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Cosa
resterà...
…di questo festival, quello del
Giubileo, da tempo annunciato in pompa magna e ultimo banco di prova
per il mandato del presidente in uscita Marco
Müller?
Difficile dirlo, sarà il tempo a dare valore alle opere presentate,
magari rivalutando quelle liquidate in fretta e raffreddando i
facili entusiasmi.
Intanto, escludendo quindi i film, che sono trattati nelle apposite
schede, può essere curioso elencare, a ruota libera e senza censure
spocchiose, aneddoti vari, suddivisi tra “colpi di fulmine” e
… “colpi della strega”.
Ecco quindi un rapido elenco delle
cose che SÌ:
-
l’atmosfera del Lido durante il festival, con il viavai
di gente di ogni tipo, dal cinefilo che vive intere giornate nelle
sale alla ragazzina che cerca una facile vetrina
-
i leoni in fuga dal Palazzo del Cinema, con la spettacolare
“Palla” di Dante Ferretti
(banditi i doppisensi!) a coprire la fatiscenza della struttura
-
la passerella, con la possibilità anche per i comuni
mortali di raccogliere un po’ di polvere di stelle (ho detto di
stelle, non di V.I.P.!)
-
la passeggiata al mattino per raggiungere il Palazzo del
Cinema cercando di pianificare la giornata
-
l’opportunità di ammirare in 3D la favola gentile di Tim
Burton “The Nightmare
Before Christmas”, anche se l’effetto tridimensionale riduce
l’intensità dei colori
-
la striscia quotidiana di Stefano Disegni sul “daily” di Ciak
-
la vitalità del maestro portoghese Manoel De Oliveira (ma toglietegli la macchina da presa!!!)
-
la didascalia “Solo
le parti più ridicole di questa storia sono vere”
all’inizio del film “The
Hunting Party” (peccato per ciò che viene dopo)
-
la simpatia di Claude
Chabrol, che in conferenza stampa, all’ennesimo errore nel
riferirsi ai personaggi del suo film ha candidamente dichiarato di
dimenticare sempre i nomi delle sue creature
-
la classe di Peter
Greenaway nello zittire una giornalista che gli chiedeva
chiarimenti sulla seconda parte del suo film dominata dalla combine
sesso & morte. La sua risposta è stata: “Esiste
forse qualcos’altro di cui parlare?”
e delle cose che NO:
-
la programmazione disomogenea, con una forte concentrazione
di film di richiamo nei primi giorni di festival e le ultime
giornate un po’ vuote di eventi
-
i prezzi del Lido, sempre più irrazionalmente alti
-
la security del PalaBiennale, l’unica che ha continuato a
imporre il deposito degli zaini pur potendone verificare il
contenuto
-
le contraddizioni di George
Clooney. Alla domanda “Lei
così liberal, impegnato, in lotta contro le multinazionali anche
nell’ultimo film, come convive con il ruolo di testimonial della
Nestlé?”, non ha convinto la sua risposta, un po’ seccata,
“Non sono un testimonial, e
devo scusarmi per come mi guadagno da vivere? È una domanda
irritante, mi dispiace ma non so rispondere!”
-
l’italietta in vetrina prima delle passerelle ufficiali
-
l’ennesimo film cinese (“Mad Detective” di Johnnie To) come “sorpresa” del festival
-
gli attacchi a Vincenzo
Marra in conferenza stampa (indipendentemente dal fatto che il
suo film sia piaciuto oppure no); addirittura un giornalista gli ha
chiesto “Ci può spiegare la
differenza tra cinema e televisione?” Al che Marra ha risposto
“Scusate, ma ho solo fatto
un film!”
-
l’ennesimo director’s cut di “Blade Runner”, “necessario” unicamente per stimolare le
vendite del nuovo dvd in uscita a Natale
-
la scelta della Filmauro di tagliare ben due della quattro
proiezioni previste per il film di Woody Allen “Cassandra’s Dream”
-
la sensazione che Colin
Farrell pensasse di essere in un paese del terzo mondo; in
evidente difficoltà con il microfono alla conferenza stampa, ha
chiesto “Mi potete dare un
microfono che non sia degli anni Sessanta?”
-
Patrizia Pellegrino che attraversa la passerella pochi
secondi prima di Charlize
Theron e continua a firmare autografi noncurante dell’arrivo
della (vera) diva!
-
l’impossibilità per tutti gli accreditati di vedere
tutti i film a orari decenti
-
il modo in cui il festival è stato recepito dalle più
importanti testate giornalistiche italiane: un’occasione per
disquisire per lo più di gossip lasciando il cinema ai trafiletti.
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