|
Morte accidentale di un accredito
(Ovvero: Distretto di polizia ed altre storie)
Ci tengo che sappiate, miei amati lettori, che
l’accredito culturale è l’ultimo anello della catena evolutiva
umana. Con il diabolico tesserino verde appiccicato al collo, al
Lido accade di tutto: code chilometriche che si risolvono in un buco
nell’acqua (l’incubo del cinefilo: non entrare in sala!), totale
inagibilità nel weekend (non ho visto BROKEBACK MOUNTAIN ma non
addossatemi la colpa), scene (dis)umane a sprezzo del ridicolo. Il
fatto è che alla mandria di appassionati possidenti l’accredito
“cinema” (si va dallo sprovveduto studente come il sottoscritto
al navigato direttore di cineclub alla Luca Baroncini) spettano
maggiormente proiezioni ad orari inverecondi (8:30/9:00 del mattino,
da consumarsi con il baffo del cappuccino incollato al labbro
inferiore) o in alternativa la possibilità di entrata insieme al
pubblico. E veniamo al punto: l’idea di accorpare nelle proiezioni
il pubblico ed l’accredito culturale fu, è, sarà fonte di
molteplici disgrazie. La biglietteria del Lido, impegnata a spennare
la vacca grassa nell’unico periodo proficuo dell’anno, smercia
disinvoltamente più biglietti del dovuto: ne risulta che i posti
degli accrediti, che spetterebbero di diritto come da programma,
talvolta non esistono data la capienza della sala. Una bassa smania
di guadagno, dunque, che si scaglia contro chi il cinema lo ama
davvero ed in virtù di questa ossessione per ottenere il proprio
accredito ha sborsato non meno di cinquanta euros del nuovo conio;
la disparità di trattamento tra il pubblico del Festival, regolare
acquirente di biglietti, e chi paga l’accredito è un mistero
senza soluzione. Per rendere l’idea della situazione voglio
citare, per pura curiosità, un episodio consumatosi
all’inflazionata proiezione notturna dell’Area Alice, destinata
esclusivamente al pubblico: in virtù di un’astratta ragione di
principio la direzione del Festival non ha permesso l’accesso in
sala degli accreditati, al minuto stesso d’inizio della pellicola,
malgrado la permanenza di 300 (trecento!) posti invenduti. Della
serie: quando una politica dirigenziale preferisce lasciare una sala
mezza vuota che far vedere il film agli accreditati della Mostra,
estremamente difficile risulta assecondare le proprie passioni. This
is Hollywood, baby!
La cifra ricorrente di Venezia 2005, oltre
all’approssimazione organizzativa al limite della diabolica burla
(parola d’ordine: ostacolare l’appassionato), è stato
immancabilmente l’arrivo dell’esercito. Fra metal detectors ed i
controlli ognidove che avete visto in televisione si cela una
strisciante retorica mediatica: abbiamo gli occhi del mondo
puntati addosso, facciamoci trovare pronti. In un clima inedito
si consumano dunque sequenze di esilarante comicità: per i primi
giorni della kermesse, salvo correzione di rotta, gli interessati si
sottopongono docilmente al metal detector ma borse, zaini, buste
(ergo: gli oggetti a rischio) vengono sistematicamente esclusi dal
controllo. A conferma della dissennata vigilanza di carapesta,
esasperazioni anche in senso opposto: la scena (s)cult del Festival
tutto, sublime picco tragicomico, è l’immagine di una signora dal
ventre prominente che attraversa il ligio controllo ed annuncia con
un sorriso di essere incinta. Il rappresentante dell’ordine
pubblico impugna inopinatamente la banda magnetica e non esita a
passarla sulla pancia della donna, regalandole verosimilmente il
privilegio di un nascituro verde dotato di coda.
Altro? Poco: sulla qualità delle pellicole rimando allo
specifico dello speciale, anticipando l’innegabile realtà di un
Festival medio (niente a confronto con l’ammirevole
concorso 2004), che pesca una manciata di picchi (De Oliveira,
Barning, Stanley Kwan) per poi rasentare pericolosamente la routine
dilagante. La gestione Müller dimostra inoltre una controversa
tendenza alla mondanizzazione: con alcune scelte precise (Terry
Gilliam in concorso!) si vogliono schiudere le porte al cinema
americano mainstream, rischiando la più sfrenata estetica
blockbuster, come se già non ne avessimo abbastanza. USA kills
the movie star…
|