I
FILM
DELL’ANNO 2004-2005
A parte “Mare Dentro”
(mio personale film dell’anno), per gli altri titoli nelle tre categorie
l’ordine è rigorosamente alfabetico.
I
BELLI MARE
DENTRO: un tema forte come l’eutanasia, un attore in stato di grazia
(Javier Bardem), una sceneggiatura perfetta, una regia al servizio
di racconto e una sensibilità straordinaria che permea la narrazione
rendendo il film un’esperienza profonda di grande forza comunicativa 5
X 2:
non un semplice esercizio di stile, ma la messa a nudo delle pulsioni in
un impietoso, quanto veritiero, ritratto di coppia DONNIE
DARKO: horror,
commedia, dramma o fantascienza? Il film di Richard Kelly attraversa i
generi per costruire un originale ritratto adolescenziale immerso nella
realtà tutta spalline e ciuffi impossibili degli anni ottanta L’ESQUIVE :
essere
giovani nella periferia parigina, dove la convivenza di razze diverse non
sfocia solo in odio razziale; finalmente una visione dell’adolescenza
che evita i luoghi comuni ed è capace di mettere in scena personaggi in
cui è bello credere OLD
BOY : il
regista Park Chan-Wook immerge lo spettatore nella visceralità della sua
visione, che seduce proprio per il prezioso equilibrio tra grammatica del
cinema e sguardo irrazionale SHREK
2: uno
dei pochi sequel che non delude: tecnica sofisticata, ritmo indiavolato,
grasse risate, narrazione appassionante, personaggi memorabili. Che volere
di più? LE
DELUSIONI ALEXANDER:
rilettura
di un mito in chiave kitsch LE
CHIAVI DI CASA: lodevoli
gli intenti, ma il risultato si perde nella solita visione edificante
dell’handicap, solo nella parte finale tenuta sotto controllo LE
CROCIATE: da
un film costruito per compiacere una platea mondiale si spera almeno di
partecipare al grande spettacolo, invece, tolte le scene di battaglia, si
fatica a stare svegli CUORE
SACRO: l’afflato
mistico di Ozpetek inciampa nel buonismo LA
FEMME DE GILLES : dopo
“Una relazione privata” da Frederic Fonteyne ci si aspettava più
ironia, mentre il risultato non va oltre una ben fotografata, quanto
prevedibile, grevità FERRO
3: perché
è piaciuto così tanto questo film? IO,
ROBOT: più
che un film, un lungo spot; Will Smith, più che un attore, un testimonial MILLION
DOLLAR BABY: perché
quando si parla di Clint Eastwood la maggior parte finisce per annullare
lo spirito critico? POLAR
EXPRESS: raggelante esperimento tecnico
grondante zucchero PRIMA
DEL TRAMONTO: pensavo
fosse amore invece era un calesse LA
SPOSA TURCA: una
banale telenovela spacciata per film d’autore THE
TERMINAL:
Spielberg e la commedia continuano a non andare d’accordo VENTO
DI TERRA: storia
di ordinario degrado con tutte le tappe di una via crucis più che
codificata; “Tornando a casa” osava molto di più THE
VILLAGE: il
Shyamalan touch continua a dare segni di cedimento I
BRUTTI CATWOMAN:
non
basta uno stile laccato a sostanziare il vuoto della sceneggiatura UNA
CASA ALLA FINE DEL MONDO: come
rovinare un romanzo riuscito svuotandolo di significato. E questo
nonostante la sceneggiatura sia dello stesso Michael Cunningham autore del
testo letterario! DUE
FRATELLI:
tremenda favola che punta sulla bellezza delle due tigri protagoniste, ma
deve fare i conti con sceneggiatura, regia e recitazione da avanspettacolo
IL
FANTASMA DELL’OPERA: quando
il trash non ha limiti GODSEND:
ennesimo
De Niro in saldo per un piattissimo horror che tedia e, cosa più grave,
non spaventa MY
SUMMER OF LOVE: opera
pretenziosa che ha l’aria di voler dire tanto, ma lascia la sensazione
di avere detto pochissimo OCEAN’S
TWELVE: i
divi in vacanza si divertono come pazzi; noi, un bel po’ meno. Una cosa
è certa: il prossimo filmino delle loro “simpaticissime bighellonate”
(il preannunciato capitolo “thirteen”) avrà almeno uno spettatore in
meno! OVUNQUE
SEI: insalvabile
tentativo di Michele Placido di uscire dalla banalità di tanto cinema
italiano; della serie “quando le buone intenzioni non bastano” RING
2:
è possibile trasformare uno spunto originale in una più che ordinaria
storia di possessione? Ma, soprattutto, è possibile addormentarsi durante
un horror?
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