VENEZIA 2007
di 
LUCA BARONCINI

 

 

Cosa resterà...

…di questo festival, quello del Giubileo, da tempo annunciato in pompa magna e ultimo banco di prova per il mandato del presidente in uscita Marco Müller?
Difficile dirlo, sarà il tempo a dare valore alle opere presentate, magari rivalutando quelle liquidate in fretta e raffreddando i facili entusiasmi.
Intanto, escludendo quindi i film, che sono trattati nelle apposite schede, può essere curioso elencare, a ruota libera e senza censure spocchiose, aneddoti vari, suddivisi tra “colpi di fulmine” e … “colpi della strega”.

Ecco quindi un rapido elenco delle cose che :

-         l’atmosfera del Lido durante il festival, con il viavai di gente di ogni tipo, dal cinefilo che vive intere giornate nelle sale alla ragazzina che cerca una facile vetrina

-         i leoni in fuga dal Palazzo del Cinema, con la spettacolare “Palla” di Dante Ferretti (banditi i doppisensi!) a coprire la fatiscenza della struttura

-         la passerella, con la possibilità anche per i comuni mortali di raccogliere un po’ di polvere di stelle (ho detto di stelle, non di V.I.P.!)

-         la passeggiata al mattino per raggiungere il Palazzo del Cinema cercando di pianificare la giornata

-         l’opportunità di ammirare in 3D la favola gentile di Tim Burton “The Nightmare Before Christmas”, anche se l’effetto tridimensionale riduce l’intensità dei colori

-         la striscia quotidiana di Stefano Disegni sul “daily” di Ciak

-         la vitalità del maestro portoghese Manoel De Oliveira (ma toglietegli la macchina da presa!!!)

-         la didascalia “Solo le parti più ridicole di questa storia sono vere” all’inizio del film “The Hunting Party” (peccato per ciò che viene dopo)

-         la simpatia di Claude Chabrol, che in conferenza stampa, all’ennesimo errore nel riferirsi ai personaggi del suo film ha candidamente dichiarato di dimenticare sempre i nomi delle sue creature

-         la classe di Peter Greenaway nello zittire una giornalista che gli chiedeva chiarimenti sulla seconda parte del suo film dominata dalla combine sesso & morte. La sua risposta è stata: “Esiste forse qualcos’altro di cui parlare?

e delle cose che NO:

-         la programmazione disomogenea, con una forte concentrazione di film di richiamo nei primi giorni di festival e le ultime giornate un po’ vuote di eventi

-         i prezzi del Lido, sempre più irrazionalmente alti

-         la security del PalaBiennale, l’unica che ha continuato a imporre il deposito degli zaini pur potendone verificare il contenuto

-         le contraddizioni di George Clooney. Alla domanda “Lei così liberal, impegnato, in lotta contro le multinazionali anche nell’ultimo film, come convive con il ruolo di testimonial della Nestlé?”, non ha convinto la sua risposta, un po’ seccata, “Non sono un testimonial, e devo scusarmi per come mi guadagno da vivere? È una domanda irritante, mi dispiace ma non so rispondere!

-         l’italietta in vetrina prima delle passerelle ufficiali

-         l’ennesimo film cinese (“Mad Detective” di Johnnie To) come “sorpresa” del festival

-         gli attacchi a Vincenzo Marra in conferenza stampa (indipendentemente dal fatto che il suo film sia piaciuto oppure no); addirittura un giornalista gli ha chiesto “Ci può spiegare la differenza tra cinema e televisione?” Al che Marra ha risposto “Scusate, ma ho solo fatto un film!”

-         l’ennesimo director’s cut di “Blade Runner”, “necessario” unicamente per stimolare le vendite del nuovo dvd in uscita a Natale

-         la scelta della Filmauro di tagliare ben due della quattro proiezioni previste per il film di Woody Allen “Cassandra’s Dream

-         la sensazione che Colin Farrell pensasse di essere in un paese del terzo mondo; in evidente difficoltà con il microfono alla conferenza stampa, ha chiesto “Mi potete dare un microfono che non sia degli anni Sessanta?”

-         Patrizia Pellegrino che attraversa la passerella pochi secondi prima di Charlize Theron e continua a firmare autografi noncurante dell’arrivo della (vera) diva!

-         l’impossibilità per tutti gli accreditati di vedere tutti i film a orari decenti

-         il modo in cui il festival è stato recepito dalle più importanti testate giornalistiche italiane: un’occasione per disquisire per lo più di gossip lasciando il cinema ai trafiletti.

 

 

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