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REPORTAGE
STAGIONE CINEMATOGRAFICA
2005-2006

“CRISI
SUPERATA?”
di Luca Baroncini
I dati numerici, aggiornati al 30 luglio 2006, sono
stati gentilmente forniti dall’Agis e si riferiscono ai cinema
aderenti al circuito Cinetel, che copre circa il 75% del mercato (ad
esclusione dei dati relativi agli incassi Usa reperiti dal sito “Boxofficemojo”)
Durante il 2005 la tanto strombazzata crisi è entrata nel vivo e il
segno meno ha contaminato le percentuali di tutto il settore
cinematografico. Come preannunciato l’anno scorso, però, non si può
sempre scendere e il segno più ha fatto inaspettatamente capolino a
fine stagione, proprio quando la distribuzione ha tradito ancora una
volta le aspettative di chi il cinema lo vorrebbe tutto l’anno, anche
durante i caldi estivi. Non è un caso che il film più visto
dell’anno, “Il Codice Da
Vinci”, sia uscito il 19 maggio e abbia macinato record su record
nonostante la data di uscita coincidesse, almeno per l’italia, con il
primo vero week-end di afa soffocante. Segno che quando il prodotto
interessa il clima diventa una variabile secondaria. Quest’anno, oltre
alla già notevole concorrenza di home-video e pirateria, un nuovo
nemico del grande schermo: il telefonino. Ce ne occuperemo più
dettagliatamente insieme al sempre annoso e ancora irrisolto problema
delle “windows”, cercando di capire dove si colloca la sala
cinematografica all’interno della catena sempre più ampia di
sfruttamento del prodotto filmico. Come al solito poche le certezze e in
mezzo a discussioni sul futuro del cinema, che stimolano e/o irritano a
seconda dei casi, senza comunque giungere a nessun tipo di conclusione,
l’unica oggettività è fornita dai dati numerici, sconfortanti a
inizio stagione, più rassicuranti verso la fine. Da notare che se i
singoli film incassano cifre elevate, a soffrire è la sala
cinematografica, soprattutto se mono e non multiplex. L’aumento
indiscriminato e spesso irrazionale degli schermi ha infatti permesso ai
film, soprattutto i titoli di punta, di uscire in un numero di copie
fino a pochi anni fa impensabile (anche 800 o 900). Gli incassi per i
film più attesi sono quindi aumentati, ma ciò non ha permesso
all’esercizio di giovarne perché la proporzione tra nuovi schermi
(quasi tutti multiplex) e maggior numero di copie ha finito per
danneggiare le tante monosale di città. Un patrimonio culturale sempre
più a rischio che, fino a quando la legge consentirà il cambio
d’uso, permetterà alle fabbriche di sogni di essere sostituite da
immensi store di abbigliamento, negozi di telefonia e banche. Un
evidente impoverimento che tende ad allontanare i luoghi del
divertimento dal centro delle città e a desertificare quello che una
volta era cuore pulsante, polo culturale e punto di incontro.
L’analisi che segue si affida perlopiù ai dati numerici relativi agli
incassi. Ovvio che non esiste parallelo tra quantità e qualità, ma è
interessante cercare di capire la risposta del pubblico alle
sollecitazioni ricevute. Ci sono film pubblicizzatissimi che incassano
meno del previsto (“La tigre e
la neve”) e film che crescono grazie al passaparola (“Notte
prima degli esami”). Ma anche titoli che rispettano le attese (il
cine-panettone natalizio continua a funzionare) efiaschi che si
confermano tali (“Rent”,
ma l’uscita in sole 15 copie non ha di certo aiutato). Il pubblico, a
cui tutti dimentichiamo di appartenere, è un’entità strana, mossa da
spinte razionali combinate a logiche assolutamente imprevedibili.
Difficile quindi pianificare strategie, l’importante sarebbe fare
sempre e comunque buoni film. Ma anche questo, senza il supporto di
un’adeguata distribuzione in grado di valorizzare i prodotti che
decide di porre sul mercato, potrebbe rivelarsi insufficiente.
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UNA STAGIONE IN CRESCITA
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SCIOPERO"
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CINEMA AL TELEFONO: IL CASO “THE
INTERPRETER”
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È ANCORA QUESTIONE DI WINDOW
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SE L’AMERICA CONTINUA A FARE FLOP
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Gli incassi per genere:
“ANIMAZIONE”
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Gli incassi per genere: “HORROR”
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Gli incassi per genere: “D'ESSAI”
· LA RIVINCITA DELL’ITALIA
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NATALE
STABILE
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I 10 FILM PIÙ VISTI DELLA STAGIONE
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GLI INCASSI DEL “PRIMO WEEK-END”
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E L’HOME-VIDEO?
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LOST IN TRANSLATION
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CURIOSITÀ
UNA
STAGIONE IN CRESCITA
I primi dati numerici sulle presenze in sala per il 2005 sono
sconfortanti: in Italia, nei primi sette mesi del 2005, sono
stati venduti 47.152 milioni di biglietti per un incasso di 278,9
milioni di euro. Il dato nudo e crudo non consente commenti ma assume
valore nel confronto con l’anno precedente. Si tratta, infatti, di uno
sconsolante – 15% a livello sia di presenze che di incassi. Ma
l’Italia non è un caso isolato. È in buona compagnia insieme a Stati
Uniti (-13%) e Spagna (-12%). Ancora peggiore è la situazione in
Germania (-20%) mentre va meglio in Gran Bretagna (-3%). Le cause della
disaffezione alla sala sono come al solito innumerevoli. Si parla di
congiuntura economica negativa con ripercussioni su tutti i consumi, di
assenza di un prodotto realmente competitivo, ma anche di un forte calo
del cinema americano, oltre alle solite problematiche (pirateria,
utilizzo delle nuove tecnologie, concorrenza dell’home-video e delle
pay-tv), costanti o in aumento. In agosto poco si muove, a parte “La
guerra dei mondi” e “Batman
begins” (usciti però a inizio estate) mentre il successo delle
anteprime conferma che la presenza del prodotto può essere garanzia di
incasso e che le abitudini degli spettatori non cambieranno mai senza un
segnale di fiducia da parte di esercenti e distributori. L’ultimo
trimestre del 2005 si risolleva grazie al grandissimo successo di “Madagascar”,
mentre Benigni con “La tigre e
la neve” incassa bene ma meno del previsto. Il mese di novembre,
comunque, fa segnare un prodigioso +11%. Dopo un Natale
stazionario, le percentuali su tutto il 2005 migliorano
sensibilmente, segno che gli ultimi mesi dell’anno hanno contribuito
ad invertire la tendenza e a rallentare la fuga degli spettatori. Si
passa quindi a un -7,47% (sempre rispetto al già deludente
2004) per l’Italia, a un -10% per la Francia, mentre la situazione
peggiora ulteriormente per Spagna (-12,7%) e Germania (-20,4%).
L’unico segno più viene dall’Inghilterra con un +1%. L’incremento
delle percentuali è oggettivo, ma le presenze sono passate da 97,9 a
90,6 milioni, con una perdita di circa 7 milioni di spettatori che
deve far pensare. Il 2006 si apre ancora con il segno meno, ma il cinema
italiano aiuta le percentuali a raddrizzarsi. Il solo dato positivo
riguarda infatti il cinema nazionale. Sono tre titoli nostrani a guidare
la classifica nel primo trimestre del 2006: “Il
mio miglior nemico” di Carlo Verdone, “Notte
prima degli esami” di Fausto Brizzi e “Ti
amo in tutte le lingue del mondo” di Leonardo Pieraccioni.
Rispetto all’anno precedente, il cinema italiano guadagna più di
13 punti percentuali, passando dal 21,3% al 34,6%, e questo
nonostante un calo nei finanziamenti e una riduzione dei film prodotti.
Il mese di aprile continua l’andamento positivo con addirittura
un +40,3% nei biglietti e un +44,7% negli incassi rispetto allo
stesso mese del 2005. Determinanti, al riguardo, gli ottimi risultati
conseguiti da “L’era glaciale
2 – il disgelo” e “Scary
Movie 4”. Positivi anche i dati quadrimestrali, con un +5,8%
nei biglietti rispetto al 2005 che, però, in assenza di un prodotto
forte, e in crisi dopo tre anni di incassi record grazie alla trilogia
de “Il Signore degli Anelli”, fu particolarmente negativo. Così, se
confrontiamo i dati del 2006 con quelli del 2004, ecco che le
prospettive appaiono più drammatiche e il confronto finisce per
penalizzare il presente. A livello semestrale le percentuali
aumentano ancora con un +16% negli incassi rispetto al primo
semestre del 2005, ma in confronto al 2004 siamo sempre in negativo
(-3,75%). La causa del miglioramento è nel maggio da record,
grazie all’uscita di quello che in sole tre settimane è diventato il
film più visto della stagione, “Il Codice da Vinci”. Per quello che riguarda l’estate le
percentuali cambiano a seconda del periodo di rilevamento. Il mese di
giugno è in attivo del 9%, mentre per il periodo 9 giugno – 9
luglio (il mese dei Mondiali di Calcio) il confronto con il 2005
penalizza il 2006 del 26,5%. A dispetto di quello che si potrebbe
pensare, non sono però il calcio e il caldo torrido ad avere svuotato i
cinema, quanto il calo drastico dell’offerta. A questa conclusione si
è giunti verificando come, ad esempio, nella prima settimana dei
Mondiali (9 – 15 giugno) le presenze rispetto al 2005 siano aumentate
addirittura del 42%, con una buona tenuta di titoli come “Il
Codice da Vinci”, “Volver”,
“X-Men 3”,
“Omen”,
“Poseidon”.
