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REPORTAGE
STAGIONE CINEMATOGRAFICA
2004-2005

“È
DAVVERO CRISI?”
di Luca Baroncini
I dati numerici sono stati gentilmente forniti dall’Agis
e si riferiscono ai cinema aderenti al circuito Cinetel, che copre circa
il 75% del mercato
“C’era una volta il
cinema?” era il titolo del reportage dell’anno scorso. E dopo un
anno pare che la risposta non possa che essere “Boh, chissà!” La
tanto ventilata crisi, amplificata ovviamente dal recesso economico in
cui versa la nazione, pare essere arrivata e se è vero che “solo chi
cade può risorgere”, il cinema potrebbe essere pronto a rinascere,
come la fenice, dalle sue ceneri. Ovviamente non tutto potrà essere
come prima. Forse è il momento di riconoscere il declino della visione
collettiva su schermo gigante, anche se questo significherebbe
accontentarsi di Dvd proiettati nella piccola dimensione casalinga. La
questione è quanto mai spinosa e soggettiva, in ballo ci sono interessi
economici che rischiano, come in tutti i campi, di condizionare i gusti
del pubblico. Sta di fatto che i bilanci bocciano la sala come
destinatario più importante dei film e premiano invece l’indotto, di
cui la sala sembra essere il principale veicolo pubblicitario. Mentre
gli addetti ai lavori e gli appassionati si allarmano, e la maggioranza
continua a non porsi troppi domande, entriamo nel dettaglio della
stagione (che comincia come ogni anno il 1° agosto e termina il 31
luglio) e proviamo a capire cosa sta succedendo.
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DETTAGLIO DI UNA CRISI
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SE L’AMERICA FA FLOP…
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“WINDOW”, SEMPRE PIÙ
“DEREGULATION”!
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LA RIVOLUZIONE DEL DIGITALE
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UN NATALE IN CRESCITA, PERÒ …
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I 10 FILM PIÙ VISTI DELLA STAGIONE
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GLI INCASSI DEL “PRIMO WEEK-END”
·
UNO SGUARDO ALL’ITALIA
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LE TENDENZE DELL’ANNO
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E L’HOME-VIDEO?
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INZIATIVE STRAORDINARIE
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L’ESTATE AL CINEMA
·
SPIETATI IN PRIMA LINEA:
INTERVISTA A MARIO FERRARI,
GESTORE DEL CINEMA CAPITOL DI FIORENZUOLA (PC)
·
CURIOSITÀ
DETTAGLIO
DI UNA CRISI
Dopo un agosto piattissimo, in
cui solo le anteprime hanno garantito boccate di ossigeno ad esercenti e
distributori, la stagione riparte alla grande con l’ultimo week-end
del mese, che segna debutti importanti: “Starsky & Hutch”,
subito primo con un incasso di € 1.277.382, e l’atteso vincitore di
Cannes, “Fahrenheit 9/11” di Michael Moore, che lo tallona
con € 1.274.192. Stentano maggiormente sia “Catwoman”, che
si rivela un flop, ma anche “The Chronicles of Riddick”, con
il neo-divo Vin Diesel. La prima parte della stagione è tutta con il
segno più: in ottobre le presenze in sala aumentano del 13,74%
rispetto al 2003, le festività del 1° novembre addirittura del 26,48%.
Le aspettative per il nuovo anno sono perciò di un netto miglioramento.
Dopo un Natale sostanzialmente in linea con il 2004, caratterizzato
comunque da un trend positivo, i primi tre mesi del 2005 invertono,
invece, la tendenza. Le presenze, secondo il campione complessivo
Cinetel, passano da 31.007.329 a 28.698.282, con una flessione del
7,45%. Il dato è preoccupante, soprattutto in considerazione di una
crescita del numero degli schermi pari all’11,28% e delle giornate di
programmazione del 9,26%. Il segno meno raggiunge il suo apice nei mesi
di gennaio (-10,1% di incasso e -10,4% di spettatori) e febbraio (-13%
di incasso e -12,7% di spettatori); il problema, tra gli altri, sembra
essere che nei primi due mesi dell’anno manca un filmone in grado di
attirare le masse. Nel 2004 sia “L’ultimo Samurai” che il
capitolo conclusivo de “Il Signore degli anelli” avevano
fatto sfracelli al botteghino, mentre nel 2005 “Alexander” e
“Che pasticcio, Bridget Jones”, vanno bene ma non benissimo e
gli altri titoli annaspano. Solo in marzo torna il segno più
(+11,8% di incasso e +9% di spettatori) a causa del successo
straordinario di “Manuale d’amore”, ma in aprile si
torna in negativo (-22% di incasso e -21,9% di spettatori) per poi
passare ad un profondo rosso nel mese di maggio (-34,4% di
incasso e -33,9% di spettatori). Basta pensare che nel primo week-end
(salutato da un caldo inaspettato) il box-office subisce un calo del 44%
rispetto al precedente: a fine aprile incassi di circa 6 milioni di
euro, a inizio maggio poco meno di tre e mezzo. A spuntarla è “Gioco
di donna”, ma la prima posizione si accontenta di poco più di 380
mila euro. Nei primi dodici giorni di giugno le presenze scendono a
un –59,48%.
Considerando il primo semestre
nella sua globalità, le percentuali di calo rispetto all’anno
precedente raggiungono quindi valori inquietanti: incassi in diminuzione
del 17,84% e spettatori del 18,05%. Ma l’Italia non è l’unica a
dover sopportare un rifiuto verso la sala cinematografica. In tutta
Europa il cinema è in crisi (Germania –15,3%, Spagna –15%,
Francia –9%) tranne l’eccezione dell’Inghilterra con un +13%.
Anche gli U.S.A. hanno il segno meno (-11%) e i confronti con l’anno
precedente sono negativi per ben diciannove settimane consecutive. Non
basta neanche l’arrivo di Steven Spielberg e Tom Cruise con “La
guerra dei mondi” a riportare il sereno, ma è necessario
l’impatto da 56 milioni di dollari de “I fantastici quattro”
per invertire la tendenza, perlomeno a livello settimanale. È proprio
il traino della cinematografia U.S.A. che sembra funzionare sempre meno,
con un calo del 15% sui mercati mondiali nel primo semestre. Alcuni film
usciti in “day and date”, cioè in contemporanea in tutto il mondo,
si sono rivelati grandi fallimenti. Il più evidente è quello di “XXX
2” che, ad esempio, in Italia non raggiunge il milione di euro, ma
anche negli Stati Uniti si ferma a 26 milioni di dollari. Il risultato
è disastroso e non riesce neanche a coprire i costi del marketing.
Sembra proprio che la miscela di effetti speciali, azione e star non sia
più (grazie al cielo, aggiungiamo noi) garanzia assoluta di ritorno
economico.
Le cause della crisi sembrano
essere molteplici: dalla mancanza di un prodotto forte, all’incidenza
sempre maggiore della concorrenza “casalinga” (televisione, dvd, pay
tv, pirateria, internet, cellulari). Certo, non bastano le parole del
ministro Buttiglione “serve una strategia a lungo termine” a
risolvere il problema. C’è bisogno di fatti, di una regolamentazione
per l’apertura di nuove sale (spesso costruite senza alcuna logica in
zone già ampiamente servite), di una normativa sensata che aiuti il
prodotto nazionale a circolare nelle sale, di una politica economica che
non svenda la cultura ma la sostenga (nel triennio 2005/2007 il F.U.S.
ha subito un taglio di quasi 23 milioni di euro), di buoni film che non
trovino rifugio esclusivo nell’espressione dell’ego autoriale ma
provino a raccontare storie a cui il pubblico possa affezionarsi, con
personaggi in grado di garantire l’identificazione o il sogno.
La questione è quanto mai aperta
e complessa, ma qualcosa deve essere fatto. La monosala cittadina sta
scomparendo e anche il multiplex, dietro alle insegne luccicanti tutte
uguali e alle caramelle di diversa foggia ma medesimo sapore, non gode
di ottima salute.
SE
L’AMERICA FA FLOP…
La tendenza è sempre più
netta. Il mercato U.S.A. ha bisogno del resto del mondo per far
quadrare i bilanci della costosissima industria cinematografica.
