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Nel cuore, nell’anima:
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SE MI LASCI TI CANCELLO –
Michel Gondry
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CLEAN – Olivier Assayas
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ROIS ET REINE – Arnaud Desplechin
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WILD SIDE – Sebastien
Lifshitz
Piantati in testa:
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SPARTAN
– David Mamet
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LE
AVVENTURE ACQUATICHE DI STEVE ZISSOU – Wes Anderson
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SE MI LASCI TI CANCELLO – Michel Gondry (again)
Vagano vagano vagano:
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TROPICAL MALADY - Apichatpong
Weerasethakul
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CAFÉ LUMIERE – Hou
Hisao Hsien
Nonsolofilm:
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ANOTHER EVENING – Bill T. Jones/ Arnie
Zane Dance Company
Costruito e
improvvisato, meccanico e primitivo, impegnato e soave,
sociale e intimo, un occhio al proprio ombelico e l’altro al
mondo: all’ombra di un totem della danza contemporanea lo spettacolo
totale riflette su se stesso e sull’altro.
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BONE BOMB – Brian Eno
L’album
che i fan attendevano da anni (l’incantevole ANOTHER DAY ON EARTH) si
chiude con un brano di bellezza lunare che rende vani ascolti di lustri (one
of the odder and more intriguing death songs I’ve heard in recent years
– Bill Meyer - Dusted Review).
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OBLIO – David Foster Wallace
A cosa serve finire
una storia quando si è padroni come nessuno delle regole della
narrazione? Se per concepire il racconto perfetto basta inserire
l’automatico perché mai scriverlo? Wallace, completamente dimentico
della necessità di avvincere il lettore e tutto proteso a sfidare se
stesso, oramai concepisce la letteratura come campo di sperimentazione:
sonda le possibilità della narrazione e offre al pubblico uno scrigno di
scrittura pura, senza artifici, senza trucchetti, senza alibi o
giustificazioni. Inarrivabile.
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Aphex Twin al Traffic Festival
Gesù Gesù.
 Stagione indubbiamente incolore quella
passata e proprio per questo si fa presto a nominare le cose che,
nonostante l’avversa congiuntura, ci sono rimaste dentro, impigliate a
qualcosa o ancora in circolo in cerca di un organo che le ospiti. Il cuore
parla francese: SE MI LASCI TI CANCELLO batte sì bandiera americana,
attraversando sicuro il sentiero che porta dalla ragione al sentimento (e
a ritroso), ma non ci si stancherà di attribuirlo al suo regista
(francese, per l’appunto) della cui statura artistica si hanno prove
inconfutabili da anni. CLEAN è meravigliosa semplicità senza aggettivi:
pochissimi, oggi, hanno il senso dell’immagine di Assayas, un film
girato così è un regalo fatto ai nostri occhi. WILD SIDE è una ferita
che dilania lo schermo, il belga Lifshitz un autore di maturità
espressiva impressionante; ROIS ET REINE, consueta riprova della miopia
del sistema distributivo italiano: un film che tocca, sublime, ogni
estremo senza un secondo di affanno.
E a proposito di Francia, ecco una cinematografia che scoppia di salute:
5X2, la solita maniera spudorata del grande (incompreso) Ozon; 36 QUAI DES
ORFEVRES, omaggia il polar, con affetto e solo un pizzico di affettazione,
LUCI NELLA NOTTE, l’ambiguità che aspetta di esplodere dopo la visione;
LA SCHIVATA il lucido racconto della realtà privo di –ismi.
 La mente dice USA, si parli dei glaciali teoremi filmici di Mamet o delle
opere che schivano (schifano?) gli sguardi vergini come lo strafottente e
multistratificato ZISSOU. Una menzione alla notte veramente
americana di COLLATERAL.
L’Oriente continua a concepire film di tutti i tipi, dal blockbuster più
astuto, al lavoro d’arte più ostico e ci
regala l’amabile furbata OLD BOY, la definitiva consacrazione di
Kim Ki-Duk, TWO SISTERS; il vagare ossessivo interno è
dello splendido e invisibile (perché improponibile) CAFÉ LUMIERE
di Hou Hisao Hsien e del suicidale TROPICAL MALADY.
La delusione del 2005 è per l’atteso HEIMAT 3 che non ha neanche il
pallore della magia passata, bilanciata dal ritorno di un Almodovar di
tutto rispetto (LA MALA EDUCACION).
Per quel che concerne i videoclip, nella generale opacità:
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BLACK TAMBOURINE/Beck –
Associates in sciences
Il californiano opta per tre animazioni e tre collettivi (Shynola
per E-PRO e, molto meno convincente, Mumbleboy per HELL YES) per
promuovere il suo GUERO: su tutti BLACK TAMBOURINE, orgia di segni
a forma di Beck. |
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GIRL/Beck -
Motion Theory
Sembra il solito video del rocker che cammina cantando ma
l’idea è in agguato. E divora tutto.
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KRAFTY/New Order – Johan Renk
Gira che ti rigira amore bello. Il pezzo si dimentica, il
video proprio no.
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HOPE THERE’S SOMEONE/Antony
& The Johnsons – Glen Fogel
L’artista Glen Fogel, art (enfant) prodige americano, con
primi piani rallentati in sequenza dà piena vita al melò
trasgender di Antony. Andy Warhol avrebbe apprezzato. Miglior
video dell’anno. |
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THE BOXER/ The Chemical
Brothers – Ne-o
Una palla da basket impazzita segue i ritmi del brano senza
perdere un colpo. Spudoratamente gondryano ma fatto proprio bene e
innegabilmente divertente. |
Non rientra nel discorso dei videoclip RUBBER
JOHNNY
di Chris Cunningham, che
è un vero e proprio cortometraggio con musiche di Aphex Twin, e che solo
per la difficile visibilità e la sua durata non pongo in testa alle mie
visioni stagionali. Dove stiano pulsando le immagini più devastanti
dell’annata ve lo lascio immaginare.
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