Il primo brusco calo è invece nella prima settimana di luglio,
molto parca di nuove uscite, con una drammatica contrazione del 70%
e un totale incassi che non raggiunge il milione e mezzo di euro. La
prima posizione è raggiunta da “Hot
movie” che, però, si deve accontentare di 205 milioni di euro e
di una sconsolante media per sala di 932 euro. Già con il secondo
week-end di luglio, però, nonostante la coincidenza con la finale
dei mondiali di calcio, la situazione migliora notevolmente con un
guadagno del 36% rispetto al fine settimana precedente. La causa è
con tutta probabilità nell’uscita di due titoli molto attesi,
l’horror “Silent Hill”
e il docu-drama “United 93”.
Segno evidente di come sia il film piuttosto che la combinazione di
football e canicola ad allontanare il pubblico dalle sale. Per il resto,
in luglio, poco o nulla si muove a causa della penuria di nuove uscite e
per tre settimane si mantiene primo in classifica “The
Fast and the Furios: Tokyo Drift”.
“SCIOPERO!”
Cosa sono 160 milioni di euro in
una finanziaria di 20 miliardi? È questa la domanda che tutti si
pongono alla sconcertante notizia, nell’ultimo trimestre del 2005, di
un ennesimo taglio al Fondo Unico dello Spettacolo, più sinteticamente
chiamato Fus. Le risposte restano nell’aria, nonostante le parole
solidali di Rocco Buttiglione, ora ex Ministro delle Attività
Culturali. Un tentativo di rivolta contro l’ennesimo taglio a
un’industria, che industria non è, si concretizzano nello sciopero
generale dei lavoratori dello spettacolo proclamato per venerdì 14
ottobre 2005. Un’azione mirata, come recita il comunicato stampa
sottoscritto da Agis, Anica, Anac, Sindacato Attori Italiano, Forum
Attori Italiani e Coordinamento Attori Uilcom, a “garantire
ai cittadini il diritto alla cultura e alla cultura il diritto alla
cittadinanza in Italia”. In pericolo non c’è solo il cinema (la
quota del Fus che va al cinema è di circa il 18%), ma tutto il mondo
dello spettacolo. A rischio ci sono circa 60 mila posti di lavoro (sui
200.000 del settore) e l’esistenza di circa 5.000 aziende. Il taglio
previsto dalla Finanziaria del 2006 nelle risorse pubbliche per lo
spettacolo è di circa il 40% e include l’eliminazione delle quote del
Lotto destinate al settore e minori trasferimenti agli enti locali. La
mobilitazione generale contro quella che viene chiamata “cultura
dell’ignoranza” vede scendere in campo un fronte compatto composto
da tutte le componenti artistiche, sindacali e imprenditoriali dello
spettacolo. Lo sciopero prevede la chiusura delle attività da parte
delle imprese, l’astensione dal lavoro degli appartenenti al settore
dello spettacolo e una grande manifestazione nazionale a Roma. La data
del 14 ottobre non è casuale perché è il giorno del debutto nelle
sale dell’ultimo, atteso, film di Roberto Benigni “La tigre e la neve”. Certo, si poteva pensare di punire con lo
sciopero un blockbuster d’oltreoceano, sta di fatto che il debutto di
Benigni con un giorno in meno di programmazione non fa scintille e si
deve accontentare di poco più di 3 milioni di euro. Risultato più che
ragguardevole per qualunque film, ma non per Benigni. Basta pensare che
il precedente “Pinocchio” aveva esordito con ben 7 milioni e mezzo di euro. Alla
manifestazione, che ha il suo epicentro presso il centro congressi
Capranica, partecipa anche Roberto Benigni che si esibisce nel consueto
one-man-show tra gli applausi del pubblico.
È dei
primi di luglio l’annuncio da parte del nuovo ministro dei Beni
Culturali, Francesco Rutelli, di un reintegro del Fus di 50 milioni di
euro nei prossimi tre anni (2006 – 2008). La notizia, dapprima
ufficiosa, viene ufficializzata il 17 luglio, quando il Comitato per i
problemi dello spettacolo si riunisce presso il Ministero per i Beni e
le Attività Culturali e approva la proposta di suddivisione tra i
settori dello spettacolo italiano dello stanziamento aggiuntivo di 50
milioni di euro a favore del Fus, reperiti con il decreto-legge n. 223
del 2006. Alle attività cinematografiche vengono così destinati 8
milioni e mezzo di euro.
CINEMA AL TELEFONO: IL CASO “THE INTERPRETER”
È il 28 ottobre 2005 quando
nelle sale esce “The
interpreter”: cast prestigioso (Nicole Kidman e Sean Penn), regia
di solido mestiere (Sydney Pollack) e prima concessione delle Nazioni
Unite come set per un film. Il debutto in Italia è
buono, con la seconda posizione al box office (€ 1.835.845), dietro
“La tigre e la neve” alla terza settimana di programmazione, e il
cammino del film sembra buono e in ascesa. Eppure, già alla settimana
successiva, “The interpreter”
scende in settima posizione perdendo il 70% negli incassi. Com’è
possibile? Il fatto è che molte sale hanno smontato il film per
reagire alla decisione del gestore di telefonia mobile “3”, in
accordo con il distributore Eagle Pictures, di rendere disponibile la
visione del film sui propri videofonini a soli 9 giorni dalla data di
uscita nelle sale. Gli esercenti decidono di ribellarsi ed eliminano
il film dalla programmazione, cercando così di danneggiare
economicamente il distributore per convincerlo a cambiare idea.
L’iniziativa è sostenuta da Anec (Associazione Nazionale Esercenti
Cinema) ed Anem (Associazione Nazionale Esercenti Multiplex). La stampa
non si lascia sfuggire l’occasione e nasce un vero e proprio caso
mediatico che vede la stragrande maggioranza contraria alla possibilità
di vedere quasi in contemporanea prime visioni su grande schermo e su
cellulare. Sono in molti anche a sostenere che l’opportunità ha meno
appeal di quello che le società coinvolte sperano. E questo per almeno
due motivi: il costo per l’utente è notevole (9 euro per una
settimana) e vedere un film sul piccolo monitor di un telefono
non riuscirà mai a sostituire la visione su grande schermo.
Numerosi i commenti autorevoli, da Daniele Vicari (“Ci
sono alcuni film che si vedono male in sale piccole, figurarsi su Dvd o
sul cellulare. Finirà che ce ne dimenticheremo presto, come è successo
per il dibattito sulla lettura dei libri al computer.”) a Guido
Chiesa (“la semplice repressione
non funziona. C’è una domanda di cinema a basso costo che va
cavalcata, altrimenti si dà spazio alla pirateria. La priorità della
sala, anche se resta il modo migliore di consumare un film, è obsoleta.
E poi sono convinto che esistano pubblici diversi e che l’uscita di un
film in contemporanea su più mezzi non penalizzerebbe il consumo in
sala, che ormai si è stabilizzato”) a Michele Placido (“L’idea
di vedere i film sui telefonini è solo una mania che non ha nulla a che
vedere con il cinema. Io vado a vedere i film in sala per condividere
un’emozione con il resto del pubblico. Senza quest’ultimo manca il
rito del cinema”). Di diverso parere Alessandro D’Alatri che
afferma “i film devono essere
visibili contemporaneamente in tutti i canali di sfruttamento. È un
modo per battere la pirateria e fare vero marketing. Oggi la gente che
lavora ha meno tempo di andare al cinema e ampliare l’offerta può
essere una via per aumentare le possibilità di scelta. Non sarà questo
processo ad ammazzare la sala. I nemici del cinema sono ben altri, dalla
rigidità degli orari al prezzo del biglietto”. Immediate le
reazioni di “3” attraverso l’amministratore delegato Vincenzo
Novari: “Abbiamo un regolare
contratto, ma non vogliamo irrigidirci su questo. È una reazione
emotiva, ne sono convinto. È successo anche con il calcio, quando
abbiamo cominciato a far vedere i goal sui nostri telefonini. C’è
stata polemica, ma poi si è visto che non abbiamo fatto altro che farne
parlare ancora di più. Succederà così anche con i film. Alla fine
tutti capiranno che noi stiamo con il cinema e che stiamo contribuendo
in modo innovativo alla diffusione dei film”.
