REPORTAGE STAGIONE CINEMATOGRAFICA 
2004-200
5

“È DAVVERO CRISI?”

di   Luca Baroncini

 

  

I dati numerici sono stati gentilmente forniti dall’Agis e si riferiscono ai cinema aderenti al circuito Cinetel, che copre circa il 75% del mercato

 

“C’era una volta il cinema?” era il titolo del reportage dell’anno scorso. E dopo un anno pare che la risposta non possa che essere “Boh, chissà!” La tanto ventilata crisi, amplificata ovviamente dal recesso economico in cui versa la nazione, pare essere arrivata e se è vero che “solo chi cade può risorgere”, il cinema potrebbe essere pronto a rinascere, come la fenice, dalle sue ceneri. Ovviamente non tutto potrà essere come prima. Forse è il momento di riconoscere il declino della visione collettiva su schermo gigante, anche se questo significherebbe accontentarsi di Dvd proiettati nella piccola dimensione casalinga. La questione è quanto mai spinosa e soggettiva, in ballo ci sono interessi economici che rischiano, come in tutti i campi, di condizionare i gusti del pubblico. Sta di fatto che i bilanci bocciano la sala come destinatario più importante dei film e premiano invece l’indotto, di cui la sala sembra essere il principale veicolo pubblicitario. Mentre gli addetti ai lavori e gli appassionati si allarmano, e la maggioranza continua a non porsi troppi domande, entriamo nel dettaglio della stagione (che comincia come ogni anno il 1° agosto e termina il 31 luglio) e proviamo a capire cosa sta succedendo.

 

·         DETTAGLIO DI UNA CRISI

·         SE L’AMERICA FA FLOP…

·         “WINDOW”, SEMPRE PIÙ “DEREGULATION”!

·         LA RIVOLUZIONE DEL DIGITALE

·         UN NATALE IN CRESCITA, PERÒ …

·         I 10 FILM PIÙ VISTI DELLA STAGIONE

·         GLI INCASSI DEL “PRIMO WEEK-END”

·         UNO SGUARDO ALL’ITALIA

·         LE TENDENZE DELL’ANNO

·         E L’HOME-VIDEO?

·         INZIATIVE STRAORDINARIE

·         L’ESTATE AL CINEMA

·         SPIETATI IN PRIMA LINEA: 
INTERVISTA A MARIO FERRARI, GESTORE DEL CINEMA CAPITOL DI FIORENZUOLA (PC)

·         CURIOSITÀ

 

DETTAGLIO DI UNA CRISI

Dopo un agosto piattissimo, in cui solo le anteprime hanno garantito boccate di ossigeno ad esercenti e distributori, la stagione riparte alla grande con l’ultimo week-end del mese, che segna debutti importanti: “Starsky & Hutch”, subito primo con un incasso di € 1.277.382, e l’atteso vincitore di Cannes, “Fahrenheit 9/11” di Michael Moore, che lo tallona con € 1.274.192. Stentano maggiormente sia “Catwoman”, che si rivela un flop, ma anche “The Chronicles of Riddick”, con il neo-divo Vin Diesel. La prima parte della stagione è tutta con il segno più: in ottobre le presenze in sala aumentano del 13,74% rispetto al 2003, le festività del 1° novembre addirittura del 26,48%. Le aspettative per il nuovo anno sono perciò di un netto miglioramento. Dopo un Natale sostanzialmente in linea con il 2004, caratterizzato comunque da un trend positivo, i primi tre mesi del 2005 invertono, invece, la tendenza. Le presenze, secondo il campione complessivo Cinetel, passano da 31.007.329 a 28.698.282, con una flessione del 7,45%. Il dato è preoccupante, soprattutto in considerazione di una crescita del numero degli schermi pari all’11,28% e delle giornate di programmazione del 9,26%. Il segno meno raggiunge il suo apice nei mesi di gennaio (-10,1% di incasso e -10,4% di spettatori) e febbraio (-13% di incasso e -12,7% di spettatori); il problema, tra gli altri, sembra essere che nei primi due mesi dell’anno manca un filmone in grado di attirare le masse. Nel 2004 sia “L’ultimo Samurai” che il capitolo conclusivo de “Il Signore degli anelli” avevano fatto sfracelli al botteghino, mentre nel 2005 “Alexander” e “Che pasticcio, Bridget Jones”, vanno bene ma non benissimo e gli altri titoli annaspano. Solo in marzo torna il segno più (+11,8% di incasso e +9% di spettatori) a causa del successo straordinario di “Manuale d’amore”, ma in aprile si torna in negativo (-22% di incasso e -21,9% di spettatori) per poi passare ad un profondo rosso nel mese di maggio (-34,4% di incasso e -33,9% di spettatori). Basta pensare che nel primo week-end (salutato da un caldo inaspettato) il box-office subisce un calo del 44% rispetto al precedente: a fine aprile incassi di circa 6 milioni di euro, a inizio maggio poco meno di tre e mezzo. A spuntarla è “Gioco di donna”, ma la prima posizione si accontenta di poco più di 380 mila euro. Nei primi dodici giorni di giugno le presenze scendono a un –59,48%.

Considerando il primo semestre nella sua globalità, le percentuali di calo rispetto all’anno precedente raggiungono quindi valori inquietanti: incassi in diminuzione del 17,84% e spettatori del 18,05%. Ma l’Italia non è l’unica a dover sopportare un rifiuto verso la sala cinematografica. In tutta Europa il cinema è in crisi (Germania –15,3%, Spagna –15%, Francia –9%) tranne l’eccezione dell’Inghilterra con un +13%. Anche gli U.S.A. hanno il segno meno (-11%) e i confronti con l’anno precedente sono negativi per ben diciannove settimane consecutive. Non basta neanche l’arrivo di Steven Spielberg e Tom Cruise con “La guerra dei mondi” a riportare il sereno, ma è necessario l’impatto da 56 milioni di dollari de “I fantastici quattro” per invertire la tendenza, perlomeno a livello settimanale. È proprio il traino della cinematografia U.S.A. che sembra funzionare sempre meno, con un calo del 15% sui mercati mondiali nel primo semestre. Alcuni film usciti in “day and date”, cioè in contemporanea in tutto il mondo, si sono rivelati grandi fallimenti. Il più evidente è quello di “XXX 2” che, ad esempio, in Italia non raggiunge il milione di euro, ma anche negli Stati Uniti si ferma a 26 milioni di dollari. Il risultato è disastroso e non riesce neanche a coprire i costi del marketing. Sembra proprio che la miscela di effetti speciali, azione e star non sia più (grazie al cielo, aggiungiamo noi) garanzia assoluta di ritorno economico.

Le cause della crisi sembrano essere molteplici: dalla mancanza di un prodotto forte, all’incidenza sempre maggiore della concorrenza “casalinga” (televisione, dvd, pay tv, pirateria, internet, cellulari). Certo, non bastano le parole del ministro Buttiglione “serve una strategia a lungo termine” a risolvere il problema. C’è bisogno di fatti, di una regolamentazione per l’apertura di nuove sale (spesso costruite senza alcuna logica in zone già ampiamente servite), di una normativa sensata che aiuti il prodotto nazionale a circolare nelle sale, di una politica economica che non svenda la cultura ma la sostenga (nel triennio 2005/2007 il F.U.S. ha subito un taglio di quasi 23 milioni di euro), di buoni film che non trovino rifugio esclusivo nell’espressione dell’ego autoriale ma provino a raccontare storie a cui il pubblico possa affezionarsi, con personaggi in grado di garantire l’identificazione o il sogno.

La questione è quanto mai aperta e complessa, ma qualcosa deve essere fatto. La monosala cittadina sta scomparendo e anche il multiplex, dietro alle insegne luccicanti tutte uguali e alle caramelle di diversa foggia ma medesimo sapore, non gode di ottima salute.

