MIGLIOR FILM  2003/04

 

      2     1  3
 

 

1)         LE VALIGIE DI TULSE LUPER - La Storia di Moab  
Peter Greenaway

2)            KILL BILL  -  Quentin TARANTINO

3)            BUONGIORNO NOTTE  -  Marco BELLOCCHIO

4)            ALLA RICERCA DI NEMO  -  A. STANTON, L. UNKRICH

5)            LE REGOLE DELL'ATTRAZIONE  -  Roger AVARY

6)            THE DREAMERS   -   Bernardo BERTOLUCCI
7)            PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO...  -  KIM Ki-Duk
8)            APPUNTAMENTO A BELLEVILLE   -   Sylvain CHOMET
9)            PRIMO AMORE   -   Matteo GARRONE
10)          BIG FISH   -   Tim BURTON
11)          IL SIGNORE DEGLI ANELLI - Il Ritorno del Re - Peter JACKSON
12)          UN FILM PARLATO - Manoel DE OLIVEIRA

 

   


REPORTAGE STAGIONE CINEMATOGRAFICA 2003-2004

 


LUCA BARONCINI

(in ordine alfabetico)


Annata particolarmente scarsa, con tanti, troppi, film brutti. Soprattutto la seconda parte della stagione è stata un susseguirsi di delusioni, con una demotivante serie di titoli sulla carta promettenti, che la visione ha poi drasticamente ridimensionato. Ma ecco la mia classifica personale, con le solite aggiunte relative ai film insalvabili e a quelli che hanno deluso le aspettative (elenco, per questa stagione, particolarmente nutrito).
Quando si parlava di un Festival di Venezia tutto sommato discreto, non ci si aspettava di sicuro che sarebbe stato il periodo migliore dell'anno e il più ricco di sostanza cinematografica.

L’ordine è rigorosamente alfabetico.

 

I BELLI

ALLA RICERCA DI NEMO: gioiello in computer grafica della Pixar che unisce ai prodigi della tecnica la consueta abilità narrativa

BUONGIORNO, NOTTE: Bellocchio affronta un tema spinoso con piglio personale e originalità non dimenticando il cinema

THE DREAMERS: un pregevole rigore formale che riesce a comunicare, dal buco della serratura, il fermento e le contraddizioni di un'epoca

IL GENIO DELLA TRUFFA: sceneggiatura ad orologeria, interpreti convincenti e regia di classe. Chi l'ha detto che la commedia è un genere minore?

LE INVASIONI BARBARICHE: Arcand racconta la morte e l'imbarbarimento di una civiltà e lo fa con grande umanità; più dell'aspetto visivo colpisce l'impianto narrativo e la strepitosa direzione degli attori

IL RITORNO: conflitti, mistero e una tensione crescente per un debutto folgorante capace di infondere suggestione ad ogni inquadratura

 

I BRUTTI

L'ACQUA ... IL FUOCO: la Ferilli si sdoppia in tre per raccontare tre donne che non esistono più e forse non sono mai esistite

JAGODA: FRAGOLE AL SUPERMARKET: ennesima zavorra dall'Est con pretese, mal riposte, di critica sociale

LA PASSIONE DI CRISTO: brutto e basta

PORNOCRAZIA: ultimo in ordine di arrivo (è uscito il 9 luglio), ma tra i primi per presunzione e senso del ridicolo

TRE METRI SOPRA IL CIELO: stupidario generazionale che si compiace del  vuoto che celebra

TWENTYNINE PALMS: provocazione o esperimento? In ogni caso il risultato ammorba

 

LE DELUSIONI

IL CARTAIO: non è girato male, ma la sceneggiatura è disastrosa

THE COMPANY: molte pretese d'autore per un ritratto d'ambiente che affonda nei cliché

LE DIVORCE: per chi crede che avere una borsa di Hermes sia il massimo della vita; gli altri, astenersi

ELEPHANT: delude quando oltre a mostrare (la forma è ineccepibile) prova anche a motivare

UN FILM PARLATO: quando l'idea prevale sulla messa in scena con risultati imbarazzanti

HULK: la tecnica e il racconto procedono su strade parallele che non si incontrano mai

IN THE CUT: pretenzioso e noioso

LOONEY TUNES: BACK IN ACTION: Joe Dante resta invischiato in un pasticciaccio privo di ritmo e con gag mosce, non salvato nemmeno dalla tecnica

LOST IN TRANSLATION: perché tutti parlano benissimo di questo film?

