REPORTAGE STAGIONE CINEMATOGRAFICA 
2005-200
6

“CRISI SUPERATA?”

di   Luca Baroncini

 

  

I dati numerici, aggiornati al 30 luglio 2006, sono stati gentilmente forniti dall’Agis e si riferiscono ai cinema aderenti al circuito Cinetel, che copre circa il 75% del mercato (ad esclusione dei dati relativi agli incassi Usa reperiti dal sito “Boxofficemojo”)

 

Durante il 2005 la tanto strombazzata crisi è entrata nel vivo e il segno meno ha contaminato le percentuali di tutto il settore cinematografico. Come preannunciato l’anno scorso, però, non si può sempre scendere e il segno più ha fatto inaspettatamente capolino a fine stagione, proprio quando la distribuzione ha tradito ancora una volta le aspettative di chi il cinema lo vorrebbe tutto l’anno, anche durante i caldi estivi. Non è un caso che il film più visto dell’anno, “Il Codice Da Vinci”, sia uscito il 19 maggio e abbia macinato record su record nonostante la data di uscita coincidesse, almeno per l’italia, con il primo vero week-end di afa soffocante. Segno che quando il prodotto interessa il clima diventa una variabile secondaria. Quest’anno, oltre alla già notevole concorrenza di home-video e pirateria, un nuovo nemico del grande schermo: il telefonino. Ce ne occuperemo più dettagliatamente insieme al sempre annoso e ancora irrisolto problema delle “windows”, cercando di capire dove si colloca la sala cinematografica all’interno della catena sempre più ampia di sfruttamento del prodotto filmico. Come al solito poche le certezze e in mezzo a discussioni sul futuro del cinema, che stimolano e/o irritano a seconda dei casi, senza comunque giungere a nessun tipo di conclusione, l’unica oggettività è fornita dai dati numerici, sconfortanti a inizio stagione, più rassicuranti verso la fine. Da notare che se i singoli film incassano cifre elevate, a soffrire è la sala cinematografica, soprattutto se mono e non multiplex. L’aumento indiscriminato e spesso irrazionale degli schermi ha infatti permesso ai film, soprattutto i titoli di punta, di uscire in un numero di copie fino a pochi anni fa impensabile (anche 800 o 900). Gli incassi per i film più attesi sono quindi aumentati, ma ciò non ha permesso all’esercizio di giovarne perché la proporzione tra nuovi schermi (quasi tutti multiplex) e maggior numero di copie ha finito per danneggiare le tante monosale di città. Un patrimonio culturale sempre più a rischio che, fino a quando la legge consentirà il cambio d’uso, permetterà alle fabbriche di sogni di essere sostituite da immensi store di abbigliamento, negozi di telefonia e banche. Un evidente impoverimento che tende ad allontanare i luoghi del divertimento dal centro delle città e a desertificare quello che una volta era cuore pulsante, polo culturale e punto di incontro. L’analisi che segue si affida perlopiù ai dati numerici relativi agli incassi. Ovvio che non esiste parallelo tra quantità e qualità, ma è interessante cercare di capire la risposta del pubblico alle sollecitazioni ricevute. Ci sono film pubblicizzatissimi che incassano meno del previsto (“La tigre e la neve”) e film che crescono grazie al passaparola (“Notte prima degli esami”). Ma anche titoli che rispettano le attese (il cine-panettone natalizio continua a funzionare) efiaschi che si confermano tali (“Rent”, ma l’uscita in sole 15 copie non ha di certo aiutato). Il pubblico, a cui tutti dimentichiamo di appartenere, è un’entità strana, mossa da spinte razionali combinate a logiche assolutamente imprevedibili. Difficile quindi pianificare strategie, l’importante sarebbe fare sempre e comunque buoni film. Ma anche questo, senza il supporto di un’adeguata distribuzione in grado di valorizzare i prodotti che decide di porre sul mercato, potrebbe rivelarsi insufficiente.

 

·         UNA STAGIONE IN CRESCITA

·         SCIOPERO"

·         CINEMA AL TELEFONO: IL CASO “THE INTERPRETER”

·         È ANCORA QUESTIONE DI WINDOW

·         SE L’AMERICA CONTINUA A FARE FLOP

·         Gli incassi per genere: “ANIMAZIONE”

·         Gli incassi per genere: “HORROR”

·         Gli incassi per genere: “D'ESSAI”

·        LA RIVINCITA DELL’ITALIA

·         NATALE STABILE

·         I 10 FILM PIÙ VISTI DELLA STAGIONE

·         GLI INCASSI DEL “PRIMO WEEK-END”

·         E L’HOME-VIDEO?

·         LOST IN TRANSLATION

·         CURIOSITÀ

 

UNA STAGIONE IN CRESCITA

I primi dati numerici sulle presenze in sala per il 2005 sono sconfortanti: in Italia, nei primi sette mesi del 2005, sono stati venduti 47.152 milioni di biglietti per un incasso di 278,9 milioni di euro. Il dato nudo e crudo non consente commenti ma assume valore nel confronto con l’anno precedente. Si tratta, infatti, di uno sconsolante – 15% a livello sia di presenze che di incassi. Ma l’Italia non è un caso isolato. È in buona compagnia insieme a Stati Uniti (-13%) e Spagna (-12%). Ancora peggiore è la situazione in Germania (-20%) mentre va meglio in Gran Bretagna (-3%). Le cause della disaffezione alla sala sono come al solito innumerevoli. Si parla di congiuntura economica negativa con ripercussioni su tutti i consumi, di assenza di un prodotto realmente competitivo, ma anche di un forte calo del cinema americano, oltre alle solite problematiche (pirateria, utilizzo delle nuove tecnologie, concorrenza dell’home-video e delle pay-tv), costanti o in aumento. In agosto poco si muove, a parte “La guerra dei mondi” e “Batman begins” (usciti però a inizio estate) mentre il successo delle anteprime conferma che la presenza del prodotto può essere garanzia di incasso e che le abitudini degli spettatori non cambieranno mai senza un segnale di fiducia da parte di esercenti e distributori. L’ultimo trimestre del 2005 si risolleva grazie al grandissimo successo di “Madagascar”, mentre Benigni con “La tigre e la neve” incassa bene ma meno del previsto. Il mese di novembre, comunque, fa segnare un prodigioso +11%. Dopo un Natale stazionario, le percentuali su tutto il 2005 migliorano sensibilmente, segno che gli ultimi mesi dell’anno hanno contribuito ad invertire la tendenza e a rallentare la fuga degli spettatori. Si passa quindi a un -7,47% (sempre rispetto al già deludente 2004) per l’Italia, a un -10% per la Francia, mentre la situazione peggiora ulteriormente per Spagna (-12,7%) e Germania (-20,4%). L’unico segno più viene dall’Inghilterra con un +1%. L’incremento delle percentuali è oggettivo, ma le presenze sono passate da 97,9 a 90,6 milioni, con una perdita di circa 7 milioni di spettatori che deve far pensare. Il 2006 si apre ancora con il segno meno, ma il cinema italiano aiuta le percentuali a raddrizzarsi. Il solo dato positivo riguarda infatti il cinema nazionale. Sono tre titoli nostrani a guidare la classifica nel primo trimestre del 2006: “Il mio miglior nemico” di Carlo Verdone, “Notte prima degli esami” di Fausto Brizzi e “Ti amo in tutte le lingue del mondo” di Leonardo Pieraccioni. Rispetto all’anno precedente, il cinema italiano guadagna più di 13 punti percentuali, passando dal 21,3% al 34,6%, e questo nonostante un calo nei finanziamenti e una riduzione dei film prodotti. Il mese di aprile continua l’andamento positivo con addirittura un +40,3% nei biglietti e un +44,7% negli incassi rispetto allo stesso mese del 2005. Determinanti, al riguardo, gli ottimi risultati conseguiti da “L’era glaciale 2 – il disgelo” e “Scary Movie 4”. Positivi anche i dati quadrimestrali, con un +5,8% nei biglietti rispetto al 2005 che, però, in assenza di un prodotto forte, e in crisi dopo tre anni di incassi record grazie alla trilogia de “Il Signore degli Anelli”, fu particolarmente negativo. Così, se confrontiamo i dati del 2006 con quelli del 2004, ecco che le prospettive appaiono più drammatiche e il confronto finisce per penalizzare il presente. A livello semestrale le percentuali aumentano ancora con un +16% negli incassi rispetto al primo semestre del 2005, ma in confronto al 2004 siamo sempre in negativo (-3,75%). La causa del miglioramento è nel maggio da record, grazie all’uscita di quello che in sole tre settimane è diventato il film più visto della stagione, “Il Codice da Vinci”. Per quello che riguarda l’estate le percentuali cambiano a seconda del periodo di rilevamento. Il mese di giugno è in attivo del 9%, mentre per il periodo 9 giugno – 9 luglio (il mese dei Mondiali di Calcio) il confronto con il 2005 penalizza il 2006 del 26,5%. A dispetto di quello che si potrebbe pensare, non sono però il calcio e il caldo torrido ad avere svuotato i cinema, quanto il calo drastico dell’offerta. A questa conclusione si è giunti verificando come, ad esempio, nella prima settimana dei Mondiali (9 – 15 giugno) le presenze rispetto al 2005 siano aumentate addirittura del 42%, con una buona tenuta di titoli come “Il Codice da Vinci”, “Volver, “X-Men 3, “Omen, “Poseidon”. Il primo brusco calo è invece nella prima settimana di luglio, molto parca di nuove uscite, con una drammatica contrazione del 70% e un totale incassi che non raggiunge il milione e mezzo di euro. La prima posizione è raggiunta da “Hot movie” che, però, si deve accontentare di 205 milioni di euro e di una sconsolante media per sala di 932 euro. Già con il secondo week-end di luglio, però, nonostante la coincidenza con la finale dei mondiali di calcio, la situazione migliora notevolmente con un guadagno del 36% rispetto al fine settimana precedente. La causa è con tutta probabilità nell’uscita di due titoli molto attesi, l’horror “Silent Hill” e il docu-drama “United 93”. Segno evidente di come sia il film piuttosto che la combinazione di football e canicola ad allontanare il pubblico dalle sale. Per il resto, in luglio, poco o nulla si muove a causa della penuria di nuove uscite e per tre settimane si mantiene primo in classifica “The Fast and the Furios: Tokyo Drift”.

 

“SCIOPERO!”

Cosa sono 160 milioni di euro in una finanziaria di 20 miliardi? È questa la domanda che tutti si pongono alla sconcertante notizia, nell’ultimo trimestre del 2005, di un ennesimo taglio al Fondo Unico dello Spettacolo, più sinteticamente chiamato Fus. Le risposte restano nell’aria, nonostante le parole solidali di Rocco Buttiglione, ora ex Ministro delle Attività Culturali. Un tentativo di rivolta contro l’ennesimo taglio a un’industria, che industria non è, si concretizzano nello sciopero generale dei lavoratori dello spettacolo proclamato per venerdì 14 ottobre 2005. Un’azione mirata, come recita il comunicato stampa sottoscritto da Agis, Anica, Anac, Sindacato Attori Italiano, Forum Attori Italiani e Coordinamento Attori Uilcom, a “garantire ai cittadini il diritto alla cultura e alla cultura il diritto alla cittadinanza in Italia”. In pericolo non c’è solo il cinema (la quota del Fus che va al cinema è di circa il 18%), ma tutto il mondo dello spettacolo. A rischio ci sono circa 60 mila posti di lavoro (sui 200.000 del settore) e l’esistenza di circa 5.000 aziende. Il taglio previsto dalla Finanziaria del 2006 nelle risorse pubbliche per lo spettacolo è di circa il 40% e include l’eliminazione delle quote del Lotto destinate al settore e minori trasferimenti agli enti locali. La mobilitazione generale contro quella che viene chiamata “cultura dell’ignoranza” vede scendere in campo un fronte compatto composto da tutte le componenti artistiche, sindacali e imprenditoriali dello spettacolo. Lo sciopero prevede la chiusura delle attività da parte delle imprese, l’astensione dal lavoro degli appartenenti al settore dello spettacolo e una grande manifestazione nazionale a Roma. La data del 14 ottobre non è casuale perché è il giorno del debutto nelle sale dell’ultimo, atteso, film di Roberto Benigni “La tigre e la neve”. Certo, si poteva pensare di punire con lo sciopero un blockbuster d’oltreoceano, sta di fatto che il debutto di Benigni con un giorno in meno di programmazione non fa scintille e si deve accontentare di poco più di 3 milioni di euro. Risultato più che ragguardevole per qualunque film, ma non per Benigni. Basta pensare che il precedente “Pinocchio” aveva esordito con ben 7 milioni e mezzo di euro. Alla manifestazione, che ha il suo epicentro presso il centro congressi Capranica, partecipa anche Roberto Benigni che si esibisce nel consueto one-man-show tra gli applausi del pubblico.

È dei primi di luglio l’annuncio da parte del nuovo ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli, di un reintegro del Fus di 50 milioni di euro nei prossimi tre anni (2006 – 2008). La notizia, dapprima ufficiosa, viene ufficializzata il 17 luglio, quando il Comitato per i problemi dello spettacolo si riunisce presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e approva la proposta di suddivisione tra i settori dello spettacolo italiano dello stanziamento aggiuntivo di 50 milioni di euro a favore del Fus, reperiti con il decreto-legge n. 223 del 2006. Alle attività cinematografiche vengono così destinati 8 milioni e mezzo di euro.