Molti annunciati blockbuster, infatti, si sono rivelati inaspettati
fiaschi in America per poi trovare il consenso del pubblico al di qua
dell’oceano. Tra i casi dell’anno, “Alexander” di Oliver
Stone, che a fronte di costi spropositati (si parla di 155 milioni di
dollari) in America incassa un misero 34 milioni di dollari mentre nel
resto del mondo arriva a 133 milioni di dollari. Anche in Italia
funziona, conquistando la quindicesima posizione nella classifica
stagionale, con un considerevole bottino vicino agli 8 milioni e mezzo
di euro. Situazioni analoghe si verificano con altri titoli come “Che
pasticcio, Bridget Jones” (40 milioni di dollari in America, più
di 200 nel resto del mondo), “King Arthur” (50 milioni di
dollari in America, 150 nel resto del mondo), ma anche “Le Crociate”
(47 milioni di dollari in America, 163 nel resto del mondo). Tutti film,
occorre sottolinearlo, perlopiù stroncati dalla critica, sia al di qua
che al di là dell’oceano.
Un caso a parte è rappresentato
dai film di Woody Allen, quasi invisibili nella “sua” America
e attesi con rispetto e successo in Europa, con l’onore di aprire
festival internazionali prestigiosi (Cannes e Venezia), il plauso (in
fase calante) della critica e l’affezione del pubblico. Il regista
americano non può quindi che affermare “Io sono stato salvato
dall’Europa, e dalla Francia in particolare. In Europa ho sempre avuto
segni di grande affetto, mentre in America i miei film venivano accolti
freddamente o, addirittura, non uscivano nemmeno!”
Ma succede anche il contrario, e
cioè che alcuni titoli spopolino in America per poi essere trascurati
altrove. E questo nonostante la prepotenza del marketing. La cosa si
verifica sia per quei film basati su temi e comicità tipicamente
americani (football americano e divi della televisione, per intenderci),
come “Palle al balzo”, “White Chicks” o “Spanglish”
(non l’hanno ancora capito che Adam Sandler in Italia non funziona?),
sia per il fatto che gli spettatori americani sono in prevalenza
teenager, mentre l’Europa ha un pubblico più adulto. Forse è per
questo che, ad esempio, un film come “The Grudge” in America
furoreggia (110 milioni di dollari) mentre in Italia deve accontentarsi,
si fa per dire, di quasi cinque milioni di euro. Stesso discorso per “Ring
2” o “The Bourne
Supremacy”.
“L’america è solo uno dei
mercati” afferma Oliver Stone, “io avevo previsto scarsi
risultati al box office americano. Certo, l’acredine nei miei
confronti mi è parsa eccessiva, ma ho sempre guardato con maggior
interesse all’Europa e all’Asia dove, infatti, il film è andato
molto bene!”.
La questione non si può
liquidare con un semplice “questione di gusti”, perché
spesso le major si basano sull’accoglienza americana per decidere le
strategie promozionali negli
altri mercati e l’impossibilità di effettuare previsioni corrette può
comportare errori madornali nel lancio di un film. Ma lasciamo rodere
gli analisti e godiamoci l’irrazionalità del cinema. È bello,
infatti, pensare che non tutto si può decidere a tavolino e che calcoli
e marketing non sono sempre in grado di imbrigliare i gusti del
pubblico. Questo aspetto ci fa sentire meno numeri e più entità
pensanti, e non è poco!
Esistono, comunque, anche flop
globali (“Catwoman”, “Sky Captain and the world of
tomorrow”) e successi globali (“Shrek 2” e “Gli
Incredibili”).
“WINDOW”,
SEMPRE PIÙ “DEREGULATION”!
La parola “window” arriva sui
giornali in occasione dell’uscita in Dvd di “Fahrenheit 9/11”.
Ricordiamo che il termine si riferisce alla finestra di tempo che DEVE
intercorrere tra l’uscita di un film nelle sale e quella in videoteca.
Minore è l’intervallo, minore è la durata commerciale di un film a
livello di sfruttamento da parte delle sale. Vista l’assenza di una
vera e propria legge in merito, vige l’anarchia più totale. Il
problema è ovviamente che le major ottengono guadagni più elevati
attraverso l’home-video rispetto alla sala, che sta sempre più
diventando uno dei canali di sfruttamento del prodotto filmico, ma non
quello più importante. Un’uscita ravvicinata, inoltre, consente di
ammortizzare i costi della promozione del film attraverso la semplice
riaccensione dei riflettori su un prodotto ancora fresco. Il caso
Michael Moore è emblematico. Uscito a fine agosto nelle sale, tra
l’altro con un’accoglienza molto calorosa da parte del pubblico
(dodicesima posizione assoluta nella classifica stagionale, con circa 9
milioni di euro), il film è disponibile in Dvd già a partire da
ottobre senza, tra l’altro, alcuna diminuzione dei costi di noleggio
della pellicola. Ovviamente gli incassi al cinema calano bruscamente,
mentre quelli del supporto digitale vanno alle stelle. Ma tanti film
subiscono lo stesso destino, anche campioni di incasso come “Gli
Incredibili” (nelle sale a fine novembre, in Dvd a febbraio) e “Shrek
2” (nelle sale a fine dicembre, in Dvd a marzo).
Mentre esercenti e distributori
comprensibilmente si lamentano, c’è anche chi ipotizza strade nuove.
Steven Soderbergh farà uscire in autunno il suo nuovo film “Bubble”
in contemporanea nei cinema, in dvd e sulla tv satellitare o via cavo.
Si tratta di un thriller dal costo molto basso (un milione e mezzo di
dollari), girato in soli diciotto giorni in Ohio, con attori non
professionisti. “Perché farlo?”, si domanda il regista
americano, “Perché no!” si risponde, affermando che “non
ha alcun senso l’attuale processo distributivo che prevede l’uscita
nei cinema, quella successiva nelle videoteche, il passaggio alla
televisione a pagamento e infine a quella in chiaro, con la necessità
di almeno tre differenti campagne pubblicitarie”. Ovviamente da
questo quadro, reale ma semplicistico nelle relative implicazioni, la
figura professionale degli esercenti pare destinata all’estinzione.
Soderbergh aggiunge “Non è mia intenzione incitare una rivoluzione
nell’industria: voglio solo perlustrare nuove strategie di
distribuzione che servano meglio sia il pubblico che i produttori. La
produzione digitale, la trasmissione via satellite e il formato Dvd
hanno già aperto nuovi sentieri e non si può fingere che ciò non sia
accaduto”.
Non resta che attendere il corso
degli eventi.
LA
RIVOLUZIONE DEL DIGITALE
Nel febbraio del 2005 arriva la
notizia che cinquanta schermi italiani passeranno presto al digitale.
Dopo la difficoltà, superata, di trovare uno standard unico per tutti i
cinque continenti analogo al 35 millimetri, il digitale sembra pronto ad
invadere l’Italia. L’obiettivo è abbattere i costi della pellicola
e diversificare l’offerta, includendo un cinema indipendente povero di
mezzi ma, si spera, ricco di idee. La prima multisala a sperimentare
l’esperienza digitale in Italia è l’Arcadia di Melzo. I giornali
danno grande risalto alla notizia, ma al clamore iniziale segue un
allarmante silenzio. Che i dati disastrosi di maggio abbiano inciso
sulle scelte future? Non è difficile pensarlo, visto che attrezzare
una sala di impianto digitale impone un investimento di circa 90mila
euro e che l’avvento del digitale non comporterebbe un immediato
abbandono della pellicola, con la necessità, per forza di cose onerosa,
di far convivere due differenti tecniche di proiezione nell’ambito
della stessa struttura.
