribuito dalla Moviemax. Trattasi infatti di un film uscito con il divieto ai minori di 14 anni e destinato a un target adolescenziale ma scioccamente programmato nelle multisale solo in orari pomeridiani, quando il teen-ager è impegnato a fare tutt’altro. Scarso il successo anche per il secondo episodio di Kiriku. Il primo “Kiriku e la strega Karaba” aveva incassato più di 500 mila euro, mentre il seguito “Kiriku e gli animali selvaggi” si ferma a meno della metà. Pinocchio continua a non portare fortuna al cinema. Dopo Benigni fallisce infatti anche la co-produzione canadese-franco-spagnola “P3K – Pinocchio 3000”, che snatura la favola di Collodi aggiornandola con poco brio alle nuove tecnologie. Il box-office premia invece “Bambi 2”, uscito quasi ovunque nel mondo solo in home-video mentre in Italia con ben 206 schermi a disposizione. Più che dignitoso il risultato estivo di “Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti” che dimostra ancora una volta come la presenza del prodotto garantisca la risposta del pubblico in qualunque stagione. Diverso il discorso per “Curioso come George” che, però, si rivolge esclusivamente a un pubblico di infanti e non vanta un sottotesto in grado di parlare a ogni età. L’Italia compare in co-produzione con la Germania con “Felix – Il Coniglietto Giramondo”, di Giuseppe Maurizio Laganà, e con il modesto “Yo-Rhad un amico dallo spazio” di Camillo Teti e Victor Rambaldi, uscito solo un week-end in pochissime sale senza riuscire a posizionarsi al box-office settimanale nella classifica dei primi 50 film.

 

Gli incassi per genere: “HORROR”

HORROR

 

 

POS

TITOLO

INCASSO ITALIA

1

SAW 2

€ 5.186.621,00

2

THE EXORCISM OF EMILY ROSE

€ 4.819.405,00

3

HOSTEL

€ 2.588.677,00

4

SILENT HILL

€ 2.361.711,00

5

FINAL DESTINATION 3

€ 2.082.755,00

6

UNDERWORLD – EVOLUTION

€ 1.711.991,00

7

OMEN - IL PRESAGIO

€ 1.639.238,00

8

NICKNAME: ENIGMISTA

€ 1.638.165,00

9

AMITYVILLE HORROR

€ 1.590.842,00

10

FRAGILE

€ 1.168.276,00

11

THE SKELETON KEY

€ 1.039.744,00

12

LA CASA DEL DIAVOLO

    887.145,00

13

THE CAVE - IL NASCONDIGLIO DEL DIAVOLO

    884.788,00

14

THE FOG

    809.560,00

15

THE DESCENT

    425.957,00

16

THE BREED - LA RAZZA DEL MALE

    422.384,00

17

IL CUSTODE

    386.853,00

18

CREEP - IL CHIRURGO

    278.757,00

19

SHUTTER

    241.948,00

20

SAINT ANGE

    241.743,00

21

HALF LIGHT

    234.053,00

22

THE EYE 3 - INFINITY

    194.129,00

23

IL COLLEZIONISTA DI OCCHI

    191.481,00

24

THE RED SHOES

    144.745,00

25

WOLF CREEK

    134.846,00

26

THE DARK

    100.269,00

27

LA SPINA DEL DIAVOLO

      92.417,00

28

DARK WATER

      64.792,00

29

11:11 LA PAURA HA UN NUOVO NUMERO

      36.118,00

30

DECOYS

        4.916,00

Succede tutti gli anni. Con i primi caldi le sale cinematografiche vengono prese d’assalto dagli horror. In piena estate, poi, è una vera invasione. Non si capisce bene per quale motivo far concorrere più film sovrapponibili nello stesso periodo, visto che il target a cui si rivolgono è in linea di massima lo stesso. Quest’anno, però, l’horror non si è limitato alla canicola, ma ha accompagnato l’intera stagione, confermando la fedeltà del pubblico anche nel rigido inverno. La produzione, forse perché si tratta di uno dei generi più esportabili e dai costi generalmente limitati, è quindi particolarmente febbrile e sono tante le promesse di brividi che hanno attirato gli spettatori italiani. La classifica del genere è guidata da “Saw 2”. Puntuale a gennaio 2006, dopo l’inatteso successo del primo film uscito a gennaio 2005, Jigsaw è tornato per un nuovo sadico gioco con nuove giovani vittime centrando il bersaglio al botteghino. Tanto da prenotarsi, vista la vincente proporzione tra costi (budget dichiarato 4 milioni di dollari) e ricavi (circa 144 milioni di dollari nel mondo), per il prossimo gennaio 2007 con un terzo episodio. Meno clamore del previsto, invece, per la morbosità iper-pubblicizzata e patrocinata da Quentin Tarantino di “Hostel”, che debutta in febbraio al terzo posto con ben 277 schermi piazzandosi dietro a “Notte prima degli esami” (alla seconda settimana) e “Syriana”. Tra le sorprese, non tanto qualitativamente quanto negli incassi, il successo di “Nickname: enigmista”, che esce a novembre senza alcuna concorrenza e deve sicuramente il ragguardevole bottino al box-office all’ingannevole titolo scelto dalla distribuzione italiana. L’originale e anonimo “Cry_Wolf”, infatti, viene sostituito da “Nickname: enigmista”, che lascia pensare ai più che si tratti dell’attesa seconda parte di “Saw – l’enigmista”. Discreta anche la trovata di un’uscita “day-and-date” il giorno 6/6/2006 per “Omen”, remake de “Il presagio”. Tutti trucchetti per attirare lo spettatore verso il solito e sovrapponibile prodotto. Tra le ingiustizie, sicuramente il maggior successo di “The Cave” rispetto al riuscito e davvero terrorizzante “The descent”, entrambi ambientati all’interno di grotte sotterranee. Non si capisce bene perché il film di Neil Marshall, uscito su 117 schermi contro i 116 del rivale, già alla seconda settimana sia stato quasi ovunque smontato riducendo il numero degli schermi a soli 42. Fiaschissimo per il remake americano di “Dark water”, ma la prima a non credere nell’operazione è la Buena Vista, che fa uscire il film in sole 20 sale nonostante la presenza di una star come Jennifer Connelly. Da segnalare, invece, l’ottimo riscontro per “Silent Hill”. Uscito il 9 luglio, in piena calura estiva, è subito primo al box-office e sale rapidamente la classifica del “genere” avvicinandosi a fine mese ai 2 milioni e mezzo di euro (e la sua corsa non si è ancora esaurita). Nel pullulare di titoli americani, ma anche qualcosina dalla Spagna e dall’oriente, grande assente è l’Italia, un tempo maestra nel genere e ora totalmente desaparecida.