MYSTIC RIVER: come sopra

SWIMMING POOL: Ozon non punge e perde in brio e leggerezza

ZATOICHI: belli i dieci minuti finali, ma si rischia di arrivarci in stato di veglia

 

 


STEFANO SELLERI

 (in ordine alfabetico) Miglior video operistico: Platée – Laurent Pelly/Don Kent

 

È un’amara ironia che il sottoscritto, sospeso nella seconda metà della stagione 2003-04 fra Italia e Francia in grazia di un soggiorno Erasmus, si sia fatto scappare il film più adatto alla sua condizione di viaggiatore (THE MOAB STORY, appena intravisto nelle sale patrie, è tuttora vergognosamente inedito oltralpe). Le sei opere indicate, magnifici balletti cinematografici allestiti su palcoscenici di acqua e legno, fra carte geografiche e gocce di sangue, sono i vertici di un anno non troppo diverso dagli ultimi: qualche film degno di nota (oltre ai titoli suddetti vanno ricordati l’inflessibile Kitano, il sapido Avary, i deliziosi ALLA RICERCA DI NEMO e APPUNTAMENTO A BELLEVILLE) e tanta, troppa roba da cassare a visione avvenuta (o anche prima, a scelta). Nonostante qualche opera interessante (THE DREAMERS, che già al secondo approccio rivela parecchi difetti ma resta puro delirio dei sensi; BUONGIORNO NOTTE, lieve e livido, una bella sorpresa dopo l’ingessata ORA DI RELIGIONE; IL RITORNO DI CAGLIOSTRO e L’ODORE DEL SANGUE, l’imperfezione dell’autorialità), il cinema italico resta in coma profondo: forse solo uno stupro alla PARLA CON LEI potrebbe strapparlo al sonno della morte apparente (?). A proposito: additato da gran parte della critica nostrana come il sozzo bubbone livido e paonazzo che deturpa il meraviglioso mondo della settima arte, TWENTYNINE PALMS è il sontuoso frutto di uno sguardo registico scandalosamente lucido e intimamente commosso. Chi accusa Dumont di essere una dilettantesca nullità non ha, con ogni verosimiglianza, mai posato gli occhi su THE BROWN BUNNY, accorato monumento a Vincent Gallo by Vincent Gallo, astuto e irrisolto (malgrado alcuni momenti suggestivi) ben più del film del regista francese. Sul fronte degli Invisibili (vedi anche le Anteprime) emerge DRACULA: PAGES FROM A VIRGIN’S DIARY di Guy Maddin, che muta le riprese di un balletto su musiche di Mahler in un film muto post-espressionista: limpido, maliziosamente satirico, sorprendentemente omogeneo. Una parola, infine, sul video operistico dell’anno: alle prese con il capolavoro comico di Jean-Philippe Rameau, Laurent Pelly crea, con la complicità di Marc Minkowski e dei Musiciens du Louvre-Grenoble, una grande follia organizzata (ri)disegnata in tutto il suo fulgore dalle telecamere di Don Kent. Curiosità: il video in questione nasce come programma per la rete nazionale France 3. Il servizio pubblico, che idea sorpassata…

 


ALBERTO ZAMBENEDETTI

 

 

