I FILM DELL’ANNO 2004-2005

Come ogni fine luglio, è tempo di bilanci per il cinema. Partendo dall’inizio della stagione, è Venezia a regalare il film più bello dell’anno, il toccante “Mare Dentro” di Alejandro Amenabar. Nel corso degli undici mesi successivi film interessanti si alternano a parecchie delusioni, con tanti autori affermati che non sempre mantengono le aspettative e poche nuove scoperte in grado di accendere un inaspettato entusiasmo. Ma sono tempi grami e il cinema non può che riflettere la decadenza che si respira ovunque. Come ogni anno non mancano, infine, i film “brutti e basta”.

A parte “Mare Dentro” (mio personale film dell’anno), per gli altri titoli nelle tre categorie l’ordine è rigorosamente alfabetico.

 

I BELLI

MARE DENTRO: un tema forte come l’eutanasia, un attore in stato di grazia  (Javier Bardem), una sceneggiatura perfetta, una regia al servizio di racconto e una sensibilità straordinaria che permea la narrazione rendendo il film un’esperienza profonda di grande forza comunicativa

5 X 2: non un semplice esercizio di stile, ma la messa a nudo delle pulsioni in un impietoso, quanto veritiero, ritratto di coppia

DONNIE DARKO: horror, commedia, dramma o fantascienza? Il film di Richard Kelly attraversa i generi per costruire un originale ritratto adolescenziale immerso nella realtà tutta spalline e ciuffi impossibili degli anni ottanta

L’ESQUIVE : essere giovani nella periferia parigina, dove la convivenza di razze diverse non sfocia solo in odio razziale; finalmente una visione dell’adolescenza che evita i luoghi comuni ed è capace di mettere in scena personaggi in cui è bello credere

OLD BOY : il regista Park Chan-Wook immerge lo spettatore nella visceralità della sua visione, che seduce proprio per il prezioso equilibrio tra grammatica del cinema e sguardo irrazionale

SHREK 2: uno dei pochi sequel che non delude: tecnica sofisticata, ritmo indiavolato, grasse risate, narrazione appassionante, personaggi memorabili. Che volere di più?

 

 

LE DELUSIONI

ALEXANDER: rilettura di un mito in chiave kitsch

LE CHIAVI DI CASA: lodevoli gli intenti, ma il risultato si perde nella solita visione edificante dell’handicap, solo nella parte finale tenuta sotto controllo

LE CROCIATE: da un film costruito per compiacere una platea mondiale si spera almeno di partecipare al grande spettacolo, invece, tolte le scene di battaglia, si fatica a stare svegli

CUORE SACRO: l’afflato mistico di Ozpetek inciampa nel buonismo

LA FEMME DE GILLES : dopo “Una relazione privata” da Frederic Fonteyne ci si aspettava più ironia, mentre il risultato non va oltre una ben fotografata, quanto prevedibile, grevità

FERRO 3: perché è piaciuto così tanto questo film?

IO, ROBOT: più che un film, un lungo spot; Will Smith, più che un attore, un testimonial

MILLION DOLLAR BABY: perché quando si parla di Clint Eastwood la maggior parte finisce per annullare lo spirito critico?

POLAR EXPRESS: raggelante esperimento tecnico grondante zucchero

PRIMA DEL TRAMONTO: pensavo fosse amore invece era un calesse

LA SPOSA TURCA: una banale telenovela spacciata per film d’autore

THE TERMINAL: Spielberg e la commedia continuano a non andare d’accordo

VENTO DI TERRA: storia di ordinario degrado con tutte le tappe di una via crucis più che codificata; “Tornando a casa” osava molto di più

THE VILLAGE: il Shyamalan touch continua a dare segni di cedimento

 

 

I BRUTTI

CATWOMAN: non basta uno stile laccato a sostanziare il vuoto della sceneggiatura

UNA CASA ALLA FINE DEL MONDO: come rovinare un romanzo riuscito svuotandolo di significato. E questo nonostante la sceneggiatura sia dello stesso Michael Cunningham autore del testo letterario!

DUE FRATELLI: tremenda favola che punta sulla bellezza delle due tigri protagoniste, ma deve fare i conti con sceneggiatura, regia e recitazione da avanspettacolo

IL FANTASMA DELL’OPERA: quando il trash non ha limiti

GODSEND: ennesimo De Niro in saldo per un piattissimo horror che tedia e, cosa più grave, non spaventa

MY SUMMER OF LOVE: opera pretenziosa che ha l’aria di voler dire tanto, ma lascia la sensazione di avere detto pochissimo

OCEAN’S TWELVE: i divi in vacanza si divertono come pazzi; noi, un bel po’ meno. Una cosa è certa: il prossimo filmino delle loro “simpaticissime bighellonate” (il preannunciato capitolo “thirteen”) avrà almeno uno spettatore in meno!

OVUNQUE SEI: insalvabile tentativo di Michele Placido di uscire dalla banalità di tanto cinema italiano; della serie “quando le buone intenzioni non bastano”

RING 2: è possibile trasformare uno spunto originale in una più che ordinaria storia di possessione? Ma, soprattutto, è possibile addormentarsi durante un horror?

 

 

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