CINEMA AL TELEFONO: IL CASO “THE INTERPRETER”

È il 28 ottobre 2005 quando nelle sale esce “The interpreter”: cast prestigioso (Nicole Kidman e Sean Penn), regia di solido mestiere (Sydney Pollack) e prima concessione delle Nazioni Unite come set per un film. Il debutto in Italia  è buono, con la seconda posizione al box office (€ 1.835.845), dietro “La tigre e la neve” alla terza settimana di programmazione, e il cammino del film sembra buono e in ascesa. Eppure, già alla settimana successiva, “The interpreter” scende in settima posizione perdendo il 70% negli incassi. Com’è possibile? Il fatto è che molte sale hanno smontato il film per reagire alla decisione del gestore di telefonia mobile “3”, in accordo con il distributore Eagle Pictures, di rendere disponibile la visione del film sui propri videofonini a soli 9 giorni dalla data di uscita nelle sale. Gli esercenti decidono di ribellarsi ed eliminano il film dalla programmazione, cercando così di danneggiare economicamente il distributore per convincerlo a cambiare idea. L’iniziativa è sostenuta da Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) ed Anem (Associazione Nazionale Esercenti Multiplex). La stampa non si lascia sfuggire l’occasione e nasce un vero e proprio caso mediatico che vede la stragrande maggioranza contraria alla possibilità di vedere quasi in contemporanea prime visioni su grande schermo e su cellulare. Sono in molti anche a sostenere che l’opportunità ha meno appeal di quello che le società coinvolte sperano. E questo per almeno due motivi: il costo per l’utente è notevole (9 euro per una settimana) e vedere un film sul piccolo monitor di un telefono non riuscirà mai a sostituire la visione su grande schermo. Numerosi i commenti autorevoli, da Daniele Vicari (“Ci sono alcuni film che si vedono male in sale piccole, figurarsi su Dvd o sul cellulare. Finirà che ce ne dimenticheremo presto, come è successo per il dibattito sulla lettura dei libri al computer.”) a Guido Chiesa (“la semplice repressione non funziona. C’è una domanda di cinema a basso costo che va cavalcata, altrimenti si dà spazio alla pirateria. La priorità della sala, anche se resta il modo migliore di consumare un film, è obsoleta. E poi sono convinto che esistano pubblici diversi e che l’uscita di un film in contemporanea su più mezzi non penalizzerebbe il consumo in sala, che ormai si è stabilizzato”) a Michele Placido (“L’idea di vedere i film sui telefonini è solo una mania che non ha nulla a che vedere con il cinema. Io vado a vedere i film in sala per condividere un’emozione con il resto del pubblico. Senza quest’ultimo manca il rito del cinema”). Di diverso parere Alessandro D’Alatri che afferma “i film devono essere visibili contemporaneamente in tutti i canali di sfruttamento. È un modo per battere la pirateria e fare vero marketing. Oggi la gente che lavora ha meno tempo di andare al cinema e ampliare l’offerta può essere una via per aumentare le possibilità di scelta. Non sarà questo processo ad ammazzare la sala. I nemici del cinema sono ben altri, dalla rigidità degli orari al prezzo del biglietto”. Immediate le reazioni di “3” attraverso l’amministratore delegato Vincenzo Novari: “Abbiamo un regolare contratto, ma non vogliamo irrigidirci su questo. È una reazione emotiva, ne sono convinto. È successo anche con il calcio, quando abbiamo cominciato a far vedere i goal sui nostri telefonini. C’è stata polemica, ma poi si è visto che non abbiamo fatto altro che farne parlare ancora di più. Succederà così anche con i film. Alla fine tutti capiranno che noi stiamo con il cinema e che stiamo contribuendo in modo innovativo alla diffusione dei film”.

Inutile sottolineare come parlare di goal e parlare di film sia radicalmente diverso. La polemica prosegue per tutto il mese di novembre e ovviamente si estende alle modalità di sfruttamento in generale, includendo la sempre spinosa questione delle “windows”. Aurelio De Laurentis, presidente dell’Unione Produttori (Unpf) assume l’impegno di evitare che i produttori cinematografici concedano i diritti di sfruttamento dei loro film alla telefonia mobile almeno fino a primavera. Un lasso di tempo necessario per definire un accordo ufficiale che disciplini lo sfruttamento dei film. È del 16 dicembre la notizia che il film “The Interpreter”, ormai danneggiato nello sfruttamento in sala, andrà sul videofonino. Il Giudice competente della Sez. XI del Tribunale di Milano ha accolto infatti la domanda avanzata da “3” e ha ordinato alla Eagle Pictures la consegna di tutto il materiale previsto dal contratto sottoscritto, quindi il film “The Interpreter” insieme ai film Cd Library e Current. Poi arriva il Natale e i giornali parlano di altro, mentre in gennaio i rappresentanti del settore stabiliscono alcune norme comportamentali ufficiose a cui attenersi. La domanda, a questo punto, è “C’è qualcuno che ha visto “The Interpreter” sul cellulare?”

   

È ANCORA QUESTIONE DI “WINDOW”

In assenza di una normativa, la “Window” resta un problema di elevata priorità. Come noto, con il termine inglese si definisce l’intervallo nelle uscite di un film sui vari mezzi di distribuzione. La questione, sempre bruciante, è esplosa in novembre con la riduzione della “window” a soli 9 giorni per il film “The Interpreter” (vedi capitolo precedente). Gli interessi economici in ballo sono enormi e più fronti si oppongono. Gli esercenti vogliono la sala tutelata e più importante canale di sfruttamento di un film. Il discorso non è tanto economico (ormai anche in Italia l’home-video è assai più remunerativo della sala), quanto di importanza. Non è un caso che il successo di un film in dvd dipenda il più delle volte dall’accoglienza ricevuta al cinema. Sul fronte opposto i distributori cercano di incassare il più possibile nel minor tempo possibile e le scorciatoie, come il succitato caso del film di Sydney Pollack, ne sono un chiaro esempio. In mezzo c’è l’universo di artisti coinvolti con le loro opere nella complicata catena dello sfruttamento e anche l’utente finale, cioè lo spettatore, che con le sue abitudini e l’aderenza alle mode, può condizionare i canali dell’offerta. Parlare di ragione e torto è molto difficile e sarebbe semplicistico esprimere sicurezze in merito all’argomento. Bisogna infatti tenere conto che la tecnologia ha imposto cambiamenti e innovazioni. Ignorarle sarebbe sciocco, oltre che impossibile, imparare a conviverci quanto mai saggio. Il caso “The Interpreter” ha creato quantomeno l’opportunità di un confronto tra gli addetti ai lavori che stabiliscono un accordo di massima, definito tra “gentiluomini”. L’incontro tra Univideo, Anec, Anem e i rappresentanti dei distributori si riunisce infatti a gennaio e delibera ufficiosamente la misura di una window di 15 settimane dall’uscita theatrical. Nell’accordo non si parla però solo di “windows”, e la distribuzione pone l’accento anche su alcune mancanze degli esercenti relative alla scarsa promozione tramite trailer prima dell’inizio dei film (in molte sale sostituiti da una fastidiosa e forzata pubblicità a luci spente) e del rispetto dei tempi di pagamento stabiliti (pare che la dilazione a 90 e perfino 180 giorni sia all’ordine del giorno).

Colpisce che a pochi giorni dall’incontro proprio la Filmauro lanci in dvd “Natale a Miami”, a meno di due mesi dall’uscita natalizia nelle sale. Ovvie le reazioni di chi nell’accordo ha creduto, con il rischio di un nuovo sciopero degli esercenti per contrastare il film distribuito da Filmauro di Carlo Verdone “Il mio miglior nemico”. La situazione si risolve grazie all’impegno di Aurelio De Laurentiis di evitare l’uscita home video per il film di Verdone prima delle 15 settimane pattuite.

Al di là dei giochetti perniciosi tra le fazioni contrapposte, il mercato sta cambiando e alcuni segnali lo dimostrano con evidenza. I casi più importanti dell’anno sono fondamentalmente due: 

-          l’uscita del nuovo film di Steven Soderbergh, “Bubble”, in contemporanea nei cinema, in dvd e sulla tv satellitare. L’opportunità è offerta dal costo contenuto del film (circa un milione e mezzo di dollari), girato interamente in digitale e presentato con successo di critica al Festival di Venezia. L’esperimento, importante per la strada che riesce ad aprire, funziona a metà. Numerose sale in America, infatti, boicottano la pellicola, che esce in soli 32 cinema guadagnando 145.626 dollari. In Italia l’uscita primaverile in 29 sale aggiunge 120.998 euro all’incasso d’oltreoceano. L’operazione, nelle intenzioni del regista, non si propone come sostituzione ai consueti canali di sfruttamento, ma come interessante alternativa. Al di là delle qualità dell’opera, non si tratta comunque di un film in grado di fornire numeri significativi per trarre conclusioni in merito all’annosa questione sulla necessità o meno delle “windows”;

-   il 3 maggio 2006 esce direttamente nelle edicole, saltando il passaggio in sala, il nuovo film di Alex Infascelli “H2Odio”. Il Gruppo Espresso mette a disposizione il film a € 12,90 per due mesi tramite il quotidiano “Repubblica” e il settimanale “L’Espresso”. Lo slogan ideato da Infascelli è che “40mila edicole sono meglio di 100 cinema”.

   

SE L’AMERICA CONTINUA A FARE FLOP…  

L’anno scorso abbiamo constatato la necessità di ricorrere alle tasche degli spettatori europei per far quadrare il bilancio dell’industria cinematografica americana. Con la stagione appena conclusa il risultato non cambia, anzi, anche il pubblico europeo comincia a dare evidenti segni di stanchezza. Nel primo semestre aumenta la quota di mercato del cinema italiano (+23%) mentre il cinema americano scende al 57%. Non mancano i successi, ma i numeri confermano una parziale disaffezione verso il cinema U.S.A., che da oltreoceano si sta estendendo anche agli altri mercati mondiali. A risentirne sono un po’ tutti i generi, ma a soffrirne particolarmente è il blockbuster, dai costi sempre più elevati (l’ultimo “Superman”, tanto per fare un esempio, ha un budget dichiarato di 260 milioni di dollari) e dagli incassi sempre meno in linea con le miliardarie aspettative. Gli spettatori sembrano averne abbastanza dell’ormai routinario mix di azione, effetti speciali e star, con il sostegno del marketing ad illudere e la successiva visione a deludere. Sta di fatto che sono molti i kolossal che non hanno fatto il botto rispetto a prodotti più trasversali, con regole meno codificate, in grado di riservare ancora qualche sorpresa (“Il Codice Da Vinci”, “Inside man”, “Match Point” tra gli altri). Ecco un riepilogo che evidenzia la tendenza in atto:

BLOCKBUSTER

 

 

 

 

 

POS

TITOLO

INCASSO U.S.A

INCASSO NEL  MONDO (*)

INCASSO ITALIA

BUDGET

1

IL CODICE DA VINCI

$216,385,837

$744,245,848

€ 28.252.900,00

$125.000.000

2

HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO

$290,013,036

$892,213,036

€ 20.131.380,00

$150.000.000

3

LE CRONACHE DI NARNIA

$291,710,957

$744,717,957

€ 16.758.210,00

$180.000.000

4

LA FABBRICA DI CIOCCOLATO

$206,459,076

$474,968,763

€ 10.851.490,00

$150.000.000

5

I FANTASTICI QUATTRO

$154,696,080

$330,120,875

   9.077.575,00

$100.000.000

6

KING KONG

$218,080,025

$549,216,896

   8.501.756,00

$207.000.000

7

MR. AND MRS. SMITH

$186.336.279

$478,207,520

   7.782.819,00

$110.000.000

8

MISSION IMPOSSIBLE III

$133,501,348

$380,872,507

   5.698.376,00

$150.000.000

9

X-MEN III

$233,408,226

$440,219,570

     5.594.529,00

$210.000.000

10

THE LEGEND OF ZORRO

$45,575,336

$141,511,378

   3.462.000,00

$75.000.000

11

THE ISLAND

$35,818,913

$160,285,073

   3.112.000,00

$126.000.000

12

POSEIDON

$60,583,324

$175,083,324

   3.047.544,00

$160.000.000

13

I FRATELLI GRIMM

$37,916,267

$105,316,267

   2.508.000,00

$88.000.000

14

V PER VENDETTA

$70,511,035

$131,411,035

   2.258.000,00

$54.000.000

15

AEON FLUX

$25,877,366

$52,296,407

      930.660,00

$62.000.000

16

STEALTH

$32,116,746

$76,932,872

      282.590,00

$135.000.000

A risentirne sono anche i kolossal di qualità come “King Kong”, titolo di punta del Natale che forse avrebbe tratto giovamento da un’uscita posticipata a gennaio, quest’anno particolarmente vuoto di attrattive. Tra i casi limite, sicuramente “Stealth”, forte di un cast che include Jamie Foxx, Josh Lucas (quest’anno abbonato ai flop, vedi “Poseidon”), Sam Shepard e Jessica Biel e che invece, visti i costi vertiginosi e il pessimo riscontro ovunque, si rivela il maggior fiasco della stagione,. Debole anche il kolossal “The Island” che, però, in Europa trova riscatto. Ottima invece l’accoglienza per “Le Cronache di Narnia”, tanto da indurre subito la Disney ad attivare la produzione di una seconda parte. Grande il successo anche per “La fabbrica di cioccolato”, secondo migliore incasso di sempre per Tim Burton dopo “Batman”. Delude invece “The legend of Zorro”, che incassa circa la metà del precedente “La Maschera di Zorro”, nonostante il cast invariato (Antonio Banderas e Catherine Zeta-Jones) e il budget ridotto (da 95 a 75 milioni di dollari). Gli altri blockbuster presenti in classifica, come “I fantastici 4”, “Mr. and Mrs. Smith” e “V come Vendetta”, fanno numeri importanti ma incassano, almeno in Italia, meno del previsto. 