Quest’anno è stato per me un anno di grandi cambiamenti, come alcuni di voi ben sanno. Lungi dal voler essere prosaico, vorrei dividere con voi un pezzetto di questa mia esperienza. Sono stato lontano, oltreoceano, e ho vissuto quasi tutta la stagione cinematografica in modo decisamente anomalo, tuffandomi nel sistema delle trepidazioni per le nuove uscite, sbuffando di fronte alle delusioni, ridendo ad alta voce come sarebbe sconveniente fare in una sala del caro buon vecchio continente. In breve, ho vissuto immerso nelle dinamiche di un luogo dove l’offerta è vastissima e al tempo stesso limitata, dove si fa la fila per Tarantino e quasi si ignora De Oliveira. E allora il mio vecchio cuore europeo ha cercato la sua identità su internet, dove dopo varie peripezie è finalmente riuscito a scovare la pellicola che lo ha fatto battere forte, che gli ha fatto respirare un po’ d’aria di casa e che si è proiettata, inevitabilmente, in cima alla lista delle sue preferenze. Non ho vissuto il mio amato Peter Greenaway in sala. Ho dovuto accontentarmi di una visione privata, quasi un rito, una celebrazione, la testimonianza di una dedizione che va avanti da parecchi anni. E con tutta la fatica che gli è costato mettere insieme questo film, gli devo il primo posto. Perdonatemi la faziosità. Alcuni di voi avranno notato che la mia classifica riporta i titoli in lingua originale. C’è un motivo che va al di là del voler essere snob o pedanti. Semplicemente, perché è così che ho vissuto i film in questione, senza la mediazione del doppiaggio e della distribuzione italiani. Certo, la mia è stata una stagione ridotta. La distribuzione statunitense fa da tappo a molti film europei. D’altro canto, se la cava meglio della nostra con il cinema asiatico e con i documentari. Forse dovrei definirla solo una stagione diversa ed echeggiare – in modo pateticamente demagogico – uno Stephen King, appunto, tradotto/doppiato. Certo, molti di voi diranno che i miei gusti sono commerciali. Altri noteranno che la mia classifica è un inno alla forma. Certo, sono tutti film in lingua inglese. Non lo nego, sono pieno di contraddizioni. Ma nel frattempo avete letto le mie parole, e per questo vi ringrazio. Spero di rivedervi tutti l’anno prossimo. Anche perché so dove abitate…

 


NICCOLO' RANGONI MACHIAVELLI

 Laurea ad honorem 
IL IL VANGELO SECONDO MATTEO  -  Pier Paolo Pasolini
Il restauro del Cristo secondo Pasolini: il più appassionante, schietto e amaro ritratto del Figlio di Dio ad  opera di un ateo marxista che ne rispetta l'aurea sacra.

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*1°  LE REGOLE DELL'ATTRAZIONE   -   Roger Avary
Sorprendenti soluzioni estetiche nel party trasgressivo delle spietate regole d’amore, dove nessuno conosce nessuno e Avary è il vampiro emotivo dello sballo e della disillusione.

*2°  ALLA RICERCA DI NEMO   -   Andrew Stanton, Lee Unkrich
Fra pericoli e buffonerie, un meraviglioso viaggio di formazione (per grandi e piccini, in tutti i sensi) in un coloratissimo acquario. Che invenzioni! Che sceneggiatura!

*3°  IL MIRACOLO   -   Edoardo Winspeare
Winspeare confonde segni sovrannaturali, coincidenze fatali, autosuggestioni e circoli virtuosi, per (di)mostrare che i miracoli più grandi sono quelli meno eclatanti.

*4°  21 GRAMMI   -   Alejandro Gonzales Iñarritu
Labirinto di schegge temporali impazzite stagliate in una superba pittura monocromatica. Per rivedere la vita dal punto di vista dei morti, col senno di poi.

*5°  DOGVILLE   -  Lars Von Trier
  Un Cluedo per il teatro nel teatro di una mostruosa America che riduce tutto a scambio di merci e stupra la Grazia con l'ipocrisia del paternalismo. Straniante, dreyeriano, spietato.



*6°    IL SIGNORE DEGLI ANELLI - IL RITORNO DEL RE   -   Peter Jackson
*7°    MYSTIC RIVER   -   Clint Eastwood
*8°    IL GENIO DELLA TRUFFA   -   Ridley Scott
*9°    LE INVASIONI BARBARICHE   -   Denys Arcand
*10°  ALEXANDRA'S PROJECT   -   Rolf De Heer
*11°  BIG FISH   -   Tim Burton
*12°  KILL BILL Vol. 1 & 2   -   Quentin Tarantino

 

 



EMANUELE DI NICOLA

(in ordine alfabetico)
  •   BIG FISH   -   Tim Burton
    L’oralità da arte minore diventa miniera di sorprese: un trepidante crescendo visivo fino al sipario finale camuffato da esequie, dove i characters si strappano la maschera. Tim Burton, prendere o lasciare: e noi prendiamo, eccome se prendiamo.