 

SE L’AMERICA FA FLOP…

 La tendenza è sempre più netta. Il mercato U.S.A. ha bisogno del resto del mondo per far quadrare i bilanci della costosissima industria cinematografica. Molti annunciati blockbuster, infatti, si sono rivelati inaspettati fiaschi in America per poi trovare il consenso del pubblico al di qua dell’oceano. Tra i casi dell’anno, “Alexander” di Oliver Stone, che a fronte di costi spropositati (si parla di 155 milioni di dollari) in America incassa un misero 34 milioni di dollari mentre nel resto del mondo arriva a 133 milioni di dollari. Anche in Italia funziona, conquistando la quindicesima posizione nella classifica stagionale, con un considerevole bottino vicino agli 8 milioni e mezzo di euro. Situazioni analoghe si verificano con altri titoli come “Che pasticcio, Bridget Jones” (40 milioni di dollari in America, più di 200 nel resto del mondo), “King Arthur” (50 milioni di dollari in America, 150 nel resto del mondo), ma anche “Le Crociate” (47 milioni di dollari in America, 163 nel resto del mondo). Tutti film, occorre sottolinearlo, perlopiù stroncati dalla critica, sia al di qua che al di là dell’oceano.

Un caso a parte è rappresentato dai film di Woody Allen, quasi invisibili nella “sua” America e attesi con rispetto e successo in Europa, con l’onore di aprire festival internazionali prestigiosi (Cannes e Venezia), il plauso (in fase calante) della critica e l’affezione del pubblico. Il regista americano non può quindi che affermare “Io sono stato salvato dall’Europa, e dalla Francia in particolare. In Europa ho sempre avuto segni di grande affetto, mentre in America i miei film venivano accolti freddamente o, addirittura, non uscivano nemmeno!

Ma succede anche il contrario, e cioè che alcuni titoli spopolino in America per poi essere trascurati altrove. E questo nonostante la prepotenza del marketing. La cosa si verifica sia per quei film basati su temi e comicità tipicamente americani (football americano e divi della televisione, per intenderci), come “Palle al balzo”, “White Chicks” o “Spanglish” (non l’hanno ancora capito che Adam Sandler in Italia non funziona?), sia per il fatto che gli spettatori americani sono in prevalenza teenager, mentre l’Europa ha un pubblico più adulto. Forse è per questo che, ad esempio, un film come “The Grudge” in America furoreggia (110 milioni di dollari) mentre in Italia deve accontentarsi, si fa per dire, di quasi cinque milioni di euro. Stesso discorso per “Ring 2” o “The  Bourne Supremacy”.

L’america è solo uno dei mercati” afferma Oliver Stone, “io avevo previsto scarsi risultati al box office americano. Certo, l’acredine nei miei confronti mi è parsa eccessiva, ma ho sempre guardato con maggior interesse all’Europa e all’Asia dove, infatti, il film è andato molto bene!”.

La questione non si può liquidare con un semplice “questione di gusti”, perché spesso le major si basano sull’accoglienza americana per decidere le strategie promozionali  negli altri mercati e l’impossibilità di effettuare previsioni corrette può comportare errori madornali nel lancio di un film. Ma lasciamo rodere gli analisti e godiamoci l’irrazionalità del cinema. È bello, infatti, pensare che non tutto si può decidere a tavolino e che calcoli e marketing non sono sempre in grado di imbrigliare i gusti del pubblico. Questo aspetto ci fa sentire meno numeri e più entità pensanti, e non è poco!

Esistono, comunque, anche flop globali (“Catwoman”, “Sky Captain and the world of tomorrow”) e successi globali (“Shrek 2” e “Gli Incredibili”).

 

“WINDOW”, SEMPRE PIÙ “DEREGULATION”!

La parola “window” arriva sui giornali in occasione dell’uscita in Dvd di “Fahrenheit 9/11”. Ricordiamo che il termine si riferisce alla finestra di tempo che DEVE intercorrere tra l’uscita di un film nelle sale e quella in videoteca. Minore è l’intervallo, minore è la durata commerciale di un film a livello di sfruttamento da parte delle sale. Vista l’assenza di una vera e propria legge in merito, vige l’anarchia più totale. Il problema è ovviamente che le major ottengono guadagni più elevati attraverso l’home-video rispetto alla sala, che sta sempre più diventando uno dei canali di sfruttamento del prodotto filmico, ma non quello più importante. Un’uscita ravvicinata, inoltre, consente di ammortizzare i costi della promozione del film attraverso la semplice riaccensione dei riflettori su un prodotto ancora fresco. Il caso Michael Moore è emblematico. Uscito a fine agosto nelle sale, tra l’altro con un’accoglienza molto calorosa da parte del pubblico (dodicesima posizione assoluta nella classifica stagionale, con circa 9 milioni di euro), il film è disponibile in Dvd già a partire da ottobre senza, tra l’altro, alcuna diminuzione dei costi di noleggio della pellicola. Ovviamente gli incassi al cinema calano bruscamente, mentre quelli del supporto digitale vanno alle stelle. Ma tanti film subiscono lo stesso destino, anche campioni di incasso come “Gli Incredibili” (nelle sale a fine novembre, in Dvd a febbraio) e “Shrek 2” (nelle sale a fine dicembre, in Dvd a marzo).

Mentre esercenti e distributori comprensibilmente si lamentano, c’è anche chi ipotizza strade nuove. Steven Soderbergh farà uscire in autunno il suo nuovo film “Bubblein contemporanea nei cinema, in dvd e sulla tv satellitare o via cavo. Si tratta di un thriller dal costo molto basso (un milione e mezzo di dollari), girato in soli diciotto giorni in Ohio, con attori non professionisti. “Perché farlo?”, si domanda il regista americano, “Perché no!” si risponde, affermando che “non ha alcun senso l’attuale processo distributivo che prevede l’uscita nei cinema, quella successiva nelle videoteche, il passaggio alla televisione a pagamento e infine a quella in chiaro, con la necessità di almeno tre differenti campagne pubblicitarie”. Ovviamente da questo quadro, reale ma semplicistico nelle relative implicazioni, la figura professionale degli esercenti pare destinata all’estinzione. Soderbergh aggiunge “Non è mia intenzione incitare una rivoluzione nell’industria: voglio solo perlustrare nuove strategie di distribuzione che servano meglio sia il pubblico che i produttori. La produzione digitale, la trasmissione via satellite e il formato Dvd hanno già aperto nuovi sentieri e non si può fingere che ciò non sia accaduto”.

Non resta che attendere il corso degli eventi.

 

LA RIVOLUZIONE DEL DIGITALE

Nel febbraio del 2005 arriva la notizia che cinquanta schermi italiani passeranno presto al digitale. Dopo la difficoltà, superata, di trovare uno standard unico per tutti i cinque continenti analogo al 35 millimetri, il digitale sembra pronto ad invadere l’Italia. L’obiettivo è abbattere i costi della pellicola e diversificare l’offerta, includendo un cinema indipendente povero di mezzi ma, si spera, ricco di idee. La prima multisala a sperimentare l’esperienza digitale in Italia è l’Arcadia di Melzo. I giornali danno grande risalto alla notizia, ma al clamore iniziale segue un allarmante silenzio. Che i dati disastrosi di maggio abbiano inciso sulle scelte future? Non è difficile pensarlo, visto che attrezzare una sala di impianto digitale impone un investimento di circa 90mila euro e che l’avvento del digitale non comporterebbe un immediato abbandono della pellicola, con la necessità, per forza di cose onerosa, di far convivere due differenti tecniche di proiezione nell’ambito della stessa struttura.

