I FILM DELL’ANNO 2004-2005

(in ordine tenacemente voluto)

FERRO 3 – Kim Ki-Duk
LA SAMARITANA – Kim Ki-Duk
SE MI LASCI TI CANCELLO – Michel Gondry
THE VILLAGE – Monaj Night Shyamalan
LA SCHIVATA – Abdellatif Kechiche
LA NIÑA SANTA – Lucrecia Martel

 

Amore su tutto: sarebbe volgare pescare un solo titolo nella mirabolante accoppiata di Kim Ki-Duk, sontuosa realtà del cinema odierno, quindi la riporto letteralmente senza pudori di sorta. Non solo: anche il gioiello di Gondry è un cantico al sentimento, scomoda scheggia surrealista sulla platea appisolata. Si ride, si piange: ma è la somma perfezione della messinscena a commuovere davvero. La colonna THE VILLAGE restituisce uno Shyamalan compiuto appieno ed intaglia nel terrore la maggiore evocazione dell’America contemporanea. Fra le prelibatezze francesi, già affrontate altrove, potrei indicare la prodigiosa conferma di Ozon (5X2) o l’allucinazione di Cedric Kahn (LUCI NELLA NOTTE) ma ad entrambi preferisco il fascino rabbioso della rivelazione LA SCHIVATA: carne e sangue, insulto e poesia. Letteralmente incantevole il “piccolo” film argentino della Martel: LA NIÑA SANTA sovrasta bunuelianamente ogni borghesia (fisica e interiore) ed azzera la narrazione, limitandosi finalmente a rappresentare. Contro il bieco cinema dimostrativo il senso è noioso, il dubbio resta nell’aria.

Vogliamo parlare di brutti film? E perché, poi? Dinanzi ad un’annata macchiata da parecchie delusioni, all’estero (Amenabar, Wenders, Loach, Eastwood, Wes Anderson) ma soprattutto da noi (Placido, Chiesa, Amelio, Giordana), spicca il brio autoctono de LE CONSEGUENZE DELL’AMORE, film italiano dell’anno (seguito dalla folgorante De Lillo de IL RESTO DI NIENTE); detto della filastrocca stagionale sull’infame distribuzione (Godard, Greenaway… dove siete?), se alcuni guadagnano la mia stima (il coraggioso Van Sant, l’estremo THE WOODSMAN), altri si lasciano amare incondizionatamente (un macroscopico Gitai, De Oliveira, ancora intoccabile ne IL QUINTO IMPERO; il fulgido e commovente Rivette di MARIE ET JULIEN). La mia sorpresa: INGANNEVOLE IL CUORE di Asia Argento, candore e devianza attraverso l’occhio di un bambino. Non ci avrei scommesso un centesimo, talvolta è dolce il perdere.

 

Tre delizie da recuperare fuori dalla sala:

î          Invisibile dell’anno: SHIJIE – Jia Zhangke (Venezia 2004, in concorso)

î          DVD dell’anno: QUEL GIORNO – Raoul Ruiz

î          Prima visione TV dell’anno: SARABANDA – Ingmar Bergman

 

 

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