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Al bivio
Il 2007 della Mostra ci dice che, sempre di più, giudicare un programma festivaliero significa giudicare una congiuntura. Posta l’indubbia competenza dei selezionatori (Marco Muller, che con questa edizione vedeva scadere il suo mandato, va assolutamente riconfermato) non ci sono dubbi che si sia incamerato tutto il meglio che la piazza offriva: se il raccolto è magro sicuramente non se ne può fare una colpa all’organizzazione. Così come non si può colpevolizzarla per le scelte della giuria che riesce a
partorire il più bislacco dei responsi, consegnando il massimo riconoscimento a un film che aveva convinto pochi. Ovviamente qualche folgorazione c’è stata: il ritorno di Greenaway in concorso, con un film dei suoi, di bellezza eclatante, che riporta la critica ai noti schieramenti; la sorpresa Dominik, con un’opera di vibrante e immaginifica bellezza; lo splendido Die stille vor Bach di Portabella visto in Orizzonti. Ma il dato più evidente che emerge dall’ultima edizione della kermesse veneziana è che, al di
là delle chiacchiere e delle dietrologie, delle dichiarazioni di non belligeranza e di distensione, la geografia festivaliera italiana sta mutando con una rapidità sorprendente: la Festa di Roma ha davvero determinato un sovvertimento degli equilibri, ha condizionato non solo le scelte di programma ma gli stessi assetti della manifestazione; la partecipazione al Festival registra un calo sensibile, talmente palese che non occorre neanche sincerarsi dei dati ufficiali: le sale semivuote (l’unica lunga coda c’è stata per il film di Wes Anderson e per l’evento Burton, per il resto calma piatta) e i meandri del Palazzo del cinema pressoché deserti dicono tutto. La rassegna romana è chiaramente destinata a guadagnare prestigio e appoggio e sempre più tenderà a fare suoi titoli appetibili; nessuno lo dice ma è evidente che Roma aspiri al primato e
non ci sono dubbi che l’otterrà; Venezia è a un bivio: si impone dunque una rimeditazione strategica che potrebbe anche essere salutare. Sicuramente non va buttato a mare il lavoro di Muller (pare che la riconferma gli sia stata offerta e che dipenda tutto dal suo assenso), posto che quest’anno tutto è filato liscio (la cordialità dei servizi d’ordine, tornati a quella elasticità che ci eravamo augurati l’anno passato, ha consentito visioni più serene un po’ a tutti): riprendere da zero, ignorando un pregevole lavoro già svolto, potrebbe essere fatale.
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