Alcuni registi famosi hanno detto la loro sul digitale. Lo sguardo è perlopiù curioso e in linea di massima ottimista sulla sopravvivenza della sala. Per Robert Rodriguez il digitale potrebbe permettere alle sale di diventare luoghi di incontro globale in cui vedere in diretta la prima di uno spettacolo teatrale, un evento sportivo, un grande concerto. Non solo film, quindi, ma una panoramica a trecentosessanta gradi su tutto ciò che avviene nel mondo. Per Robert Zemeckis un cambiamento è fisiologico, in quanto l’ultima vera rivoluzione tecnologica risale al 1938 con l’avvento del sonoro. Il regista americano è comunque fiducioso sulla sopravvivenza della sala, che consente l’esperienza teatrale, la migliore qualità delle immagini e del suono rispetto all’home-video e l’eccitazione del giorno di apertura di un film. Più pragmatico James Cameron che prevede un rinascimento di film digitali sul grande schermo a causa dei costi molto più bassi; quindi ancora grande schermo, ma sempre più consistente utilizzo del digitale che, secondo il regista, non ha differenze qualitative rispetto alla pellicola, nonostante il vezzo stilistico di voler rendere più granosa o sporca l’immagine digitale. A concludere gli interventi è il sognatore George Lucas, quanto mai interessato all’evoluzione della tecnologia. Il regista della saga di “Guerre Stellari” afferma: “Siamo animali sociali, abbiamo bisogno di condividere certe esperienze con gli altri. Non credo che le sale spariranno mai, la gente continuerà ad andare al cinema. È l’esperienza sociale che ci fa uscire, sedere accanto allo sconosciuto, fare il tifo tutti insieme, che ci fa venir voglia di parlare della partita o del film appena terminato. È come andare all’Opera: l’avvento del disco non ha svuotato la Scala!

 

UN NATALE IN CRESCITA, PERÒ …  

Dopo il Natale 2003, minato dalla scarsità dell’offerta, il 2004 aumenta leggermente i numeri di spettatori e incassi. Dal 17 dicembre 2004 al 9 gennaio 2005 14 milioni e 300mila spettatori varcano le porte dei cinema, con un incasso di 87 milioni e 188mila euro. Nell’anno precedente gli spettatori erano stati 13 milioni 443mila, per un incasso complessivo di 83 milioni e 379mila.

Nella lotta all’ultimo sangue tra  Dreamworks e Pixar è la prima a vincere la sfida con il trionfo di “Shrek 2”, uno dei pochi film dell’anno molto atteso e capace di non deludere le aspettative. Anche “Gli Incredibili”, comunque, uscito con un mese di anticipo sulle feste, si difende bene. Tra gli italiani è il cine-panettone a vincere la sfida del giorno di Natale. È infatti “Christmas in love” a detenere il record di biglietti strappati nel week-end più cinematografico dell’anno, battendo sia la concorrenza dell’orco verde che di Aldo, Giovanni e Giacomo con “Tu la conosci Claudia?”. L’America è presente con la bufala “Ocean’s Twelve”, forte di un cast all star che si dimostra economicamente vincente, con il difficile “Birth” con Nicole Kidman, con l’impegnato “Closer” di Mike Nichols e con il grande fiasco di “Il fantasma dell’opera”. Uscito nel periodo più favorevole dell’anno e sostenuto da un marketing vigoroso, il film di Joel Schumacher raggiunge un incasso complessivo di poco superiore a 1 milione 100 mila euro. Poco forte anche il cinema d’essai. Se l’anno scorso “Le invasioni barbariche” era cresciuto con il passaparola fino a sfiorare i 4 milioni di euro, l’offerta di questo Natale vaga incerta tra “Ferro 3” e la commedia “Matrimoni e pregiudizi”, titoli che si dimostrano poco vicini alle preferenze del pubblico (nessuno dei due raggiunge il milione di euro). Sulla lunga distanza è “Confidenze troppo intime” di Patrice Leconte a spuntarla, con un incasso globale vicino ai due milioni di euro. Completa la rosa dei film natalizi, la caccia al tesoro di grande successo de “Il mistero dei templari”, con Nicolas Cage, (uscito, però, a inizio dicembre) e il tetro “Polar Express”, con un Tom Hanks pixelizzato. Il discutibile esperimento di Robert Zemeckis conquista il Natale negli Stati Uniti (incasso totale superiore ai 160 milioni di dollari), mentre da noi non raggiunge i 4 milioni 500 mila euro (incasso buono ma non eccezionale, considerando periodo, attore protagonista e campagna promozionale)

 

I 10 FILM PIÙ VISTI DELLA STAGIONE

(DAL 01/08/2004 AL 24/07/2005)

 

POS.

TITOLO

NAZ.

DISTRIBUZIONE

INCASSO

PRESENZE

1

SHREK 2

USA

UIP-UNITED INT.PICTURES S.R.L.

€ 20.853.550

3.550.819

2

SPIDER-MAN 2

USA

SONY PICT. ITALIA S.R.L.

€ 18.976.170

3.209.430

3

CHRISTMAS IN LOVE

ITA

FILMAURO S.R.L.

€ 17.441.990

2.867.289

4

TU LA CONOSCI CLAUDIA?

ITA

MEDUSA FILM S.P.A.

€ 16.874.980

2.749.427

5

GLI INCREDIBILI

USA

BUENA VISTA INT. ITALIA S.R.L.

€ 15.573.100

2.655.746

6

MI PRESENTI I TUOI?

USA

UIP-UNITED INT.PICTURES S.R.L.

€ 14.331.200

2.360.485

7

MANUALE D'AMORE

ITA

FILMAURO S.R.L.

€ 13.960.970

2.332.906

8

LA GUERRA DEI MONDI

USA

UIP-UNITED INT.PICTURES S.R.L.

€ 11.147.690

1.849.062

9

OCEAN’S TWELVE

USA

WARNER BROS ITALIA S.P.A.

€ 10.752.990

1.728.115

10

SHALL WE DANCE? 

USA

01 DISTRIBUTION

€ 10.589.520

1.770.441

 

È “Shrek 2” il film più visto della stagione. Ma se l’anno scorso Leonardo Pieraccioni, con “Il paradiso all’improvviso”, incassava quasi 25 milioni di euro, quest’anno il film più visto incassa quattro milioni di euro in meno. Il lungometraggio di animazione della Dreamworks è seguito da un altro successo annunciato che non delude: “Spiderman 2”. Da notare che il secondo episodio dell’Uomo Ragno, nelle sale a settembre, ottiene un risultato in linea con il primo film, uscito però nel mese di giugno, segno che i titoli “importanti” ottengono risultati “importanti” indipendentemente dal periodo di uscita. La terza posizione premia ancora una volta il duo Boldi-De Sica che abbandona le vacanze esotico/scorreggione per tentare (?!) la strada della commedia sofisticata. Il pubblico continua a gradire, ma nonostante “Christmas in love” sia il film italiano più visto della stagione, anche la comicità del cine-panettone perde spettatori: 250.000 in meno rispetto all’anno scorso (quindi, all’incirca, 2 milioni di euro). Maggiore è il declino di Aldo, Giovanni e Giacomo, che conquistano la quarta posizione con “Tu la conosci Claudia?”. Nel 2001 “Chiedimi se sono felice” dominava la stagione con quasi 30 milioni di euro e 5 milioni di spettatori. In quattro anni il trio ha quasi dimezzato il pubblico (in mezzo c’è stato “La leggenda di Al, John e Jack”, terzo in classifica nel 2003 con 22 milioni e 440 mila euro e 3 milioni e 600 mila spettatori). La Pixar si assesta in quinta posizione con “Gli incredibili”, anche lei in notevole calo rispetto al trionfo di “Alla ricerca di Nemo” (quasi 22 milioni di euro l’anno scorso). Sicuramente l’idea di una concorrenza natalizia tra due colossi come “Shrek 2” e “Gli Incredibili” non ha giovato a nessuno dei due, rubando spettatori ad entrambi. Forte del cast superstar, si comporta più che bene anche “Mi presenti i tuoi”, raro caso di sequel che incassa più del film originario (“Ti presento i miei” era ottavo nel 2001 con 10 milioni 500 mila euro). L’unico outsider si trova in settimana posizione e batte bandiera italiana. Molti speravano in un buon risultato, ma in pochi pensavano che a salvare la stagione fosse Giovanni Veronesi con “Manuale d’amore”, film in grado di interessare un pubblico quanto mai eterogeneo per la sua capacità di non volare troppo alto senza cadere troppo in basso. Entra prepotentemente all’ottava posizione l’unico grande successo dell’estate, e cioè “La guerra dei mondi” con l’accoppiata Spielberg-Cruise, ancora in pieno sfruttamento commerciale. La new entry fa scendere l’unica produzione inglese, “Che pasticcio, Bridget Jones”, all’undicesimo posto, con poco più di 10 milioni di euro. La nona posizione è “rubata” dalla gang di “Ocean’s Twelve”, film dal basso gradimento ma dall’alto concentrato di star che lo rende un successo (quanto mai immeritato) in tutto il mondo. Proviamo a pensare allo stesso film interpretato da attori sconosciuti: non c’è una gag in grado di sganciarsi dalla piacioneria delle stelle in vacanza! A chiudere la classifica, uno dei pochi film di successo ad essere uscito in autunno. Si tratta di “Shall we dance”, che piace più in Italia che negli Stati Uniti, dove si ferma a 57 milioni di dollari (cifra non enorme per il box-office d’oltreoceano che lo relega intorno al 54° posto negli incassi del 2004).

