FILM DELL’ANNO 2004-05

(in ordine alfabetico)

 

5X2 - François Ozon
FERRO 3
- Kim Ki-duk
LA NIÑA SANTA - Lucrecia Martel
IL QUINTO IMPERO - Manoel De Oliveira
IL RESTO DI NIENTE - Antonietta De Lillo
SE MI LASCI TI CANCELLO - Michel Gondry

 

Poche scoperte, qualche conferma, tanti buchi nell’acqua: la stagione 2004-05 appare (anche) meno ricca delle precedenti, pur presentando un pugno di opere di alto livello. Su Ozon, che mette a segno l’ennesimo film di smagliante perfidia e commovente essenzialità, non occorre dilungarsi: il regista francese è da tempo ai vertici del panorama europeo, assieme al vegliardo De Oliveira, che offre un ritratto (dis)umano di lunare eleganza, un kolossal “cameristico” mascherato da miniatura, denso di parole (mai vacuamente verboso), ipnotico, beffardo e terribile. Ottime notizie anche dal continente americano, al nord (il francese trapiantato Gondry firma un’elegia la cui grazia cristallina è ardua da cogliere appieno al primo appuntamento – evviva l’home video) e al sud (ineffabili odori di santità aleggiano nel film di Martel, il più sibillino e perturbante dell’anno). Notevole, nel deserto italiano, l’inventiva sfrontata e lucida di De Lillo, che ha il coraggio di realizzare un’opera difettosa e piena di vita, l’opposto degli oggetti patinati sfornati da un’industria alla frutta. Ma è a Oriente che sorge l’astro più fulgido: Kim Ki-duk, o dell’immagine pura, muta, inesplicabile, irresistibile.

Dell’anno trascorso vogliamo conservare inoltre la bellezza abbacinante di TROPICAL MALADY e di molte sequenze di OLD BOY, un Ruiz macabro e tenero, un Payami lacerante, il quieto fascino de LE RICAMATRICI, il gioco scenico ne LA SCHIVATA, la durezza autunnale di Guédiguian, le meraviglie televisive di Bergman e Nichols, un dvd operistico (THE TURN OF THE SCREW di Britten, Mahler Chamber Orchestra, direzione Daniel Harding, regia Luc Bondy, Mireille Delunsch nei panni dell’Istitutrice e Marlin Miller come Quint, Bel Air Classiques: vedi qui) che immortala le prime rappresentazioni (nel 2001) dell’ormai storico spettacolo di Aix-en-Provence, consegnando al video una produzione di perfezione assoluta e magnifica omogeneità.

E poiché questa non è (solo) una rivista di cinema, segnalo il più riuscito spettacolo d’opera visto a teatro: BORIS GODUNOV di Musorgskij (versione 1872) al Teatro Comunale di Firenze per il  68° Maggio Musicale. Trascinante e minuziosa la direzione di Semyon Bychkov, ottima la prestazione di orchestra, coro e solisti (la palma alla tempestosa Marina di Julia Gertseva e al viscido Šuiskij di Philip Langridge), geniale lo spettacolo di Eimuntas Nekrošius, quattro ore visionarie e struggenti.

Un rimpianto: aver perso l’Assayas di CLEAN.

Il resto? (di) niente.

 

 

Homepage                            Speciali                             Film dell'Anno