Alcuni registi famosi hanno detto
la loro sul digitale. Lo sguardo è perlopiù curioso e in linea di
massima ottimista sulla sopravvivenza della sala. Per Robert
Rodriguez il digitale potrebbe permettere alle sale di diventare
luoghi di incontro globale in cui vedere in diretta la prima di uno
spettacolo teatrale, un evento sportivo, un grande concerto. Non solo
film, quindi, ma una panoramica a trecentosessanta gradi su tutto ciò
che avviene nel mondo. Per Robert Zemeckis un cambiamento è
fisiologico, in quanto l’ultima vera rivoluzione tecnologica risale al
1938 con l’avvento del sonoro. Il regista americano è comunque
fiducioso sulla sopravvivenza della sala, che consente l’esperienza
teatrale, la migliore qualità delle immagini e del suono rispetto
all’home-video e l’eccitazione del giorno di apertura di un film. Più
pragmatico James Cameron che prevede un rinascimento di film
digitali sul grande schermo a causa dei costi molto più bassi; quindi
ancora grande schermo, ma sempre più consistente utilizzo del digitale
che, secondo il regista, non ha differenze qualitative rispetto alla
pellicola, nonostante il vezzo stilistico di voler rendere più granosa
o sporca l’immagine digitale. A concludere gli interventi è il
sognatore George Lucas, quanto mai interessato all’evoluzione
della tecnologia. Il regista della saga di “Guerre Stellari”
afferma: “Siamo animali sociali, abbiamo bisogno di condividere
certe esperienze con gli altri. Non credo che le sale spariranno mai, la
gente continuerà ad andare al cinema. È l’esperienza sociale che ci
fa uscire, sedere accanto allo sconosciuto, fare il tifo tutti insieme,
che ci fa venir voglia di parlare della partita o del film appena
terminato. È come andare all’Opera: l’avvento del disco non ha
svuotato la Scala!”
UN
NATALE IN CRESCITA, PERÒ …
Dopo
il Natale 2003, minato dalla scarsità dell’offerta, il 2004 aumenta
leggermente i numeri di spettatori e incassi. Dal 17 dicembre 2004 al 9
gennaio 2005 14 milioni e 300mila spettatori varcano le porte dei
cinema, con un incasso di 87 milioni e 188mila euro. Nell’anno
precedente gli spettatori erano stati 13 milioni 443mila, per un incasso
complessivo di 83 milioni e 379mila.
Nella
lotta all’ultimo sangue tra Dreamworks
e Pixar è la prima a vincere la sfida con il trionfo di “Shrek 2”,
uno dei pochi film dell’anno molto atteso e capace di non deludere le
aspettative. Anche “Gli Incredibili”, comunque, uscito con un
mese di anticipo sulle feste, si difende bene. Tra gli italiani è il
cine-panettone a vincere la sfida del giorno di Natale. È infatti “Christmas
in love” a detenere il record di biglietti strappati nel week-end
più cinematografico dell’anno, battendo sia la concorrenza
dell’orco verde che di Aldo, Giovanni e Giacomo con “Tu la
conosci Claudia?”. L’America è presente con la bufala “Ocean’s
Twelve”, forte di un cast all star che si dimostra economicamente
vincente, con il difficile “Birth” con Nicole Kidman, con
l’impegnato “Closer” di Mike Nichols e con il grande fiasco
di “Il fantasma dell’opera”. Uscito nel periodo più
favorevole dell’anno e sostenuto da un marketing vigoroso, il film di
Joel Schumacher raggiunge un incasso complessivo di poco superiore a 1
milione 100 mila euro. Poco forte anche il cinema d’essai. Se l’anno
scorso “Le invasioni barbariche” era cresciuto con il
passaparola fino a sfiorare i 4 milioni di euro, l’offerta di questo
Natale vaga incerta tra “Ferro 3” e la commedia “Matrimoni
e pregiudizi”, titoli che si dimostrano poco vicini alle
preferenze del pubblico (nessuno dei due raggiunge il milione di euro).
Sulla lunga distanza è “Confidenze troppo intime” di Patrice
Leconte a spuntarla, con un incasso globale vicino ai due milioni di
euro. Completa la rosa dei film natalizi, la caccia al tesoro di grande
successo de “Il mistero dei templari”, con Nicolas Cage,
(uscito, però, a inizio dicembre) e il tetro “Polar Express”,
con un Tom Hanks pixelizzato. Il discutibile esperimento di Robert
Zemeckis conquista il Natale negli Stati Uniti (incasso totale superiore
ai 160 milioni di dollari), mentre da noi non raggiunge i 4 milioni 500
mila euro (incasso buono ma non eccezionale, considerando periodo,
attore protagonista e campagna promozionale)
I
10 FILM PIÙ VISTI DELLA STAGIONE
(DAL
01/08/2004 AL 24/07/2005)
|
POS.
|
TITOLO
|
NAZ.
|
DISTRIBUZIONE
|
INCASSO
|
PRESENZE
|
|
1
|
SHREK 2
|
USA
|
UIP-UNITED INT.PICTURES S.R.L.
|
€ 20.853.550
|
3.550.819
|
|
2
|
SPIDER-MAN 2
|
USA
|
SONY PICT. ITALIA S.R.L.
|
€ 18.976.170
|
3.209.430
|
|
3
|
CHRISTMAS
IN LOVE
|
ITA
|
FILMAURO S.R.L.
|
€ 17.441.990
|
2.867.289
|
|
4
|
TU LA CONOSCI CLAUDIA?
|
ITA
|
MEDUSA FILM S.P.A.
|
€
16.874.980
|
2.749.427
|
|
5
|
GLI INCREDIBILI
|
USA
|
BUENA VISTA INT. ITALIA S.R.L.
|
€
15.573.100
|
2.655.746
|
|
6
|
MI PRESENTI I TUOI?
|
USA
|
UIP-UNITED INT.PICTURES
S.R.L.
|
€
14.331.200
|
2.360.485
|
|
7
|
MANUALE D'AMORE
|
ITA
|
FILMAURO S.R.L.
|
€ 13.960.970
|
2.332.906
|
|
8
|
LA GUERRA DEI MONDI
|
USA
|
UIP-UNITED INT.PICTURES
S.R.L.
|
€ 11.147.690
|
1.849.062
|
|
9
|
OCEAN’S
TWELVE
|
USA
|
WARNER BROS ITALIA S.P.A.
|
€ 10.752.990
|
1.728.115
|
|
10
|
SHALL WE
DANCE?
|
USA
|
01 DISTRIBUTION
|
€
10.589.520
|
1.770.441
|
È
“Shrek 2” il film più visto della stagione. Ma se l’anno
scorso Leonardo Pieraccioni, con “Il paradiso all’improvviso”,
incassava quasi 25 milioni di euro, quest’anno il film più visto
incassa quattro milioni di euro in meno. Il lungometraggio di animazione
della Dreamworks è seguito da un altro successo annunciato che non
delude: “Spiderman 2”. Da notare che il secondo episodio
dell’Uomo Ragno, nelle sale a settembre, ottiene un risultato in linea
con il primo film, uscito però nel mese di giugno, segno che i titoli
“importanti” ottengono risultati “importanti” indipendentemente
dal periodo di uscita. La terza posizione premia ancora una volta il duo
Boldi-De Sica che abbandona le vacanze esotico/scorreggione per tentare
(?!) la strada della commedia sofisticata. Il pubblico continua a
gradire, ma nonostante “Christmas in love” sia il film
italiano più visto della stagione, anche la comicità del
cine-panettone perde spettatori: 250.000 in meno rispetto all’anno
scorso (quindi, all’incirca, 2 milioni di euro). Maggiore è il
declino di Aldo, Giovanni e Giacomo, che conquistano la quarta posizione
con “Tu la conosci Claudia?”. Nel 2001 “Chiedimi se sono
felice” dominava la stagione con quasi 30 milioni di euro e 5
milioni di spettatori. In quattro anni il trio ha quasi dimezzato il
pubblico (in mezzo c’è stato “La leggenda di Al, John e Jack”,
terzo in classifica nel 2003 con 22 milioni e 440 mila euro e 3 milioni
e 600 mila spettatori). La Pixar si assesta in quinta posizione con “Gli
incredibili”, anche lei in notevole calo rispetto al trionfo di
“Alla ricerca di Nemo” (quasi 22 milioni di euro l’anno
scorso). Sicuramente l’idea di una concorrenza natalizia tra due
colossi come “Shrek 2” e “Gli Incredibili” non ha
giovato a nessuno dei due, rubando spettatori ad entrambi. Forte del
cast superstar, si comporta più che bene anche “Mi presenti i tuoi”,
raro caso di sequel che incassa più del film originario (“Ti
presento i miei” era ottavo nel 2001 con 10 milioni 500 mila
euro). L’unico outsider si trova in settimana posizione e batte
bandiera italiana. Molti speravano in un buon risultato, ma in pochi
pensavano che a salvare la stagione fosse Giovanni Veronesi con “Manuale
d’amore”, film in grado di interessare un pubblico quanto mai
eterogeneo per la sua capacità di non volare troppo alto senza cadere
troppo in basso. Entra prepotentemente all’ottava posizione l’unico
grande successo dell’estate, e cioè “La guerra dei mondi”
con l’accoppiata Spielberg-Cruise, ancora in pieno sfruttamento
commerciale. La new entry fa scendere l’unica produzione inglese, “Che
pasticcio, Bridget Jones”, all’undicesimo posto, con poco più
di 10 milioni di euro. La nona posizione è “rubata” dalla gang di
“Ocean’s Twelve”, film dal basso gradimento ma dall’alto
concentrato di star che lo rende un successo (quanto mai immeritato) in
tutto il mondo. Proviamo a pensare allo stesso film interpretato da
attori sconosciuti: non c’è una gag in grado di sganciarsi dalla
piacioneria delle stelle in vacanza! A chiudere la classifica, uno dei
pochi film di successo ad essere uscito in autunno. Si tratta di “Shall
we dance”, che piace più in Italia che negli Stati Uniti, dove si
ferma a 57 milioni di dollari (cifra non enorme per il box-office
d’oltreoceano che lo relega intorno al 54° posto negli incassi del
2004).
