VENEZIA 2009
di 
LUCA BARONCINI

 

 

VENEZIA 66 IN PILLOLE

 

PROMOSSI

           ·          L’ottima direzione di Marco Müller, in grado di conciliare critica e pubblico con un programma quanto mai ricco e vario, capace di spaziare dall’horror al film d’autore a dimostrazione di come festival non significhi per forza cripticità e addetti ai lavori ma, molto più intelligentemente, cinema a 360°.

           ·          La gestione della programmazione, grazie soprattutto a una nuova sala (Perla 2, scomoda ma funzionale) e a una maggiore elasticità nel regolare gli afflussi.

           ·          Più luoghi ove pranzare, cenare, fare un break tra una proiezione e l’altra.

           ·          La sempre piacevole decadenza delle spiagge del Lido.

           ·          La nuova passerella, più accessibile a tutti.

           ·          Nessun film del cuore ma molte opere interessanti e degne di nota.

           ·          Il Pixar-Day, con una scenografia ispirata a “Up” (tanti palloncini ovunque) a colorare il rigido protocollo festivaliero.

           ·          La Coppa Volpi come Migliore Attore a Colin Firth, ottimo come suadente protagonista di “A Single Man”, debutto alla regia di Tom Ford.

           ·          Il progetto, davvero futuristico, del nuovo “Palazzo del Cinema”: resta da vedere se e quando le idee diventeranno pietra.

           ·          Il croissant alla Nutella del Bar Trento.

   

BOCCIATI

-         L’italietta dello squallore in vetrina con tanti, troppi, personaggi in rapido passaggio per promuovere con insondabile fierezza uno sconcertante vuoto di contenuti.

-         La Coppa Volpi come Migliore Attrice a Kseniya Rappoport per “La doppia ora” che non coglie le sfumature di una dark-lady dell’est e sembra provenire direttamente dal set de “La sconosciuta”; molto meglio la Buy de “Lo spazio bianco” che, certo, fa sempre la Buy, ma con grande naturalezza e spontaneità.

-         I “buh!” e gli “osanna” preventivi, in poche parole la spocchia di certa critica che ha già deciso com’è il film prima di vederlo e accede ad alcune proiezioni come se andasse al patibolo (ma state a casa!)

-         al termine della proiezione per la stampa de “Lo spazio bianco” di Francesca Comencini: l’urlo straziante, prolungato e solitario “vai a lavorare!!!”; ok! Un film può non piacere, fare pure schifo, ma la reazione è apparsa in qualunque caso spropositata all’evento, comunque fastidiosa.

-         Durante la proiezione per il pubblico di “Survival of the Dead” di George A. Romero: gli applausi a scena aperta ogni volta (e sono tante) in cui compariva e veniva (ri)trucidato uno zombi.

-         La monotematicità degli interventi durante la conferenza stampa di “The Man Who Stare at Goats” con George Clooney: gay o Canalis? (Lui, comunque, è stato al gioco con classe).

-         Il cantiere a cielo aperto per la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema che ha ridotto notevolmente gli spazi comuni, soprattutto la scalinata del Casinò, luogo di passaggio e chiacchiera per eccellenza delle precedenti edizioni.

-         I troppi stand (piuttosto brutti alla vista, occorre sottolineare) presenti a ogni angolo con un colpo d’occhio più da fiera che da festival.

-         I ladri di portafogli che approfittano della buona fede del festivaliero in fuga dalla routine per ricordargli che dalla dura realtà non si scappa.

 

 

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