Tra i delusi, sicuramente i fan di “Guerre Stellari”.”La vendetta dei Sith”, episodio conclusivo della saga creata da George Lucas, si deve accontentare della 14esima posizione con circa 8 milioni e 500 mila euro. Nel 2000 “La minaccia fantasma” era in settima posizione e nel 2002 “L’attacco dei cloni” raggiungeva il decimo posto. L’andamento discendente della trilogia evidenzia un calo nel gradimento nonostante l’aggressività del marketing e il capolinea, ad andamento circolare, della storia. Diverso, tanto per fare un esempio, il destino commerciale della trilogia de “Il Signore degli anelli”, in cui il capitolo finale è quello che ha incassato di più. Non bissa il successo de “Il Gladiatore” (decimo nel 2000) nemmeno Ridley Scott. “Le crociate” si ferma in 19esima posizione con, circa, 7 milioni e 500 mila euro. Meglio in Italia, comunque, che negli Stati Uniti, dove il film di Scott sonnecchia in 35esima posizione. Ma la fase calante più accentuata si registra per M. Night Shyamalan. “The Village” si assesta al 22° posto con poco più di 6 milioni 500 mila euro. Il precedente “Signs”, forte anche della presenza del divo Mel Gibson, nel 2003 era nono, con un incasso superiore agli 11 milioni di euro.

La sensazione, confrontando dati e stagioni, è che gli spettatori abbiano bisogno di ristabilire un rapporto di fiducia con il cinema, più che con la sala. Tutti parlano di concorrenza di Dvd, pirateria, ma perché nessuno pensa che un pubblico deluso difficilmente continua a seguire la stessa strada? Se in un ristorante il cibo è cattivo, è da masochisti tornarci!

Non è che un buon tonico per il mercato potrebbe essere, tra le altre cose ovviamente, la buona qualità dei film?

 

GLI INCASSI DEL “PRIMO WEEK-END”

Il modello americano è sempre più radicato anche in Italia, a partire dall’invasione dei multiplex per arrivare alla tendenza distributiva di uscite massicce (con un elevato numero di copie per singolo film) in modo da indirizzare il mercato e verificare immediatamente le potenzialità dei film. I rischi sono subito evidenti, con teniture sempre più basse, “windows” sempre più ravvicinate e l’impossibilità dei film di crescere grazie al passaparola. È sempre più raro trovare film che partono tiepidi per poi migliorare; generalmente è nel primo week-end che si gioca il tutto per tutto, conquistando, spesso, almeno un terzo dell’incasso globale.

Tutto e subito” sembra la nuova parola d’ordine di produttori, distributori ed esercenti (ognuno, nel suo piccolo, ha le proprie responsabilità e l’assenza di dialogo non fa che peggiorare le cose) che non si preoccupano di sostenere certi titoli, ma di incassare il massimo nel minor tempo possibile. Ovviamente un dato importante nella valutazione degli incassi è la media per sala. Spesso film “piccoli” in uscita in dieci sale hanno medie superiori a colossi diffusi in 700 sale. Se i “piccoli” film aumentassero il numero delle sale, aumenterebbero con tutta probabilità anche i relativi incassi, ma il più delle volte questa politica non viene perseguita e resta una mera ipotesi relegata alle statistiche.

Ecco la classifica dei dieci migliori debutti dell’anno:

POSIZ.

TITOLO

INCASSO

WEEK-END

NUMERO SCHERMI

DATA

 

 

 

 

 

1    

SPIDERMAN 2

            6.377.736,67

631

17/19 Settembre 2004

2    

MI PRESENTI I TUOI

            4.445.984,72

497

11/13 Febbraio 2005

3    

GLI INCREDIBILI

            3.742.786,42

524

26/28 Novembre 2004

4    

CHE PASTICCIO, BRIDGET JONES

            3.289.102,67

399

07/09 Gennaio 2005

5    

SHREK 2

            3.109.159,08

449

17/19 Dicembre 2004

6    

SHARK TALE

            2.991.189,57

401

25/27 Febbraio 2005

7    

GUERRE STELLARI EPISODIO III

            2.910.144,80

624

20/22 Maggio 2005

8    

ALEXANDER

            2.832.536,84

446

14/16 Gennaio 2005

9    

L'ESORCISTA: LA GENESI

            2.808.546,41

402

12/14 Novembre 2004

10    

MANUALE D'AMORE

            2.783.083,90

482

18/20 Marzo 2005

 

Irraggiungibile “Spiderman 2”, con un esordio fulminante. Il campione di incassi italiani, “Christmas in love”, esce a ridosso del Natale e nello stesso week-end è battuto da “Tu la conosci Claudia?” e “Shrek 2”.

Tra le curiosità, si può evidenziare come la maggior parte dei film alla seconda settimana, anche se ancora al vertice degli incassi, subisca un notevole calo di percentuale. Difficilmente, inoltre, data la politica delle uscite a tappeto e la scarsa durata commerciale dei film, un titolo ha modo di crescere grazie alla curiosità e al passaparola. Ad invertire la tendenza, in questa stagione, sempre parlando di grandi numeri, solo due titoli: “Shrek 2”, che nel week-end conclusivo dell’anno fa meglio del debutto, “Christmas in love”, dominatore del week-end natalizio dove raddoppia gli incassi della prima settimana, e  Manuale d’amore”, che è anche l’unico titolo a dominare il botteghino per tre settimane consecutive. Meglio di lui, a livello di vertice della classifica ma non di incassi, può solo “La guerra dei mondi”, primo in classifica per quattro settimane consecutive. Ma la coppia Spielberg-Cruise ha avuto l’estate tutta per sé, senza la concorrenza di rivali agguerriti.

Il peggior debutto al primo posto spetta a “Gioco di donna” nel primo week-end di maggio, che segna l’arrivo del caldo e allontana i già radi spettatori dalle sale.

Shall we dance”, debutta al secondo posto alla fine di ottobre con € 2.350.105 (lo batte “The Village”), ma conquista il podio la settimana successiva, nonostante un calo del 20% negli incassi.

L’esordio nel numero maggiore di sale è per “Spiderman 2”, con ben 631 schermi a sua disposizione a metà settembre  (scelta che si è rivelata premiante).

2 tra i dieci film più visti dell’anno non sono mai stati al primo posto: “Tu la conosci Claudia?”, che debutta nel week-end 17/19 dicembre con € 2.461.381 e “Ocean’s twelve”, in uscita nello stesso fine settimana con € 1.573.717.

 

UNO SGUARDO ALL’ITALIA  

È Felice Laudadio, direttore della Casa del Cinema di Roma, di EuropaCinema e del Taormina Bnl Film Festival, a lanciare un grido di allarme per il futuro: “Quanto potremo reggere ancora, prima di crollare al 7 – 8% della quota di mercato? Rischiamo che in italia si verifichi ciò che è accaduto anni fa in Germania, dove la cinematografia nazionale ha subito danni irreversibili scendendo ad appena il 5%.. Non si può pensare a un’industria che vive in attesa di una dozzina di film di Benigni, Aldo, Giovanni e Giacomo e Pieraccioni!”.