Tra
i delusi, sicuramente i fan di “Guerre Stellari”.”La vendetta
dei Sith”, episodio conclusivo della saga creata da George Lucas,
si deve accontentare della 14esima posizione con circa 8 milioni e 500
mila euro. Nel 2000 “La minaccia fantasma” era in settima
posizione e nel 2002 “L’attacco dei cloni” raggiungeva il
decimo posto. L’andamento discendente della trilogia evidenzia un calo
nel gradimento nonostante l’aggressività del marketing e il
capolinea, ad andamento circolare, della storia. Diverso, tanto per fare
un esempio, il destino commerciale della trilogia de “Il Signore degli
anelli”, in cui il capitolo finale è quello che ha incassato di più.
Non bissa il successo de “Il Gladiatore” (decimo nel 2000)
nemmeno Ridley Scott. “Le crociate” si ferma in 19esima
posizione con, circa, 7 milioni e 500 mila euro. Meglio in Italia,
comunque, che negli Stati Uniti, dove il film di Scott sonnecchia in
35esima posizione. Ma la fase calante più accentuata si registra per M.
Night Shyamalan. “The Village” si assesta al 22° posto con
poco più di 6 milioni 500 mila euro. Il precedente “Signs”,
forte anche della presenza del divo Mel Gibson, nel 2003 era nono, con
un incasso superiore agli 11 milioni di euro.
La
sensazione, confrontando dati e stagioni, è che gli spettatori abbiano
bisogno di ristabilire un rapporto di fiducia con il cinema, più che
con la sala. Tutti parlano di concorrenza di Dvd, pirateria, ma perché
nessuno pensa che un pubblico deluso difficilmente continua a seguire la
stessa strada? Se in un ristorante il cibo è cattivo, è da masochisti
tornarci!
Non
è che un buon tonico per il mercato potrebbe essere, tra le altre cose
ovviamente, la buona qualità dei film?
GLI
INCASSI DEL “PRIMO WEEK-END”
Il
modello americano è sempre più radicato anche in Italia, a partire
dall’invasione dei multiplex per arrivare alla tendenza distributiva
di uscite massicce (con un elevato numero di copie per singolo film) in
modo da indirizzare il mercato e verificare immediatamente le
potenzialità dei film. I rischi sono subito evidenti, con teniture
sempre più basse, “windows” sempre più ravvicinate e
l’impossibilità dei film di crescere grazie al passaparola. È sempre
più raro trovare film che partono tiepidi per poi migliorare;
generalmente è nel primo week-end che si gioca il tutto per tutto,
conquistando, spesso, almeno un terzo dell’incasso globale.
“Tutto
e subito” sembra la nuova parola d’ordine di produttori,
distributori ed esercenti (ognuno, nel suo piccolo, ha le proprie
responsabilità e l’assenza di dialogo non fa che peggiorare le cose)
che non si preoccupano di sostenere certi titoli, ma di incassare il
massimo nel minor tempo possibile. Ovviamente un dato importante nella
valutazione degli incassi è la media per sala. Spesso film
“piccoli” in uscita in dieci sale hanno medie superiori a colossi
diffusi in 700 sale. Se i “piccoli” film aumentassero il numero
delle sale, aumenterebbero con tutta probabilità anche i relativi
incassi, ma il più delle volte questa politica non viene perseguita e
resta una mera ipotesi relegata alle statistiche.
Ecco
la classifica dei dieci migliori debutti dell’anno:
|
POSIZ.
|
TITOLO
|
INCASSO
WEEK-END
|
NUMERO
SCHERMI
|
DATA
|
|
|
|
|
|
|
|
1
|
SPIDERMAN 2
|
€
6.377.736,67
|
631
|
17/19 Settembre 2004
|
|
2
|
MI PRESENTI I TUOI
|
€
4.445.984,72
|
497
|
11/13 Febbraio 2005
|
|
3
|
GLI INCREDIBILI
|
€
3.742.786,42
|
524
|
26/28 Novembre 2004
|
|
4
|
CHE PASTICCIO, BRIDGET JONES
|
€
3.289.102,67
|
399
|
07/09 Gennaio 2005
|
|
5
|
SHREK 2
|
€
3.109.159,08
|
449
|
17/19 Dicembre 2004
|
|
6
|
SHARK TALE
|
€
2.991.189,57
|
401
|
25/27 Febbraio 2005
|
|
7
|
GUERRE STELLARI EPISODIO III
|
€
2.910.144,80
|
624
|
20/22 Maggio 2005
|
|
8
|
ALEXANDER
|
€
2.832.536,84
|
446
|
14/16 Gennaio 2005
|
|
9
|
L'ESORCISTA: LA GENESI
|
€
2.808.546,41
|
402
|
12/14 Novembre 2004
|
|
10
|
MANUALE D'AMORE
|
€
2.783.083,90
|
482
|
18/20 Marzo 2005
|
Irraggiungibile
“Spiderman 2”, con un esordio fulminante. Il campione di
incassi italiani, “Christmas in love”, esce a ridosso del
Natale e nello stesso week-end è battuto da “Tu la conosci
Claudia?” e “Shrek 2”.
Tra
le curiosità, si può evidenziare come la maggior parte dei film alla
seconda settimana, anche se ancora al vertice degli incassi, subisca un
notevole calo di percentuale. Difficilmente, inoltre, data la politica
delle uscite a tappeto e la scarsa durata commerciale dei film, un
titolo ha modo di crescere grazie alla curiosità e al passaparola. Ad
invertire la tendenza, in questa stagione, sempre parlando di grandi
numeri, solo due titoli: “Shrek 2”, che nel week-end
conclusivo dell’anno fa meglio del debutto, “Christmas in love”,
dominatore del week-end natalizio dove raddoppia gli incassi della prima
settimana, e “Manuale
d’amore”, che è anche l’unico titolo a dominare il botteghino
per tre settimane consecutive. Meglio di lui, a livello di vertice della
classifica ma non di incassi, può solo “La guerra dei mondi”,
primo in classifica per quattro settimane consecutive. Ma la coppia
Spielberg-Cruise ha avuto l’estate tutta per sé, senza la concorrenza
di rivali agguerriti.
Il
peggior debutto al primo posto spetta a “Gioco di donna” nel
primo week-end di maggio, che segna l’arrivo del caldo e allontana i
già radi spettatori dalle sale.
“Shall
we dance”, debutta al secondo posto alla fine di ottobre con €
2.350.105 (lo batte “The Village”), ma conquista il podio la
settimana successiva, nonostante un calo del 20% negli incassi.
L’esordio
nel numero maggiore di sale è per “Spiderman 2”, con ben 631
schermi a sua disposizione a metà settembre
(scelta che si è rivelata premiante).
2
tra i dieci film più visti dell’anno non sono mai stati al primo
posto: “Tu la conosci Claudia?”, che debutta nel week-end
17/19 dicembre con € 2.461.381 e “Ocean’s twelve”, in
uscita nello stesso fine settimana con € 1.573.717.
UNO
SGUARDO ALL’ITALIA
È
Felice Laudadio, direttore della Casa del Cinema di Roma, di
EuropaCinema e del Taormina Bnl Film Festival, a lanciare un grido di
allarme per il futuro: “Quanto potremo reggere ancora, prima di
crollare al 7 – 8% della quota di mercato? Rischiamo che in italia si
verifichi ciò che è accaduto anni fa in Germania, dove la
cinematografia nazionale ha subito danni irreversibili scendendo ad
appena il 5%.. Non si può pensare a un’industria che vive in attesa
di una dozzina di film di Benigni, Aldo, Giovanni e Giacomo e
Pieraccioni!”.