Discorso a parte per due serie divenute quest’anno trilogie con l’uscita di “Mission Impossibile III” e “X-Men 3”:

X-MEN

 

 

 

 

TITOLO

INCASSO U.S.A

INCASSO NEL  MONDO (*)

INCASSO ITALIA

BUDGET

X-MEN

$157,299,717

$296,250,053

   4.639.872,00

$75.000.000

X-MEN 2

$214,949,694

$407,557,613

   5.350.000,00

$110.000.000

X-MEN 3

$233,408,226

$440,219,570

   5.594.529,00

$210.000.000

MISSION IMPOSSIBLE

 

 

 

 

TITOLO

INCASSO U.S.A

INCASSO NEL  MONDO (*)

INCASSO ITALIA

BUDGET

MISSION IMPOSSIBLE

  $180,981,856  

$456,494,803

   7.250.000,00

$80.000.000

MISSION IMPOSSIBLE II

$215,409,889

$545,902,562

   9.900.000,00

$125.000.000

MISSION IMPOSSIBLE III

$133,501,348

$380,872,507

   5.698.376,00

$150.000.000

Da notare l’andamento in crescita su tutti i mercati di “X-Men”, contrariamente a “Mission Impossibile” che, invece, al terzo episodio rallenta bruscamente. Per alcuni la causa è nella scarsa originalità dell’agente della CIA Ethan Hunt, sovrapponibile a qualunque altro agente segreto, ma c’è anche chi attribuisce l’insuccesso del film alla immagine sempre più inflazionata di Tom Cruise, onnipresente e onniparlante. Una sovraesposizione che potrebbe, sono solo supposizioni, avere ridotto l’attrattiva verso la star e, di conseguenza, verso il film. Da notare, comunque, come il calo sia globale.
In crescita, invece, i budget di tutti i film delle due serie. L’incremento più vertiginoso riguarda “X-Men 3”, che vede aumentare di ben 100 milioni di dollari l’investimento rispetto al secondo episodio.

Se il “popcorn movie” non garantisce più incassi miliardari, nemmeno la commedia funziona a dovere. Forse è proprio la diversità culturale a farsi sentire e a ridurre l’appeal di alcuni titoli. Sta di fatto che i tentativi di far ridere del cinema americano attirano gli spettatori italiani solo nell’accezione demenziale (“Scary movie 4” e “Hot movie” per intenderci), mentre negli altri casi si ritagliano uno spazio tutto sommato trascurabile. Ecco un elenco delle principali commedie U.S.A. uscite nella stagione:

COMMEDIE

 

 

 

 

 

POS

TITOLO

INCASSO U.S.A

INCASSO NEL  MONDO (*)

INCASSO ITALIA

BUDGET

1

DICK & JANE OPERAZIONE FURTO

$110.332.737

$201.580.853

€ 4.765.906,00

$ 100.000.000

2

40 ANNI VERGINE

$109.449.237

$177.312.577

€ 4.720.320,00

$26.000.000

3

PRIME

$22.827.153

$66.754.957

€ 4.338.127,00

$22.000.000

4

QUEL MOSTRO DI SUOCERA

$82.931.301

$153.870.309

€ 4.305.697,00

$43.000.000

5

VIZI DI FAMIGLIA

$43.000.262

$88.600.262

€ 3.131.366,00

n.p.

6

VITA DA STREGA

$63.313.159

$131.162.908

€ 2.768.916,00

$85.000.000

7

LA PANTERA ROSA

$82.226.474

$158.368.193

€ 2.515.043,00

$80.000.000

8

ELIZABETHTOWN

$26.850.426

$52.034.891

€ 2.211.827,00

$45.000.000

9

2 SINGLE A NOZZE

$209.255.921

$285.176.741

€ 2.036.898,00

$40.000.000

10

A CASA CON I SUOI

$88.715.192

$128.173.841

€ 1.823.215,00

$50.000.000

11

SE SOLO FOSSE VERO

$48.318.130

$102.824.897

€ 1.454.044,00

$58.000.000

12

NATA PER VINCERE

$10.411.980

$13.573.284

    652.424,00

$15.000.000

13

INDOVINA CHI

$68.915.888

$101.866.030

    562.925,00

n.p.

14

SBALLATI D’AMORE

$21.845.719

$42.886.719

    407.028,00

$30.000.000

15

AMERICAN DREAMZ

$7.191.830

$16.232.862

    390.498,00

$17.000.000

16

PARTNERPERFETTO.COM

$43.894.863

$58.239.690

    269.415,00

$30.000.000

17

FBI OPERAZIONE TATA

$70.165.972

$138.011.373

    179.160,00

$40.000.000

18

BACIATI DALLA SFORTUNA

$17.324.744

$32.315.979

     169.047,00

n.p.

19

I TUOI, I MIEI E I NOSTRI

$53.412.862

$71.884.106

    143.238,00

$45.000.000

20

SHAGGY DOG

$61.123.569

$83.332.569

      57.480,00

n.p.

21

IL RITORNO DELLA SCATENATA DOZZINA

$82.571.173

$128.755.565

      36.861,00

n.p.

22

GLI SCALDAPANCHINA

$57.651.794

$62.461.704

       3.655,00

$33.000.000

C’è poco da fare, la commedia si conferma il genere più inesportabile. Troppo legata a personaggi televisivi poco conosciuti al di fuori dei confini nazionali (succede anche in italia, pensiamo a Boldi e De Sica, ma anche Pieraccioni, visti da un pubblico estero) e specchio di una “way of life” che solo raramente ha la possibilità di essere universalmente condivisa. Non è un caso che le commedie americane di maggiore successo siano quelle interpretate da divi popolari anche oltreoceano e quindi con un appeal di partenza già molto forte. Tra le sorprese, “Prime”, forse troppo amarognolo per sfondare in patria, che in proporzione incassa molto di più al di fuori dei confini americani. Tra le delusioni, invece, “Vita da strega”, che nonostante la presenza di Nicole Kidman e la celebre serie televisiva da cui trae origine, non riesce a sfondare. Anche Jennifer Aniston al cinema non brilla granché (almeno fino ad ora, visto che il recente e ancora inedito in italia “The Break-Up”, in America è già un successo). La commedia “Vizi di famiglia”, infatti, uscita a Natale e con un cast stellare che include Kevin Costner e Shirley MacLaine, si accontenta di un risultato al di sotto delle potenzialità commerciali del prodotto, segno evidente di una debolezza insita nella fragilità complessiva del film. Da notare come anche la commedia soffra del peso di budget notevoli dovuti in gran parte alla remunerazione delle star protagoniste. Pare, ad esempio, che la Kidman per interpretare “Vita da strega” abbia ricevuto qualcosa come 17 milioni di dollari (6 volte l’incasso italiano) e colpisce come “Dick & Jane operazione antifurto” sia costato ben 100 milioni di dollari. Anche la vincitrice dell’Oscar Reese Witherspoon, da poco attrice più pagata al mondo (pare 27 milioni di dollari per l’ultimo film di cui sarà protagonista) si conferma fenomeno tutto americano e il suo “Se solo fosse vero”, come anche “Quando l’amore brucia l’anima”, passano in Italia nell’indifferenza. Anche i “rovina-matrimoni” Vince Vaughn e Owen Wilson, trionfatori al botteghino U.S.A. con un bottino superiore ai 200 milioni di dollari, in Italia restano al palo e il successo di “2 Single a nozze”, uscito insieme ai troppi film di settembre, si sgonfia rapidamente. Impensabile, eppure in America ha funzionato, l’ennesimo film canino a difesa dell’istituzione famiglia “Shaggy dog”, così come la famiglia allargata e improbabile di “I tuoi, i miei e i nostri”, trascurabile remake di “Appuntamento sotto il letto” del 1967 con Henry Fonda e Lucille Ball.
Da notare infine come in molti casi, per le commedie, il mercato estero (e soprattutto italiano) aggiunga poco in proporzione all’incasso americano, ulteriore segno di come sia difficile far ridere tutti, anche per la nazione colonizzatrice dell’immaginario globale e principale responsabile dello stile di vita occidentale. Nessuna commedia americana, comunque, ad esclusione di “Mr. and Mrs. Smith” che però abbiamo incluso nei blockbuster vista la notevole dose di azione ed esplosioni, rientra tra i primi 25 incassi della stagione in Italia.

Anche il più grande strumento promozionale del mondo, il premio Oscar, quest’anno non fa scintille. Le cause sono molteplici e sono da ricercarsi sia nelle strategie poco lungimiranti legate alla pianificazione delle date di uscita che nel minor richiamo dei film premiati. Potrebbe però anche dipendere da scelte meno “facili” da parte dei giurati dell’Academy, oppure da un’annata con film meno validi, o con meno attrattiva rispetto alla tradizione del premio. O magari il vero motivo è nel calo di appeal, non tanto dei film, quanto proprio dell’autocelebrazione del mito insita nel premio Oscar, con i suoi lustrini, le limousine, gli abiti firmati. Il solito rigido programma di lacrime e risate sempre noiosamente uguale ogni anno. Comunque sia, manca il filmone acchiappatutto e l’Oscar (che dipenda anche dal fatto che la diretta tv è solo sul satellitare a pagamento?) passa in Italia nell’indifferenza. A dominare al box-office, senza strafare, sono i film  di cui tutti parlano: quello tratto dal best-seller (“Memorie di una geisha”), quello ispirato a un classico della letteratura (“Orgoglio e pregiudizio”), quelli d’attualità con il divo “impegnato” del momento (George Clooney con la doppietta “Syriana” e “Good night, and good luck”) e gli unici due oggetti non identificabili: “I segreti di Brokeback Mountain”, caso “sociale” più che cinematografico della stagione capace di sdoganare un amore gay (cammino particolarmente irto di difficoltà nella apparentemente machista Italia) e “Crash”, radiografia dei conflitti razziali e di classe della società americana. Uscita senza clamore in novembre, l’opera di Paul Haggis guadagna un ulteriore milione di euro alla riedizione con 125 copie dopo la vittoria agli Oscar. Da notare, invece, il totale disinteresse per i due attori protagonisti, interpreti di film legati a icone perlopiù americane: il mito musicale di Johnny Cash (“Quando l’amore brucia l’anima” con Reese Witherspoon nella parte della cantante June Carter), e quello dello scrittore-giornalista Truman Capote (Philip Seymour Hoffman in “Truman Capote: a sangue freddo”).

OSCAR

 

 

 

 

 

POS

TITOLO

INCASSO U.S.A

INCASSO NEL  MONDO (*)

INCASSO ITALIA

BUDGET

1

MEMORIE DI UNA GEISHA

$57.010.853

$161.471.850

€ 4.607.442,00

$85.000.000

2

I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN

$83.043.761

$178.043.761

€ 4.459.971,00

$14.000.000

3

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

$38.405.088

$120.033.669

€ 4.139.586,00

n.p.

4

SYRIANA

$50.824.620

$93.724.620

€ 3.645.395,00

$50.000.000

5

LA MARCIA DEI PINGUINI

$77,437,223

$122,612,055

€ 3.414.503,00

n.p.

6

WALLACE & GROMIT – LA MALEDIZIONE …

$56,110,897

$192,401,679

€ 2.943.772,00

n.p.

7

CRASH

$54.580.300

$93.619.990

€ 2.828.871,00

$6.500.000

8

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK

$31.558.003

$51.306.963

€ 2.566.530,00

$7.000.000

9

TRANSAMERICA

$9.015.303

$13.350.369

€ 1.157.801,00

n.p.

10

THE CONSTANT GARDENER - LA COSPIRAZIONE

$33.579.797

$82.466.670

    935.980,00

$25.000.000

11

TRUMAN CAPOTE: A SANGUE FREDDO

$28.750.530

$48.083.613

    705.164,00

$7.000.000

12

NORTH COUNTRY

$18.337.722

$25.037.722

    513.371,00

$35.000.000

13

QUANDO L'AMORE BRUCIA L'ANIMA

$119.519.402

$184.809.380

    418.869,00

$28.000.000

14

IL SUO NOME È TSOTSI

$2.912.606

$7.907.730

    143.146,00

n.p.