Ed è proprio in attesa di “La tigre e la neve” di Benigni, che uscirà in autunno, e di Pieraccioni con “Ti amo in tutte le lingue del mondo”, pronto per Natale, che si guarda con preoccupazione ai magri incassi riservati in questa stagione ai film nazionali. Le percentuali del prossimo anno saranno sicuramente falsate dai due colossi in uscita (a cui si aggiungerà con tutta probabilità l’accoppiata Verdone / Muccino Jr.) che faranno sprecare fiumi di parole e di inchiostro sulla rinascita del 2006.

Stando al mesto 2005, tre i titoli presenti nella classifica dei 10 film più visti dell’anno (l’anno scorso erano due, ma  Pieraccioni era in testa) con al vertice ancora la coppia Boldi-De Sica, al quarto Aldo, Giovanni e Giacomo e al settimo il successo inaspettato (perlomeno così consistente) del “Manuale d’amore” di Giovanni Veronesi. Nelle prime 25 posizioni non c’è spazio per altri titoli italiani. Anche il film più applaudito dell’anno, “Le conseguenze dell’amore” di Paolo Sorrentino, nonostante la riedizione nelle sale conseguente alla vittoria ai David di Donatello, incassa solo 1 milione 500 mila euro. Nemmeno Stefano Accorsi è più garanzia di successo, sebbene la sua presenza sia in grado di accendere comunque l’interesse su titoli che altrimenti sarebbero di sicuro disertati. Restano fiacchi i risultati di “Ovunque sei” e “L’amore ritrovato” (nessuno dei due supera i 2 milioni 500 mila euro), peggio ancora “Provincia meccanica” (nemmeno 1 milione di euro); tutti film presentati a festival prestigiosi (Venezia e Berlino) e di cui si è parlato, anche parecchio, ma incapaci di attirare il pubblico nelle sale. Il trionfatore morale di Venezia, almeno stando alle critiche, “Le chiavi di casa” di Gianni Amelio, gode di un immediato riscontro dopo il festival, e, con quasi 4 milioni di euro incassati, illude il cinema italiano di una grande stagione. Un altro reduce da Festival è Marco Tullio Giordana, ma il suo “Quando sei nato non puoi più nasconderti”, uscito in modo massiccio dopo Cannes  (230 copie), va molto peggio, fermandosi a neanche 1 milione 500 mila euro. Tra gli altri, si difende “Cuore Sacro” di Ferzan Ozpetek superando di slancio i 3 milioni di euro (ma i 10 milioni e passa di “La finestra di fronte” sono un ricordo lontano); confermano di avere un pubblico che li segue, nel passaggio dal piccolo schermo al cinema, Fabio Volo con “La febbre” (oltre 3 milioni di euro), Luciana Littizzetto con “Se devo essere sincera” (quasi 1 milione 500 mila euro) e Ale & Franz con “La terza stella” (quasi due milioni di euro); piace con moderazione, perlomeno rispetto ai chilometri di inchiostro sprecati in merito, il Claudio Amendola coatto de “Il ritorno di Monnezza” (2 milioni 500 mila euro);  dimostra di avere superato, cifre alla mano, la prova dell’opera seconda Luca Lucini con “L’uomo perfetto” (circa 1 milione 550 mila euro) e  gode ancora di un minimo di fiducia Pupi Avati con “Ma quando arrivano le ragazze” (circa 2 milioni 300 mila euro). A bucare l’indifferenza del pubblico, pur senza strafare (con risultati tra il milione e il milione 500 mila euro) anche “Alla luce del sole”, “In questo mondo di ladri”, “Lavorare con lentezza” e “La vita che vorrei”.

I pochi film d’autore dell’anno vagano nelle retrovie in cerca di un pubblico che non li premia, nonostante la qualità e il successo di critica (“Private”, “Saimir”, “Certi bambini”, “Il resto di niente”, “Vento di terra”).

L’estate italiana si affida a Gabriele Salvatores e al suo “Quo Vadis, Baby?" che, vista la mestizia, si difende bene (incassi vicini ai 2 milioni di euro).

Tra i film che avrebbero potuto incassare di più, sicuramente “Volevo solo dormirle addosso” di Eugenio Cappuccio: affronta un problema quanto mai attuale e si affida all’interpretazione del quasi divo Giorgio Pasotti. Eppure, gli incassi si sono fermati intorno ai 500 mila euro.

Tra i fiaschi, il debutto alla regia di Susanna Tamaro con “Nel mio amore”, che non arriva neppure a 200 mila euro.

Quanto a “Troppo belli”, ha goduto dei benefici della “Festa del cinema” e ha incassato anche troppo (circa 700 mila euro).

 

LE TENDENZE DELL’ANNO

Guardando i titoli usciti durante la stagione, appare un dato sconcertante: i sequel  sono tantissimi. Ecco qualche esempio:  

Shrek 2”, “Spiderman 2”, “Mi presenti i tuoi”, “Ocean’s Twelve”, “Che pasticcio, Bridget Jones!” “Star Wars Episodio III – La vendetta dei Sith”, “XXX 2”, “Batman begins” (in realtà un prequel), “The bourne supremacy”, “The Chronicles of Riddick”, “L’esorcista: la genesi” (altro caso di prequel), “Ring 2”, “La terra dei morti viventi”, “Prima del tramonto”, “Anaconda - alla ricerca dell’orchidea maledetta”, “Il ritorno di Monnezza”, “The eye 2”, “The Mask 2”, “Resident Evil 2: Apcalypse”, “Miss F.B.I. – Infiltrata speciale

Non mancano poi i remake (tra gli altri, “The Grudge”, “La guerra dei mondi”, “The Manchurian Candidate”, “Maschera di cera”, “Alfie”, “New York Taxi”) e alcuni casi ibridi come “Alien vs. Predator”, incerti tra il riciclo e la prosecuzione.

Inutile sottolineare come l’aggancio ad un immaginario noto evidenzi la necessità di battere velocemente cassa, il più delle volte senza preoccuparsi troppo del fattore qualitativo.

Parlando di tendenze in atto, emerge il tentativo di ridare vita al genere horror con approcci diversi a seconda del paese di provenienza delle pellicole: l’America punta al teen-ager e nella serialità delle vittime che mette in scena smorza il più delle volte le tinte (con qualche eccezione, per fortuna, come il riuscito “Saw”); l’oriente cura molto l’atmosfera di pericolo imminente e predilige l’evocazione di spiriti e fantasmi, ma spesso trailer ingannevoli promettono brividi che non arrivano (tra gli altri, “Two sisters”, “The eye 2”, “Premonition”, “Koma”, “The park”, “Infection”); in Europa si distinguono la prolifica Spagna (“Killing words”, “Hipnos”) e la Francia (con l’ingannevole ma potente “Alta tensione”, uscito quest’anno ma del 2003). L’Italia tenta un rilancio del genere, ma “Occhi di cristallo” di Eros Puglielli si rivela solo una modesta scopiazzatura e “I tre volti del terrore”, di Sergio Stivaletti, non va al di là di un onesto e simpatico artigianato.

Dando invece un’occhiata ai gusti del pubblico, sembra che sia ancora la commedia a spingere gli spettatori ad uscire di casa per entrare in un cinema. Ben 8 dei 10 film più visti dell’anno, infatti, pur tra sfumature diverse e approcci spesso agli antipodi, sono accomunati da una voglia di leggerezza.