 

Gli incassi per genere: “D’ESSAI”  

Difficile capire cosa rende un film d’essai. Letteralmente è da intendersi come cinema d’assaggio, cioè un cinema fuori dalle logiche commerciali capace di imporsi per la sua qualità. I film, selezionati da un’apposita commissione,  sono perlopiù riservati alle sale d’essai, che ricevono contributi per programmare opere sperimentali, di nazionalità spesso escluse da logiche industriali e con un valore culturale che altrimenti andrebbe perduto. Nei fatti le cose si complicano. Basti pensare che il film considerato “d’essai” più visto nel 2005 è “Manuale d’amore”, opera dignitosa ma dai chiari intenti commerciali. In generale è perciò difficile capire quali siano i film d’essai usciti nel corso della stagione. Per comodità di catalogazione ho scelto quelli mediamente non programmati nei multiplex. Anche in questo caso, però, con le dovute eccezioni, perché alcuni titoli come “Volver” o “Radio America”, tanto per fare qualche esempio, pur essendo d’essai sono entrati nelle programmazioni dei multiplex. Ho inoltre evitato di considerare il cinema italiano, perché trattato a parte (e in gran parte d’essai).

Ecco quindi una classifica, per forza di cose incompleta e approssimativa.

CINEMA D’ESSAI

 

 

POS

TITOLO

INCASSO ITALIA

1

VOLVER

€ 6.457.339,00

2

A HIISTORY OF VIOLENCE

€ 2.506.408,00

3

BROKEN FLOWERS

€ 2.335.545,00

4

NIENTE DA NASCONDERE

€ 1.310.448,00

5

RADIO AMERICA

€ 1.237.582,00

6

ROMANCE & CIGARETTES

€ 1.201.749,00

7

LADY HENDERSON PRESENTA

    927.278,00

8

ME AND YOU AND EVERYONE WE KNOW

    722.998,00

9

LA ROSA BIANCA

    712.605,00

10

OGNI COSA È ILLUMINATA

    687.823,00

11

ZUCKER! COME DIVENTARE EBREO IN 7 GIORNI

    526.164,00

12

L'ENFANT

    485.363,00

13

LE PARTICELLE ELEMENTARI

    446.371,00

14

FALSE VERITÀ

    437.435,00

15

NON BUSSARE ALLA MIA PORTA

    437.308,00

16

VAI E VIVRAI

    423.188,00

17

TRAVAUX  - LAVORI IN CASA

    403.117,00

18

I TEMPI CHE CAMBIANO

    378.398,00

19

FACTOTUM

    337.127,00

20

TUTTI I BATTITI DEL MIO CUORE

    269.133,00

21

LADY VENDETTA

    255.308,00

22

GABRIELLE

    228.583,00

23

LA VITA SEGRETA DELLE PAROLE

    217.812,00

24

LA DAMIGELLA D'ONORE

    211.870,00

25

LE TRE SEPOLTURE

    205.941,00

26

CACCIATORE DI TESTE

    192.697,00

27

IL SOLE

    177.391,00

28

SENZA DESTINO

    173.418,00

29

L'AMORE NON BASTA MAI

    170.316,00

30

VERSO IL SUD

    168.474,00

31

IL CANE GIALLO DELLA MONGOLIA

    157.480,00

32

MARY

    133.466,00

33

BUBBLE

    120.998,00

34

MANDERLAY

    120.439,00

35

LE MELE DI ADAMO

    116.792,00

36

L'ARCO

    115.571,00

37

L'ENFER

    104.598,00

38

L'AMORE SOSPETTO

    102.846,00

39

BATTAGLIA NEL CIELO

      98.806,00

40

PARADISE NOW

      97.118,00

41

INCONTRI D'AMORE

      86.594,00

42

BOMBON - EL PERRO

      85.602,00

43

LES AMANTS REGULIERS

      62.744,00

44

DEAR WENDY

      41.863,00

45

PERSONA NON GRATA

      38.487,00

46

L'IGNOTO SPAZIO PROFONDO

      37.096,00

47

WHISKY

      31.292,00

48

DUE VOLTE LEI

      30.101,00

49

10 CANOE

      26.960,00

50