Ed
è proprio in attesa di “La tigre e la neve” di Benigni, che
uscirà in autunno, e di Pieraccioni con “Ti amo in tutte le lingue
del mondo”, pronto per Natale, che si guarda con preoccupazione ai
magri incassi riservati in questa stagione ai film nazionali. Le
percentuali del prossimo anno saranno sicuramente falsate dai due
colossi in uscita (a cui si aggiungerà con tutta probabilità
l’accoppiata Verdone / Muccino Jr.) che faranno sprecare fiumi di
parole e di inchiostro sulla rinascita del 2006.
Stando
al mesto 2005, tre i titoli presenti nella classifica dei 10 film più
visti dell’anno (l’anno scorso erano due, ma
Pieraccioni era in testa) con al vertice ancora la coppia
Boldi-De Sica, al quarto Aldo, Giovanni e Giacomo e al settimo il
successo inaspettato (perlomeno così consistente) del “Manuale
d’amore” di Giovanni Veronesi. Nelle prime 25 posizioni non c’è
spazio per altri titoli italiani. Anche il film più applaudito
dell’anno, “Le conseguenze dell’amore” di Paolo
Sorrentino, nonostante la riedizione nelle sale conseguente alla
vittoria ai David di Donatello, incassa solo 1 milione 500 mila euro.
Nemmeno Stefano Accorsi è più garanzia di successo, sebbene la
sua presenza sia in grado di accendere comunque l’interesse su titoli
che altrimenti sarebbero di sicuro disertati. Restano fiacchi i
risultati di “Ovunque sei” e “L’amore ritrovato”
(nessuno dei due supera i 2 milioni 500 mila euro), peggio ancora “Provincia
meccanica” (nemmeno 1 milione di euro); tutti film presentati a
festival prestigiosi (Venezia e Berlino) e di cui si è parlato, anche
parecchio, ma incapaci di attirare il pubblico nelle sale. Il
trionfatore morale di Venezia, almeno stando alle critiche, “Le
chiavi di casa” di Gianni Amelio, gode di un immediato riscontro
dopo il festival, e, con quasi 4 milioni di euro incassati, illude il
cinema italiano di una grande stagione. Un altro reduce da Festival è
Marco Tullio Giordana, ma il suo “Quando sei nato non puoi più
nasconderti”, uscito in modo massiccio dopo Cannes
(230 copie), va molto peggio, fermandosi a neanche 1 milione 500
mila euro. Tra gli altri, si difende “Cuore Sacro” di Ferzan
Ozpetek superando di slancio i 3 milioni di euro (ma i 10 milioni e
passa di “La finestra di fronte” sono un ricordo lontano);
confermano di avere un pubblico che li segue, nel passaggio dal piccolo
schermo al cinema, Fabio Volo con “La febbre” (oltre 3
milioni di euro), Luciana Littizzetto con “Se devo essere sincera”
(quasi 1 milione 500 mila euro) e Ale & Franz con “La terza
stella” (quasi due milioni di euro); piace con moderazione,
perlomeno rispetto ai chilometri di inchiostro sprecati in merito, il
Claudio Amendola coatto de “Il ritorno di Monnezza” (2
milioni 500 mila euro); dimostra
di avere superato, cifre alla mano, la prova dell’opera seconda Luca
Lucini con “L’uomo perfetto” (circa 1 milione 550 mila
euro) e gode ancora di un minimo di fiducia Pupi Avati con “Ma
quando arrivano le ragazze” (circa 2 milioni 300 mila euro). A
bucare l’indifferenza del pubblico, pur senza strafare (con risultati
tra il milione e il milione 500 mila euro) anche “Alla luce del
sole”, “In questo mondo di ladri”, “Lavorare con
lentezza” e “La vita che vorrei”.
I
pochi film d’autore dell’anno vagano nelle retrovie in cerca di un
pubblico che non li premia, nonostante la qualità e il successo di
critica (“Private”, “Saimir”, “Certi bambini”,
“Il resto di niente”, “Vento di terra”).
L’estate
italiana si affida a Gabriele Salvatores e al suo “Quo Vadis, Baby?"
che, vista la mestizia, si difende bene (incassi vicini ai 2 milioni di
euro).
Tra
i film che avrebbero potuto incassare di più, sicuramente “Volevo
solo dormirle addosso” di Eugenio Cappuccio: affronta un problema
quanto mai attuale e si affida all’interpretazione del quasi divo
Giorgio Pasotti. Eppure, gli incassi si sono fermati intorno ai 500 mila
euro.
Tra
i fiaschi, il debutto alla regia di Susanna Tamaro con “Nel mio
amore”, che non arriva neppure a 200 mila euro.
Quanto
a “Troppo belli”, ha goduto dei benefici della “Festa del
cinema” e ha incassato anche troppo (circa 700 mila euro).
LE
TENDENZE DELL’ANNO
Guardando
i titoli usciti durante la stagione, appare un dato sconcertante: i sequel
sono tantissimi. Ecco qualche esempio:
“Shrek
2”, “Spiderman 2”, “Mi presenti i tuoi”, “Ocean’s
Twelve”, “Che pasticcio, Bridget Jones!” “Star
Wars Episodio III – La vendetta dei Sith”, “XXX 2”,
“Batman begins” (in realtà un prequel), “The bourne
supremacy”, “The Chronicles of Riddick”, “L’esorcista:
la genesi” (altro caso di prequel), “Ring 2”, “La
terra dei morti viventi”, “Prima del tramonto”, “Anaconda
- alla ricerca dell’orchidea maledetta”, “Il ritorno di
Monnezza”, “The eye 2”, “The Mask 2”, “Resident
Evil 2: Apcalypse”, “Miss F.B.I. – Infiltrata speciale”
Non
mancano poi i remake (tra gli altri, “The Grudge”, “La
guerra dei mondi”, “The Manchurian Candidate”, “Maschera
di cera”, “Alfie”, “New York Taxi”) e alcuni
casi ibridi come “Alien vs. Predator”, incerti tra il riciclo
e la prosecuzione.
Inutile
sottolineare come l’aggancio ad un immaginario noto evidenzi la
necessità di battere velocemente cassa, il più delle volte senza
preoccuparsi troppo del fattore qualitativo.
Parlando
di tendenze in atto, emerge il tentativo di ridare vita al genere
horror con approcci diversi a seconda del paese di provenienza delle
pellicole: l’America punta al teen-ager e nella serialità delle
vittime che mette in scena smorza il più delle volte le tinte (con
qualche eccezione, per fortuna, come il riuscito “Saw”);
l’oriente cura molto l’atmosfera di pericolo imminente e predilige
l’evocazione di spiriti e fantasmi, ma spesso trailer ingannevoli
promettono brividi che non arrivano (tra gli altri, “Two sisters”,
“The eye 2”, “Premonition”, “Koma”, “The
park”, “Infection”); in Europa si distinguono la
prolifica Spagna (“Killing words”, “Hipnos”) e la
Francia (con l’ingannevole ma potente “Alta tensione”,
uscito quest’anno ma del 2003). L’Italia tenta un rilancio del
genere, ma “Occhi di cristallo” di Eros Puglielli si rivela
solo una modesta scopiazzatura e “I tre volti del terrore”,
di Sergio Stivaletti, non va al di là di un onesto e simpatico
artigianato.
Dando
invece un’occhiata ai gusti del pubblico, sembra che sia ancora la
commedia a spingere gli spettatori ad uscire di casa per entrare in
un cinema. Ben 8 dei 10 film più visti dell’anno, infatti, pur tra
sfumature diverse e approcci spesso agli antipodi, sono accomunati da
una voglia di leggerezza.