Maggiori, come già constatato parlando delle uscite natalizie, le difficoltà, rispetto all’anno scorso, per il cinema d’autore. Se nel 2004 titoli come “21 grammi”, “Lost in translation” e “Le invasioni barbariche”, avevano ottenuto risultati importanti (diciamo intorno o superiori ai 4 milioni di euro), quest’anno film spinti dalla critica e sostenuti dalla macchina promozionale non si sono comportati nello stesso modo. Tanto per citarne alcuni, “Hotel Rwanda” (pluricandidato agli Oscar si ferma a poco più di 500 mila euro), “La fiera della vanità” (presentato a Venezia e con la star Reese Witherspoon, non raggiunge i 200 mila euro), “Kinsey” (preceduto da articoli su tutti i rotocalchi, supera di poco i 150 mila euro) e “Mare Dentro” (tema difficile ma premi a Venezia e Oscar come Migliore Film Straniero, arriva solo a 750 mila euro). Come commenta Luigi Musini di Mikado, “l’impressione è che, probabilmente, oggi ci siano meno disponibilità economiche per il divertimento. A questo fenomeno generale si sommano ulteriori difficoltà, a cominciare dalla insufficiente visibilità dei film privi di immediati richiami commerciali, che sembrano destinati al fallimento". Bisogna inoltre sottolineare come la politica della distribuzione sia sempre più similare a quella americana. I blockbuster escono con 400 o 500 copie e anche di più. Agli altri film restano pochi schermi con un conseguente calo degli incassi per i titoli con meno appeal.

Tra i casi singolari, l’insuccesso di “The assassination”, con Sean Penn e Naomi Watts. L’anno scorso “21 grammi” (stessi attori e medesima grevità) aveva conquistato il pubblico (circa 4 milioni e 500 mila euro), mentre il film di Niels Mueller finisce per superare di poco i 500 mila euro. Tutti a chiedersi come mai: non potrebbe essere che il deludente film di  Alejandro Gonzáles Iñárritu abbia avuto buoni risultati economici ma scarso gradimento? (della serie “mi avete fregato una volta, non ci ricasco!”)

Significativo il case de “La Schivata”. Il lungometraggio di Abdellatif Kechiche ha incassato 50 mila euro a Milano mentre a Roma solo 20 mila. La sproporzione del risultato evidenzia come nella capitale il film non sia riuscito a farsi notare rispetto alla piazza milanese, dove ha invece trovato uno spazio adeguato. Ma l’irrazionalità dei risultati per i piccoli film è specchio di una politica che concentra l’attenzione del pubblico su un numero limitatissimo di titoli, avvicina sempre più i tempi tra uscita in sala e in dvd e accorcia le teniture, stroncando sul nascere l’eventuale interesse suscitato dal passaparola. Il risultato è una sovrabbondanza di offerta che risulta indistinguibile per il pubblico, anche degli appassionati, che non riesce materialmente a tenere il passo con la rapidità dei tempi con cui pellicole, anche importanti, vengono bruciate nelle sale.

 

E L’HOME VIDEO?

È ormai appurato che il fatturato dell’home-video ha superato quello degli incassi in sala; così come è un dato di fatto il tramonto della videocassetta a favore del Dvd. Non resta che cercare conferma numerica alla tendenza in atto.

Nel 2004 il fatturato dell’home-video ha raggiunto quota 1 miliardo di euro, con una previsione di crescita dell’11% nel 2005. I dati provengono dal RAPPORTO UNIVIDEO 2005 che dettagliano come, sempre restando al 2004, le vendite attraverso i canali tradizionali (videoteche), siano aumentate del 30%, mentre quelle effettuate nelle edicole, addirittura del 90% rispetto al 2003. Quest’ultima percentuale sale al 300% se si prende come riferimento l’ultimo triennio. Anche il noleggio gode ottima salute con un aumento, nel 2004 in confronto al 2003, pari al 50%.

Quanto ai primi sei mesi del 2005, il primo trimestre conferma l’andamento del 2004, grazie a titoli forti in uscita tra febbraio e marzo (i successi del Natale, soprattutto i film di animazione che si confermano leader del settore). A maggio, invece, qualche cosa si incrina e dal positivo si passa al segno meno con un allarmante – 12 % negli incassi delle vendite (- 1% per i dvd e – 59% per le videocassette). Il dato va interpretato, perché rispetto a maggio 2004 i pezzi venduti sono aumentati del 20% per i dvd e diminuiti del 45% per le videocassette. Minori incassi per i dvd per più pezzi venduti, il che dimostra un’unica cosa: i prezzi dei dvd si stanno abbassando. Basta andare in un qualsiasi super o iper mercato per constatare come la concorrenza dei prezzi sia quanto mai agguerrita anche se, come afferma il presidente dell’Univideo Davide Rossi “certi dvd si vendono solo a cifre bassissime, altrimenti nessuno li acquisterebbe”. In ogni caso è peculiare constatare, come ricorda Egidio Pusateri direttore generale della Paramount Home Entertainment, che “il dvd è sceso di costo in tre anni quanto il vhs in dieci”. Incassi facili nell’immediato possono portare ad uno stravolgimento del mercato con conseguente disaffezione verso lo stesso prodotto filmico, sempre più sovrapponibile. Forse occorrono scelte lungimiranti non basate sull’esclusiva necessità di battere cassa nell’immediato.

Il calo di maggio corrisponde anche all’offerta di titoli più deboli rispetto al primo trimestre del 2005 e riflette, con tutta probabilità, la congiuntura economica negativa del periodo.

Il secondo semestre permetterà di chiarire la gravità del campanello di allarme scattato in primavera.

   

INIZIATIVE STRAORDINARIE

Si è rivelata un grande successo la “Festa del Cinema” che ha moltiplicato a livello esponenziale le presenze nelle sale dal 25 al 28 aprile. Ricalcata sul modello francese (oltralpe gli spettatori sono aumentati di 4 milioni e mezzo) l’iniziativa si è concretizzata in un “bigliettone” pagato a prezzo intero che ha consentito ai possessori di vedere qualsiasi spettacolo successivo in una qualsiasi delle sale aderenti a soli € 1,50 fino alla scadenza della promozione. In pratica una full immersion di quattro giorni nei cinema che ha determinato risultati importanti: ben 961.000 spettatori hanno usufruito dell’opportunità, portando ad una crescita, rispetto agli stessi giorni della settimana precedente (con il lunedì festivo in più) pari al 150%. Il successo è assicurato fin dal giorno della partenza (lunedì 25 aprile), con 500 mila spettatori contro i 400 mila del 2004.

Al di là dei ragguardevoli risultati, occorre sottolineare come la lodevole iniziativa abbia spinto i distributori a raschiare il fondo dei magazzini con un’offerta non certo eccelsa. Oltre alla ghiotta occasione di recuperare qualche titolo scappato nei mesi precedenti (scelta possibile solo nelle grandi città), i titoli in circolazione erano “Missione Tata”, “Sahara”, “Il ritorno del Monnezza”, “Be Cool”, “Ring 2”, “Troppo belli”…

Quanto alle tanto sbandierate sovvenzioni governative per promuovere l’estate al cinema, alla fine di luglio ancora tutto tace. L’unico è il circuito Medusa, in cui, per tutta l’estate, martedì e giovedì si entra in due pagando un solo biglietto (“La guerra dei mondi” esclusa, però).

 

L’ESTATE AL CINEMA

C’è poco da fare, l’estate in Italia continua ad essere nemica del cinema. È inutile che i giornali continuino a strombazzare gli ottimi risultati de “La guerra dei mondi”. Come già sottolineato il binomio Steven Spielberg – Tom Cruise ha una forza che va al di là delle stagioni e probabilmente incasserebbe comunque cifre da capogiro, sia a Natale che a Ferragosto. Non ci si può quindi trincerare dietro a un solo titolo per parlare di mercato estivo. Gli altri blockbuster si sono difesi ma non hanno mantenuto le promesse. Sia “Batman begins” che “Sin City” e l’ultimo episodio di “Star Wars”, infatti, hanno debuttato bene ma hanno perso in fretta spettatori dopo le prime due settimane di programmazione. Dietro i titoli guida, comunque, c’è il vuoto. Tutti a dire che “Quo Vadis, Baby?” si difende benissimo mantenendo un andamento costante nella classifica. È vero, ma nel week-end di metà luglio ha incassato 34.000 euro, posizionandosi in settima posizione. Roba da ventesimo posto durante le altre stagioni. Il pubblico non va al cinema non solo per pigrizia o disaffezione, ma anche perché i film non escono o escono malamente. Gli stessi titoli vengono stiracchiati per settimane e, al di là dei soliti noti, gli altri film che si affacciano nelle sale non hanno alcuna forma di promozione.

