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Cos'è
successo quest'anno al cinema?
Proviamo a fare ordine e a vedere quali novità, conferme e smentite
hanno caratterizzato la stagione in dirittura d'arrivo:
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trionfo del cinema italiano
Le
cifre parlano chiaro. Se analizziamo i dati delle prime venticinque
posizioni dell'anno forniti dall'Agis, notiamo che da settembre 2002 a
luglio 2003 i film nazionali hanno superato i 17 milioni di spettatori,
contro i poco più di 4 milioni dell'anno scorso. Cercando di andare
oltre l'incontestabile oggettività dei numeri, occorre però ricordare
che il 2003 è stato l'anno di autori che godono di grande affezione del
pubblico: Benigni con "Pinocchio", Aldo, Giovanni e Giacomo
con "La leggenda di Al, John e Jack" (da entrambi i titoli ci
si aspettava comunque di più), Ozpetek con "La finestra di
fronte", Muccino con "Ricordati di me" e il panettone
natalizio "Natale sul Nilo", con Boldi e De Sica, che è
addirittura il film più visto dell'anno. Sono andati bene anche Verdone
con "Ma che colpa abbiamo noi" e Salvatores con "Io non
ho paura". Inutile perciò confrontare una stagione ricca di film
di richiamo con l'anno scorso, in cui gli unici titoli in grado di
attrarre il pubblico erano "Il principe e il pirata" di
Pieraccioni e "Merry Christmas" di Neri Parenti.
A riprova del fatto che il successo dei film nazionali non ha inciso
sull'andamento cinematografico generale, si può notare che il totale
degli spettatori non ha subito alcuna impennata, attestandosi su circa
108 milioni contro i circa 107 dell'anno scorso. Il pubblico di film
Usa, ad esempio, è rimasto praticamente invariato con poco più di 31
milioni di spettatori (nella stagione precedente un milione in meno).
Ma al di là dei numeri, cosa è successo?
Restando al cinema italiano, conferme per gli autori affermati, e pochi
outsider. Tra questi, "L'imbalsamatore" di Matteo Garrone e,
soprattutto, il bell'esordio di Daniele Vicari "Velocità
massima", apprezzati, però, più che altro dalla critica.
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a livello internazionale invece ...
Quanto
al cinema americano, al di là dei film di cassetta, spesso ripetitivi e
deludenti, si è notata una maggiore presenza, rispetto agli anni
passati, di film di buona fattura, non per forza indipendenti, in grado
di conciliare la critica con il pubblico ("The hours" di
Stephen Daldry, "Chicago" di Rob Marshall, "Gangs of New
York" di Martin Scorsese, "Lontano dal paradiso" di Todd
Haynes, “La 25° ora” di Spike Lee, "About Schmidt" di
Alexander Payne, "Era mio padre" di Sam Mendes). Al di qua
dell'oceano, è trionfo per Roman Polanski con "Il pianista",
premiato prima a Cannes e poi agli Oscar, e trova conferma il talento di
Peter Mullan, vincitore con "Magdalene" del Leone d'Oro a
Venezia. Ma tutto l'anno è costellato da titoli stimolanti: "Marie-Jo
e i suoi due amori" di Robert Guediguian, "Regine per un
giorno" di Marion Vernoux, "L'avversario" di Nicole
Garcia, "L'appartamento spagnolo" di Cedric Klapisch, "Intacto"
di Juan Carlos Fresnadillo, "La casa dei matti" di Andrej
Konchalovskij, solo per citare i più significativi.
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e la sala cinematografica gode di buona salute?
Nelle
città è continuato lo svuotamento dei centri storici a favore di
brulle periferie, in cui enormi cattedrali tecnologiche hanno fatto il
pieno di sogni preconfezionati. Solo a Bologna, la stagione si conclude
con cinque sale in meno (e il numero è destinato ad aumentare) mentre
è stato aperto in autunno un multiplex U.C.I a Casalecchio di Reno,
nella prima periferia del capoluogo emiliano. La polemica continua e
continuerà, perché le nove nuove e asettiche sale non sostituiranno
mai cinque angoli della città privati di uno spazio culturale e di
svago, ora regno di gallerie commerciali, sale Bingo e scintillanti
quanto ridondanti shopping center. E purtroppo la tendenza, già
evidenziata lo scorso anno, non smette di preoccupare: il numero di
spettatori non è aumentato in proporzione all'aumento delle sale. Il
pubblico si è semplicemente spostato, con un incremento nei multiplex a
dispetto delle monosale. Due le immediate conseguenze: nessun giovamento
per il cinema e la desertificazione del cuore cittadino. Il centro
storico rischia infatti di perdere la sua dimensione di salotto
metropolitano per involversi in freddo e asettico luogo di passaggio.
Non più meta, ma evitabile transito o, addirittura, surplus. Come se il
baricentro del divertimento fosse stato spostato altrove.
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il ritorno dell'HORROR
Il
successo, prima americano e poi internazionale, di "The ring"
ha sdoganato la voglia di horror contagiando, non solo gli adolescenti a
caccia di emozioni forti, ma anche il pubblico meno incline ai brividi.
Se l'offerta è aumentata, la qualità non è sempre andata di pari
passo e la primavera-estate è stata invasa da titoli meteora la cui
promessa di terrore si è tradotta perlopiù in sbadigli ("Below",
"Swimfan", "Identità", "28 giorni dopo",
"Paura.com", "The eye", "Deep in the woods - in
fondo al bosco", "Al calare delle tenebre"). Qualche
eccezione, per fortuna, c'è ("My little eye").
