I
FILM
DELL’ANNO 2005-2006
di Alessandro Baratti
Les amants réguliers
Gli amanti regolari secondo Garrel: il Cinema e il Tempo. Un cinema senza
inizio né fine, sempre in tempo. Pura filmitudine.
The New World
Fenomenologia dello stupore, giubilatoria
contemplazione dell’esistente. Il Nuovo Mondo magnificato da uno sguardo
radicalmente aurorale. Visioni di primultimità.
Le tre sepolture
Tommy Lee Jones scolpisce un superbo
racconto di espiazione permeato di suggestioni cinefile. Un durissimo
viaggio di crescita imposto da un “padre” severo e giusto a un “figlio”
xenofobo e irresponsabile. Cinema gloriosamente etico.
La casa del diavolo
Il controtipo negativo de Le tre sepolture: se nel film di Tommy
Lee Jones l’America dei padri punisce ed educa i figli irresponsabili,
qui padri e figli, alleati, si scagliano contro la morale dell’autorità
con furibonda irruenza suicida. Esaltante.
Bittersweet Life
Illusioni infangate, cinismo a profusione e un senso di sconfitta
incombente e inesorabile: Kim Jee-woon distilla Melville (Un
flic) e Tarantino (Kill Bill) in un noir tremendamente
malioso.
Lady Vendetta
Park Chan-wook prende finalmente fiato e
si concentra sul rigore dello sguardo. Ne scaturisce uno stillicidio di
trattenuta ferocia: una pellicola di accerchiante perfidia.
Good Night, and Good Luck
Ritorno alle radici dell’antagonismo
televisivo: la caricaturale autenticità di Joseph McCarthy contro la
monumentale implacabilità di Edward R. Murrow/David Strathairn. Per chi
scrive, il vero rifacimento di The Manchurian Candidate dell’immenso
Frankenheimer.
Broken Flowers
Film stranissimo, flemmaticamente destabilizzante, interamente giocato
sullo sfasamento dei tempi drammatici e delle dinamiche narrative. Regia
in controtempo emotivo e finale circolarmente decentrante.
Il grande silenzio
Inquadrature di ieratica fissità, squarci
ambientali letteralmente prodigiosi, una sequenza ininterrotta di immagini
dotate di un fascino e di una suggestività simile a un sortilegio. Unico
neo: un vago sentore di eccessiva pudicizia visiva.
Il gusto dell’anguria
Dopo Goodbye Dragon Inn anche gli
ectoplasmi desideranti hanno disertato lo schermo. Tra uomini e cose non c’è
più differenza, il paesaggio urbano è riflesso e proiezione di un’umanità
pietrificata, gli esseri umani sono ridotti a concrezioni minerali: corpi
ai sali d’argento. Definitivo Tsai.
Il Calamaro e la Balena
Il solipsismo come ultimo rifugio della paura, la
cultura come arma di difesa/offesa, Edipo a Brooklin: sorridenti malvagità
che colpiscono a fondo. Una miniatura di irrequieta vitalità girata in
punta di cinepresa.
SOPRAVVALUTATI
Crash
Cascame neohollywoodiano con arabeschi, costruzione ad incastri come
struttura convenzionale della cattiva coscienza contemporanea. Malafede
blindata: tripletta di Oscar.
L’enfant
I Dardenne nelle pastoie del Verismo: scrittura grossolana, simbolismi
pedestri, redenzione irriverentemente bressoniana (il finale à la Pickpocket
grida vendetta). La riconoscibilità genera il riconoscimento: Palma d’oro
2005.
Inside Man
Spike Lee bamboleggia col genere
infarcendolo di soluzioni visive meccaniche. In sollucchero i fanatici del
postmoderno: rispettabilità e rispetto sono i due volti del medesimo
inganno, quello dell’apparenza. Sai che scoperta. Fotografia gettata
alle ortiche di Matthew Libatique.
Match Point
Un film dostoevskiano? Ah ah ah!
A History of Violence
Il piano sequenza iniziale: 3’ e 45” di cinema sospeso, saturo di un
malessere torrido che ti si appiccica addosso, giocato sulla sottrazione,
sui rumori, sul non detto. Dopo, un altro film, tremendamente e
irrimediabilmente convenzionale. Nonostante Cronenberg.
Bubble
Parallissi su focalizzazione interna variabile: l’ennesimo giochetto
soderberghiano. Trompe l’oeil di sperimentazione.
Arrivederci amore, ciao
Soavi trasforma il disturbante ritratto morale del Nord Est tracciato da
Massimo Carlotto in una tonitruante baracconata grandguignolesca:
adattamento esemplare. Dopo Sergio Castellitto, Alessio Boni è l’attore
più ammorbante del cinema italiano.
SOTTOVALUTATI
Battaglia nel cielo
Insieme a Bruno Dumont, Carlos Reygadas è il solo cineasta in
circolazione a mettere fuori causa, irreparabilmente, il relais verbale.
Cinema di pancia, lurido e ascetico al tempo stesso. Sublimemente
disturbante.
La vita segreta delle parole
Scambiato per drammone, il film della
Coixet ha il coraggio di scavare con tagliente ostinazione nelle ferite di
due solitudini. La “sua” camera a spalla traduce in pura motilità le
vibrazioni del non detto, aprendo la visione a campo di tensioni.
Immersivo.
H2Odio
Infascelli si abbandona all’esercizio
dello sguardo svincolato dall’obbligo di raccontare. Un film imperfetto
e eccedente, ma forte di una densità d’immagine che, in nome di un
malinteso senso della purezza, sarebbe sbrigativo e ingiusto sottostimare.
INVISIBILI
In un altro paese
Uscito in pochissime copie e su supporto digitale, In un altro paese
possiede un’importanza inversamente proporzionale alla sua visibilità.
Il documentario di Marco Turco indica con precisione i responsabili
politici dello strapotere mafioso dalla fine della seconda guerra mondiale
ai giorni nostri, dipanando una volta per tutte l’intricata matassa
delle collusioni tra Stato e Cosa Nostra. Da recuperare assolutamente in
dvd.
Piano 17
I Manetti concepiscono un noir godibile e,
soprattutto, credibile, destreggiandosi assai bene tra regole del genere
(ambiguità dei caratteri, doppi giochi, amarezza serpeggiante) e
potenzialità del mezzo cinema (lo spazio e il tempo come fattori
drammatici, la dinamicità dello sguardo). Non altrettanto lucida la
distribuzione.
Il tempo che resta
Astenendosi da soluzioni ricattatorie ed
espedienti lacrimosi, Ozon raffredda la morbosità della materia senza
tuttavia privarla della sua drammaticità: il percorso verso la morte di
Romain si trasforma in una sofferta e toccante (ri)apertura affettiva, in
un’esemplare rieducazione sentimentale. Distribuito dalla Teodora nell’iniziativa
5 Pezzi Facili.
IRRICEVIBILI
Munich
Il film col montaggio alternato più ricattatorio che abbia mai visto.
Indovinate quale?
La terra
Pantomima, farsa, mascherata, atellana,
wrestling, corrida: tutto tranne che cinema.
Volver
Ah, come sa descrivere e raccontare la
femminilità Almodovar…
Il Caimano
Perché l’ho visto.
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