Ecco quindi mischiarsi alla rinfusa fondi di magazzino e titoli curiosi, (“La sposa Siriana”, “Schegge di April”, “Koma”, “Undead”, “Paparazzi”, “Gas”, “Il magico mondo di Ella”, “Premonition”, “Ice Princess”, “Connie e Carla”, “The Pusher”, “Wimbledon”, “New York Taxi”, “Saved”, “Il silenzio dell’allodola”, “Uncut”, “L’educazione sentimentale di Eugenie”, “La piccola Lola”, “Danny the dog”, “La mia vita a Garden State”, “One last ride”, “Il silenzio tra due pensieri”, “Terror island”, “Duma”, “The locals”, “Imaginary heroes”, “Dear Frankie”, “Without a paddle”, “Cose da fare prima dei 30”, “Never die alone”, “Musica cubana”, “Licantropia”, “Blueberry”, “Buffalo Soldiers, “Hotel”, “Il mio grosso grasso amico Albert”, “Il mio amico a quattro zampe”, “Legami sporchi”, “ControNatura”, “Coach Carter”, “Diventeranno famosi”, “Willard”) magari alcuni anche interessanti.

Alzi la mano (professionisti e cinephile esclusi) chi riesce ad associare un immagine, o un attore, o una storia, ai titoli elencati qui sopra tra parentesi. E perché mai si dovrebbe investire in una incognita totale la bellezza di € 7,50?

Diciamolo, per decidere di andare al cinema in estate, con una offerta di questo tipo, bisogna proprio amare l’azzardo!

I film sono prodotti destinati al consumo e come tali hanno bisogno di essere fatti conoscere per potersi aprire un varco nella sovrabbondanza di sollecitazioni a cui siamo costantemente soggetti. Certo, non è facile, ma non è rifugiandosi dietro ad un unico titolo in settecento sale che si guarisce lo spettatore italiano dal mal di cinema. Così come non è invadendo le sale con filmini, filmetti o filmacci che si può riconquistare la fiducia, non perduta ma sicuramente incrinata, con il pubblico.

 

SPIETATI IN PRIMA LINEA:

INCONTRO CON MARIO FERRARI, GESTORE DEL CINEMA CAPITOL DI FIORENZUOLA (PC)

L’incontro con Mario Ferrari avviene una domenica uggiosa di fine febbraio al cinema Capitol di Fiorenzuola, in provincia di Piacenza. Il film che si proietta è “Mi presenti i tuoi” e la chiacchierata si svolge tra uno spettacolo e l’altro, mentre un pubblico in prevalenza di teen-ager entra ed esce dalla sala attaccato al cellulare o fiutando pop-corn. Mario Ferrari alterna il racconto della sua esperienza con il ruolo di factotum all’interno della sala, dove passa dalla sala proiezione al bar, con rapide puntate alla cassa nei pochi momenti in cui non è presente la fida cassiera Roberta.

COME TUTTO È COMINCIATO

Questo è un cinema che è stato chiuso per 10 anni, a causa della grande crisi degli anni Ottanta che ha visto chiudere moltissime sale. Poi è stato riaperto con un grosso sforzo da parte del comune che ha preso in affitto dal proprietario la sala e ha fatto una gara per affidare la gestione. L’affitto pagato dal comune è assolutamente fuori mercato, paga 75.000.000 (di lire n.d.r.) di affitto all’anno, una cosa folle, ma il comune aveva una precisa volontà di aprire una sala cittadina. Noi, che abbiamo vinto la gara, paghiamo al comune 18.000.000 (di lire n.d.r.) all’anno. Siamo una cooperativa di Reggio Emilia. Gestiamo in città il cinema d’essai di Puianello. Partecipando alla gara indetta dal comune di Fiorenzuola intendevamo proprio esportare un modello che non ha riscontro nel piacentino e poco nel parmense. Assieme a noi hanno partecipato alla gara altri cinque soggetti privati e l’offerta maggiore dopo la nostra era di tre milioni e mezzo all’anno, perché quando c’è di mezzo l’ente locale il privato vede sempre l’occasione per speculare. Ed eravamo in un’epoca, parlo di sette anni fa, in cui la penetrazione delle multisale non si era ancora verificata, quindi dal punto di vista commerciale una monosala cittadina poteva ancora essere appetibile. Se il bando venisse fatto adesso, con tutta probabilità non si presenterebbe nessuno.

NON SOLO CINEMA COMMERCIALE

Abbiamo quindi dato il via a una gestione che attraverso le prime visioni cerca di mantenere sotto il profilo economico l’andamento della sala e poi abbiamo iniziato a ciclo continuativo la rassegna d’essai e l’attività con le scuole, perché il nostro fine è la promozione culturale, quindi far sì che i film che riteniamo importanti abbiano visibilità. Almeno un giorno fisso alla settimana è quindi destinato alla programmazione d’essai, attraverso rassegne tematiche, ma non solo. In più abbiamo in piedi il discorso con le scuole al mattino. In questi casi non pretendiamo di avere il cinema pieno (la maggior parte dei gestori fa pagare 2 o 3 euro ma vuole 600 presenze). Faccio proiezioni anche per 70 o 80 ragazzi. Il ritorno economico non è facile da conseguire. L’unico pagato sono io e lo sono poco e in pratica sono un factotum perché oltre a gestire la programmazione faccio anche le pulizie e proietto. Gli altri che gravitano intorno alla sala, come la cassiera, lo fanno a livello di volontariato. L’ottimo sarebbe puntare a un allungamento della stagione spalmato nei dodici mesi, in modo da avere costantemente un ritorno economico e non un periodo di vuoto di tre o quattro mesi, in cui comunque le spese si continuano a pagare. Al riguardo, bisogna considerare anche un problema, che in genere viene sottaciuto: manca un prodotto interno forte.

DOVE SONO I FILM ITALIANI?

Mentre in Francia e Inghilterra ogni anno ci sono dai sette ai dieci titoli nazionali che sono in grado di tenere su il mercato, in Italia, se si eccettuano i prodotti della comicità natalizia o qualche evento episodico tipo Ozpetek o Muccino (anche se si tratta di film più vicini alla frontiera del cinema d’autore, un cinema d’autore più morbido che intercetta fasce più ampie) troviamo il nulla. Manca un’industria, il cinema di genere. Non c’è più il produttore, quello che, ad esempio, acquista i diritti di un libro, ingaggia un regista e gli fa fare un film su commissione. Il suo ruolo è praticamente scomparso. Come si è arrivati a tale deriva è questione complessa. Secondo me abbiamo troppo a lungo celebrato i maestri. E non ci sono esempi di grandi maestri che producano qualche debutto. Forse Moretti, oppure Olmi, con la sua scuola di cinema, anche se si tratta perlopiù di autori che clonano la loro idea di cinema piuttosto che cercare il nuovo. Si continua a guardare indietro e non si riesce ad andare avanti. E poi il sistema dei finanziamenti dello stato resta un mistero: vengono finanziati progetti basati su soggetti e sceneggiature allucinanti. Secondo me bisognerebbe limitare l’autorialità, lasciando la libertà creativa solo laddove si cela effettivamente l’autore. Poi abbiamo una serie di autori sui generis. Ad esempio Paolo Benvenuti, che lavora al Provveditorato e fa film molto belli come “Gostanza da Libbiano” che però non ha visto nessuno. Quest’anno mi ha fatto arrabbiare un film come “La spettatrice”, film dalle tematiche interessanti ma con una povertà disarmante nella messa in scena. Da un’altra parte un film così sarebbe stato fatto con i crismi dell’industria.