Maggiori,
come già constatato parlando delle uscite natalizie, le difficoltà,
rispetto all’anno scorso, per il cinema d’autore. Se nel 2004 titoli
come “21 grammi”, “Lost in translation” e “Le
invasioni barbariche”, avevano ottenuto risultati importanti
(diciamo intorno o superiori ai 4 milioni di euro), quest’anno film
spinti dalla critica e sostenuti dalla macchina promozionale non si sono
comportati nello stesso modo. Tanto per citarne alcuni, “Hotel
Rwanda” (pluricandidato agli Oscar si ferma a poco più di 500
mila euro), “La fiera della vanità” (presentato a Venezia e
con la star Reese Witherspoon, non raggiunge i 200 mila euro), “Kinsey”
(preceduto da articoli su tutti i rotocalchi, supera di poco i 150 mila
euro) e “Mare Dentro” (tema difficile ma premi a Venezia e
Oscar come Migliore Film Straniero, arriva solo a 750 mila euro). Come
commenta Luigi Musini di Mikado, “l’impressione è che,
probabilmente, oggi ci siano meno disponibilità economiche per il
divertimento. A questo fenomeno generale si sommano ulteriori difficoltà,
a cominciare dalla insufficiente visibilità dei film privi di immediati
richiami commerciali, che sembrano destinati al fallimento".
Bisogna inoltre sottolineare come la politica della distribuzione sia
sempre più similare a quella americana. I blockbuster escono con 400 o
500 copie e anche di più. Agli altri film restano pochi schermi con un
conseguente calo degli incassi per i titoli con meno appeal.
Tra
i casi singolari, l’insuccesso di “The assassination”, con
Sean Penn e Naomi Watts. L’anno scorso “21 grammi” (stessi
attori e medesima grevità) aveva conquistato il pubblico (circa 4
milioni e 500 mila euro), mentre il film di Niels Mueller finisce per
superare di poco i 500 mila euro. Tutti a chiedersi come mai: non
potrebbe essere che il deludente film di
Alejandro Gonzáles Iñárritu abbia avuto buoni risultati
economici ma scarso gradimento? (della serie “mi avete fregato una
volta, non ci ricasco!”)
Significativo
il case de “La Schivata”. Il lungometraggio di Abdellatif
Kechiche ha incassato 50 mila euro a Milano mentre a Roma solo 20 mila.
La sproporzione del risultato evidenzia come nella capitale il film non
sia riuscito a farsi notare rispetto alla piazza milanese, dove ha
invece trovato uno spazio adeguato. Ma l’irrazionalità dei risultati
per i piccoli film è specchio di una politica che concentra
l’attenzione del pubblico su un numero limitatissimo di titoli,
avvicina sempre più i tempi tra uscita in sala e in dvd e accorcia le
teniture, stroncando sul nascere l’eventuale interesse suscitato dal
passaparola. Il risultato è una sovrabbondanza di offerta che risulta
indistinguibile per il pubblico, anche degli appassionati, che non
riesce materialmente a tenere il passo con la rapidità dei tempi con
cui pellicole, anche importanti, vengono bruciate nelle sale.
E
L’HOME VIDEO?
È
ormai appurato che il fatturato dell’home-video ha superato quello
degli incassi in sala; così come è un dato di fatto il tramonto della
videocassetta a favore del Dvd. Non resta che cercare conferma numerica
alla tendenza in atto.
Nel
2004 il fatturato dell’home-video ha raggiunto quota 1 miliardo di
euro, con una previsione di crescita dell’11% nel 2005. I dati
provengono dal RAPPORTO UNIVIDEO 2005 che dettagliano come, sempre
restando al 2004, le vendite attraverso i canali tradizionali
(videoteche), siano aumentate del 30%, mentre quelle effettuate nelle
edicole, addirittura del 90% rispetto al 2003. Quest’ultima
percentuale sale al 300% se si prende come riferimento l’ultimo
triennio. Anche il noleggio gode ottima salute con un aumento,
nel 2004 in confronto al 2003, pari al 50%.
Quanto
ai primi sei mesi del 2005, il primo trimestre conferma l’andamento
del 2004, grazie a titoli forti in uscita tra febbraio e marzo (i
successi del Natale, soprattutto i film di animazione che si confermano
leader del settore). A maggio, invece, qualche cosa si incrina e dal
positivo si passa al segno meno con un allarmante – 12 % negli
incassi delle vendite (- 1% per i dvd e – 59% per le videocassette).
Il dato va interpretato, perché rispetto a maggio 2004 i pezzi venduti
sono aumentati del 20% per i dvd e diminuiti del 45% per le
videocassette. Minori incassi per i dvd per più pezzi venduti,
il che dimostra un’unica cosa: i prezzi dei dvd si stanno
abbassando. Basta andare in un qualsiasi super o iper mercato per
constatare come la concorrenza dei prezzi sia quanto mai agguerrita
anche se, come afferma il presidente dell’Univideo Davide Rossi “certi
dvd si vendono solo a cifre bassissime, altrimenti nessuno li
acquisterebbe”. In ogni caso è peculiare constatare, come ricorda
Egidio Pusateri direttore generale della Paramount Home Entertainment,
che “il dvd è sceso di costo in tre anni quanto il vhs in dieci”.
Incassi facili nell’immediato possono portare ad uno stravolgimento
del mercato con conseguente disaffezione verso lo stesso prodotto
filmico, sempre più sovrapponibile. Forse occorrono scelte lungimiranti
non basate sull’esclusiva necessità di battere cassa
nell’immediato.
Il
calo di maggio corrisponde anche all’offerta di titoli più deboli
rispetto al primo trimestre del 2005 e riflette, con tutta probabilità,
la congiuntura economica negativa del periodo.
Il
secondo semestre permetterà di chiarire la gravità del campanello di
allarme scattato in primavera.
INIZIATIVE
STRAORDINARIE
Si
è rivelata un grande successo la “Festa del Cinema” che ha
moltiplicato a livello esponenziale le presenze nelle sale dal 25 al 28
aprile. Ricalcata sul modello francese (oltralpe gli spettatori sono
aumentati di 4 milioni e mezzo) l’iniziativa si è concretizzata in un
“bigliettone” pagato a prezzo intero che ha consentito ai possessori
di vedere qualsiasi spettacolo successivo in una qualsiasi delle sale
aderenti a soli € 1,50 fino alla scadenza della promozione. In pratica
una full immersion di quattro giorni nei cinema che ha determinato
risultati importanti: ben 961.000 spettatori hanno usufruito
dell’opportunità, portando ad una crescita, rispetto agli stessi
giorni della settimana precedente (con il lunedì festivo in più) pari
al 150%. Il successo è assicurato fin dal giorno della partenza (lunedì
25 aprile), con 500 mila spettatori contro i 400 mila del 2004.
Al
di là dei ragguardevoli risultati, occorre sottolineare come la
lodevole iniziativa abbia spinto i distributori a raschiare il fondo dei
magazzini con un’offerta non certo eccelsa. Oltre alla ghiotta
occasione di recuperare qualche titolo scappato nei mesi precedenti
(scelta possibile solo nelle grandi città), i titoli in circolazione
erano “Missione Tata”, “Sahara”, “Il ritorno
del Monnezza”, “Be Cool”, “Ring 2”, “Troppo
belli”…
Quanto
alle tanto sbandierate sovvenzioni governative per promuovere l’estate
al cinema, alla fine di luglio ancora tutto tace. L’unico è il
circuito Medusa, in cui, per tutta l’estate, martedì e giovedì si
entra in due pagando un solo biglietto (“La guerra dei mondi”
esclusa, però).
L’ESTATE
AL CINEMA
C’è
poco da fare, l’estate in Italia continua ad essere nemica del cinema.
È inutile che i giornali continuino a strombazzare gli ottimi risultati
de “La guerra dei mondi”. Come già sottolineato il binomio
Steven Spielberg – Tom Cruise ha una forza che va al di là delle
stagioni e probabilmente incasserebbe comunque cifre da capogiro, sia a
Natale che a Ferragosto. Non ci si può quindi trincerare dietro a un
solo titolo per parlare di mercato estivo. Gli altri blockbuster si sono
difesi ma non hanno mantenuto le promesse. Sia “Batman begins”
che “Sin City” e l’ultimo episodio di “Star Wars”,
infatti, hanno debuttato bene ma hanno perso in fretta spettatori dopo
le prime due settimane di programmazione. Dietro i titoli guida,
comunque, c’è il vuoto. Tutti a dire che “Quo Vadis, Baby?”
si difende benissimo mantenendo un andamento costante nella classifica.
È vero, ma nel week-end di metà luglio ha incassato 34.000 euro,
posizionandosi in settima posizione. Roba da ventesimo posto durante le
altre stagioni. Il pubblico non va al cinema non solo per pigrizia o
disaffezione, ma anche perché i film non escono o escono malamente. Gli
stessi titoli vengono stiracchiati per settimane e, al di là dei soliti
noti, gli altri film che si affacciano nelle sale non hanno alcuna forma
di promozione.