Inutile
sottolineare come parlare di goal e parlare di film sia radicalmente
diverso. La polemica prosegue per tutto il mese di novembre e ovviamente
si estende alle modalità di sfruttamento in generale, includendo la
sempre spinosa questione delle “windows”. Aurelio De Laurentis,
presidente dell’Unione Produttori (Unpf) assume l’impegno di evitare
che i produttori cinematografici concedano i diritti di sfruttamento dei
loro film alla telefonia mobile almeno fino a primavera. Un lasso di
tempo necessario per definire un accordo ufficiale che disciplini lo
sfruttamento dei film. È del 16 dicembre la notizia che il film “The
Interpreter”, ormai danneggiato nello sfruttamento in sala, andrà
sul videofonino. Il Giudice competente della Sez. XI del Tribunale di
Milano ha accolto infatti la domanda avanzata da “3” e ha ordinato
alla Eagle Pictures la consegna di tutto il materiale previsto dal
contratto sottoscritto, quindi il film “The
Interpreter” insieme ai
film Cd Library e Current. Poi arriva il Natale e i giornali parlano di
altro, mentre in gennaio i rappresentanti del settore stabiliscono
alcune norme comportamentali ufficiose a cui attenersi. La domanda, a
questo punto, è “C’è qualcuno che ha visto “The
Interpreter” sul cellulare?”
È ANCORA QUESTIONE DI “WINDOW”
In assenza di una normativa, la
“Window” resta un problema di elevata priorità. Come noto,
con il termine inglese si definisce l’intervallo nelle uscite di un
film sui vari mezzi di distribuzione. La questione, sempre
bruciante, è esplosa in novembre con la riduzione della “window” a
soli 9 giorni per il film “The
Interpreter” (vedi capitolo precedente). Gli interessi economici
in ballo sono enormi e più fronti si oppongono. Gli esercenti vogliono
la sala tutelata e più importante canale di sfruttamento di un film. Il
discorso non è tanto economico (ormai anche in Italia l’home-video è
assai più remunerativo della sala), quanto di importanza. Non è un
caso che il successo di un film in dvd dipenda il più delle volte
dall’accoglienza ricevuta al cinema. Sul fronte opposto i distributori
cercano di incassare il più possibile nel minor tempo possibile e le
scorciatoie, come il succitato caso del film di Sydney Pollack, ne sono
un chiaro esempio. In mezzo c’è l’universo di artisti coinvolti con
le loro opere nella complicata catena dello sfruttamento e anche
l’utente finale, cioè lo spettatore, che con le sue abitudini e
l’aderenza alle mode, può condizionare i canali dell’offerta.
Parlare di ragione e torto è molto difficile e sarebbe semplicistico
esprimere sicurezze in merito all’argomento. Bisogna infatti tenere
conto che la tecnologia ha imposto cambiamenti e innovazioni. Ignorarle
sarebbe sciocco, oltre che impossibile, imparare a conviverci quanto mai
saggio. Il caso “The
Interpreter” ha creato quantomeno l’opportunità di un confronto
tra gli addetti ai lavori che stabiliscono un accordo di massima,
definito tra “gentiluomini”. L’incontro tra Univideo, Anec, Anem e
i rappresentanti dei distributori si riunisce infatti a gennaio e
delibera ufficiosamente la misura di una window di 15 settimane
dall’uscita theatrical. Nell’accordo non si parla però solo di
“windows”, e la distribuzione pone l’accento anche su alcune
mancanze degli esercenti relative alla scarsa promozione tramite trailer
prima dell’inizio dei film (in molte sale sostituiti da una fastidiosa
e forzata pubblicità a luci spente) e del rispetto dei tempi di
pagamento stabiliti (pare che la dilazione a 90 e perfino 180 giorni sia
all’ordine del giorno).
Colpisce che a pochi giorni
dall’incontro proprio la Filmauro lanci in dvd “Natale a Miami”, a meno di due mesi dall’uscita natalizia nelle
sale. Ovvie le reazioni di chi nell’accordo ha creduto, con il rischio
di un nuovo sciopero degli esercenti per contrastare il film distribuito
da Filmauro di Carlo Verdone “Il
mio miglior nemico”. La situazione si risolve grazie all’impegno
di Aurelio De Laurentiis di evitare l’uscita home video per il film di
Verdone prima delle 15 settimane pattuite.
Al di là dei giochetti
perniciosi tra le fazioni contrapposte, il mercato sta cambiando e
alcuni segnali lo dimostrano con evidenza. I casi più importanti
dell’anno sono fondamentalmente due:
-
l’uscita del nuovo film di Steven Soderbergh, “Bubble”,
in contemporanea nei cinema, in dvd e sulla tv satellitare.
L’opportunità è offerta dal costo contenuto del film (circa un
milione e mezzo di dollari), girato interamente in digitale e presentato
con successo di critica al Festival di Venezia. L’esperimento,
importante per la strada che riesce ad aprire, funziona a metà.
Numerose sale in America, infatti, boicottano la pellicola, che esce in
soli 32 cinema guadagnando 145.626 dollari. In Italia l’uscita
primaverile in 29 sale aggiunge 120.998 euro all’incasso
d’oltreoceano. L’operazione, nelle intenzioni del regista, non si
propone come sostituzione ai consueti canali di sfruttamento, ma come
interessante alternativa. Al di là delle qualità dell’opera, non si
tratta comunque di un film in grado di fornire numeri significativi per
trarre conclusioni in merito all’annosa questione sulla necessità o
meno delle “windows”;
-
il 3
maggio 2006 esce direttamente nelle edicole, saltando il passaggio in
sala, il nuovo film di Alex Infascelli “H2Odio”.
Il Gruppo Espresso mette a disposizione il film a € 12,90 per due mesi
tramite il quotidiano “Repubblica” e il settimanale
“L’Espresso”. Lo slogan ideato da Infascelli è che “40mila
edicole sono meglio di 100 cinema”.
SE L’AMERICA CONTINUA A FARE FLOP…
L’anno scorso abbiamo constatato la necessità di ricorrere alle tasche
degli spettatori europei per far quadrare il bilancio dell’industria
cinematografica americana. Con la stagione appena conclusa il risultato
non cambia, anzi, anche il pubblico europeo comincia a dare evidenti
segni di stanchezza. Nel primo semestre aumenta la quota di mercato
del cinema italiano (+23%) mentre il cinema americano scende al 57%.
Non mancano i successi, ma i numeri confermano una parziale disaffezione
verso il cinema U.S.A., che da oltreoceano si sta estendendo anche agli
altri mercati mondiali. A risentirne sono un po’ tutti i generi, ma a
soffrirne particolarmente è il blockbuster, dai costi sempre più
elevati (l’ultimo “Superman”,
tanto per fare un esempio, ha un budget dichiarato di 260 milioni di
dollari) e dagli incassi sempre meno in linea con le miliardarie
aspettative. Gli spettatori sembrano averne abbastanza dell’ormai
routinario mix di azione, effetti speciali e star, con il sostegno del
marketing ad illudere e la successiva visione a deludere. Sta di fatto
che sono molti i kolossal che non hanno fatto il botto rispetto a
prodotti più trasversali, con regole meno codificate, in grado di
riservare ancora qualche sorpresa (“Il Codice Da Vinci”, “Inside
man”, “Match Point”
tra gli altri). Ecco un riepilogo che evidenzia la tendenza in atto:
|
BLOCKBUSTER
|
|
|
|
|
|
|
POS
|
TITOLO
|
INCASSO
U.S.A
|
INCASSO NEL MONDO
(*)
|
INCASSO ITALIA
|
BUDGET
|
|
1
|
IL CODICE DA VINCI
|
$216,385,837
|
$744,245,848
|
€ 28.252.900,00
|
$125.000.000
|
|
2
|
HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO
|
$290,013,036
|
$892,213,036
|
€ 20.131.380,00
|
$150.000.000
|
|
3
|
LE CRONACHE DI NARNIA
|
$291,710,957
|
$744,717,957
|
€ 16.758.210,00
|
$180.000.000
|
|
4
|
LA FABBRICA DI CIOCCOLATO
|
$206,459,076
|
$474,968,763
|
€ 10.851.490,00
|
$150.000.000
|
|
5
|
I FANTASTICI QUATTRO
|
$154,696,080
|
$330,120,875
|
€
9.077.575,00
|
$100.000.000
|
|
6
|
KING KONG
|
$218,080,025
|
$549,216,896
|
€
8.501.756,00
|
$207.000.000
|
|
7
|
MR. AND MRS. SMITH
|
$186.336.279
|
$478,207,520
|
€
7.782.819,00
|
$110.000.000
|
|
8
|
MISSION IMPOSSIBLE III
|
$133,501,348
|
$380,872,507
|
€
5.698.376,00
|
$150.000.000
|
|
9
|
X-MEN III
|
$233,408,226
|
$440,219,570
|
€
5.594.529,00
|
$210.000.000
|
|
10
|
THE LEGEND OF ZORRO
|
$45,575,336
|
$141,511,378
|
€
3.462.000,00
|
$75.000.000
|
|
11
|
THE ISLAND
|
$35,818,913
|
$160,285,073
|
€
3.112.000,00
|
$126.000.000
|
|
12
|
POSEIDON
|
$60,583,324
|
$175,083,324
|
€
3.047.544,00
|
$160.000.000
|
|
13
|
I FRATELLI GRIMM
|
$37,916,267
|
$105,316,267
|
€
2.508.000,00
|
$88.000.000
|
|
14
|
V PER VENDETTA
|
$70,511,035
|
$131,411,035
|
€
2.258.000,00
|
$54.000.000
|
|
15
|
AEON FLUX
|
$25,877,366
|
$52,296,407
|
€
930.660,00
|
$62.000.000
|
|
16
|
STEALTH
|
$32,116,746
|
$76,932,872
|
€
282.590,00
|
$135.000.000
|
A risentirne sono anche i
kolossal di qualità come “King
Kong”, titolo di punta del Natale che forse avrebbe tratto
giovamento da un’uscita posticipata a gennaio, quest’anno
particolarmente vuoto di attrattive. Tra i casi limite, sicuramente “Stealth”,
forte di un cast che include Jamie Foxx, Josh Lucas (quest’anno
abbonato ai flop, vedi “Poseidon”),
Sam Shepard e Jessica Biel e che invece, visti i costi vertiginosi e il
pessimo riscontro ovunque, si rivela il maggior fiasco della stagione,.
