VENEZIA 2005
di 
EMANUELE DI NICOLA

 

 

Morte accidentale di un accredito
(Ovvero: Distretto di polizia ed altre storie)

Ci tengo che sappiate, miei amati lettori, che l’accredito culturale è l’ultimo anello della catena evolutiva umana. Con il diabolico tesserino verde appiccicato al collo, al Lido accade di tutto: code chilometriche che si risolvono in un buco nell’acqua (l’incubo del cinefilo: non entrare in sala!), totale inagibilità nel weekend (non ho visto BROKEBACK MOUNTAIN ma non addossatemi la colpa), scene (dis)umane a sprezzo del ridicolo. Il fatto è che alla mandria di appassionati possidenti l’accredito “cinema” (si va dallo sprovveduto studente come il sottoscritto al navigato direttore di cineclub alla Luca Baroncini) spettano maggiormente proiezioni ad orari inverecondi (8:30/9:00 del mattino, da consumarsi con il baffo del cappuccino incollato al labbro inferiore) o in alternativa la possibilità di entrata insieme al pubblico. E veniamo al punto: l’idea di accorpare nelle proiezioni il pubblico ed l’accredito culturale fu, è, sarà fonte di molteplici disgrazie. La biglietteria del Lido, impegnata a spennare la vacca grassa nell’unico periodo proficuo dell’anno, smercia disinvoltamente più biglietti del dovuto: ne risulta che i posti degli accrediti, che spetterebbero di diritto come da programma, talvolta non esistono data la capienza della sala. Una bassa smania di guadagno, dunque, che si scaglia contro chi il cinema lo ama davvero ed in virtù di questa ossessione per ottenere il proprio accredito ha sborsato non meno di cinquanta euros del nuovo conio; la disparità di trattamento tra il pubblico del Festival, regolare acquirente di biglietti, e chi paga l’accredito è un mistero senza soluzione. Per rendere l’idea della situazione voglio citare, per pura curiosità, un episodio consumatosi all’inflazionata proiezione notturna dell’Area Alice, destinata esclusivamente al pubblico: in virtù di un’astratta ragione di principio la direzione del Festival non ha permesso l’accesso in sala degli accreditati, al minuto stesso d’inizio della pellicola, malgrado la permanenza di 300 (trecento!) posti invenduti. Della serie: quando una politica dirigenziale preferisce lasciare una sala mezza vuota che far vedere il film agli accreditati della Mostra, estremamente difficile risulta assecondare le proprie passioni. This is Hollywood, baby!

La cifra ricorrente di Venezia 2005, oltre all’approssimazione organizzativa al limite della diabolica burla (parola d’ordine: ostacolare l’appassionato), è stato immancabilmente l’arrivo dell’esercito. Fra metal detectors ed i controlli ognidove che avete visto in televisione si cela una strisciante retorica mediatica: abbiamo gli occhi del mondo puntati addosso, facciamoci trovare pronti. In un clima inedito si consumano dunque sequenze di esilarante comicità: per i primi giorni della kermesse, salvo correzione di rotta, gli interessati si sottopongono docilmente al metal detector ma borse, zaini, buste (ergo: gli oggetti a rischio) vengono sistematicamente esclusi dal controllo. A conferma della dissennata vigilanza di carapesta, esasperazioni anche in senso opposto: la scena (s)cult del Festival tutto, sublime picco tragicomico, è l’immagine di una signora dal ventre prominente che attraversa il ligio controllo ed annuncia con un sorriso di essere incinta. Il rappresentante dell’ordine pubblico impugna inopinatamente la banda magnetica e non esita a passarla sulla pancia della donna, regalandole verosimilmente il privilegio di un nascituro verde dotato di coda.

Altro? Poco: sulla qualità delle pellicole rimando allo specifico dello speciale, anticipando l’innegabile realtà di un Festival medio (niente a confronto con l’ammirevole concorso 2004), che pesca una manciata di picchi (De Oliveira, Barning, Stanley Kwan) per poi rasentare pericolosamente la routine dilagante. La gestione Müller dimostra inoltre una controversa tendenza alla mondanizzazione: con alcune scelte precise (Terry Gilliam in concorso!) si vogliono schiudere le porte al cinema americano mainstream, rischiando la più sfrenata estetica blockbuster, come se già non ne avessimo abbastanza. USA kills the movie star

 

 

 

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