Anche le star, senza la sostanza di film memorabili e con il solo sostegno dell’allure, faticano a catalizzare l’attenzione del pubblico:

DIVI

 

 

 

 

 

 

POS

ATTORE

TITOLO

INCASSO U.S.A

INCASSO NEL  MONDO (*)

INCASSO ITALIA

BUDGET

1

JOHNNY DEPP

LA FABBRICA DI CIOCCOLATO

$206,459,076

$474,968,763

 € 10.851.490,00

$150.000.000

2

BRAD PITT, ANGELINA JOLIE     

MR. AND MRS. SMITH

$186.336.279

$478.207.520

    7.782.819,00

$110.000.000

3

NICOLE KIDMAN, SEAN PENN

THE INTERPRETER

$72,708,161

$162.944.923

    5.750.574,00

$80.000.000

4

TOM CRUISE

MISSION IMPOSSIBLE III

$133,501,348

$380,872,507

    5.698.376,00

      $150.000.000

5

JODIE FOSTER

FLIGHTPLAN

$89.707.299

$223.387.299

    5.213.616,00

n.p.

6

JIM CARREY

DICK & JANE OPERAZIONE FURTO

$110.332.737

$201.580.853

   4.765.906,00

$100.000.000

7

ANTONIO BANDERAS

TI VA DI BALLARE?

$34.742.066

$61.557.947

    4.514.236,00

n.p.

8

GEORGE CLOONEY

SYRIANA

$50.824.620

$93.724.620

    3.645.395,00

$50.000.000

9

BANDERAS & ZETA-JONES

THE LEGEND OF ZORRO

$45,575,336

$141,511,378

    3.462.000,00

$75.000.000

10

RUSSELL CROWE

CINDERELLA MAN

$61.649.911

$108.539.911

    2.897.222,00

$88.000.000

11

NICOLE KIDMAN

VITA DA STREGA

$63.313.159

$131.162.908

    2.768.916,00

$85.000.000

12

SHARON STONE

BASIC INSTINCT 2

$5.851.188

$38.509.330

    2.575.928,00

n.p.

13

GEORGE CLOONEY

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK

$31.558.003

$51.306.963

   2.566.530,00

$7.000.000

14

COLIN FARRELL

THE NEW WORLD

$12.712.093

$30.508.524

    2.553.874,26

$30.000.000

15

JOHNNY DEPP

THE LIBERTINE

$4.835.065

$9.448.623

    1.760.202,00

n.p.

16

RICHARD GERE

PAROLE D'AMORE

$1.180.560

$6.822.774

    1.487.838,00

$14.000.000

17

NICOLAS CAGE

THE WEATHER MAN

$12.482.775

$19.018.747

    1.478.951,00

$22.000.000

18

NICOLAS CAGE

LORD OF WAR

$24.149.632

$71.211.264

    1.280.742,00

$50.000.000

19

GWYNETH PALTROW

PROOF

$7.535.331

$12.826.583

    1.275.602,00

$20.000.000

20

HARRISON FORD

FIREWALL

$48.751.189

$80.451.189

    1.152.002,00

n.p.

21

CAMERON DIAZ

IN HER SHOES

$32.880.591

$83.073.883

    1.090.163,00

n.p.

22

CHARLIZE THERON

AEON FLUX

$25.877.366

$52,296,407

       930.660,00

$62.000.000

23

AL PACINO

RISCHIO A DUE

$22.991.379

$29.935.523

       886.639,00

$35.000.000

24

MICHAEL DOUGLAS

THE SENTINEL

$36.280.697

$45.824.062

       839.684,00

n.p.

25

BRUCE WILLIS

SOLO 2 ORE

$36.895.141

$53.526.726

       811.712,00

n.p.

26

ROBERT REDFORD

IL VENTO DEL PERDONO

$8.586.392

$17.995.770

       759.745,00

$30.000.000

27

CHARLIZE THERON

NORTH COUNTRY

$18.337.722

$25.037.722

       513.371,00

$35.000.000

28

MILLA JOVOVICH

ULTRAVIOLET

$18.500.966

$30.699.646

       332.765,00

$30.000.000

29

ROBIN WILLIAMS

VITA DA CAMPER

$70.440.116

$83.193.481

       268.324,00

$50.000.000

30

KIM BASINGER

THE DOOR IN THE FLOOR

$3.854.624

$6.715.067

         57.018,00

$7.500.000

 

La coppia regina del gossip riesce a rendere miliardari gli incassi di un film che, senza il marketing massiccio fondato sul pettegolezzo e la presenza dei due divi, sarebbe potuto uscire tra le rimanenze estive o direttamente in video, invece “Mr. and Mrs.Smith” si conferma un successo globale. Anche Jodie Foster riesce a sostenere da sola “Flightplan”, un film dalle premesse intriganti ma dallo scioglimento ridicolo che comunque, grazie anche a un azzeccato trailer, illude buona parte del pianeta. Jim Carrey si conferma beniamino del pubblico, mentre Antonio Banderas funziona di più in un filmetto a basso costo dal trailer efficacissimo come “Ti va di ballare?” che nel blockbuster “The Legend of Zorro”, ancora in coppia con Catherine Zeta-Jones. George Clooney impegnato e ripartito (“Good Night, and Good Luck” + “Syriana”) conferma il forte richiamo sul pubblico nostrano, mentre Johnny Depp attira le masse solo in versione rassicurante in coppia con Tim Burton (“La fabbrica di cioccolato”), mentre il lato torbido raccoglie solo i più fedeli (“The libertine”). Tra i divi in discesa Nicolas Cage, anche se in proporzione il suo incarnare l’altra faccia del sogno americano (“The weather man”) funziona meglio da noi che oltreoceano. In caduta vertiginosa Richard Gere, ma il film “Parole d’amore” non lo aiuta. A perpendicolo anche Harrison Ford, passato nella totale indifferenza con “Firewall”, e pure Al Pacino, che non riesce a nobilitare il solito e sovrapponibile film (“Rischio a due”). Incredibile ma vero, Sharon Stone, con lo scult “Basic Instinct 2”, strappa in proporzione più biglietti da noi, dove è onnipresente (insieme a Charlize Theron pubblicizza qualunque cosa le capiti a tiro), rispetto all’America dove è invece snobbatissima. Nicole Kidman in versione comica delude ovunque a causa della pochezza del progetto (“Vita da strega”) mentre convince maggiormente in versione thriller con il film della discordia “The Interpreter”, forte della regia solida di Sydney Pollack e della presenza di Sean Penn. Quanto a Charlize Theron, incassa poco sia in versione impegnata (“North Country”) che spettacolare (“Aeon Flux”). Tra gli altri, debolezza diffusa per Cameron Diaz, Bruce Willis, Michael Douglas e Robert Redford e assoluta disaffezione nei confronti di Robin Williams, ma il suo “Vita da camper” (come pure “The big white”) è uscito nelle sale senza che nessuno se ne potesse accorgere. “The New World”, nonostante la presenza di Colin Farrell e soprattutto la regia di Terrence Malick, è stato accolto tiepidamente un po’ ovunque. Scarso il richiamo anche delle acrobazie ginniche di Milla Jovovich in “Ultraviolet”, che non recupera nemmeno i limitati costi di produzione. Tra i divi solidi ma sottotono Russell Crowe, nell’edificante polpettone “Cinderella Man”, e Gwyneth Paltrow, figlia sulle tracce della genialità paterna in “Proof”.

Ma allora, viene da domandarsi, cosa vuole lo spettatore? Boccia pure la Disney in costume nel “Casanova” per famiglie (che però in Italia incassa 3.388.682 di euro) e non cede nemmeno al musical, che si conferma genere poco amato dal pubblico (“The Producers” si ferma a 381.000 euro e “Rent” affonda con 5.421 euro). 
Gli unici prodotti U.S.A. a sfondare sono il trasversale “Il Codice Da Vinci”, che grazie al polverone mediatico (e alla Chiesa Cattolica, chissà, forse detentrice di una percentuale sugli incassi) ottiene in Italia il miglior risultato europeo; il “Match Point” di Woody Allen, al suo miglior incasso di sempre (la 12ma posizione e ben 9 milioni e 200 mila euro; ma è andato bene anche in U.S.A. con 23.151.529 dollari, l’incasso più alto dopo “Manhattan”, “Io & Annie” e “Hannah e le sue sorelle”, il più alto di sempre superiore ai 40 milioni di dollari) e “Harry Potter” che, comunque, partito in quarta con ben 7.233.227,98
euro nel week-end di debutto, non raggiunge i 25 milioni di euro preventivati. Se la cavano molto bene anche “Le Cronache di Narnia”, Tim Burton con “La fabbrica di cioccolato” (11° con quasi 11 milioni di euro) e pure Spike Lee con “Inside man” (18° con circa 7 milioni di euro). Discorso a parte per i film di animazione, veri e propri assi pigliatutto, ma ce ne occuperemo a parte, considerando non solo il prodotto Usa, ma i film di tutte le nazionalità usciti nel corso dell’anno.

 

Gli incassi per genere: “ANIMAZIONE”

ANIMAZIONE

 

 

POS

TITOLO

INCASSO ITALIA

1

MADAGASCAR

€ 21.200.700,00

2

L'AERA GLACIALE 2 - IL DISGELO

€ 18.494.650,00

3

CHICKEN LITTLE

   7.444.054,00

4

LA SPOSA CADAVERE

   5.140.263,00

5

WALLACE & GROMIT - LA MALEDIZIONE DEL CONIGLIO MANNARO

   2.943.772,00

6

UNO ZOO IN FUGA

   2.665.830,00

7

BAMBI 2

   1.908.523,00

8

CAPPUCCETTO ROSSO E GLI INSOLITI SOSPETTI

   1.427.530,00

9

VALIANT

   1.033.536,00

10

IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL

      714.150,00

11

SPONGEBOB - IL FILM

      444.978,00

12

FELIX - IL CONIGLIETTO GIRAMONDO

      339.790,00

13

P3K - PINOCCHIO 3000

      187.115,00

14

UNA MAGICA NOTTE D'ESTATE

      139.923,00

15

KIRIKU E GLI ANIMALI SELVAGGI

      128.999,00

16

TERKEL

        95.186,00

17

GAYA

        66.769,00

18

CURIOSO COME GEORGE

        36.178,00 

  È il genere principe, l’unico capace di attirare ovunque folle oceaniche grazie a un approccio trasversale in grado di compiacere ogni tipo di pubblico, di qualunque fascia sociale ed età. Leader incontrastata del genere si conferma ancora una volta l’America, nonostante l’assenza di un titolo Pixar (l’atteso “Cars” uscirà in Italia il 23 agosto). Debole la Disney, al primo film interamente in computer grafica e prima dell’accordo salva-qualità con la Pixar. Se infatti “Chicken Little” non fosse quel brutto film che è, avrebbe sicuramente incassato molto di più grazie all’uscita massiccia (474 schermi) e al periodo natalizio, altamente favorevole per l’animazione. Migliore delle aspettative, invece, il debutto in settembre di “Madagascar”, dominatore a sorpresa dell’inizio della stagione, solitamente guidato dai primi kolossal e dai film post-Venezia. Ma anche un mese generalmente debole come aprile trova, dopo il periodo pasquale affidato all’impersonale “Uno zoo in fuga” (clone Disney di “Madagascar”), una forte risposta di pubblico con “L’era glaciale 2 – il disgelo”. Buona l’affermazione di Tim Burton con il riuscito “La sposa cadavere” mentre, nonostante la promozione dell’Oscar, le ottime critiche ricevute e più di 300 sale a disposizione, non sfonda “Wallace & Gromit – La maledizione del Coniglio Mannaro”. Il primo film non americano in classifica, escludendo il very british “Wallace & Gromit” prodotto anche con soldi americani, è l’inglese “Valiant”, a cui segue il bellissimo “Il castello errante di Howl” del maestro giapponese Hayao Miyazaki, distribuito dalla Lucky Red in 81 copie. Anche la Spagna, nonostante i risultati tiepidi di “Gaya”,  Una magica notte d’estate” (e “P3K – Pinocchio 3000” in co-produzione) conferma la duttilità della sua industria cinematografica, capace di spaziare tra i generi e di varcare i confini nazionali. Peccato invece per il danese “Terkel”, mal distribuito dalla Moviemax. Trattasi infatti di un film uscito con il divieto ai minori di 14 anni e destinato a un target adolescenziale ma scioccamente programmato nelle multisale solo in orari pomeridiani, quando il teen-ager è impegnato a fare tutt’altro. Scarso il successo anche per il secondo episodio di Kiriku. Il primo “Kiriku e la strega Karaba” aveva incassato più di 500 mila euro, mentre il seguito “Kiriku e gli animali selvaggi” si ferma a meno della metà. Pinocchio continua a non portare fortuna al cinema. Dopo Benigni fallisce infatti anche la co-produzione canadese-franco-spagnola “P3K – Pinocchio 3000”, che snatura la favola di Collodi aggiornandola con poco brio alle nuove tecnologie. Il box-office premia invece “Bambi 2”, uscito quasi ovunque nel mondo solo in home-video mentre in Italia con ben 206 schermi a disposizione. Più che dignitoso il risultato estivo di “Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti” che dimostra ancora una volta come la presenza del prodotto garantisca la risposta del pubblico in qualunque stagione. Diverso il discorso per “Curioso come George” che, però, si rivolge esclusivamente a un pubblico di infanti e non vanta un sottotesto in grado di parlare a ogni età. L’Italia compare in co-produzione con la Germania con “Felix – Il Coniglietto Giramondo”, di Giuseppe Maurizio Laganà, e con il modesto “Yo-Rhad un amico dallo spazio” di Camillo Teti e Victor Rambaldi, uscito solo un week-end in pochissime sale senza riuscire a posizionarsi al box-office settimanale nella classifica dei primi 50 film.