Debole anche il kolossal “The
Island” che, però, in Europa trova riscatto. Ottima invece
l’accoglienza per “Le Cronache di Narnia”, tanto da indurre subito la Disney ad
attivare la produzione di una seconda parte. Grande il successo anche
per “La fabbrica di cioccolato”,
secondo migliore incasso di sempre per Tim Burton dopo “Batman”.
Delude invece “The legend of
Zorro”, che incassa circa la metà del precedente “La Maschera
di Zorro”, nonostante il cast invariato (Antonio Banderas e Catherine
Zeta-Jones) e il budget ridotto (da 95 a 75 milioni di dollari). Gli
altri blockbuster presenti in classifica, come “I
fantastici 4”, “Mr. and Mrs. Smith” e “V
come Vendetta”, fanno numeri importanti ma incassano, almeno in
Italia, meno del previsto.
Discorso a parte per due serie divenute quest’anno trilogie con
l’uscita di “Mission
Impossibile III” e “X-Men
3”:
|
X-MEN
|
|
|
|
|
|
TITOLO
|
INCASSO
U.S.A
|
INCASSO NEL MONDO
(*)
|
INCASSO
ITALIA
|
BUDGET
|
|
X-MEN
|
$157,299,717
|
$296,250,053
|
€
4.639.872,00
|
$75.000.000
|
|
X-MEN 2
|
$214,949,694
|
$407,557,613
|
€
5.350.000,00
|
$110.000.000
|
|
X-MEN 3
|
$233,408,226
|
$440,219,570
|
€
5.594.529,00
|
$210.000.000
|
|
MISSION IMPOSSIBLE
|
|
|
|
|
|
TITOLO
|
INCASSO
U.S.A
|
INCASSO NEL MONDO
(*)
|
INCASSO
ITALIA
|
BUDGET
|
|
MISSION IMPOSSIBLE
|
$180,981,856
|
$456,494,803
|
€
7.250.000,00
|
$80.000.000
|
|
MISSION IMPOSSIBLE II
|
$215,409,889
|
$545,902,562
|
€
9.900.000,00
|
$125.000.000
|
|
MISSION IMPOSSIBLE III
|
$133,501,348
|
$380,872,507
|
€
5.698.376,00
|
$150.000.000
|
Da
notare l’andamento in crescita su tutti i mercati di “X-Men”, contrariamente a “Mission
Impossibile” che, invece, al terzo episodio rallenta bruscamente.
Per alcuni la causa è nella scarsa originalità dell’agente della CIA
Ethan Hunt, sovrapponibile a qualunque altro agente segreto, ma c’è
anche chi attribuisce l’insuccesso del film alla immagine sempre più
inflazionata di Tom Cruise, onnipresente e onniparlante. Una
sovraesposizione che potrebbe, sono solo supposizioni, avere ridotto
l’attrattiva verso la star e, di conseguenza, verso il film. Da
notare, comunque, come il calo sia globale.
In crescita, invece, i budget di tutti i film delle due serie.
L’incremento più vertiginoso riguarda “X-Men
3”, che vede aumentare di ben 100 milioni di dollari
l’investimento rispetto al secondo episodio.
Se
il “popcorn movie” non garantisce più incassi miliardari, nemmeno
la commedia funziona a dovere. Forse è proprio la diversità culturale
a farsi sentire e a ridurre l’appeal di alcuni titoli. Sta di fatto
che i tentativi di far ridere del cinema americano attirano gli
spettatori italiani solo nell’accezione demenziale (“Scary
movie 4” e “Hot movie”
per intenderci), mentre negli altri casi si ritagliano uno spazio tutto
sommato trascurabile. Ecco un elenco delle principali commedie U.S.A.
uscite nella stagione:
|
COMMEDIE
|
|
|
|
|
|
|
POS
|
TITOLO
|
INCASSO
U.S.A
|
INCASSO NEL MONDO
(*)
|
INCASSO ITALIA
|
BUDGET
|
|
1
|
DICK & JANE OPERAZIONE FURTO
|
$110.332.737
|
$201.580.853
|
€ 4.765.906,00
|
$
100.000.000
|
|
2
|
40 ANNI VERGINE
|
$109.449.237
|
$177.312.577
|
€ 4.720.320,00
|
$26.000.000
|
|
3
|
PRIME
|
$22.827.153
|
$66.754.957
|
€ 4.338.127,00
|
$22.000.000
|
|
4
|
QUEL MOSTRO DI SUOCERA
|
$82.931.301
|
$153.870.309
|
€ 4.305.697,00
|
$43.000.000
|
|
5
|
VIZI DI FAMIGLIA
|
$43.000.262
|
$88.600.262
|
€ 3.131.366,00
|
n.p.
|
|
6
|
VITA DA STREGA
|
$63.313.159
|
$131.162.908
|
€ 2.768.916,00
|
$85.000.000
|
|
7
|
LA PANTERA ROSA
|
$82.226.474
|
$158.368.193
|
€ 2.515.043,00
|
$80.000.000
|
|
8
|
ELIZABETHTOWN
|
$26.850.426
|
$52.034.891
|
€ 2.211.827,00
|
$45.000.000
|
|
9
|
2 SINGLE A NOZZE
|
$209.255.921
|
$285.176.741
|
€ 2.036.898,00
|
$40.000.000
|
|
10
|
A CASA CON I SUOI
|
$88.715.192
|
$128.173.841
|
€ 1.823.215,00
|
$50.000.000
|
|
11
|
SE SOLO FOSSE VERO
|
$48.318.130
|
$102.824.897
|
€ 1.454.044,00
|
$58.000.000
|
|
12
|
NATA PER VINCERE
|
$10.411.980
|
$13.573.284
|
€
652.424,00
|
$15.000.000
|
|
13
|
INDOVINA CHI
|
$68.915.888
|
$101.866.030
|
€
562.925,00
|
n.p.
|
|
14
|
SBALLATI D’AMORE
|
$21.845.719
|
$42.886.719
|
€
407.028,00
|
$30.000.000
|
|
15
|
AMERICAN DREAMZ
|
$7.191.830
|
$16.232.862
|
€
390.498,00
|
$17.000.000
|
|
16
|
PARTNERPERFETTO.COM
|
$43.894.863
|
$58.239.690
|
€
269.415,00
|
$30.000.000
|
|
17
|
FBI OPERAZIONE TATA
|
$70.165.972
|
$138.011.373
|
€
179.160,00
|
$40.000.000
|
|
18
|
BACIATI DALLA SFORTUNA
|
$17.324.744
|
$32.315.979
|
€
169.047,00
|
n.p.
|
|
19
|
I TUOI, I MIEI E I NOSTRI
|
$53.412.862
|
$71.884.106
|
€
143.238,00
|
$45.000.000
|
|
20
|
SHAGGY DOG
|
$61.123.569
|
$83.332.569
|
€
57.480,00
|
n.p.
|
|
21
|
IL RITORNO DELLA SCATENATA DOZZINA
|
$82.571.173
|
$128.755.565
|
€
36.861,00
|
n.p.
|
|
22
|
GLI SCALDAPANCHINA
|
$57.651.794
|
$62.461.704
|
€
3.655,00
|
$33.000.000
|
C’è poco da fare, la commedia
si conferma il genere più inesportabile. Troppo legata a personaggi
televisivi poco conosciuti al di fuori dei confini nazionali (succede
anche in italia, pensiamo a Boldi e De Sica, ma anche Pieraccioni, visti
da un pubblico estero) e specchio di una “way of life” che solo
raramente ha la possibilità di essere universalmente condivisa. Non è
un caso che le commedie americane di maggiore successo siano quelle
interpretate da divi popolari anche oltreoceano e quindi con un appeal
di partenza già molto forte. Tra le sorprese, “Prime”,
forse troppo amarognolo per sfondare in patria, che in proporzione
incassa molto di più al di fuori dei confini americani. Tra le
delusioni, invece, “Vita da strega”, che nonostante la presenza di Nicole Kidman e la
celebre serie televisiva da cui trae origine, non riesce a sfondare.