LA REALTÀ DELLA PROVINCIA

Tornando alla realtà di Fiorenzuola, è sempre stata consuetudine che nelle sale di provincia i film arrivassero quando erano ormai cotti. Poi c’è stato un cambiamento di atteggiamento da parte della distribuzione con l’avvio delle contemporanee, cioè con l’uscita “in battuta” su tutto il territorio nazionale. Ricordo che anche noi abbiamo fatto  Salvate il soldato Ryan” in battuta, “Truman Show” in battuta”. In questo modo siamo riusciti a partire con il piede giusto facendo incassi importanti. La reazione degli esercenti classici è stata di chiedere più copie dello stesso film in modo da coprire in modo più completo, anche se a rischio saturazione, la città. Le condizioni applicate dalla distribuzione prevedevano a quel tempo, per i primi dieci giorni, unicamente una percentuale sull’incasso: 48% la prima settimana, poi 45% e così via a scalare. Negli ultimi anni non si va quasi mai oltre la seconda settimana  perché la durata commerciale dei film si è notevolmente ridotta. In sei anni abbiamo fatto la terza settimana solo con “Chiedimi se sono felice” di Aldo, Giovanni e Giacomo. Quando poi sono arrivate le multisale la situazione è ovviamente cambiata perché queste strutture vogliono fagocitare tutto il mercato; i distributori li favoriscono e succede che per strozzare il piccolo esercizio stabiliscono dei minimi garantiti. Per fare un film “in battuta”, se si tratta di un capo-listino, la distribuzione chiede € 2.500 di minimo garantito. Per riuscire a tirarlo su, in genere ci riesco, ma finisce che anziché il 48%, gli lascio il 70%. È un’operazione di strozzinaggio. A volte poi, per titoli particolarmente importanti, la distribuzione impone anche l’obbligo di programmare altri titoli in momenti specifici. E questo è vietato, sottolineo vietato! Ora hanno aumentato i minimi garantiti anche sui film di rassegna, prima costava trecentomila lire, ora costa duecento euro. In città le battaglie vengono fatte sulla tenitura, ad esempio ti danno un certo titolo a patto che tu lo tenga almeno un mese.

LA CONCORRENZA DELLE MULTISALE

Il lancio europeo delle multisale è stato condizionato dal successo avvenuto in Inghilterra, dove la penetrazione è stata totale. Ora il 98% dei cinema è in complessi multiplex, quindi la monosala è praticamente scomparsa. La conseguenza diretta è stata un aumento dell’affluenza e un grosso ritorno economico per la produzione. Questo modello applicato in Europa non ha prodotto gli stessi risultati. In Italia, infatti, a un aumento degli schermi non è corrisposto un aumento del pubblico, con una conseguente riduzione della redditività media per sala. Il pubblico è rimasto invariato ma ha finito per ripartirsi su più sale, al punto che un complesso come il CineStar di Piacenza con 10 sale, che fa il 70% del mercato della regione, va a pareggio con la vendita di popcorn e caramelle. Loro guadagnano sull’ammortamento dell’investimento, che per un multiplex è di circa 35 miliardi. Poi adesso avverrà la svolta digitale che rivoluzionerà ulteriormente il mercato eliminando i costi elevatissimi della stampa delle pellicole di ogni film. Il multiplex ha ridiscusso la distribuzione degli incassi. Prima succedeva che in un anno otto o dieci film incassavano una barca di soldi e gli altri si dividevano le briciole, ora invece c’è stato un livellamento perché manca la fase preliminare della scelta. I ragazzetti si danno appuntamento al multiplex e scelgono quello che c’è a quell’orario. Ovviamente questa politica porta grandi incassi a film che non valgono niente, ma mina il futuro del prodotto di qualità che rischia di passare totalmente inosservato. Anche la qualità non è poi così eccelsa come dicono. Spesso si tratta di sale molto larghe e poco profonde, con schermi grandi ma se non sei in quei venti posti centrali rischi di non avere una buona qualità di visione. Penso che il cinema dei multiplex stia sempre più andando verso l’industria dell’intrattenimento e si allontani in modo sempre più preoccupante dal cinema come prodotto culturale.

GLI INCASSI DELLA STAGIONE

Parlando di incassi, quest’anno sembra andare particolarmente male. Gennaio e febbraio sono in calo rispetto all’anno scorso. Sì, abbiamo avuto Bridget Jones, ma l’anno scorso ci sono stati “L’ultimo Samurai” e “Il Signore degli Anelli” e un titolo può fare la differenza della stagione. Anche il Natale è stato in calo. C’è stato anche un giorno in meno, ma il più visto, cioè “Shrek 2”, ha comunque fatto a livello nazionale sette o otto milioni di euro in meno di Pieraccioni l’anno scorso. Era più logico mettere “Shrek 2”in estate e lasciare spazio a “Gli Incredibili”, ma senza il film della Dremworks il Natale sarebbe stato fallimentare. È il prodotto che manca.

Penso che lo Stato dovrebbe preoccuparsi di proteggere dei presidi di cinema d’essai in cui le logiche sono altre rispetto al profitto e le case di distribuzione dovrebbero indirizzarsi verso quest’ottica, invece tendono a fare dei consorzi che prediligono il proprio prodotto rischiando di limitare la visibilità di titoli importanti.

Si devono tenere in considerazione altri elementi che hanno comportato una modifica pesante dell’esercizio cinematografico. Ora, ad esempio, il gettito in sala, il cosiddetto box office, rappresenta circa il 25% della resa di un film. Oramai sappiamo tutti che l’home video ha superato la sala cinematografica e il Dvd ha superato la videocassetta. Prima, quindi, dovevi uscire in sala per incassare il più possibile, ora invece l’uscita in sala è più che altro una vetrina per lanciare i canali secondari di sfruttamento che sono quelli più redditizi. È anche per questa ragione che le finestre tra l’uscita in sala e quella in video si sono notevolmente ridotte, per favorire la penetrazione del prodotto nel minor tempo possibile.

 

CURIOSITÀ

 

·         Secondo Carlo Verdone la scelta dei titoli è importante e quest’anno è stata particolarmente scellerata: “Banali, ripetitivi, incomprensibili, inadatti a fissarsi nella memoria dello spettatore, compreso quello più attento, “Nel mio amore”, “Le conseguenze dell’amore”, “L’amore ritrovato”, è possibile far uscire contemporaneamente tre film con titoli tanto simili? “Una talpa al bioparco”, ma qualcuno si è posto il problema che il settanta per cento degli spettatori non sa cosa significhi “bioparco”?

·         Il film che ha incassato di più nel mondo nel 2004 è “Shrek 2”, che raggiunge la ragguardevole cifra di 903 milioni di dollari. Al secondo posto troviamo “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban” e al terzo “Spiderman 2”. Tra i primi 125 titoli non figura nessun italiano

·         Il film che ha incassato di più in Europa nel 2004 è ancora “Shrek 2”, che ha totalizzato oltre 43,1 milioni di biglietti. La prima pellicola europea è “Che pasticcio, Bridget Jones!”, ma è solo decima. I primi nove film sono tutte produzioni U.S.A.

·         Secondo le stime dell’Annuario di MEDIA Salles “European Cinema Yearbook – 2004 advance edition”, presentato a fine dicembre 2004 a Roma, gli spettatori in Europa nel 2003 sono stati 940 milioni, ripartiti su 29.200 schermi

·         Nel 2004, in Europa, per la seconda volta dal 1990, si è superata la soglia di un miliardo di biglietti venduti

·         Al 1° gennaio 2004, in Europa, i multiplex sono 899 per un totale di 9.687 sale

·         A giugno 2004 gli schermi digitali sul pianeta sono 244, di cui 37 in Europa

·         La pirateria rappresenta una quota di fatturato perso superiore al 30%

·         Il 17 marzo 2005 vengono consegnati a Roma gli “Italian Dvd Awards”che premiano “Il Signore degli Anelli – Il ritorno del Re” come Migliore Dvd del 2004. Migliore Dvd Italiano viene invece riconosciuto “L’amore molesto” e Migliore Dvd di animazioneAlla ricerca di Nemo”.

·         La U.I.P. è la casa di distribuzione che ha incassato di più nella stagione con € 104.063.000 contro i € 60.953.240 della Buena Vista International Italia, al comando l’anno scorso. Medusa Film è al terzo posto con € 52.387.540. Tra i film distribuiti dalla U.I.P., tre enormi successi come “Shrek 2”, “Mi presenti i tuoi” e “La guerra dei mondi”.

 

 

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