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aumenta la voglia di sequel
Non
tanto in Italia (i cine-panettoni natalizi con Boldi e De Sica sono più
remake che sequel) quanto a livello internazionale; l'aspetto curioso è
che riciclare risulta commercialmente molto (troppo?) vantaggioso. Negli
anni passati era inevitabile che
un seguito incassasse in misura
inferiore rispetto al capostipite. Ora, invece, è l’opposto: ogni
figlio supera (soprattutto in America) il genitore. La tendenza è
cominciata con il ritorno delle saghe, da "Guerre Stellari" a
"Il Signore degli anelli" passando per il mocciosetto "Harry
Potter". L'uscita ampiamente pianificata e il tempestivo lancio di
cassette e DVD hanno inciso non poco sul proficuo risultato. Succede
infatti che in concomitanza con l'uscita del nuovo episodio in sala, lo
spettatore abbia modo di ripassare (o scoprire) tra le mura casalinghe
le puntate precedenti e si ritrovi desideroso, o comunque incuriosito,
di vedere come prosegue l'avventura. Saghe a parte, però, alcuni
seguiti sono tra i film peggiori dell'anno ("2 Fast 2 Furios",
"Charlie’s Angels più che mai")
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e l'estate al cinema?
Oltre
a un bello spot l'Italia non ha fatto molto; quest'anno, in assenza di
titoli forti, il solleone ha avuto la meglio, anche se, diversamente
dagli anni scorsi, è in atto un tentativo di pianificare le uscite nei
mesi estivi che speriamo dia presto i suoi frutti. "Matrix Reloaded"
ha conquistato la primavera, ma il passaparola negativo ne ha bruciato
le potenzialità commerciali estive, e l'unica vera sorpresa, quanto ad
incassi, è stato "Una settimana da Dio", che ha sconvolto la
classifica entrando con prepotenza tra i primi dieci film più visti
dell'anno. Apprezzabile l'iniziativa della MIKADO di far uscire un
titolo nuovo alla settimana da fine giugno a inizio agosto, anche se gli
esiti non hanno brillato. Trionfo, invece, come tutti gli anni, per le
arene estive che ripropongono i successi della stagione; un'occasione
per ripescare film perduti, anche se le condizioni di proiezione
lasciano spesso a desiderare. Rispetto all'anno scorso, comunque, il
caldo è stato più soffocante e duraturo e, si sa, sole e cinema non
vanno particolarmente d'accordo. Almeno in Italia.
Ma
veniamo ai film che hanno riempito le nostre giornate, ritmato con
fantasia l'alternarsi delle stagioni, tediato o ravvivato il dopo-cena,
aperto squarci di inaspettato nel pomeriggio, accompagnato la storia
personale di ognuno di noi.
Prima di tutto occupiamoci dei FILM DELL'ANNO, quelli insomma da
non perdere. Nessun particolare colpo di fulmine, ma qualche buon
titolo. Ecco la mia classifica personale (in rigoroso ordine
alfabetico):
BOWLING
A COLUMBINE:
un documentario importante sull'uso di armi negli Stati Uniti che riesce
a conciliare il cinema con la denuncia sociale
LA
CITTA INCANTATA: Miyazaki ci trasporta in un viaggio prezioso che ha
l'incedere dei sogni e la forza della fantasia
LA
FINESTRA DI FRONTE: Ozpetek racconta un punto di vista contemporaneo
attraverso un cinema popolare e raffinato, ben scritto e girato, capace
di scavare con sensibilità tra le pieghe del quotidiano
MINORITY
REPORT: un'avventura tout-court visivamente ineccepibile,
emozionante e divertente
OTTO
DONNE E UN MISTERO: otto splendide interpreti, una sceneggiatura
caustica e oliata, una regia attenta ai dettagli e un'ironia contagiosa
Come
l'anno scorso, è interessante registrare anche le DELUSIONI: i
film che non hanno rispettato le aspettative, quelli di cui si è
parlato tanto ma che la visione ha successivamente ridimensionato.
Eccone alcuni:
THE
RING: buona la storia, scricchiolante la sceneggiatura, di routine
la confezione
SIGNS:
il Shyamalan touch comincia a dare segni di cedimento e gli
alieni-mummie si prenotano un posto negli annali del trash
PINOCCHIO:
passo falso per Benigni che spreca nel rumore il suo talento comico
SPIDER:
il gelo di Cronenberg al servizio di un racconto prevedibile
interpretato sopra le righe da Ralph Fiennes
MA
CHE COLPA ABBIAMO NOI: bentornato Verdone, ma il suo cinema resta
ancorato agli stereotipi
IL
FIORE DEL MALE: Chabrol punge meno del solito e anestetizza le
implicazioni della borghesia che rappresenta
CHICAGO:
successo di pubblico e di critica per un musical interessante ma nato
vecchio
UBRIACO
D'AMORE: Paul Thomas Anderson non riesce a mettersi da parte per
lasciare vivere i suoi personaggi
THE
EYE: visto il trailer, visto tutto ciò che il film promette senza
riuscire a mantenere
E
per finire, raschiamo il fondo del barile annotando i più BRUTTI
dell'anno.
Il
campione assoluto è sicuramente HYPERCUBE: CUBO 2: clone del
film di Vincenzo Natali, mal diretto, peggio interpretato e scritto, e
con in più orribili inserti in computer grafica. Ma vicino al podio si
prenotano una posizione d'onore anche RED SIREN (quando i
francesi scimmiottano il peggio degli americani, con una spaesata Asia
Argento) e BEAR'S KISS (come trasformare una favola in un
guazzabuglio impersonale motivato solo dagli sforzi co-produttivi).
A
questo punto attendiamo la kermesse veneziana, che si preannuncia
ricchissima, e poi di nuovo pronti ad affiancare la vita al cinema. O il
contrario?
Comunque e dovunque, quindi, buon viaggio!
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