Anche Jennifer Aniston al cinema non brilla granché (almeno fino ad
ora, visto che il recente e ancora inedito in italia “The
Break-Up”, in America è già un successo). La commedia “Vizi di famiglia”, infatti, uscita a Natale e con un cast stellare
che include Kevin Costner e Shirley MacLaine, si accontenta di un
risultato al di sotto delle potenzialità commerciali del prodotto,
segno evidente di una debolezza insita nella fragilità complessiva del
film. Da notare come anche la commedia soffra del peso di budget
notevoli dovuti in gran parte alla remunerazione delle star
protagoniste. Pare, ad esempio, che la Kidman per interpretare “Vita
da strega” abbia ricevuto qualcosa come 17 milioni di dollari (6
volte l’incasso italiano) e colpisce come “Dick
& Jane operazione antifurto” sia costato ben 100 milioni di
dollari. Anche la vincitrice dell’Oscar Reese Witherspoon, da poco
attrice più pagata al mondo (pare 27 milioni di dollari per l’ultimo
film di cui sarà protagonista) si conferma fenomeno tutto americano e
il suo “Se solo fosse vero”, come anche “Quando l’amore brucia l’anima”, passano in Italia
nell’indifferenza. Anche i “rovina-matrimoni” Vince Vaughn e Owen
Wilson, trionfatori al botteghino U.S.A. con un bottino superiore ai 200
milioni di dollari, in Italia restano al palo e il successo di “2 Single a nozze”, uscito insieme ai troppi film di settembre, si
sgonfia rapidamente. Impensabile, eppure in America ha funzionato,
l’ennesimo film canino a difesa dell’istituzione famiglia “Shaggy dog”, così come la famiglia allargata e improbabile di “I
tuoi, i miei e i nostri”,
trascurabile remake di “Appuntamento sotto il letto” del 1967 con
Henry Fonda e Lucille Ball.
Da notare infine come in molti casi, per le commedie, il mercato estero
(e soprattutto italiano) aggiunga poco in proporzione all’incasso
americano, ulteriore segno di come sia difficile far ridere tutti, anche
per la nazione colonizzatrice dell’immaginario globale e principale
responsabile dello stile di vita occidentale. Nessuna commedia
americana, comunque, ad esclusione di “Mr.
and Mrs. Smith” che però abbiamo incluso nei blockbuster vista la
notevole dose di azione ed esplosioni, rientra tra i primi 25 incassi
della stagione in Italia.
Anche il più grande strumento
promozionale del mondo, il premio Oscar, quest’anno non fa scintille.
Le cause sono molteplici e sono da ricercarsi sia nelle strategie poco
lungimiranti legate alla pianificazione delle date di uscita che nel
minor richiamo dei film premiati. Potrebbe però anche dipendere da
scelte meno “facili” da parte dei giurati dell’Academy, oppure da
un’annata con film meno validi, o con meno attrattiva rispetto alla
tradizione del premio. O magari il vero motivo è nel calo di appeal,
non tanto dei film, quanto proprio dell’autocelebrazione del mito
insita nel premio Oscar, con i suoi lustrini, le limousine, gli abiti
firmati. Il solito rigido programma di lacrime e risate sempre
noiosamente uguale ogni anno. Comunque sia, manca il filmone
acchiappatutto e l’Oscar (che dipenda anche dal fatto che la diretta
tv è solo sul satellitare a pagamento?) passa in Italia
nell’indifferenza. A dominare al box-office, senza strafare, sono i
film di cui tutti parlano:
quello tratto dal best-seller (“Memorie
di una geisha”), quello ispirato a un classico della letteratura
(“Orgoglio e pregiudizio”), quelli d’attualità con il divo
“impegnato” del momento (George Clooney con la doppietta “Syriana” e “Good night,
and good luck”) e gli unici due oggetti non identificabili: “I
segreti di Brokeback Mountain”, caso “sociale” più che
cinematografico della stagione capace di sdoganare un amore gay (cammino
particolarmente irto di difficoltà nella apparentemente machista
Italia) e “Crash”,
radiografia dei conflitti razziali e di classe della società americana.
Uscita senza clamore in novembre, l’opera di Paul Haggis guadagna un
ulteriore milione di euro alla riedizione con 125 copie dopo la vittoria
agli Oscar. Da notare, invece, il totale disinteresse per i due attori
protagonisti, interpreti di film legati a icone perlopiù americane: il
mito musicale di Johnny Cash (“Quando
l’amore brucia l’anima” con Reese Witherspoon nella parte
della cantante June Carter), e quello dello scrittore-giornalista Truman
Capote (Philip Seymour Hoffman in “Truman
Capote: a sangue freddo”).
|
OSCAR
|
|
|
|
|
|
|
POS
|
TITOLO
|
INCASSO
U.S.A
|
INCASSO NEL MONDO
(*)
|
INCASSO ITALIA
|
BUDGET
|
|
1
|
MEMORIE DI UNA GEISHA
|
$57.010.853
|
$161.471.850
|
€ 4.607.442,00
|
$85.000.000
|
|
2
|
I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN
|
$83.043.761
|
$178.043.761
|
€ 4.459.971,00
|
$14.000.000
|
|
3
|
ORGOGLIO E PREGIUDIZIO
|
$38.405.088
|
$120.033.669
|
€ 4.139.586,00
|
n.p.
|
|
4
|
SYRIANA
|
$50.824.620
|
$93.724.620
|
€ 3.645.395,00
|
$50.000.000
|
|
5
|
LA MARCIA DEI PINGUINI
|
$77,437,223
|
$122,612,055
|
€ 3.414.503,00
|
n.p.
|
|
6
|
WALLACE & GROMIT – LA MALEDIZIONE …
|
$56,110,897
|
$192,401,679
|
€ 2.943.772,00
|
n.p.
|
|
7
|
CRASH
|
$54.580.300
|
$93.619.990
|
€ 2.828.871,00
|
$6.500.000
|
|
8
|
GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK
|
$31.558.003
|
$51.306.963
|
€ 2.566.530,00
|
$7.000.000
|
|
9
|
TRANSAMERICA
|
$9.015.303
|
$13.350.369
|
€ 1.157.801,00
|
n.p.
|
|
10
|
THE CONSTANT GARDENER - LA COSPIRAZIONE
|
$33.579.797
|
$82.466.670
|
€
935.980,00
|
$25.000.000
|
|
11
|
TRUMAN CAPOTE: A SANGUE FREDDO
|
$28.750.530
|
$48.083.613
|
€
705.164,00
|
$7.000.000
|
|
12
|
NORTH COUNTRY
|
$18.337.722
|
$25.037.722
|
€
513.371,00
|
$35.000.000
|
|
13
|
QUANDO L'AMORE BRUCIA L'ANIMA
|
$119.519.402
|
$184.809.380
|
€
418.869,00
|
$28.000.000
|
|
14
|
IL SUO NOME È TSOTSI
|
$2.912.606
|
$7.907.730
|
€
143.146,00
|
n.p.
|
Anche le star, senza la sostanza
di film memorabili e con il solo sostegno dell’allure, faticano a
catalizzare l’attenzione del pubblico:
|
DIVI
|
|
|
|
|
|
|
|
POS
|
ATTORE
|
TITOLO
|
INCASSO
U.S.A
|
INCASSO NEL MONDO
(*)
|
INCASSO ITALIA
|
BUDGET
|
|
1
|
JOHNNY DEPP
|
LA FABBRICA DI CIOCCOLATO
|
$206,459,076
|
$474,968,763
|
€
10.851.490,00
|
$150.000.000
|
|
2
|
BRAD PITT, ANGELINA JOLIE
|
MR. AND MRS. SMITH
|
$186.336.279
|
$478.207.520
|
€
7.782.819,00
|
$110.000.000
|
|
3
|
NICOLE KIDMAN, SEAN PENN
|
THE INTERPRETER
|
$72,708,161
|
$162.944.923
|
€
5.750.574,00
|
$80.000.000
|
|
4
|
TOM CRUISE
|
MISSION
IMPOSSIBLE III
|
$133,501,348
|
$380,872,507
|
€
5.698.376,00
|
$150.000.000
|
|
5
|
JODIE FOSTER
|
FLIGHTPLAN
|
$89.707.299
|
$223.387.299
|
€
5.213.616,00
|
n.p.