  •   KILL BILL   -   Quentin Tarantino
    L’ultima originalità possibile iscritta su pellicola: un film grande, polimorfo ed ipertrofico, in cui il cinema omaggia/oltraggia sé stesso sottoforma di valzer mortuario dei generi. Il tramonto che introduce ad un nuovo inizio.

  •   SWIMMING POOL   -   François Ozon
    Ozon porta i fiori sulla tomba di Clouzot, nella fluida solidità di un lungo abbraccio onirico. Che cosa hai visto? Il cinema d’Europa, dissoltasi ormai ogni sorpresa, trova nell’acqua il suo gioiello più luminoso.

  •   THE DREAMERS   -   Bernardo Bertolucci
    Il furore verginale si smarrisce sul pavimento e trova tenero sopimento nel crepitio delle uova al tegamino: è questa la scena dell’anno, e forse qualcosa di più. Il ’68 della natura umana in forma di poesia, dal verbo ποίεω che significa fare: un film che può tutto, la vita del cinema ed il cinema della vita. Mozzafiato.

  •   ZATOICHI   -   Takeshi Kitano
    I dolls di Kitano continuano a danzare, in un luogo filmico trasfigurato in palcoscenico. L’ultimo samurai affetta la tradizione in favore dell’esperimento, l’ictus cocente della lama che si posa sul rosso zampillo, il bagliore del tentativo pulsante. Prodigio scenico mai uguale a sé stesso.

Menzione speciale: 

UN FILM PARLATO   -   Manoel De Oliveira
Un colpo al cuore ed al cervello, che squarcia una ferita e la abbandona ancora sanguinante. Lontano dalla perfezione ma un’opera lancinante, da non vedere per nessun motivo. Anzi no.

 

Fuori Concorso:

AURORA (ed. rest.)   -   Friedrich Wilhelm Murnau
Il silenzio, più sublime di qualsiasi discorso (Anonimo del Sublime).

 

 



MANUEL BILLI

 

Film dell'anno

 

Bufale dell'anno

Invisibili dell'anno

  •   Ice di Robert Kramer
  •   Lo sconosciuto di Tod Browning
  •   L’intendente Sansho, La strada della violenza, Gli amanti crocifissi di Kenji Mizoguchi
  •   Storytelling di Tod Solondz
  •   Parsifal di Hans Jürgen Syberberg
  •   Jubilee, L’ultima tempesta di Derek Jarman
  •   The River, La chienne di Jean Renoir
  •   Donnie Darko di Richard Kelly
  •   Four Friends di Arthur Penn

 


LUCA PACILIO

(in ordine di preferenza)
  •   THE TULSE LUPER SUITCASES, ep.3 ANTWERP   -   Peter Greenaway
      LE VALIGIE DI TULSE LUPER, ep.1 LA STORIA DI MOAB   -   Peter Greenaway
    Peter Greenaway maneggia un’arte incontenibile per la sala, ambiente nel quale la sua opera risulta meravigliosamente e letteralmente “fuori luogo”:
    se lo sfacciato catalogo delle ossessioni del regista conosce il limite delle 92 valigie, il suo cinema, infatti, non ne patisce nessuno. Di bellezza sconfinata. Se non si è disposti ad adeguarsi a tanto furore nessun problema: ci si può sempre rifugiare nell’indifferenza coatta e generalizzata.

  •   TWENTYNINE PALMS   -   Bruno Dumont
    Bruno Dumont, smontandone i topoi, oppone alle arzigogolate furbizie, tutte di testa contabile, del cinema USA un profluvio di immagini viscerali che distrugge senza pietà il rassicurante stereotipo. Cinema basico, enorme, vivo come pochi.
    L’occhio è totalmente nudo.
    Il film è solo sullo schermo.
    Il dibattito ristagna nei bar. 

  •   KILL BILL   -   Quentin Tarantino
    Il colto postcult tarantiniano non è solo intelligente ricettacolo citazionista ma, quel che più conta, segna la completa maturazione figurativa del suo autore in due volumi che consumeremo.

  •   BU SAN\GOODBYE DRAGON INN   -   Tsai Ming-Liang
    Il cinema agonizza, le sale stanno per chiudere i battenti, nelle loro fatiscenti vestigia si aggirano solo fantasmi. Che la Settima Arte sia un campo nel quale è possibile osare è ancora una volta l’Oriente a ricordarcelo.