Ecco
quindi mischiarsi alla rinfusa fondi di magazzino e titoli curiosi, (“La
sposa Siriana”, “Schegge di April”, “Koma”,
“Undead”, “Paparazzi”, “Gas”, “Il
magico mondo di Ella”, “Premonition”, “Ice
Princess”, “Connie e Carla”, “The Pusher”,
“Wimbledon”, “New York Taxi”, “Saved”,
“Il silenzio dell’allodola”, “Uncut”, “L’educazione
sentimentale di Eugenie”, “La piccola Lola”, “Danny
the dog”, “La mia vita a Garden State”, “One last
ride”, “Il silenzio tra due pensieri”, “Terror
island”, “Duma”, “The locals”, “Imaginary
heroes”, “Dear Frankie”, “Without a paddle”,
“Cose da fare prima dei 30”, “Never die alone”,
“Musica cubana”, “Licantropia”, “Blueberry”,
“Buffalo Soldiers, “Hotel”, “Il mio grosso
grasso amico Albert”, “Il mio amico a quattro zampe”,
“Legami sporchi”, “ControNatura”, “Coach
Carter”, “Diventeranno famosi”, “Willard”)
magari alcuni anche interessanti.
Alzi
la mano (professionisti e cinephile esclusi) chi riesce ad associare un
immagine, o un attore, o una storia, ai titoli elencati qui sopra tra
parentesi. E perché mai si dovrebbe investire in una incognita
totale la bellezza di € 7,50?
Diciamolo,
per decidere di andare al cinema in estate, con una offerta di questo
tipo, bisogna proprio amare l’azzardo!
I
film sono prodotti destinati al consumo e come tali hanno bisogno di
essere fatti conoscere per potersi aprire un varco nella sovrabbondanza
di sollecitazioni a cui siamo costantemente soggetti. Certo, non è
facile, ma non è rifugiandosi dietro ad un unico titolo in settecento
sale che si guarisce lo spettatore italiano dal mal di cinema. Così
come non è invadendo le sale con filmini, filmetti o filmacci che si può
riconquistare la fiducia, non perduta ma sicuramente incrinata, con il
pubblico.
SPIETATI
IN PRIMA LINEA:
INCONTRO
CON MARIO FERRARI, GESTORE DEL CINEMA CAPITOL DI FIORENZUOLA (PC)
L’incontro
con Mario Ferrari avviene una domenica uggiosa di fine febbraio al
cinema Capitol di Fiorenzuola, in provincia di Piacenza. Il film che si
proietta è “Mi presenti i tuoi” e la chiacchierata si svolge tra
uno spettacolo e l’altro, mentre un pubblico in prevalenza di
teen-ager entra ed esce dalla sala attaccato al cellulare o fiutando
pop-corn. Mario Ferrari alterna il racconto della sua esperienza con il
ruolo di factotum all’interno della sala, dove passa dalla sala
proiezione al bar, con rapide puntate alla cassa nei pochi momenti in
cui non è presente la fida cassiera Roberta.
COME
TUTTO È COMINCIATO
Questo è un
cinema che è stato chiuso per 10 anni, a causa della grande crisi degli
anni Ottanta che ha visto chiudere moltissime sale. Poi è stato
riaperto con un grosso sforzo da parte del comune che ha preso in
affitto dal proprietario la sala e ha fatto una gara per affidare la
gestione. L’affitto
pagato dal comune è assolutamente fuori mercato, paga 75.000.000 (di lire n.d.r.) di affitto all’anno,
una cosa folle, ma il comune aveva una precisa volontà di aprire una
sala cittadina. Noi, che abbiamo vinto la gara, paghiamo al comune
18.000.000 (di lire n.d.r.) all’anno. Siamo una cooperativa di Reggio
Emilia. Gestiamo in città il cinema d’essai di Puianello.
Partecipando alla gara indetta dal comune di Fiorenzuola intendevamo
proprio esportare un modello che non ha riscontro nel piacentino e poco
nel parmense. Assieme a noi hanno partecipato alla gara altri cinque
soggetti privati e l’offerta maggiore dopo la nostra era di tre
milioni e mezzo all’anno, perché quando c’è di mezzo l’ente
locale il privato vede sempre l’occasione per speculare. Ed eravamo in
un’epoca, parlo di sette anni fa, in cui la penetrazione delle
multisale non si era ancora verificata, quindi dal punto di vista
commerciale una monosala cittadina poteva ancora essere appetibile. Se il bando venisse fatto adesso, con tutta
probabilità non si presenterebbe nessuno.
NON
SOLO CINEMA COMMERCIALE
Abbiamo quindi
dato il via a una gestione che attraverso le prime visioni cerca di
mantenere sotto il profilo economico l’andamento della sala e poi
abbiamo iniziato a ciclo continuativo la rassegna d’essai e
l’attività con le scuole, perché il nostro fine è la promozione culturale, quindi far sì che i film che riteniamo importanti
abbiano visibilità. Almeno un giorno fisso alla
settimana è quindi destinato alla programmazione d’essai, attraverso
rassegne tematiche, ma non solo. In più abbiamo in piedi il discorso
con le scuole al mattino. In questi casi non pretendiamo di avere il
cinema pieno (la maggior parte dei gestori fa pagare 2 o 3 euro ma vuole
600 presenze). Faccio proiezioni anche per 70 o 80 ragazzi. Il ritorno
economico non è facile da conseguire. L’unico pagato sono io e lo
sono poco e in pratica sono un factotum perché oltre a gestire la
programmazione faccio anche le pulizie e proietto. Gli altri che
gravitano intorno alla sala, come la cassiera, lo fanno a livello di
volontariato. L’ottimo sarebbe puntare a un allungamento della
stagione spalmato nei dodici mesi, in modo da avere costantemente un
ritorno economico e non un periodo di vuoto di tre o quattro mesi, in
cui comunque le spese si continuano a pagare. Al riguardo, bisogna
considerare anche un problema, che in genere viene sottaciuto: manca un prodotto interno forte.
DOVE
SONO I FILM ITALIANI?
Mentre in
Francia e Inghilterra ogni anno ci sono dai sette ai dieci titoli
nazionali che sono in grado di tenere su il mercato, in Italia, se si
eccettuano i prodotti della comicità natalizia o qualche evento
episodico tipo Ozpetek o Muccino (anche se si tratta di film più vicini
alla frontiera del cinema d’autore, un cinema d’autore più morbido
che intercetta fasce più ampie) troviamo il nulla. Manca
un’industria, il cinema di genere. Non
c’è più il produttore, quello che, ad esempio, acquista i diritti di
un libro, ingaggia un regista e gli fa fare un film su commissione. Il suo ruolo è praticamente scomparso. Come si è arrivati
a tale deriva è questione complessa. Secondo me abbiamo
troppo a lungo celebrato i maestri. E non ci
sono esempi di grandi maestri che producano qualche debutto. Forse
Moretti, oppure Olmi, con la sua scuola di cinema, anche se si tratta
perlopiù di autori che clonano la loro idea di cinema piuttosto che
cercare il nuovo. Si
continua a guardare indietro e non si riesce ad andare avanti. E poi il sistema dei finanziamenti dello stato resta un
mistero: vengono finanziati progetti basati su soggetti e sceneggiature
allucinanti. Secondo me bisognerebbe limitare l’autorialità,
lasciando la libertà creativa solo laddove si cela effettivamente
l’autore. Poi abbiamo una serie di autori sui generis. Ad esempio
Paolo Benvenuti, che lavora al Provveditorato e fa film molto belli come
“Gostanza da Libbiano” che però non ha visto nessuno.
Quest’anno mi ha fatto arrabbiare un film come “La spettatrice”,
film dalle tematiche interessanti ma con una povertà disarmante nella
messa in scena. Da un’altra parte un film così sarebbe stato fatto
con i crismi dell’industria.
LA
REALTÀ DELLA PROVINCIA
Tornando alla realtà di
Fiorenzuola, è sempre stata consuetudine che nelle sale di provincia i
film arrivassero quando erano ormai cotti. Poi c’è stato un
cambiamento di atteggiamento da parte della distribuzione con l’avvio
delle contemporanee, cioè con l’uscita “in battuta” su tutto il
territorio nazionale. Ricordo che anche noi abbiamo fatto
“Salvate il soldato Ryan” in battuta, “Truman
Show” in battuta”. In questo modo siamo riusciti a partire con
il piede giusto facendo incassi importanti. La reazione degli esercenti
classici è stata di chiedere più copie dello stesso film in modo da
coprire in modo più completo, anche se a rischio saturazione, la città.
