CINQUEPERDUE
(5x2 - Cinq fois deux)
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REGIA: François OZON PRODUZIONE: Francia - 2004 - Drammatico DURATA: 90' INTERPRETI: SCENEGGIATURA:
François Ozon SCENOGRAFIA: Katia Wyskop MONTAGGIO: Monica Coleman COSTUMI: Pascaline Chavanne MUSICHE: Philippe Rombi |
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Trama |
Come vivere in due? Cinque momenti nella vita di una coppia di oggi. |
| Recensioni
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Ozon non ripone nessuna
fiducia sulla coppia e lo dimostra con questo teorema dolente, un’aria
afflitta che canta dell’effimera illusione dello stare insieme. Una
storia che va a ritroso (come TRADIMENTI di Pinter, anche se il regista
preferisce riferirsi a TWO FRIENDS della Campion) e che comincia con la
durissima sequenza del burocratico elenco delle condizioni di divorzio per
ritrovare i personaggi prigionieri volontari di una camera d’albergo a
consumare un sesso che diventa violenza: è l’epilogo di una relazione
il cui svolgimento ripercorriamo toccandone altre quattro stazioni
cruciali. Luca Pacilio Postmortem Nelle
grinfie di una messinscena onnivora ormai Ozon fa cinema sul tavolo
metallico dell’obitorio. Emanuele Di Nicola Solo Cinque istanti per due persone che
non diventano mai una coppia. Numeri che nessuna matematica riesce a
sommare, Gilles e Marion divorziano ma sono separati da sempre: fianco a
fianco ascoltano elenchi di obblighi reciproci, si accarezzano e scopano,
bagnandosi in un mare rischiarato dalla luce di un tramonto precoce e
puntualissimo, specchio dell’impossibilità di un’unione che riassume
tutte le relazioni umane, altrettante scene di un teatro della crudeltà
che non conosce giorni di chiusura. I momenti che il film percorre non
vedono mai Gilles e Marion uniti, nel vincolo del matrimonio o in altri:
Gilles scopa Marion e lei è altrove come durante la prima notte di nozze,
la cena con Mathieu e Christophe li vede violentemente contrapposti (in
seguito, Gilles rifiuta di dormire con Marion), la nascita di Nicolas (che
avviene – un caso? – il giorno del compleanno di Ozon, un 15 novembre)
li avvicina solo telefonicamente, l’incontro in vacanza assume le forme
di una ritorsione nei confronti di Valérie, Marion essendo per Gilles
soltanto una fantasia per (dapprima) rinvigorire un rapporto in via di
estinzione e (poi) umiliare la partner, che in seguito vediamo (i)sola(ta),
intenta a osservare il mare da una scogliera [nell’epilogo del
matrimonio di Gilles e Marion, lei immagina (si augura?) il suicidio di
lui]. “Marion, perché non ci riproviamo?”, chiede Gilles. Ma
riprovarci non è una scelta, è una necessità: da qualunque estremità
la si osservi, la vita è una variazione ininterrotta sul medesimo tema
(da Gilles – Valérie a Gilles – Marion e poi a Gilles – Christine,
e lo stesso vale per Marion, che nell’ultima parte è appena uscita da
una relazione), un moto perpetuo di dolori inflitti e patiti, segreti e
bugie che un’incerta tregua (il ballo dei genitori di Marion al
matrimonio) non basta a mascherare. Stefano Selleri |
| Commenti
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Ozon non inventa nulla, lo ammettono anche i suoi ammiratori. La narrazione à rebours è palesemente pinteriana, già vista, al cinema, nel notevole Tradimenti di Jones. Il discorso sull’amore che muore nel matrimonio è già stato affrontato e trattato, sicuramente meglio, da altri. Ma allora, con tali premesse, perché il nuovo lavoro dell’astuto François è piacevole, a tratti intenso, decisamente meno fastidioso dell’insipido e risaputo Swimming Pool? Perché, per fortuna, ciò che di solito manda in visibilio gli ozoniani (la spudorata e peregrina idea dell’ars gratia artis) qui resta sullo sfondo, così come il sospetto di ombelicale e narcisistico esercizio di stile (che gravava sul film precedente) viene allontanato grazie a soluzioni di regia che paiono narrativamente congrue, sfiorando in due o tre momenti, in due dei cinque frammenti di vita coniugale, il sublime (nell’episodio della cena con la coppia gay ed in quello del parto della donna). La Bruni-Tedeschi sarebbe da sposare, se non la si amasse. Manuel Billi Il Movimento sessuale del Tempo La
storia d’amore tra due persone è qui colta prima di tutto come
l’oggetto di una narrazione del quale sono messi in mostra i momenti
costitutivi del racconto: inizio, apice, punti di rottura, fine. Colpisce
la crudezza con la quale è evidenziata la materia del racconto: non il
sentimento ma il tempo, l’esibizione dell’amore come frammento di
tempo all’interno della vita di due persone. “CinquePerDue” sembra
mostrare la ragione per la quale conferiamo all'amore lo status di
“storia”. Stefano Trinchero Anche un mare apparentemente calmo può nascondere molte insidie. Le correnti che esistono e non si vedono possono trascinare in ogni dove, senza che nessuno se ne accorga. Un amore che nasce dalle ceneri di altri amori, che nasce come un desiderio o come una rivalsa dove mai potrà arrivare? Siamo trascinati in un percorso a ritroso che conduce in un vicolo cieco e l’apparente romanticismo della spiaggia e del tramonto non è l’idealizzazione di una passione che sboccia ma la sua condanna. E’ una storia tra le storie, una relazione che conosciamo da tempo ma che vediamo per la prima volta senza veli, senza filtri per proteggere i nostri occhi da questa luce che disturba perché ha il sapore acre della verità. Quando lo sposo prende in braccio la sposa e la conduce nella stanza da letto un emozione ci pervade senza possibilità di sfuggirgli; non è la felicita per la consacrazione di un amore, ma è rabbia per come (sappiamo) andrà a finire, per la violenza con la quale il film ci ha invitato alla sua visione, senza darci un alternativa costringendoci alla crudeltà del destino. Ho sentito un piccolo brivido freddo lungo la schiena; ci sono cose che fanno più paura di una lama di coltello… Matteo Catoni |
| Spazio
lettori
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Luca Pacilio 8 |
Manuel |
Emanuele |
Daniele Bellucci 7 |
Stefano Selleri 8 |
Luigi Garella 6½ |
| Luca Baroncini 7½ |
Stefano Trinchero 8 |
Matteo Catoni 7½ |