 

Gli incassi per genere: “HORROR”

HORROR

 

 

POS

TITOLO

INCASSO ITALIA

1

SAW 2

€ 5.186.621,00

2

THE EXORCISM OF EMILY ROSE

€ 4.819.405,00

3

HOSTEL

€ 2.588.677,00

4

SILENT HILL

€ 2.361.711,00

5

FINAL DESTINATION 3

€ 2.082.755,00

6

UNDERWORLD – EVOLUTION

€ 1.711.991,00

7

OMEN - IL PRESAGIO

€ 1.639.238,00

8

NICKNAME: ENIGMISTA

€ 1.638.165,00

9

AMITYVILLE HORROR

€ 1.590.842,00

10

FRAGILE

€ 1.168.276,00

11

THE SKELETON KEY

€ 1.039.744,00

12

LA CASA DEL DIAVOLO

    887.145,00

13

THE CAVE - IL NASCONDIGLIO DEL DIAVOLO

    884.788,00

14

THE FOG

    809.560,00

15

THE DESCENT

    425.957,00

16

THE BREED - LA RAZZA DEL MALE

    422.384,00

17

IL CUSTODE

    386.853,00

18

CREEP - IL CHIRURGO

    278.757,00

19

SHUTTER

    241.948,00

20

SAINT ANGE

    241.743,00

21

HALF LIGHT

    234.053,00

22

THE EYE 3 - INFINITY

    194.129,00

23

IL COLLEZIONISTA DI OCCHI

    191.481,00

24

THE RED SHOES

    144.745,00

25

WOLF CREEK

    134.846,00

26

THE DARK

    100.269,00

27

LA SPINA DEL DIAVOLO

      92.417,00

28

DARK WATER

      64.792,00

29

11:11 LA PAURA HA UN NUOVO NUMERO

      36.118,00

30

DECOYS

        4.916,00

Succede tutti gli anni. Con i primi caldi le sale cinematografiche vengono prese d’assalto dagli horror. In piena estate, poi, è una vera invasione. Non si capisce bene per quale motivo far concorrere più film sovrapponibili nello stesso periodo, visto che il target a cui si rivolgono è in linea di massima lo stesso. Quest’anno, però, l’horror non si è limitato alla canicola, ma ha accompagnato l’intera stagione, confermando la fedeltà del pubblico anche nel rigido inverno. La produzione, forse perché si tratta di uno dei generi più esportabili e dai costi generalmente limitati, è quindi particolarmente febbrile e sono tante le promesse di brividi che hanno attirato gli spettatori italiani. La classifica del genere è guidata da “Saw 2”. Puntuale a gennaio 2006, dopo l’inatteso successo del primo film uscito a gennaio 2005, Jigsaw è tornato per un nuovo sadico gioco con nuove giovani vittime centrando il bersaglio al botteghino. Tanto da prenotarsi, vista la vincente proporzione tra costi (budget dichiarato 4 milioni di dollari) e ricavi (circa 144 milioni di dollari nel mondo), per il prossimo gennaio 2007 con un terzo episodio. Meno clamore del previsto, invece, per la morbosità iper-pubblicizzata e patrocinata da Quentin Tarantino di “Hostel”, che debutta in febbraio al terzo posto con ben 277 schermi piazzandosi dietro a “Notte prima degli esami” (alla seconda settimana) e “Syriana”. Tra le sorprese, non tanto qualitativamente quanto negli incassi, il successo di “Nickname: enigmista”, che esce a novembre senza alcuna concorrenza e deve sicuramente il ragguardevole bottino al box-office all’ingannevole titolo scelto dalla distribuzione italiana. L’originale e anonimo “Cry_Wolf”, infatti, viene sostituito da “Nickname: enigmista”, che lascia pensare ai più che si tratti dell’attesa seconda parte di “Saw – l’enigmista”. Discreta anche la trovata di un’uscita “day-and-date” il giorno 6/6/2006 per “Omen”, remake de “Il presagio”. Tutti trucchetti per attirare lo spettatore verso il solito e sovrapponibile prodotto. Tra le ingiustizie, sicuramente il maggior successo di “The Cave” rispetto al riuscito e davvero terrorizzante “The descent”, entrambi ambientati all’interno di grotte sotterranee. Non si capisce bene perché il film di Neil Marshall, uscito su 117 schermi contro i 116 del rivale, già alla seconda settimana sia stato quasi ovunque smontato riducendo il numero degli schermi a soli 42. Fiaschissimo per il remake americano di “Dark water”, ma la prima a non credere nell’operazione è la Buena Vista, che fa uscire il film in sole 20 sale nonostante la presenza di una star come Jennifer Connelly. Da segnalare, invece, l’ottimo riscontro per “Silent Hill”. Uscito il 9 luglio, in piena calura estiva, è subito primo al box-office e sale rapidamente la classifica del “genere” avvicinandosi a fine mese ai 2 milioni e mezzo di euro (e la sua corsa non si è ancora esaurita). Nel pullulare di titoli americani, ma anche qualcosina dalla Spagna e dall’oriente, grande assente è l’Italia, un tempo maestra nel genere e ora totalmente desaparecida.

 

Gli incassi per genere: “D’ESSAI”  

Difficile capire cosa rende un film d’essai. Letteralmente è da intendersi come cinema d’assaggio, cioè un cinema fuori dalle logiche commerciali capace di imporsi per la sua qualità. I film, selezionati da un’apposita commissione,  sono perlopiù riservati alle sale d’essai, che ricevono contributi per programmare opere sperimentali, di nazionalità spesso escluse da logiche industriali e con un valore culturale che altrimenti andrebbe perduto. Nei fatti le cose si complicano. Basti pensare che il film considerato “d’essai” più visto nel 2005 è “Manuale d’amore”, opera dignitosa ma dai chiari intenti commerciali. In generale è perciò difficile capire quali siano i film d’essai usciti nel corso della stagione. Per comodità di catalogazione ho scelto quelli mediamente non programmati nei multiplex. Anche in questo caso, però, con le dovute eccezioni, perché alcuni titoli come “Volver” o “Radio America”, tanto per fare qualche esempio, pur essendo d’essai sono entrati nelle programmazioni dei multiplex. Ho inoltre evitato di considerare il cinema italiano, perché trattato a parte (e in gran parte d’essai).

Ecco quindi una classifica, per forza di cose incompleta e approssimativa.

CINEMA D’ESSAI

 

 

POS

TITOLO

INCASSO ITALIA

1

VOLVER

€ 6.457.339,00

2

A HIISTORY OF VIOLENCE

€ 2.506.408,00

3

BROKEN FLOWERS

€ 2.335.545,00

4

NIENTE DA NASCONDERE

€ 1.310.448,00

5

RADIO AMERICA

€ 1.237.582,00

6

ROMANCE & CIGARETTES

€ 1.201.749,00

7

LADY HENDERSON PRESENTA

    927.278,00

8

ME AND YOU AND EVERYONE WE KNOW

    722.998,00

9

LA ROSA BIANCA

    712.605,00

10

OGNI COSA È ILLUMINATA

    687.823,00

11

ZUCKER! COME DIVENTARE EBREO IN 7 GIORNI

    526.164,00

12

L'ENFANT

    485.363,00

13

LE PARTICELLE ELEMENTARI

    446.371,00

14

FALSE VERITÀ

    437.435,00

15

NON BUSSARE ALLA MIA PORTA

    437.308,00

16

VAI E VIVRAI

    423.188,00

17

TRAVAUX  - LAVORI IN CASA

    403.117,00

18

I TEMPI CHE CAMBIANO

    378.398,00

19

FACTOTUM

    337.127,00

20

TUTTI I BATTITI DEL MIO CUORE

    269.133,00

21

LADY VENDETTA

    255.308,00

22

GABRIELLE

    228.583,00

23

LA VITA SEGRETA DELLE PAROLE

    217.812,00

24

LA DAMIGELLA D'ONORE

    211.870,00

25

LE TRE SEPOLTURE

    205.941,00

26

CACCIATORE DI TESTE

    192.697,00

27

IL SOLE

    177.391,00

28

SENZA DESTINO

    173.418,00

29

L'AMORE NON BASTA MAI

    170.316,00

30

VERSO IL SUD

    168.474,00

31

IL CANE GIALLO DELLA MONGOLIA

    157.480,00

32

MARY

    133.466,00

33

BUBBLE

    120.998,00

34

MANDERLAY

    120.439,00

35

LE MELE DI ADAMO

    116.792,00

36

L'ARCO

    115.571,00

37

L'ENFER

    104.598,00

38

L'AMORE SOSPETTO

    102.846,00

39

BATTAGLIA NEL CIELO

      98.806,00

40

PARADISE NOW

      97.118,00

41

INCONTRI D'AMORE

      86.594,00

42

BOMBON - EL PERRO

      85.602,00

43

LES AMANTS REGULIERS

      62.744,00

44

DEAR WENDY

      41.863,00

45

PERSONA NON GRATA

      38.487,00

46

L'IGNOTO SPAZIO PROFONDO

      37.096,00

47

WHISKY

      31.292,00

48

DUE VOLTE LEI

      30.101,00

49

10 CANOE

      26.960,00

50

SHANGHAI DREAMS

      22.415,00

51

FREE ZONE

      21.379,00

52

IL TEMPO CHE RESTA

      20.219,00

53

SOAP

       1.875,00

Escludendo la consacrazione di Pedro Almodovar con “Volver”, che stacca nettamente tutti gli altri, autori paludati non riescono ad avere la prevista accoglienza del pubblico. È il caso di David Cronenberg al suo film (“History of violence”) meno cronemberghiano, che pur avendo beneficiato di un’uscita natalizia con 130 copie si ferma a 2 milioni e mezzo di euro. Così come sembra tramontato il mito di Wim Wenders (“Non bussare alla mia porta”) divenuto sempre più prolifico ma meno incisivo. Anche Chabrol, inspiegabilmente tenuto in naftalina per un anno (“La damigella d’onore”) si ritaglia uno spazio ridotto, così come Abel Ferrara con “Mary”. Dopo la grande attenzione mediatica e i buoni incassi di “Dogville” di Lars von Trier, il seguito “Manderlay” resta al palo, forse a causa del cambio della protagonista (Nicole Kidman sostituita da Bryce Dallas Howard) ma potrebbe avere inciso anche uno scarso gradimento della prima parte. Anche il Soderbergh possibilista (“Bubble” è uscito in contemporanea al cinema, in dvd e sulla tv satellitare) non conquista grandi fette di pubblico, così come lo stroncatissimo “L’enfer” di Danis Tanovic, alla non facile prova dell’opera seconda dopo il successo mondiale di “No man’s land”. Nonostante l’uscita natalizia, fatica anche “L’enfant” dei fratelli Dardenne. Tra i provenienti dal festival di Cannes si comporta meglio “Niente da nascondere” di Michael Haneke, per 15 settimane tra le prime 40 posizioni. Passando al festival di Venezia, la terza parte della trilogia sulla vendetta di Park Chan-Wook, “Lady Vendetta”, fa peggio della seconda parte “Old Boy”, che aveva superato i 400 mila euro di incasso.

 

LA RIVINCITA DELL’ITALIA

ITALIA

 

 

POS

TITOLO

INCASSO ITALIA

1

NATALE A MIAMI

€ 21.240.170,00

2

TI AMO IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO

€ 20.016.440,00

3

IL MIO MIGLIOR NEMICO

€ 18.531.330,00

4

LA TIGRE E LA NEVE

€ 14.862.740,00

5

NOTTE PRIMA DEGLIA ESAMI

€ 12.239.670,00

6

ECCEZZZIUNALE VERAMENTE CAPITOLO SECONDO … ME

   6.920.989,00

7

IL CAIMANO

   6.772.490,00

8

MELISSA P.

   6.019.111,00

9

LA BESTIA NEL CUORE

   4.973.076,00

10

ROMANZO CRIMINALE

   4.858.959,00

11

LA SECONDA NOTTE DI NOZZE

   3.628.044,00

12

I GIORNI DELL'ABBANDONO

   3.253.165,00

13

LA TERRA

   2.253.487,00

14

IL REGISTA DI MATRIMONI

   1.955.496,00

15

VIVA ZAPATERO!