  •   PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO, INVERNO... E ANCORA PRIMAVERA   -   Kim Ki-Duk
    Lezione di rigore e di stile, senza rigidità e senza stilismi, sull’innata crudeltà dell’uomo. La luce dell’Est, ancora.

  •   UN FILM PARLATO   -   Manoel De Oliveira
    L’eco della parola nei corridoi della Storia, il vuoto della chiacchiera nel salone di una nave. Questo film che uccide se stesso è il più bello degli ultimi anni del maestro portoghese.

A questi aggiungerei l’incompreso incanto di SWIMMING POOL di Ozon (quello dei suoi corti, inedito in Italia, è il mio DVD  dell’anno), la freschezza ritemprante de LE REGOLE DELL’ATTRAZIONE di Avary, un mazzetto di sequenze de LA SORGENTE DEL FIUME di Angelopoulos, lodi sparse per Weir, un pensiero veloce a Bertolucci, la speranza - di certo frustrata - di vedere in sala, oltre al nominato BU SAN, anche BRIGHT LEAVES di Ross McElwee e THE FOG OF WAR di Morris.
Tutto il resto è già dimenticato.
Eastwood e Burton, che regneranno sovrani in tutti i consuntivi di fine stagione, li lascio a chi li vuole: non saprei che farmene.

Infine i videoclip:

GET YOURSELF HIGH\The Chemical Brothers – Joseph Kahn
Partendo da Two Champions of Death, uno shaolin movie del 1978, il regista, supportato dalla effect house KromA, ne rielabora le immagini facendo delle figure in campo, decenni dopo, i performers del bellissimo pezzo dei Chem Bros. Un tale, stupefacente exploit non lascia dubbi: è di Kahn il video dell’anno, altro che quella darkona di Flora Sigismondi (FIGHTER di Christina Aguilera)!

FREAK\LFO - Daniel Levi
Dalla Warp Records di Aphex Twin & c. il video di LFO  (aka Mark Bell, già produttore di Bjork) diretto da Daniel Levi (BUTTERFLY CAUGHT dei Massive Attack) sembra un omaggio a Nakata Hideo. Quando l’inquietudine sfiora il sublime.

WALKIE TALKIE MAN/Steriogram - Michel Gondry
Ne riparleremo. A settembre e non poco.

TAKE ME OUT/Franz Ferdinand - Jonas Odell
Collage dadaisti, costruttivismo russo, spruzzate duchampiane, sotterranei (?) omaggi a Dalì: il video dei FF tritura, con bella ironia e senza spocchia alcuna, un intero manuale di arte contemporanea.

ASSESSMENT/The Beta Band - John Maclean & Robin Jones
Maclean & Jones della Beta Band dirigono il proprio video (un originale piano sequenza che riassume secoli di storia bellica) sottolineando come quello del gruppo sia progetto artistico senza steccati.

Segnalo inoltre:

TAKE YOUR MAMA\Scissor Sisters di Andy Soup, RIDE e WINNING DAYS\Vines di Michel Gondry, COME HOME BILLY BIRD\Divine Comedy di Olivier Kuntzel & Florence Deygas, NEW KILLER STAR\David Bowie di Brumby Boylston, THERE THERE\Radiohead, folgorante debutto di Chris Hopewell (che sia il nuovo talentaccio da tenere d’occhio lo confermano i due video successivi: CONFORTABLY NUMB\Scissor Sisters e MATINE\ Franz Ferdinand), UNTITLED\Sigur Ros e (ma sì) lo strapremiato FIGHTER\Christina Aguilera, entrambi di Flora Sigismondi (la Aguilera quest’anno non si accontenta di seconde scelte: il crescendo in piano sequenza di VOICE WITHIN era firmato David LaChapelle).

 

 



DANIELE BELLUCCI

 (ordinata per zolle tettoniche) 

KILL BILL   -   Quentin Tarantino
BIG FISH   -  

ZATOICHI   -   Takeshi Kitano
PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO, INVERNO...   -   Kim Ki-Duk

BUONGIORNO, NOTTE   -   Marco Bellocchio
THE DREAMERS   -   Bernardo Bertolucci

IL SIGNORE DEGLI ANELLI: IL RITORNO DEL RE - Peter Jackson

 

 

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