I
FILM
DELL’ANNO 2004-2005
(in ordine tenacemente voluto) FERRO
3 – Kim Ki-Duk Amore su tutto: sarebbe volgare pescare un solo titolo
nella mirabolante accoppiata di Kim Ki-Duk, sontuosa realtà del cinema
odierno, quindi la riporto letteralmente senza pudori di sorta. Non solo:
anche il gioiello di Gondry è un cantico al sentimento, scomoda scheggia
surrealista sulla platea appisolata. Si ride, si piange: ma è la somma
perfezione della messinscena a commuovere davvero. La colonna THE VILLAGE
restituisce uno Shyamalan compiuto appieno ed intaglia nel terrore la
maggiore evocazione dell’America contemporanea. Fra le prelibatezze
francesi, già affrontate altrove, potrei indicare la prodigiosa conferma
di Ozon (5X2)
o l’allucinazione di Cedric Kahn (LUCI
NELLA NOTTE) ma ad entrambi preferisco il fascino rabbioso della
rivelazione LA SCHIVATA: carne e sangue, insulto e poesia. Letteralmente
incantevole il “piccolo” film argentino della Martel: LA NIÑA
SANTA sovrasta bunuelianamente ogni borghesia (fisica e interiore) ed
azzera la narrazione, limitandosi finalmente a rappresentare. Contro il
bieco cinema dimostrativo il senso è noioso, il dubbio resta nell’aria. Vogliamo parlare di brutti film? E perché, poi? Dinanzi ad
un’annata macchiata da parecchie delusioni, all’estero (Amenabar,
Wenders, Loach, Eastwood, Wes Anderson) ma soprattutto da noi (Placido,
Chiesa, Amelio, Giordana), spicca il brio autoctono de LE
CONSEGUENZE DELL’AMORE, film italiano dell’anno (seguito dalla
folgorante De Lillo de IL
RESTO DI NIENTE); detto della filastrocca stagionale sull’infame
distribuzione (Godard, Greenaway… dove siete?), se alcuni guadagnano la
mia stima (il coraggioso Van
Sant, l’estremo THE
WOODSMAN), altri si lasciano amare incondizionatamente (un
macroscopico Gitai, De Oliveira, ancora intoccabile ne IL
QUINTO IMPERO; il fulgido e commovente Rivette di MARIE
ET JULIEN). La mia sorpresa: INGANNEVOLE
IL CUORE di Asia Argento, candore e devianza attraverso l’occhio di
un bambino. Non ci avrei scommesso un centesimo, talvolta è dolce il
perdere. Tre delizie da recuperare fuori dalla sala: î
Invisibile dell’anno: SHIJIE
– Jia Zhangke (Venezia 2004, in concorso) î
DVD dell’anno: QUEL
GIORNO – Raoul Ruiz î
Prima visione TV dell’anno: SARABANDA
– Ingmar Bergman
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