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a cura di Francesca Manfroni

 

Ha chiuso i battenti la Viennale 2002 (18-30 ottobre), uno dei festival più antichi e più interessanti del panorama cinematografico europeo. Anche quest’anno il Vienna International Film Festival - o V’02, come preferiscono abbreviare gli organizzatori - si propone come manifestazione di raccordo tra i più importanti Cannes, Berlino e Venezia, inserendo nel programma i titoli più innovativi di questi festival, intervallati da qualche anteprima internazionale e da pellicole di altre rassegne come Locarno e Taormina. Solo per citarne alcuni, nella sezione lungometraggi ci sono titoli come “Dolls” di Takeshi Kitano, “Lundi Matin” di Otar Iosseliani, “Gerry” di Gus Van Sant, “O principio da incerteza” di Manoel de Oliveira, “Oasis” di Leee Chang-dong, “Tan de repente” di Diego Lerman (che si è aggiudicato il premio FIPRESCI) e l’americano “Auto focus” di Paul Schrader; tra i documentari, “Tsuioku no dansu” di Naomi Kawase e “Bowling for Columbine” di Michael Moore. E’ presente anche una sezione cortometraggi con lavori provenienti da tutte le parti del mondo, tra cui spicca il commovente Vaters Land dell’israeliano Nurith Aviv, dove, partendo dalla definizione freudiana del lutto, il regista intervista i suoi amici tedeschi che hanno subito la deportazione nazista, su ciò che gli è stato totalmente ed irrimediabilmente tolto. Ma la Viennale è anche famosa per le sue retrospettive, sempre molto dettagliate e particolari: mentre l’anno scorso questo spazio era dedicato al cinema dei paesi dell’ex Unione sovietica, la V’02 ha reso omaggio ad un maestro del cinema di tutti i tempi, Jacques Rivette, proponendo un panorama completo della sua filmografia.  Oltre agli omaggi a Sissy Spacek, Ed Lachman e Jurgen Bottcher, tra gli eventi speciali c’è stata la proiezione della pellicola restaurata de “Il terzo uomo” il capolavoro di Carol Reed del 1949, con Orson Welles e la nostra Alida Valli, purtroppo assente per motivi di salute.
Caratteristica della Viennale è quella di essere un grande festival mantenendo però una dimensione “umana”, in cui non solo è possibile godersi i film, ma anche entrare in diretto contatto con i registi, gli attori e gli altri addetti ai lavori, senza troppe formalità. Concedendosi magari anche qualche bel giro per la splendida città.

 

 

 

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