|
|
6
|
JIM CARREY
|
DICK & JANE OPERAZIONE
FURTO
|
$110.332.737
|
$201.580.853
|
€
4.765.906,00
|
$100.000.000
|
|
7
|
ANTONIO BANDERAS
|
TI VA DI BALLARE?
|
$34.742.066
|
$61.557.947
|
€
4.514.236,00
|
n.p.
|
|
8
|
GEORGE CLOONEY
|
SYRIANA
|
$50.824.620
|
$93.724.620
|
€
3.645.395,00
|
$50.000.000
|
|
9
|
BANDERAS & ZETA-JONES
|
THE
LEGEND OF ZORRO
|
$45,575,336
|
$141,511,378
|
€
3.462.000,00
|
$75.000.000
|
|
10
|
RUSSELL CROWE
|
CINDERELLA MAN
|
$61.649.911
|
$108.539.911
|
€
2.897.222,00
|
$88.000.000
|
|
11
|
NICOLE KIDMAN
|
VITA DA STREGA
|
$63.313.159
|
$131.162.908
|
€
2.768.916,00
|
$85.000.000
|
|
12
|
SHARON STONE
|
BASIC INSTINCT 2
|
$5.851.188
|
$38.509.330
|
€
2.575.928,00
|
n.p.
|
|
13
|
GEORGE CLOONEY
|
GOOD
NIGHT, AND GOOD LUCK
|
$31.558.003
|
$51.306.963
|
€ 2.566.530,00
|
$7.000.000
|
|
14
|
COLIN FARRELL
|
THE
NEW WORLD
|
$12.712.093
|
$30.508.524
|
€
2.553.874,26
|
$30.000.000
|
|
15
|
JOHNNY DEPP
|
THE LIBERTINE
|
$4.835.065
|
$9.448.623
|
€
1.760.202,00
|
n.p.
|
|
16
|
RICHARD GERE
|
PAROLE D'AMORE
|
$1.180.560
|
$6.822.774
|
€
1.487.838,00
|
$14.000.000
|
|
17
|
NICOLAS CAGE
|
THE WEATHER MAN
|
$12.482.775
|
$19.018.747
|
€
1.478.951,00
|
$22.000.000
|
|
18
|
NICOLAS CAGE
|
LORD OF WAR
|
$24.149.632
|
$71.211.264
|
€
1.280.742,00
|
$50.000.000
|
|
19
|
GWYNETH PALTROW
|
PROOF
|
$7.535.331
|
$12.826.583
|
€
1.275.602,00
|
$20.000.000
|
|
20
|
HARRISON FORD
|
FIREWALL
|
$48.751.189
|
$80.451.189
|
€
1.152.002,00
|
n.p.
|
|
21
|
CAMERON DIAZ
|
IN HER SHOES
|
$32.880.591
|
$83.073.883
|
€
1.090.163,00
|
n.p.
|
|
22
|
CHARLIZE THERON
|
AEON
FLUX
|
$25.877.366
|
$52,296,407
|
€
930.660,00
|
$62.000.000
|
|
23
|
AL PACINO
|
RISCHIO A DUE
|
$22.991.379
|
$29.935.523
|
€
886.639,00
|
$35.000.000
|
|
24
|
MICHAEL DOUGLAS
|
THE SENTINEL
|
$36.280.697
|
$45.824.062
|
€
839.684,00
|
n.p.
|
|
25
|
BRUCE WILLIS
|
SOLO 2 ORE
|
$36.895.141
|
$53.526.726
|
€
811.712,00
|
n.p.
|
|
26
|
ROBERT REDFORD
|
IL VENTO DEL PERDONO
|
$8.586.392
|
$17.995.770
|
€
759.745,00
|
$30.000.000
|
|
27
|
CHARLIZE THERON
|
NORTH COUNTRY
|
$18.337.722
|
$25.037.722
|
€
513.371,00
|
$35.000.000
|
|
28
|
MILLA JOVOVICH
|
ULTRAVIOLET
|
$18.500.966
|
$30.699.646
|
€
332.765,00
|
$30.000.000
|
|
29
|
ROBIN WILLIAMS
|
VITA DA CAMPER
|
$70.440.116
|
$83.193.481
|
€
268.324,00
|
$50.000.000
|
|
30
|
KIM BASINGER
|
THE
DOOR IN THE FLOOR
|
$3.854.624
|
$6.715.067
|
€
57.018,00
|
$7.500.000
|
La coppia regina del gossip
riesce a rendere miliardari gli incassi di un film che, senza il
marketing massiccio fondato sul pettegolezzo e la presenza dei due divi,
sarebbe potuto uscire tra le rimanenze estive o direttamente in video,
invece “Mr. and Mrs.Smith”
si conferma un successo globale. Anche Jodie Foster riesce a sostenere
da sola “Flightplan”, un
film dalle premesse intriganti ma dallo scioglimento ridicolo che
comunque, grazie anche a un azzeccato trailer, illude buona parte del
pianeta. Jim Carrey si conferma beniamino del pubblico, mentre Antonio
Banderas funziona di più in un filmetto a basso costo dal trailer
efficacissimo come “Ti va di ballare?” che nel blockbuster “The Legend of Zorro”, ancora in coppia con Catherine Zeta-Jones.
George Clooney impegnato e ripartito (“Good
Night, and Good Luck” + “Syriana”)
conferma il forte richiamo sul pubblico nostrano, mentre Johnny Depp
attira le masse solo in versione rassicurante in coppia con Tim Burton
(“La fabbrica di cioccolato”),
mentre il lato torbido raccoglie solo i più fedeli (“The
libertine”). Tra i divi in discesa Nicolas Cage, anche se in
proporzione il suo incarnare l’altra faccia del sogno americano (“The weather man”) funziona meglio da noi che oltreoceano. In
caduta vertiginosa Richard Gere, ma il film “Parole
d’amore” non lo aiuta. A perpendicolo anche Harrison Ford,
passato nella totale indifferenza con “Firewall”,
e pure Al Pacino, che non riesce a nobilitare il solito e sovrapponibile
film (“Rischio a due”).
Incredibile ma vero, Sharon Stone, con lo scult “Basic
Instinct 2”, strappa in proporzione più biglietti da noi, dove è
onnipresente (insieme a Charlize Theron pubblicizza qualunque cosa le
capiti a tiro), rispetto all’America dove è invece snobbatissima.
Nicole Kidman in versione comica delude ovunque a causa della pochezza
del progetto (“Vita da strega”)
mentre convince maggiormente in versione thriller con il film della
discordia “The Interpreter”,
forte della regia solida di Sydney Pollack e della presenza di Sean Penn.
Quanto a Charlize Theron, incassa poco sia in versione impegnata (“North Country”) che spettacolare (“Aeon Flux”). Tra gli altri, debolezza diffusa per Cameron Diaz,
Bruce Willis, Michael Douglas e Robert Redford e assoluta disaffezione
nei confronti di Robin Williams, ma il suo “Vita
da camper” (come pure “The
big white”) è uscito nelle sale senza che nessuno se ne potesse
accorgere. “The New World”,
nonostante la presenza di Colin Farrell e soprattutto la regia di
Terrence Malick, è stato accolto tiepidamente un po’ ovunque. Scarso
il richiamo anche delle acrobazie ginniche di Milla Jovovich in “Ultraviolet”,
che non recupera nemmeno i limitati costi di produzione. Tra i divi
solidi ma sottotono Russell Crowe, nell’edificante polpettone “Cinderella Man”, e Gwyneth Paltrow, figlia sulle tracce della
genialità paterna in “Proof”.
Ma allora, viene da domandarsi,
cosa vuole lo spettatore? Boccia pure la Disney in costume nel “Casanova”
per famiglie (che però in Italia incassa 3.388.682 di euro) e non cede
nemmeno al musical, che si conferma genere poco amato dal pubblico (“The
Producers” si ferma a 381.000 euro e “Rent”
affonda con 5.421 euro).