Le condizioni applicate dalla distribuzione prevedevano a quel tempo,
per i primi dieci giorni, unicamente una percentuale sull’incasso: 48%
la prima settimana, poi 45% e così via a scalare. Negli ultimi anni
non si va quasi mai oltre la seconda settimana
perché la durata commerciale dei film si è notevolmente ridotta.
In sei anni abbiamo fatto la terza settimana solo con “Chiedimi se
sono felice” di Aldo, Giovanni e Giacomo. Quando poi sono arrivate
le multisale la situazione è ovviamente cambiata perché queste
strutture vogliono fagocitare tutto il mercato; i distributori li
favoriscono e succede che per strozzare il piccolo esercizio
stabiliscono dei minimi garantiti. Per fare un film “in battuta”,
se si tratta di un capo-listino, la distribuzione chiede € 2.500 di
minimo garantito. Per riuscire a tirarlo su, in genere ci riesco, ma
finisce che anziché il 48%, gli lascio il 70%. È un’operazione di
strozzinaggio. A volte poi, per titoli particolarmente importanti, la
distribuzione impone anche l’obbligo di programmare altri titoli in
momenti specifici. E questo è vietato, sottolineo vietato! Ora
hanno aumentato i minimi garantiti anche sui film di rassegna, prima
costava trecentomila lire, ora costa duecento euro. In città le
battaglie vengono fatte sulla tenitura, ad esempio ti danno un certo
titolo a patto che tu lo tenga almeno un mese.
LA
CONCORRENZA DELLE MULTISALE
Il lancio europeo delle
multisale è stato condizionato dal successo avvenuto in Inghilterra,
dove la penetrazione è stata totale. Ora il 98% dei cinema è in
complessi multiplex, quindi la monosala è praticamente scomparsa. La
conseguenza diretta è stata un aumento dell’affluenza e un grosso
ritorno economico per la produzione. Questo modello applicato in
Europa non ha prodotto gli stessi risultati. In Italia, infatti, a
un aumento degli schermi non è corrisposto un aumento del pubblico, con
una conseguente riduzione della redditività media per sala. Il pubblico
è rimasto invariato ma ha finito per ripartirsi su più sale, al punto
che un complesso come il CineStar di Piacenza con 10 sale, che fa il 70%
del mercato della regione, va a pareggio con la vendita di popcorn e
caramelle. Loro guadagnano sull’ammortamento dell’investimento, che
per un multiplex è di circa 35 miliardi. Poi adesso avverrà la svolta
digitale che rivoluzionerà ulteriormente il mercato eliminando i costi
elevatissimi della stampa delle pellicole di ogni film. Il multiplex
ha ridiscusso la distribuzione degli incassi. Prima succedeva che in
un anno otto o dieci film incassavano una barca di soldi e gli altri si
dividevano le briciole, ora invece c’è stato un livellamento perché
manca la fase preliminare della scelta. I ragazzetti si danno
appuntamento al multiplex e scelgono quello che c’è a quell’orario.
Ovviamente questa politica porta grandi incassi a film che non
valgono niente, ma mina il futuro del prodotto di qualità che rischia
di passare totalmente inosservato. Anche la qualità non è poi così
eccelsa come dicono. Spesso si tratta di sale molto larghe e poco
profonde, con schermi grandi ma se non sei in quei venti posti centrali
rischi di non avere una buona qualità di visione. Penso che il
cinema dei multiplex stia sempre più andando verso l’industria
dell’intrattenimento e si allontani in modo sempre più preoccupante
dal cinema come prodotto culturale.
GLI
INCASSI DELLA STAGIONE
Parlando di incassi, quest’anno sembra andare
particolarmente male. Gennaio e febbraio sono in calo rispetto
all’anno scorso. Sì, abbiamo avuto Bridget Jones, ma l’anno
scorso ci sono stati “L’ultimo Samurai” e “Il Signore
degli Anelli” e un titolo può fare la differenza della stagione.
Anche il Natale è stato in calo. C’è stato anche un giorno in meno,
ma il più visto, cioè “Shrek 2”, ha comunque fatto a
livello nazionale sette o otto milioni di euro in meno di Pieraccioni
l’anno scorso. Era più logico mettere “Shrek 2”in estate e
lasciare spazio a “Gli Incredibili”, ma senza il film della
Dremworks il Natale sarebbe stato fallimentare. È il prodotto che
manca.
Penso che lo Stato dovrebbe preoccuparsi di
proteggere dei presidi di cinema d’essai in cui le logiche sono altre
rispetto al profitto e le case di distribuzione dovrebbero indirizzarsi
verso quest’ottica, invece tendono a fare dei consorzi che prediligono
il proprio prodotto rischiando di limitare la visibilità di titoli
importanti.
Si devono tenere in considerazione altri elementi che hanno
comportato una modifica pesante dell’esercizio cinematografico. Ora,
ad esempio, il gettito in sala, il cosiddetto box office, rappresenta
circa il 25% della resa di un film. Oramai sappiamo tutti che l’home
video ha superato la sala cinematografica e il Dvd ha superato la
videocassetta. Prima, quindi, dovevi uscire in sala per incassare il
più possibile, ora invece l’uscita in sala è più che altro una
vetrina per lanciare i canali secondari di sfruttamento che sono quelli
più redditizi. È anche per questa ragione che le finestre tra
l’uscita in sala e quella in video si sono notevolmente ridotte, per
favorire la penetrazione del prodotto nel minor tempo possibile.
CURIOSITÀ
·
Secondo Carlo Verdone la scelta dei titoli è importante e
quest’anno è stata particolarmente scellerata: “Banali,
ripetitivi, incomprensibili, inadatti a fissarsi nella memoria dello
spettatore, compreso quello più attento, “Nel mio amore”,
“Le conseguenze dell’amore”, “L’amore ritrovato”,
è possibile far uscire contemporaneamente tre film con titoli tanto
simili? “Una talpa al bioparco”, ma qualcuno si è posto il
problema che il settanta per cento degli spettatori non sa cosa
significhi “bioparco”?
·
Il film che ha incassato di più nel mondo nel 2004
è “Shrek 2”, che raggiunge la ragguardevole cifra di 903
milioni di dollari. Al secondo posto troviamo “Harry Potter e il
prigioniero di Azkaban” e al terzo “Spiderman 2”. Tra i
primi 125 titoli non figura nessun italiano
·
Il film che ha incassato di più in Europa nel 2004
è ancora “Shrek 2”, che ha totalizzato oltre 43,1 milioni di
biglietti. La prima pellicola europea è “Che pasticcio, Bridget
Jones!”, ma è solo decima. I primi nove film sono tutte
produzioni U.S.A.
·
Secondo le stime dell’Annuario di MEDIA Salles
“European Cinema Yearbook – 2004 advance edition”, presentato a
fine dicembre 2004 a Roma, gli spettatori in Europa nel 2003 sono
stati 940 milioni, ripartiti su 29.200 schermi
·
Nel 2004, in Europa, per la seconda volta dal 1990, si è
superata la soglia di un miliardo di biglietti venduti
·
Al 1° gennaio 2004, in Europa, i multiplex
sono 899 per un totale di 9.687 sale
·
A giugno 2004 gli schermi digitali
sul pianeta sono 244, di cui 37 in Europa
·
La pirateria rappresenta una quota di fatturato
perso superiore al 30%
·
Il 17 marzo 2005 vengono consegnati a Roma gli “Italian
Dvd Awards”che premiano “Il Signore degli Anelli – Il
ritorno del Re” come Migliore Dvd del 2004. Migliore Dvd
Italiano viene invece riconosciuto “L’amore molesto” e Migliore
Dvd di animazione “Alla ricerca di Nemo”.
·
La U.I.P. è la casa di distribuzione che ha incassato
di più nella stagione con € 104.063.000 contro i € 60.953.240
della Buena Vista International Italia, al comando l’anno
scorso. Medusa Film è al terzo posto con € 52.387.540. Tra i film distribuiti dalla U.I.P., tre enormi
successi come “Shrek 2”, “Mi presenti i tuoi” e
“La guerra dei mondi”.
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