   1.732.687,00

16

PASSO A DUE

      994.034,00

17

ANCHE LIBERO VA BENE

      843.693,00

18

TI LASCIO PERCHÉ TI AMO TROPPO

      776.192,00

19

ARRIVEDERCI AMORE, CIAO

      763.773,00

20

E SE DOMANI…

      592.132,00

21

LA CURA DEL GORILLA

      542.139,00

22

VITA SMERALDA

      493.531,00

23

MAI + COME PRIMA

      415.142,00

24

LA GUERRA DI MARIO

      318.284,00

25

TEXAS

      297.060,00

26

IN ASCOLTO - THE LISTENING

      288.176,00

27

4-4-2 IL GIOCO PIÙ BELLO DEL MONDO

      260.982,00

28

L'ESTATE DEL MIO PRIMO BACIO

      238.320,00

29

HANS

      156.677,00

30

FUOCO SU DI ME

      122.822,00

31

MATER NATURA

      110.045,00

32

LA FIAMMA SUL GHIACCIO

        95.054,00

33

CONCORSO DI COLPA

        77.008,00

34

MUSIKANTEN

        63.315,00

35

SONO TORNATO AL NORD

        53.483,00

36

PIANO 17

        49.811,00

37

ANTONIO, GUERRIERO DI DIO

        48.927,00

38

LA PASSIONE DI GIOSUÈ L'EBREO

        38.462,00

39

ONDE

        36.102,00

40

IL FANTASMA DI CORLEONE

        34.836,00

41

SANGUE - LA MORTE NON ESISTE

        30.096,00

42

FUORI VENA - LA STRADA SI RACCONTA

        10.972,00

43

RACCONTAMI UNA STORIA

         9.786,00

44

PEPERONI RIPIENI E PESCI IN FACCIA

         3.992,00

45

BASTA UN NIENTE

         3.311,00

46

I CINGHIALI DI PORTICI

         2.834,00

Nonostante la congiuntura economica negativa, i tagli nei finanziamenti, il minor numero di film italiani prodotti (la cifra più bassa dal 2001), la chiusura delle monosale, l’aumento irrazionale degli schermi multiplex, i problemi nella distribuzione, la spada di Damocle della pirateria, il “peer to peer” e ora pure la concorrenza del telefonino, l’anno appena trascorso è stato quello in cui la produzione italiana ha registrato gli incassi più alti del quinquennio. Il numero di film prodotti è passato dai 134 del 2004 ai 98 del 2005, mentre sono rimaste stabili le 9 opere prime e seconde. Le pellicole prodotte con il contributo dello Stato sono invece calate notevolmente, passando dalle 46 del 2004 alle 18 del 2005. Sono diminuiti anche i film prodotti interamente con capitali italiani, dai 96 del 2004 ai 68 del 2005, così come le opere co-prodotte con l’estero (38 nel 2004, 30 nel 2005).

Eppure il numero degli spettatori che ha scelto il cinema italiano è aumentato. Nel 2005, infatti, due milioni e mezzo di spettatori in più hanno varcato le soglie del cinema per vedere un’opera nazionale, facendo raggiungere al cinema italiano la ragguardevole quota del 24,7%. La situazione migliora ancora nel primo trimestre del 2006. Un avvio di anno particolarmente negativo è infatti rischiarato a livello di incassi dalla triade Verdone-Pieraccioni-Brizzi facendo raggiungere al prodotto nazionale la quota del 34,6%. In pratica, nel primo trimestre uno spettatore su 3 ha visto un film italiano. Sicuramente sul successo interno ha inciso lo scarso appeal del cinema americano, in evidente declino di consensi, ma anche la capacità di concordare strategie promozionali efficaci, come per il riuscito lancio di “Notte prima degli esami”. “Il successo del film”, spiega il produttore Giannandrea Pecorelli al Giornale dello Spettacolo, “è il frutto di una precisa operazione di marketing. Si è deciso di puntare prevalentemente sulle anteprime, nella convinzione che la migliore promozione per il film potesse essere il passaparola. Le notizie sul film hanno cominciato a circolare su Internet, anche se apparentemente il film continuava a sembrare clandestino. Solo ad una settimana dall'uscita è iniziata la campagna affissioni, che ha portato allo scoperto il fenomeno. Per ciò che riguarda il manifesto, si è deciso di puntare sui giovani, tanto che il volto di Giorgio Faletti, il nome più noto del cast, non compare nel poster. Peraltro, sempre da un punto di vista promozionale, la presenza di Faletti è stata utile per ciò che riguarda la comunicazione stampa”.

Dando uno sguardo agli altri titoli italiani di successo, non stupisce l’affermazione di Diego Abatantuono con il seguito del mitizzato “Eccezzziunale veramente”, anche se il film incassa quasi la metà del bottino finale nel primo week-end, per poi sparire in fretta dalla circolazione. Un segno dei tempi, che vedono sempre più ridotta la durata commerciale dei film, ma anche un indice di debolezza del passaparola che, evidentemente, non ha premiato il sequel. Successo anche per la discussa trasposizione letteraria “Melissa P.” che a metà novembre conquista subito la prima posizione del box-office. Dietro, però, occorre ricordarlo, c’è la Sony Pictures (sarà un caso l’iniezione di moralismo rispetto al testo di origine?). Buono anche il riscontro post-Venezia per “La bestia nel cuore”, forte del premio per la Migliore Interpretazione Femminile a Giovanna Mezzogiorno. La successiva riedizione in 7 copie a ridosso degli Oscar, per cui il film è stato candidato in sostituzione a “Private” di Saverio Costanzo, non aggiunge che qualche migliaio di euro all’incasso finale, prossimo ai 5 milioni di euro. Curiosità: il film è uscito anche in America con il titolo “Don’t tell” in 5 sale e ha incassato la modesta cifra di 29.015 dollari. Inferiore alle attese, invece, il risultato complessivo di “Romanzo Criminale” di Michele Placido, sia per il notevole sforzo produttivo che per i riscontri critici e i premi raccolti un po’ ovunque. Caso dell’anno, strategicamente pianificato in piena campagna elettorale, il successo annunciato de “Il Caimano” di Nanni Moretti. Per restare in campo politico, da notare l’ottimo risultato del documentario di Sabina Guzzanti “Viva Zapatero!”, partito con un’ottima media in 34 sale per poi crescere grazie al passaparola fino a coprire un’ottantina di cinema. Nel complesso, ben 15 film superano il milione di euro e sia “Romanzo Criminale” che “Il Caimano” sono successi anche in Francia. Tra gli incompresi, sicuramente “La guerra di Mario” di Antonio Capuano, film di cui si è parlato parecchio ma uscito timidamente e in un periodo, i primi di marzo, affollato di nuovi titoli. Inspiegabile, poi, la decisione di buttare via con sole 8 copie a fine giugno “Peperoni ripieni e pesci in faccia”, ultima fatica di Lina Wertmüller in tandem con Sophia Loren. Indipendentemente dal valore dell’opera, lo sfruttamento commerciale poteva essere sicuramente più furbo. Tra i film cresciuti con il passaparola c’è invece il generazionale “Mai + come prima” di Giacomo Campiotti, ambientato sulle Dolomiti. Il lungometraggio non ha mai superato la diciottesima posizione ma, nonostante la rapida scomparsa dalle sale dopo un’uscita in più di 70 copie non premiata dal pubblico, può vantare una presenza in classifica di ben 15 settimane. Chissà, forse con un adeguato sostegno avrebbe potuto comportarsi in modo analogo a “Notte prima degli esami”. In declino i comici di derivazione televisiva: “La cura del gorilla” con Claudio Bisio, “E se domani…” con Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu e “Sono tornato al  Nord” con Franco Neri, incassano infatti molto meno delle lecite aspettative. Tra i successi regionali, da segnalare “Ti lascio perché ti amo troppo”, fenomeno tutto campano grazie alla presenza del divo locale Alessandro Siani, che nel week-end di debutto in 60 copie, tutte concentrate al Sud, totalizza il miglior incasso della regione. Quasi assenti le uscite estive per il cinema italiano, con l’eccezione di “L’estate del  mio primo bacio” di Carlo Virzì, “Raccontami una storia” di Francesca Elia e “Vita Smeralda” di Jerry Calà che, comunque, riesce a portarsi a casa quasi 500 mila euro. In generale, si riscontra per l’ennesima volta il dominio della commedia e del personaggio. I maggiori incassi godono infatti della promessa di risate o del carisma, o presunto tale, degli interpreti. Manca invece il film di genere. Nessun thriller, manco un horror, e assenza di quel prodotto medio, identificabile con il successo di “Notte prima degli esami”, in grado di conciliare i troppi autori presenti in Italia con la risata grassa e afona della comicità pecoreccia. Una strada altra che potrebbe andare incontro alle non per forza vituperabili esigenze del pubblico.

 

NATALE STABILE

Il periodo delle feste natalizie è da sempre il più proficuo per il cinema. Anche questa stagione conferma la regola: quasi 21 milioni di biglietti staccati dal 25 novembre all’8 gennaio, per un incasso complessivo di 126,5 milioni di euro. Rispetto al 2005 le presenze segnano un +0,75% e gli incassi +0,80%. La stabilità del risultato non è così di conforto considerando l’aumento del numero degli schermi. A sostegno del risultato ottenuto bisogna però tenere presente la poco favorevole congiuntura di calendario che, facendo coincidere la vigilia di Natale e il 31 dicembre con il sabato, ha di fatto privato il cinema di due importantissime giornate più che favorevoli agli incassi. Ancora una volta a dominare il botteghino è il cine-panettone, l’ultimo, pare, con la rodata copia Boldi e De Sica. “Natale a Miami” raggiunge in poche settimane l’incasso di 20 milioni di euro incalzando, e poi superando per qualche migliaio di euro, il campione stagionale “Madagascar”. Il più agguerrito concorrente è la quarta puntata di “Harry Potter”, ma l’uscita anticipata a fine novembre vede il maghetto giungere al Natale ormai a fine corsa. Leonardo Pieraccioni e il suo “Ti amo in tutte le lingue del mondo”, uscito in contemporanea a “Natale a Miami”, parte con qualche copia in più (452 contro le 447 del film di Neri Parenti) ma con meno sprint, debuttando con ben un milione di euro in meno rispetto al diretto concorrente. Come tradizione, però, l’andamento ha meno picchi ma più costanza e con la Befana è Pieraccioni a dominare il box-office, ma l’ascesa del comico toscano non raggiunge l’exploit del 2004 con “Il paradiso all’improvviso” (campione stagionale con oltre 25 milioni di euro). E gli altri? Gli esercenti hanno lamentato l’assenza di un prodotto americano forte, un film fenomeno in grado di raggiungere i 25/30 milioni di euro. In effetti il “King Kong” di Peter Jackson, probabilmente anche a causa della durata poco adatta ai ritmi serrati delle feste, non ha ottenuto i risultati sperati, mentre “Le Cronache di Narnia” si conferma il vincitore a distanza, restando nelle prime dieci posizioni per tutto il mese di gennaio, unico film natalizio insieme a “Ti amo in tutte le lingue del mondo” a non bruciare le sue carte durante le festività. Dietro questa manciata di titoli, però, più o meno il vuoto. “Mr. And Mrs. Smith”, uscito il 2 dicembre, arriva a Natale sparando le ultime cartucce. Un discreto risultato lo ottiene “Memorie di una geisha” e si affermano, pur senza strafare, “History of violence” e “Broken Flowers”. Non decollano, invece, i fratelli Dardenne con “L’enfant”. Forse valeva la pena distribuirlo a ridosso del festival di Cannes dopo la vittoria della Palma d’Oro piuttosto che tenerlo in naftalina per ben sette mesi. Grande assente il genere di solito trionfatore del Natale: l’animazione. Le deboli spalle di “Chicken Little” permettono al film Disney, in assenza di concorrenti diretti (“Kiriku e gli animali selvaggi” si ferma quasi subito) di catalizzare l’attenzione delle famiglie, ma il passaparola boccia il film che a metà gennaio è già in quindicesima posizione. Chiudono il piatto non così ricco del Natale la commedia “Vizi di famiglia” e il drammatico “Parole d’amore”. Va meglio a Jennifer Aniston rispetto a Richard Gere, ma entrambi sono destinati a non lasciare particolare traccia. 

   

I 10 FILM PIÙ VISTI DELLA STAGIONE

 (DAL 01/08/2005 AL 30/07/2006)

POS.

TITOLO

NAZ.

DISTRIBUZIONE

INCASSO

PRESENZE

1

IL CODICE DA VINCI

USA

SONY PICT. ITALIA S.R.L.

€ 28.252.900

4.610.911

2

NATALE A MIAMI

ITA

FILMAURO S.R.L.

€ 21.240.170

3.436.144

3

MADAGASCAR

USA

UIP-UNITED INT.PICTURES S.R.L.

€ 21.200.700

3.626.469

4

HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO

U.K

WARNER BROS ITALIA S.P.A.

€ 20.131.380

3.379.969

5

TI AMO IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO

ITA

MEDUSA FILM S.P.A.

€ 20.016.440

3.234.759

6

IL MIO MIGLIOR NEMICO

ITA

FILMAURO S.R.L.

€ 18.531.330

3.156.827

7

L'ERA GLACIALE 2

USA

20TH CENTURY FOX ITALIA S.P.A.

€ 18.494.650

3.082.105

8

LE CRONACHE DI NARNIA: IL LEONE, LA STREGA E L'ARMADIO

USA

BUENA VISTA INT. ITALIA S.R.L.