Gli unici prodotti U.S.A. a sfondare sono il trasversale “Il Codice Da Vinci”, che grazie al polverone mediatico (e alla
Chiesa Cattolica, chissà, forse detentrice di una percentuale sugli
incassi) ottiene in Italia il miglior risultato europeo; il “Match Point” di Woody Allen, al suo miglior incasso di sempre (la
12ma posizione e ben 9 milioni e 200 mila euro; ma è andato bene anche
in U.S.A. con 23.151.529
dollari, l’incasso più alto dopo “Manhattan”, “Io & Annie”
e “Hannah e le sue sorelle”, il più alto di sempre superiore ai 40
milioni di dollari) e “Harry Potter” che, comunque, partito in quarta con ben 7.233.227,98 euro nel
week-end di debutto, non raggiunge i 25 milioni di euro preventivati. Se
la cavano molto bene anche “Le
Cronache di Narnia”, Tim Burton con “La
fabbrica di cioccolato” (11° con quasi 11 milioni di euro) e pure
Spike Lee con “Inside man”
(18° con circa 7 milioni di euro). Discorso a parte per i film di
animazione, veri e propri assi pigliatutto, ma ce ne occuperemo a parte,
considerando non solo il prodotto Usa, ma i film di tutte le nazionalità
usciti nel corso dell’anno.
Gli incassi per genere: “ANIMAZIONE”
|
ANIMAZIONE
|
|
|
|
POS
|
TITOLO
|
INCASSO ITALIA
|
|
1
|
MADAGASCAR
|
€
21.200.700,00
|
|
2
|
L'AERA
GLACIALE 2 - IL DISGELO
|
€
18.494.650,00
|
|
3
|
CHICKEN
LITTLE
|
€
7.444.054,00
|
|
4
|
LA
SPOSA CADAVERE
|
€
5.140.263,00
|
|
5
|
WALLACE
& GROMIT - LA MALEDIZIONE DEL CONIGLIO MANNARO
|
€
2.943.772,00
|
|
6
|
UNO
ZOO IN FUGA
|
€
2.665.830,00
|
|
7
|
BAMBI
2
|
€
1.908.523,00
|
|
8
|
CAPPUCCETTO
ROSSO E GLI INSOLITI SOSPETTI
|
€
1.427.530,00
|
|
9
|
VALIANT
|
€
1.033.536,00
|
|
10
|
IL
CASTELLO ERRANTE DI HOWL
|
€
714.150,00
|
|
11
|
SPONGEBOB
- IL FILM
|
€
444.978,00
|
|
12
|
FELIX
- IL CONIGLIETTO GIRAMONDO
|
€
339.790,00
|
|
13
|
P3K
- PINOCCHIO 3000
|
€
187.115,00
|
|
14
|
UNA
MAGICA NOTTE D'ESTATE
|
€
139.923,00
|
|
15
|
KIRIKU
E GLI ANIMALI SELVAGGI
|
€
128.999,00
|
|
16
|
TERKEL
|
€
95.186,00
|
|
17
|
GAYA
|
€
66.769,00
|
|
18
|
CURIOSO
COME GEORGE
|
€
36.178,00
|
È il genere principe, l’unico capace di attirare ovunque folle
oceaniche grazie a un approccio trasversale in grado di compiacere ogni
tipo di pubblico, di qualunque fascia sociale ed età. Leader
incontrastata del genere si conferma ancora una volta l’America,
nonostante l’assenza di un titolo Pixar (l’atteso “Cars”
uscirà in Italia il 23 agosto). Debole la Disney, al primo film
interamente in computer grafica e prima dell’accordo salva-qualità
con la Pixar. Se infatti “Chicken
Little” non fosse quel brutto film che è, avrebbe sicuramente
incassato molto di più grazie all’uscita massiccia (474 schermi) e al
periodo natalizio, altamente favorevole per l’animazione. Migliore
delle aspettative, invece, il debutto in settembre di “Madagascar”,
dominatore a sorpresa dell’inizio della stagione, solitamente guidato
dai primi kolossal e dai film post-Venezia. Ma anche un mese
generalmente debole come aprile trova, dopo il periodo pasquale affidato
all’impersonale “Uno zoo in
fuga” (clone Disney di “Madagascar”),
una forte risposta di pubblico con “L’era
glaciale 2 – il disgelo”. Buona l’affermazione di Tim Burton
con il riuscito “La sposa
cadavere” mentre, nonostante la promozione dell’Oscar, le ottime
critiche ricevute e più di 300 sale a disposizione, non sfonda “Wallace
& Gromit – La maledizione del Coniglio Mannaro”. Il primo
film non americano in classifica, escludendo il very british “Wallace
& Gromit” prodotto anche con soldi americani, è l’inglese “Valiant”,
a cui segue il bellissimo “Il
castello errante di Howl” del maestro giapponese Hayao Miyazaki,
distribuito dalla Lucky Red in 81 copie. Anche la Spagna, nonostante i
risultati tiepidi di “Gaya”,
“Una magica notte
d’estate” (e “P3K –
Pinocchio 3000” in co-produzione) conferma la duttilità della sua
industria cinematografica, capace di spaziare tra i generi e di varcare
i confini nazionali. Peccato invece per il danese “Terkel”,
mal distribuito dalla Moviemax. Trattasi infatti di un film uscito con
il divieto ai minori di 14 anni e destinato a un target adolescenziale
ma scioccamente programmato nelle multisale solo in orari pomeridiani,
quando il teen-ager è impegnato a fare tutt’altro. Scarso il successo
anche per il secondo episodio di Kiriku. Il primo “Kiriku
e la strega Karaba” aveva incassato più di 500 mila euro, mentre
il seguito “Kiriku e gli animali selvaggi” si ferma a meno della metà.
Pinocchio continua a non portare fortuna al cinema. Dopo Benigni
fallisce infatti anche la co-produzione canadese-franco-spagnola “P3K
– Pinocchio 3000”, che snatura la favola di Collodi
aggiornandola con poco brio alle nuove tecnologie. Il box-office premia
invece “Bambi 2”, uscito quasi ovunque nel mondo solo in home-video mentre
in Italia con ben 206 schermi a disposizione. Più che dignitoso il
risultato estivo di “Cappuccetto
Rosso e gli insoliti sospetti” che dimostra ancora una volta come
la presenza del prodotto garantisca la risposta del pubblico in
qualunque stagione. Diverso il discorso per “Curioso
come George” che, però, si rivolge esclusivamente a un pubblico
di infanti e non vanta un sottotesto in grado di parlare a ogni età.
L’Italia compare in co-produzione con la Germania con “Felix
– Il Coniglietto Giramondo”, di Giuseppe Maurizio Laganà, e con
il modesto “Yo-Rhad un amico
dallo spazio” di Camillo Teti e Victor Rambaldi, uscito solo un
week-end in pochissime sale senza riuscire a posizionarsi al box-office
settimanale nella classifica dei primi 50 film.
Gli incassi per genere: “HORROR”
|
HORROR
|
|
|
|
POS
|
TITOLO
|
INCASSO ITALIA
|
|
1
|
SAW
2
|
€
5.186.621,00
|
|
2
|
THE EXORCISM OF EMILY ROSE
|
€
4.819.405,00
|
|
3
|
HOSTEL
|
€
2.588.677,00
|
|
4
|
SILENT
HILL
|
€
2.361.711,00
|
|
5
|
FINAL
DESTINATION 3
|
€
2.082.755,00
|
|
6
|
UNDERWORLD
– EVOLUTION
|
€
1.711.991,00
|
|
7
|
OMEN
- IL PRESAGIO
|
€
1.639.238,00
|
|
8
|
NICKNAME:
ENIGMISTA
|
€
1.638.165,00
|
|
9
|
AMITYVILLE
HORROR
|
€
1.590.842,00
|
|
10
|
FRAGILE
|
€
1.168.276,00
|
|
11
|
THE
SKELETON KEY
|
€
1.039.744,00
|
|
12
|
LA
CASA DEL DIAVOLO
|
€
887.145,00
|
|
13
|
THE
CAVE - IL NASCONDIGLIO DEL DIAVOLO
|
€
884.788,00
|
|
14
|
THE
FOG
|
€
809.560,00
|
|
15
|
THE
DESCENT
|
€
425.957,00
|
|
16
|
THE
BREED - LA RAZZA DEL MALE
|
€
422.384,00
|
|
17
|
IL
CUSTODE
|
€
386.853,00
|
|
18
|
CREEP
- IL CHIRURGO
|
€
278.757,00
|
|
19
|
SHUTTER
|
€
241.948,00
|
|
20
|
SAINT
ANGE
|
€
241.743,00
|
|
21
|
HALF
LIGHT
|
€
234.053,00
|
|
22
|
THE
EYE 3 - INFINITY
|
€
194.129,00
|
|
23
|
IL
COLLEZIONISTA DI OCCHI
|
€
191.481,00
|
|
24
|
THE
RED SHOES
|
€
144.745,00
|
|
25
|
WOLF
CREEK
|
€
134.846,00
|
|
26
|
THE
DARK
|
€
100.269,00
|
|
27
|
LA
SPINA DEL DIAVOLO
|
€
92.417,00
|
|
28
|
DARK
WATER
|
€
64.792,00
|
|
29
|
11:11
LA PAURA HA UN NUOVO NUMERO
|
€
36.118,00
|
|
30
|
DECOYS
|
€
4.916,00
|
Succede tutti gli anni. Con i primi caldi le sale cinematografiche
vengono prese d’assalto dagli horror. In piena estate, poi, è una
vera invasione. Non si capisce bene per quale motivo far concorrere più
film sovrapponibili nello stesso periodo, visto che il target a cui si
rivolgono è in linea di massima lo stesso. Quest’anno, però,
l’horror non si è limitato alla canicola, ma ha accompagnato
l’intera stagione, confermando la fedeltà del pubblico anche nel
rigido inverno. La produzione, forse perché si tratta di uno dei generi
più esportabili e dai costi generalmente limitati, è quindi
particolarmente febbrile e sono tante le promesse di brividi che hanno
attirato gli spettatori italiani. La classifica del genere è guidata da
“Saw 2”. Puntuale a gennaio 2006, dopo l’inatteso successo del
primo film uscito a gennaio 2005, Jigsaw è tornato per un nuovo sadico
gioco con nuove giovani vittime centrando il bersaglio al botteghino.
