|
I Film dell'Anno 2005-2006 di Luca Baroncini
I titoli sono indicati in
rigoroso ordine alfabetico (a parte l’opera di Miyazaki che, comunque,
dominerebbe i belli anche alfabeticamente). I
BELLI IL CASTELLO ERRANTE DI
HOWL:
il maestro Hayao Miyazaki regala
un’altra perla di saggezza dove la fantasia della narrazione sposa una
tecnica stupefacente lasciando che l’inconscio dello spettatore trovi un
prezioso nutrimento. KING
KONG: al
banco di prova dopo la trilogia tolkeniana, Peter Jackson supera l’esame
con lode riuscendo a rendere digeribile l’ennesimo remake sull’amore
tra lo scimmione e la bella. Un tuffo nell’avventura tout-court per
ragazzini di ogni età. Il migliore blockbuster della stagione. THE
DESCENT: il genere sovrano della stagione (perlomeno
numericamente) trova la sua massima espressione in quest’opera di Neil
Marshall: bei personaggi, una tensione costante, un’ottima gestione dei
tempi e brividi a profusione. Che volere di più da un horror? LA SPOSA
CADAVERE: una
bellissima favola in cui il grigio dei vivi incontra un coloratissimo
aldilà. Travolgente, ritmato, poetico, tecnicamente ineccepibile. Riesce
a divertire e commuovere. V PER
VENDETTA: sottovalutato
dalla critica, poco amato dal pubblico, un oggetto non identificabile
capace di conciliare l’impegno politico con lo spettacolo. Difficile
credere sia stato prodotto da una major. THE WEATHER
MAN: l’altra
faccia del sogno americano con un Nicolas Cage sgualcito dalla vita e un
Gore Verbinski sobrio ma inaspettatamente pungente. WHISKY: un incrocio di solitudini per una storia di riscatto
benissimo scritta, diretta e recitata. LE
DELUSIONI ANGEL-A: pretenzioso atto d’amore di Luc
Besson per la sua nuova musa (la modella Rie Rasmussen). Cosa questo
centri con il cinema non è dato capirlo. BROKEN
FLOWERS: banalità
d’autore con un inespressivo (ma pare piaccia così) Bill Murray. CHICKEN LITTLE – AMICI PER LE
PENNE: il primo film Disney interamente in computer grafica
evidenzia tutti i limiti creativi del nuovo corso della multinazionale
americana, preoccupata di far quadrare il bilancio senza però l’estro
per dare sostanza ai numeri. LA FABBRICA DI
CIOCCOLATO: zuccheroso
remake privo di mordente e insopportabilmente buonista con un Johnny Depp
mono-faccia dalla pettinatura impossibile. JARHEAD: Sam Mendes cerca di mostrare la guerra senza farla
vedere, ma i luoghi comuni sono tanti, le scorciatoie di sceneggiatura
anche, e nulla si imprime nella memoria. LADY HENDERSON
PRESENTA: piatto
teatrino privo di ispirazione che spreca il talento di Judy Dench. Cerca
la verve ma inciampa nel moscio. MARY: molta
carne al fuoco per un film velleitario, confuso e, ma è una
caratteristica di Abel Ferrara, fastidiosamente moralista. MUNICH: lo spinoso campo del conflitto tra israeliani e
palestinesi al centro di un film dove la tesi soffoca l’umanità dei
personaggi. Non aiuta la superficialità della ricostruzione storica. E
nemmeno l’unica espressione del protagonista Eric Bana. LA
TERRA: ma
quanto urlano i protagonisti del film di Rubini? E, soprattutto, perché?
Fabrizio Bentivoglio mai così assente. IL TEMPO CHE
RESTA: Ozon fa il suo cancer-movie ma per evitare la lacrima
forza lo sguardo e costruisce personaggi e situazioni perlopiù fasulli. I
BRUTTI BASIC INSTINCT
2: una
diva che si prende troppo sul serio per un film che non sa che strada
prendere: il thriller è ridicolo, il sesso anche e nemmeno il cinema se
la passa tanto bene. IL
CUSTODE: inutile
sprecare parole. E’ semplicemente brutto. E SE DOMANI…: pensavo
fosse amore invece era un calesse. THE
FOG: già
il film di Carpenter non è invecchiato benissimo, ma il remake non ha
davvero ragione di esistere: non spaventa, non reinterpreta e nemmeno
intrattiene. Solo sbadigli, digitali come la nebbia che affonda il film. IL MIO MIGLIOR
NEMICO: sciatto,
banale, ripetitivo, una serie infinita di gag fiacche e deprimenti. MUSIKANTEN: quando
si mira troppo in alto, in caso di caduta ci si fa più male. Comunque
sia, imbarazzante. ROMANCE & CIGARETTES: triviale e moralista, un’accoppiata devastante. |