€ 16.758.210

2.829.328

9

LA TIGRE E LA NEVE

ITA

01 DISTRIBUTION

€ 14.862.740

2.517.912

10

NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI

ITA

01 DISTRIBUTION

€ 12.239.670

2.095.522

Era da tempo che la classifica stagionale non parlava italiano. Quest’anno, infatti, per le prime dieci posizioni il botteghino è equamente diviso tra cinema italiano e americano. Cominciando con l’Italia, stupisce la costanza del pubblico nel premiare ancora una volta la coppia Boldi / De Sica, con “Natale a Miami”, film italiano più visto della stagione e addirittura in crescita rispetto ai 17 milioni e mezzo di “Christmas in love” e ai 19 di “Natale in India”. Pieraccioni, con “Ti amo in tutte le lingue del mondo”, si conferma una sicurezza per il botteghino e Carlo Verdone ritrova il suo pubblico come ai tempi d’oro grazie al successo, in coppia con Silvio Muccino, di “Il mio miglior nemico”. Delusione invece per Benigni. Il comico toscano, sempre più popolare come personaggio, perde un po’ di fiducia come attore e regista e il suo “La tigre e la neve” si ferma a quasi 15 milioni di euro. Risultato più che positivo, ovviamente, ma sotto gli standard abituali di Benigni. Di certo non ha aiutato il passo falso di “Pinocchio”, molto frequentato ma poco amato dal pubblico. L’unico vero exploit è il debutto di Fausto Brizzi con “Notte prima degli esami”. Sembrava un filmetto come altri invece, grazie a una promozione molto accurata e a un passaparola che ha funzionato, è riuscito a diventare uno dei “casi” dell’anno. Probabilmente il compromesso che mancava tra la commedia sbracata e il film d’autore. Quanto al cinema U.S.A. trionfa, nonostante le critiche poco lusinghiere, “Il Codice Da Vinci”. Accolto da polemiche di ogni tipo che hanno strategicamente funzionato da traino, il film di Ron Howard ha fatto discutere anche esercenti e distributori. Si è parlato di anticipi da capogiro (5.000 euro), richiesti dalla Sony Pictures Releasing quale “minimo garantito”, oltre a condizioni di pagamento e percentuali particolarmente gravose. La società di distribuzione si è difesa ricordando di essere stata una delle poche ad avere creduto nell’estate al cinema e sottolineando il forte investimento alla base del film, con tre milioni di euro per il marketing e un milione e mezzo per la stampa delle copie (circa 900). Non avendo alcun strumento per poter valutare torti e ragioni non resta che constatare il successo dell’operazione. Ma se non fosse andata così, chi ci avrebbe rimesso maggiormente? 
Ottimo il risultato dell’animazione con “Madagascar” e “L’era glaciale 2 – il disgelo”, così come i 20 milioni di euro del quarto “Harry Potter”, anche se la partenza a razzo (€ 7.233.228 nel week-end di apertura) lasciava presagire risultati intorno ai 25 milioni di euro. Buono in Italia, come nel resto del mondo, il successo di un film reazionario e non così riuscito come “Le Cronache di Narnia”. Tra i casi dell’anno, da segnalare l’inaspettato exploit di Woody Allen, al suo miglior risultato italiano con “Match Point” (dodicesima posizione e incasso superiore ai 9 milioni di euro), l’ottimo riscontro per “Inside Man” (circa 7 milioni di euro e la diciottesima posizione) e la conferma di Pedro Almodovar come autore spagnolo più amato in Italia (il suo “Volver” si avvicina ai 6 milioni e mezzo di euro e si posiziona al ventunesimo posto). Ottimo anche il risultato de “Il caimano” di Nanni Moretti, sicuramente il film più discusso dell’anno. Uscito con perfetta strategia a ridosso delle elezioni è stato battuto da Verdone nel week-end di debutto per poi conquistare la prima posizione il fine settimana successivo, tallonato da “Basic Instinct 2” (che per fortuna non ha avuto la meglio), per poi finire in caduta libera dopo i risultati elettorali. Il bistrattato “The Interpreter” si ferma invece in ventitreesima posizione con un incasso di circa 5 milioni 750 mila euro, mentre due super-blockbuster come “Mission Impossibile III” e “X-Men 3” confermano il calo di fiducia del pubblico italiano nei confronti del cinema d’azione americano, fermandosi rispettivamente alla ventiquattresima e venticinquesima posizione.

 

  GLI INCASSI DEL “PRIMO WEEK-END”

La tendenza è sempre più radicata: incassare tutto e subito. La durata commerciale dei film al cinema è sempre più breve e nelle prime tre settimane si gioca il tutto per tutto. Una buona partenza incrementa le potenzialità del film e ne aumenta la visibilità facendo in modo che se ne parli. Se un film incassa meno del previsto nella prima settimana, difficilmente viene sostenuto e si smonta in tutta fretta. Il modello è quello americano, dove tutto è finalizzato all’immediatezza del risultato. Sempre maggiore, quindi, il numero di copie previste per i colossi, mentre i film che si affacciano timidamente sul mercato senza certezze alle spalle raramente vengono sorretti da esercenti e distributori. Capitano anche titoli lanciati allo sbaraglio, senza alcuna promozione, per riempire vuoti di programmazione o per assolvere obblighi contrattuali (il filmone in cambio dei fondi di listino). Molto importante il dato relativo alla media per sala. Una media elevata può spingere il distributore ad aumentare il numero delle copie in circolazione, viceversa se la media è poco significativa. A soffrire, in mezzo a tutte queste variabili numeriche, è ovviamente la qualità, che non sempre si accompagna all’andamento dei numeri ma che finisce per esserne rigidamente vincolata. 

POS.

TITOLO

INCASSO

WEEK-END

NUMERO SCHERMI

DATA

1

IL CODICE DA VINCI

         7.951.480,75

815

19/21 Maggio 2006

2

HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO

         7.233.227,98

697

25/27 Novembre 2005

3

IL MIO MIGLIOR NEMICO

         4.999.750,55

558

10/12 Marzo 2006

4

MADAGASCAR

         4.731.363,70

470

02/04 Settembre 2005

5

L’ERA GLACIALE 2 – IL DISGELO

         4.254.722,70

538

21/23 Aprile 2006

6

I FANTASTICI QUATTRO

         3.328.706,09

482

16/18 Settembre 2005

7

LA TIGRE E LA NEVE

         3.099.101,98

754

14/16 Ottobre 2005

8

NATALE A MIAMI

         3.033.713,04

447

16/18 Dicembre 2005

9

ECCEZZZIUNALE VERAMENTE CAPITOLO SECONDO…ME

         3.016.041,05

506

20/22 Gennaio 2006

10

SCARY MOVIE 4

         2.781.554,10

403

21/23 Aprile 2006

Sembrava impossibile ma è accaduto. Il film più visto dell’anno, “Il Codice Da Vinci”, esce nella seconda metà di maggio, nel primo week-end di vero caldo della stagione. L’afa, però, non ferma la curiosità degli spettatori, con un debutto da record in più di 900 sale vicino agli 8 milioni di euro. Il dato dovrebbe fare riflettere i distributori, ancora restii ad osare una volta per tutte l’allungamento della stagione. Ogni anno si sentono le stesse frasi, con le promesse autunnali risolte in vuoti estivi, e comunque non basta un film evento, è necessaria una vera e propria pianificazione delle uscite che copra il più possibile i dodici mesi dell’anno. I segnali, nonostante la concorrenza più temibile, quella del calcio in versione Mondiale, sono confortanti. Non così lontano dal film evento della stagione si piazza la quarta puntata del maghetto “Harry Potter”. Un debutto da record in tutto il mondo, ma un risultato finale inferiore alle lecite aspettative. Il primo debutto italiano più elevato premia invece Carlo Verdone in coppia con Silvio Muccino, forti di numerose ospitate televisive e di recensioni (incredibilmente) positive che fanno incassare al film, in un solo week-end, quasi 5 milioni di euro. Il lungometraggio italiano più visto, invece, “Natale a Miami”, parte con meno sprint. La causa è probabilmente nella uscita contemporanea con “Ti amo in tutte le lingue del mondo” (che a parità di copie incassa però, al debutto, un milione di euro in meno). Benigni si ferma a 3 milioni di euro, ma il film è penalizzato dallo sciopero generale degli operatori dello spettacolo indetto proprio il primo giorno di uscita di “La tigre e la neve”. Ottimo l’esordio di Abatantuono nel seguito di “Eccezzziunale …veramente”, anche se il passaparola non ha premiato il film, che nel fulminante debutto incassa quasi la metà del bottino finale. Molto bene il cinema di animazione, con un primo week-end superiore alle attese sia per “Madagascar” che per “L’era glaciale 2 – il disgelo”; quest’ultimo esce nelle sale insieme a “Scary Movie 4” che esordisce così, pur con un risultato numerico importante, al secondo posto. Da notare la scarsa presenza di blockbuster americani. Il solo titolo, evidentemente molto atteso, è “I fantastici quattro”, ma anche il film tratto dai fumetti Marvel non mantiene le premesse e già alla seconda settimana perde il 56% di presenze. Tre dei film più visti dell’anno non rientrano tra i migliori debutti. Si tratta di film che hanno dimostrato una maggiore tenuta, con un andamento più lineare o addirittura in crescita. Sia il film di Leonardo Pieraccioni che “Le Cronache di Narnia”, infatti, hanno beneficiato del periodo delle feste riuscendo a varcare la soglia dell’anno nuovo e mantenendo vivo per tutto il mese di gennaio l’interesse nei loro confronti (“Natale a Miami”, come tutti i cine-panettoni, sembra invece portare impressa la scadenza del 6 gennaio). Diverso il discorso per l’unico vero exploit della stagione, “Notte prima degli esami”. Il film di Fausto Brizzi è infatti uno dei pochi titoli ad andamento crescente: debutto a metà febbraio con 1.256.720 euro, settimana successiva con un numero maggiore di copie e 1.618.545 euro, per poi esplodere ulteriormente alla terza settimana con ancora più copie e un incasso nel week-end di 1.816.587 euro.
Il peggior debutto al primo posto è invece quello del week-end 23/26 giugno, che vede “Hot movie” primeggiare in classifica con un incasso di soli 370.000 euro. Da notare poi come, escludendo l’estate e il mese di febbraio, i migliori debutti siano equamente ripartiti nell’arco dell’anno.

 

E L’HOME VIDEO?

Come ogni anno, verso la fine di giugno, il rapporto Univideo (Unione Italiana Editoria Audiovisiva) fornisce un quadro esaustivo ed interessante circa il consumo di home-video in Italia. Ormai anche nel nostro paese accade quello che negli Stati Uniti è una realtà da tempo: incassi maggiori dall’home-video rispetto alla sala cinematografica, e non di poco. Nel 2005, infatti, la spesa per acquisto e noleggio di prodotti audiovisivi ha superato del 75% il valore degli incassi al box-office (un po’ meno di 540 milioni di euro nel 2005). È il successo in sala a determinare il successo dei film nei differenti canali di sfruttamento che compongono la filiera cinema, ma non è più la sala a fornire i maggiori guadagni. 
Il successo dell’home-video deriva in larga parte dalle ottime performance del supporto Dvd, che ha raggiunto nel 2005 un fatturato di 890 milioni di euro, in crescita del 12% rispetto al 2004. Tra tutti i canali, il maggiore aumento percentuale si è verificato nelle edicole, dove il fatturato è aumentato del 40,5% rispetto al 2004, raggiungendo i 183 milioni di euro. Tra noleggio e vendita è quest’ultima ad avere il sopravvento con un fatturato, sempre nel 2005, di 412 milioni di euro contro i 300 del noleggio. La causa è principalmente nel calo subito dai prezzi di vendita dei dvd (ridotti del 21%) che ha portato ad un aumento dei pezzi venduti. Più rigidi, invece, i costi di noleggio e conseguentemente più stabile l’andamento del noleggio rispetto alla vendita. Quasi totalmente scomparsa la videocassetta, presente perlopiù nei mercatini dell’usato, che ha ormai un peso marginale, circa il 6%, sul mercato italiano di prodotti audiovisivi. Per il nuovo supporto UMD, invece, è ancora troppo presto per trarre conclusioni a causa di volumi di vendita ancora modesti. Parallelamente alla crescita dell’home-video, sono aumentate anche le vendite di lettori dvd. Ormai circa la metà delle famiglie italiane ha un lettore dvd nella propria abitazione. Le vendite hanno raggiunto i 4,3 milioni di pezzi per i lettori dvd e i 400 mila pezzi per gli impianti home-theatre.
 
Resta ora da vedere come e se questo dato di fatto cambierà il modo di consumare le immagini.

 

LOST IN TRANSLATION

Capita ogni anno di dare un’occhiata ai titoli originali dei film usciti nel corso della stagione e di provare una irresistibile curiosità di capire come la traduzione italiana decisa dalle case di distribuzione abbia imboccato certe strade impervie, folli, spesso assurde. La tendenza in atto si può riassumere in una triplice ripartizione: i film che vengono lasciati nella lingua originale, e sono generalmente quelli indirizzati ai teen-ager (gli horror in primis), quelli che vengono tradotti (con tutte le colorite varianti del caso), ma una nuova moda è il titolo originale accompagnato dalla didascalia italiana. Vediamo di analizzarli nel dettaglio.