Tanto da prenotarsi, vista la vincente proporzione tra costi (budget
dichiarato 4 milioni di dollari) e ricavi (circa 144 milioni di dollari
nel mondo), per il prossimo gennaio 2007 con un terzo episodio. Meno
clamore del previsto, invece, per la morbosità iper-pubblicizzata e
patrocinata da Quentin Tarantino di “Hostel”,
che debutta in febbraio al terzo posto con ben 277 schermi piazzandosi
dietro a “Notte prima degli esami” (alla seconda settimana) e “Syriana”.
Tra le sorprese, non tanto qualitativamente quanto negli incassi, il
successo di “Nickname: enigmista”, che esce a novembre senza alcuna concorrenza
e deve sicuramente il ragguardevole bottino al box-office
all’ingannevole titolo scelto dalla distribuzione italiana.
L’originale e anonimo “Cry_Wolf”,
infatti, viene sostituito da “Nickname:
enigmista”, che lascia pensare ai più che si tratti dell’attesa
seconda parte di “Saw – l’enigmista”. Discreta anche la trovata di un’uscita
“day-and-date” il giorno 6/6/2006 per “Omen”,
remake de “Il presagio”. Tutti trucchetti per attirare lo spettatore
verso il solito e sovrapponibile prodotto. Tra le ingiustizie,
sicuramente il maggior successo di “The
Cave” rispetto al riuscito e davvero terrorizzante “The
descent”, entrambi ambientati all’interno di grotte sotterranee.
Non si capisce bene perché il film di Neil Marshall, uscito su 117
schermi contro i 116 del rivale, già alla seconda settimana sia stato
quasi ovunque smontato riducendo il numero degli schermi a soli 42.
Fiaschissimo per il remake americano di “Dark
water”, ma la prima a non credere nell’operazione è la Buena
Vista, che fa uscire il film in sole 20 sale nonostante la presenza di
una star come Jennifer Connelly. Da segnalare, invece, l’ottimo
riscontro per “Silent Hill”.
Uscito il 9 luglio, in piena calura estiva, è subito primo al
box-office e sale rapidamente la classifica del “genere”
avvicinandosi a fine mese ai 2 milioni e mezzo di euro (e la sua corsa
non si è ancora esaurita). Nel pullulare di titoli americani, ma anche
qualcosina dalla Spagna e dall’oriente, grande assente è l’Italia,
un tempo maestra nel genere e ora totalmente desaparecida.
Gli incassi per genere: “D’ESSAI”
Difficile
capire cosa rende un film d’essai. Letteralmente è da intendersi come
cinema d’assaggio, cioè un cinema fuori dalle logiche commerciali
capace di imporsi per la sua qualità. I film, selezionati da
un’apposita commissione, sono
perlopiù riservati alle sale d’essai, che ricevono contributi per
programmare opere sperimentali, di nazionalità spesso escluse da
logiche industriali e con un valore culturale che altrimenti andrebbe
perduto. Nei fatti le cose si complicano. Basti pensare che il film
considerato “d’essai” più visto nel 2005 è “Manuale
d’amore”, opera dignitosa ma dai chiari intenti commerciali. In
generale è perciò difficile capire quali siano i film d’essai usciti
nel corso della stagione. Per comodità di catalogazione ho scelto
quelli mediamente non programmati nei multiplex. Anche in questo caso,
però, con le dovute eccezioni, perché alcuni titoli come “Volver”
o “Radio America”, tanto
per fare qualche esempio, pur essendo d’essai sono entrati nelle
programmazioni dei multiplex. Ho inoltre evitato di considerare il
cinema italiano, perché trattato a parte (e in gran parte d’essai).
Ecco
quindi una classifica, per forza di cose incompleta e approssimativa.
|
CINEMA D’ESSAI
|
|
|
|
POS
|
TITOLO
|
INCASSO ITALIA
|
|
1
|
VOLVER
|
€
6.457.339,00
|
|
2
|
A HIISTORY OF VIOLENCE
|
€
2.506.408,00
|
|
3
|
BROKEN FLOWERS
|
€
2.335.545,00
|
|
4
|
NIENTE DA NASCONDERE
|
€
1.310.448,00
|
|
5
|
RADIO AMERICA
|
€
1.237.582,00
|
|
6
|
ROMANCE & CIGARETTES
|
€
1.201.749,00
|
|
7
|
LADY HENDERSON PRESENTA
|
€
927.278,00
|
|
8
|
ME AND YOU AND EVERYONE WE
KNOW
|
€
722.998,00
|
|
9
|
LA ROSA BIANCA
|
€
712.605,00
|
|
10
|
OGNI COSA È ILLUMINATA
|
€
687.823,00
|
|
11
|
ZUCKER! COME DIVENTARE EBREO IN 7 GIORNI
|
€
526.164,00
|
|
12
|
L'ENFANT
|
€
485.363,00
|
|
13
|
LE PARTICELLE ELEMENTARI
|
€
446.371,00
|
|
14
|
FALSE VERITÀ
|
€
437.435,00
|
|
15
|
NON BUSSARE ALLA MIA PORTA
|
€
437.308,00
|
|
16
|
VAI E VIVRAI
|
€
423.188,00
|
|
17
|
TRAVAUX -
LAVORI IN CASA
|
€
403.117,00
|
|
18
|
I TEMPI CHE CAMBIANO
|
€
378.398,00
|
|
19
|
FACTOTUM
|
€
337.127,00
|
|
20
|
TUTTI I BATTITI DEL MIO CUORE
|
€
269.133,00
|
|
21
|
LADY VENDETTA
|
€
255.308,00
|
|
22
|
GABRIELLE
|
€
228.583,00
|
|
23
|
LA VITA SEGRETA DELLE PAROLE
|
€
217.812,00
|
|
24
|
LA DAMIGELLA D'ONORE
|
€
211.870,00
|
|
25
|
LE TRE SEPOLTURE
|
€
205.941,00
|
|
26
|
CACCIATORE DI TESTE
|
€
192.697,00
|
|
27
|
IL SOLE
|
€
177.391,00
|
|
28
|
SENZA DESTINO
|
€
173.418,00
|
|
29
|
L'AMORE NON BASTA MAI
|
€
170.316,00
|
|
30
|
VERSO IL SUD
|
€
168.474,00
|
|
31
|
IL CANE GIALLO DELLA MONGOLIA
|
€
157.480,00
|
|
32
|
MARY
|
€
133.466,00
|
|
33
|
BUBBLE
|
€
120.998,00
|
|
34
|
MANDERLAY
|
€
120.439,00
|
|
35
|
LE MELE DI ADAMO
|
€
116.792,00
|
|
36
|
L'ARCO
|
€
115.571,00
|
|
37
|
L'ENFER
|
€
104.598,00
|
|
38
|
L'AMORE SOSPETTO
|
€
102.846,00
|
|
39
|
BATTAGLIA NEL CIELO
|
€
98.806,00
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40
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PARADISE NOW
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€
97.118,00
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41
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INCONTRI D'AMORE
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€
86.594,00
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42
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BOMBON - EL PERRO
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€
85.602,00
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43
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LES AMANTS REGULIERS
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€
62.744,00
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44
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DEAR WENDY
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€
41.863,00
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45
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PERSONA NON GRATA
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€
38.487,00
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46
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L'IGNOTO SPAZIO PROFONDO
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€
37.096,00
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47
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WHISKY
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€
31.292,00
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48
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DUE VOLTE LEI
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€
30.101,00
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49
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10 CANOE
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€
26.960,00
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50
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