I TITOLI TRADOTTI

È indubbiamente la sezione che riserva il maggior numero di soprese perché la fantasia dei distributori pare non avere limiti. Molte volte la traduzione è letterale (“Don’t come knocking” diventa “Non bussare alla mia porta”), in altri casi ci si attiene al concetto dell’originale per adattarlo alla musicalità o alla cultura italiana (“A Prairie Home Companion”, titolo di una vera trasmissione radiofonica di musica country che dal 1974 va in onda ogni sabato dal Minnesota condotta da Garrison Keillor, viene pertinentemente reinterpretato come “Radio America”), ma capita che le variabili impazziscano e che le traduzioni snaturino lo spirito stesso della pellicola. Il caso più emblematico è sicuramente “La moustache”, per cui “I baffi” si trasforma nel banale e fuorviante “L’amore sospetto”. “Elvis has left the building” era di non facile adattamento (“Elvis ha lasciato l’edificio”) ma “Se ti investo, mi sposi?” pare comunque scelta delirante. Per il resto c’è un po’ di tutto. I “rovina-matrimoni” (“Wedding Crashers”) vengono conformati in “2 single a nozze”. Per “Monster-in-law”, che in originale gioca abilmente con le parole “Mother” e “Monster”, si applica la regola “Prima ti sposo, poi ti rovino”, cioè esplicitare con una certa rozzezza i fatti del film, per cui si adotta “Quel mostro di suocera”. Per “The Brothers Grimm” non ci si limita a un semplice “I Fratelli Grimm” ma, probabilmente per giustificare la promozione incentrata unicamente sui 5 minuti di film interpretati da Monica Bellucci, si allunga in “I Fratelli Grimm e l’incantevole strega”. L’orribile “Must love dogs” (“Deve amare i cani”, requisito principale esposto in un annuncio per trovare l’anima gemella) diventa “Partnerperfetto.com”. A proposito di internet, uno dei casi più perniciosi dell’anno è l’anonimo “Cry_Wolf” (che nel film è il nickname di un presunto assassino) tradotto, non a caso, in “Nickname: enigmista”; la mossa, considerando l’uscita dello scialbo horror un mese e mezzo prima dell’atteso “Saw 2” (sequel di “Saw – l’enigmista”), ha la conseguenza di confondere lo spettatore poco informato facendogli credere che si tratti di “Saw 2”. Il sintetico “The cave” (“La caverna”) viene arricchito come “Il nascondiglio del diavolo”. All’ambiguo “Brokeback Mountain” viene aggiunto “I segreti di”. Per “Capote” si esplicita il romanzo più famoso dello scrittore, “Truman Capote: a sangue freddo”. Per il menagramo “Mortuary”, al posto di “Camera Mortuaria” si sceglie il più rassicurante “Il custode” (anche se non c’entra una mazza). Per evitare di essere confuso con un horror, “Le couperet” (“La mannaia”) viene tradotto in “Cacciatore di teste”. Il criptico “RV”, cioè “Recreational Vehicle”, esce nelle sale nell’anonimato di “Vita da Camper”. Per il  complicato “Hoodwinked” (nello slang Usa “infinocchiato”) si opta, visto che si tratta di un film d’animazione, per un qualche riferimento al target giovanile nello sbrodolante “Cappuccetto Rosso e gli Insoliti Sospetti”. Il ficcante “The Devil’s Reject” (“I rifiuti del Diavolo”) si appiattisce ne “La casa del Diavolo”. Difficile poi capire come si possa essere giunti all’improponibile “Deuce Bigalow: puttano in saldo” rispetto al non certo entusiasmante ma più umano “Deuce Bigalow: european gigolo”. Ma non è finita. Abbiamo “An unfinished life” (“Una vita incompleta”) che vira alla telenovela con “Il vento del perdono” (che non si capisce bene cosa significhi). “16 blocks” mantiene un numero e il concetto di vincolo dell’originale, ma cambia lo spazio in tempo per cui i “16 blocchi” diventano “Solo due ore”. Per il film per famiglie “The Shaggy Dog” non si trova di meglio di “Shaggy Dog – Papà che abbaia … non morde”, che perlomeno ha il pregio di eliminare direttamente un’ampia fetta di pubblico. Il tutt’altro che invitante “La doubloure” (più o meno “La controfigura”) ammicca all’ormone maschile con il discutibile “Una top model nel mio letto”. Cattivo gusto anche per “Mauvais esprit”, cioè “Spirito cattivo”, che diventa il poco invitante “Bastardo dentro”. “Combien tu m’aimes?” mantiene il punto interrogativo. ma la domanda “Quanto mi ami?” viene sostituita da “Per sesso o per amore?” Sempre per restare in Francia, “Peindre ou faire l’amour” (“Dipingere o fare l’amore”) si ammoscia nell’insignificante “Incontri d’amore”. E il brutto “Fauteuils d’orchestre” (“Poltrone d’orchestra”) si dilunga nel possibilista “Un po’ per caso, un po’ per desiderio”. Per Banderas in versione ballerino in “Take the lead” (“Guidare la danza”, ma inteso anche come “Prendere in mano il proprio destino”) si evitano ambiguità interpretative e si punta dritto al teen-ager e agli over 60 (“Ti va di ballare?”). Di peculiare autolesionismo tradurre il già poco originale “Freedomland” (“Terra di libertà”) nell’insipido “Il colore del crimine”.
Bisogna comunque riconoscere che alcuni titoli originali sono effettivamente molto difficili da tradurre. Prendiamo “Failure to launch”; si riferisce alla sindrome definita come “incapacità di prendere il volo”. Troppo complicato da spiegare. La distribuzione ha cercato rimandi popolari (“Mi presenti i tuoi” e annessi) e ha trovato rifugio in “A casa con i suoi”. Anche “Bee Season”, letteralmente “La stagione dell’ape”, poneva serie difficoltà. Si tratta del periodo in cui gli studenti delle scuole americane sono impegnati in gare di “spelling” e infatti la giovane protagonista è una campionessa di “Spelling Bee”. Roba lontanissima dalla nostra cultura, non tanto comunque da giustificare l’ennesimo volare basso della distribuzione che ha scelto il mediocre “Parole d’amore”. Arduo pure restare fedeli alla canzone “Walk the line” per il titolo della biografia del cantante Johnny Cash; letteralmente si tratta di “camminare lungo la linea”, inteso come “rigare dritto”, ma la distribuzione ha preferito l’edificante “Quando l’amore brucia l’anima”.

 

THE ORIGINAL TITLES

È la sezione che raccoglie quei film per cui il titolo originale specifica concetti universalmente noti (“Match Point”) o suona talmente bene (“Broken Flowers”, “Prime”, “Bubble”, “Inside Man”, “Romance & Cigarettes”, “Hostel”, “Jarhead”, “Wolf Creek”, “Poseidon”, “Shutter") da rendere trascurabile la traduzione. Non si capisce, però, perché estendere la regola anche a titoli perfettamente traducibili che lasciati in originale perdono in chiarezza e musicalità come “The exorcism of Emily Rose”, “The interpreter”, “The legend of Zorro”, “Lord of war”, “A history of violence”, “L’enfer”, “The libertine”, “The door in the floor” fino all’impronunciabile “Assault on precinct 13” o all’estenuante “Me and you and everyone we know”. Di solito è l’horror il genere principe per i titoli originali, proprio per il tentativo di colpire ad effetto. Non a caso si tratta spesso di parole singole dalle evidenti finalità evocative (“The Dark”, “Shutter”, “Half Light”, “Hostel”, “Wolf Creek”, “Dark Water”, “Silent Hill”). Discorso a parte per “Red Eye”, titolo che la visione non chiarisce (“Occhi rossi”, e perché mai?) e che deriva da un modo di dire tutto americano per definire i voli notturni, quelli per cui si giunge a destinazione dopo una notte insonne con, appunto, gli “occhi rossi”.

 

“THE SUBTITLED TITLES” – I TITOLI ORIGINALI CON DIDASCALIA

È una tendenza degli ultimi anni e, forse, il giusto compromesso per non tradire troppo l’originale dando però una spiegazione in lingua italiana. Il problema è che quando si parla del film non si sa più bene come chiamarlo, perché i titoli diventano lunghissimi e si finisce per generare confusione. Inoltre la didascalia italiana sembra avere principalmente la funzione di rassicurare lo spettatore sul genere del film che andrà a vedere, con la conseguenza di tendere alla ridondanza. Che senso ha specificare per “The fog” anche “Nebbia assassina”? Cosa aggiunge? Tra le scelte meno felici “Cinderella man – una ragione per lottare”, “L’enfant – una storia d’amore”, “Reinas – il matrimonio che mancava”, “Derailed – attrazione letale” (questo, poi, è terribile), “The Producers – Una gaia commedia neonazista” (anche questo, però!), “The Sentinel – il traditore al tuo fianco”, “Chicken Little – amici per le penne”, “Firewall – Accesso negato”. Tra quelle meno stridenti “Crash – contatto fisico”, “Flightplan – mistero in volo”, “The descent – discesa nelle tenebre”, “The breed – la razza del male”, anche se non si capisce il motivo per cui non scegliere la traduzione bypassando l’originale (o al limite viceversa).

Ci sono poi casi in cui la didascalia traduce letteralmente l’originale (“Four Brothers – Quattro fratelli”, “In her shoes – Se fossi lei”, “The new World – Il Nuovo Mondo”, “The Weather Man – L’uomo delle previsioni”, “Proof – la prova”, “Volver – tornare”) e che, pur nell’evidente ridondanza, risultano i più corretti in quanto fedeli all’originale ma in grado di tradurne il significato per chi non conosce la lingua.

Tra i casi particolari, la scelta di abbinare al film spagnolo “Fragile” il sottotitolo inglese “A ghost story” o quella di cambiare il titolo di un romanzo famoso come “ll giardiniere tenace” in “The Constant Gardener – La cospirazione”, tra l’altro di pronuncia particolarmente ostica. Chissà poi perché aggiungere all’originale e danese “Terkel” la didascalia inglese “in trouble”. Per arrivare poi al caso limite del titolo inglese cambiato con altro titolo inglese per cui “Date movie” (“date” sta per “persona con cui si ha un appuntamento” e si riferisce alle commedie romantiche di cui il film è una parodia) diventa “Hot movie” con annessa incommentabile didascalia “un film con il lubrificante”.

 

CURIOSITÀ

 

·         La notizia non è fresca ma il dato è comunque interessante: è l’Adriano di Roma (10 schermi, 2.290 posti) il complesso multiplex più remunerativo del 2004 con una occupancy (media di occupazione della struttura) che ha raggiunto il 32,29% (si considera buona la soglia del 18%).

·         Manuale d’amore” è il film d’essai più visto nel 2005; al secondo posto “Shark tale” e al terzo “Million Dollary Baby”.

·         Se l’Italia impazzisce per il calcio, lo sport nazionale al cinema non funziona: il film “Goal! The Movie” incassa solo € 122.045 e l’italiano “4-4-2 Il gioco più bello del  mondo” € 260.982 (uscito a metà maggio incassa però quasi la metà del totale in luglio, finiti i Mondiali).

·         Pirateria: pare definitivamente tramontata la copia illegale del film direttamente dalla sala; ora infatti le copie hanno un watermaking, cioè un’impronta digitale che consente di risalire sempre a dove e quando le copie sono state proiettate. Il nemico numero uno è ora Internet.

·         È “Gli Incredibili” il dvd più venduto nel 2005 In Italia e negli Stati Uniti. In Italia il film targato Pixar ha venduto 1 milione e 300 mila copie.

·         Il film più visto del 2005 in tutto il mondo è “Star Wars episodio III – La vendetta dei Sith” con un incasso complessivo di 850 milioni di dollari (il quarto “Harry Potter” ha ottenuto un risultato complessivo più elevato, ma è ripartito tra 2005 e 2006)

·         Secondo uno studio Nielsen pubblicato da Variety il 41% del pubblico che va al cinema afferma che continuerà a farlo anche in futuro.

·         In base ai dati presentati dalla Siae relativi al consumo dello spettacolo in Italia per il 2005, la spesa complessiva è scesa del 5,5% (un miliardo e mezzo di euro, la cifra più bassa dal 2001) e quella del cinema ha registrato un calo dell’8,6%. Peggio va al ballo, che diminuisce del 9,39%. Gli unici segni più sono per spettacoli dal vivo, teatro e musica che aumentano del 2,03% rispetto al 2004.

·         Al momento nel mondo, ma il dato è in continua evoluzione, ci sono circa 800 sistemi di cinema digitale in uso presso sale cinematografiche.

·         La MPAA (Motion Picture Association of America) comunica che nel 2005, in base a uno studio condotto dalla LEK Consulting, le compagnie cinematografiche hanno perso 6,1 miliardi di dollari a causa della pirateria. 1,3 provengono dagli Stati Uniti e 4,8 dal resto del mondo (quasi la metà dall’Europa). I paesi in cui il fenomeno ha dimensioni maggiori sono Cina, Russia, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Brasile, Italia , Polonia e Messico.

·         È ancora la U.I.P., come nella stagione precedente, la casa di distribuzione che ha incassato di più nella stagione con € 77.227.500. A poca distanza la Warner Bros con € 72.492.560. Tra i film distribuiti dalla U.I.P., il grande successo “Madagascar”, oltre a “King Kong” e “Inside man”. La Warner Bros annovera invece, tra i successi dell’anno, “Harry Potter e il calice di fuoco”, “La fabbrica di cioccolato” e “Volver”. Il film più visto dell’anno, “Il Codice Da Vinci”, è stato invece distribuito da Sony Pictures che, però, si deve accontentare della quarta posizione dopo 01 Distribution. Da notare come metà dell’incasso della Sony Pictures (seconda solo a Medusa nel numero di film distribuiti) sia dovuto al film di Ron Howard, segno evidente di un listino complessivamente poco forte (o poco incoraggiato).

   

 

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