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Un tour de force chiamato Mostra
Divettimentu? No mamma, nun mi divettia penniente. Sulu film viddia.
Un accreditato, al cellulare, in attesa di una
proiezione per la stampa
Venezia 60, forte dei forfait cannensi, si presentava sulla carta
con un programma di tutto rispetto (pur mancando all'appello gli
annunciati Bergman, Tarantino, Kar-Wai, Altman, Campion): un bel po'
di autori, molte opere attese e tante sorprese paventate; stando
anche alle accoglienze della critica, la selezione sembra essere
stata piuttosto apprezzata ma se è vero che rispetto alla
disastrosa edizione dello scorso anno il salto è stato grande a ben
guardare, pur offrendo cinema di buon livello, sulla Mostra di
quest'anno qualche riserva va infine espressa (senza che ciò suoni
come un'accusa ai selezionatori che hanno comunque raccolto le cose
più appetibili in circolazione). Come era successo nel 2002, ancora
una volta, delle due sezioni maggiori, era CONTROCORRENTE la più
interessante: Ruiz, Ciprì e Maresco, Coppola, Kumakiri, Ratanaruang,
Shorr etc. meritavano tutt'altra attenzione (e poi che senso ha
questa distinzione? Perché due sezioni competitive? Perché LOST IN
TRANSLATION è un titolo controcorrente e il film di Dumont,
estremo, difficile, davvero fuori dagli schemi, era invece da
concorso ufficiale? Qual'è la logica?). Sarà bene, per il prossimo
anno, operare una seria rimeditazione della kermesse perché è
inutile limitarsi ad affermare che le due selezioni hanno pari
dignità quando di fatto non è così (alla fine tutti sanno a chi
va il Leone mentre il premio Controcorrente non se lo fila nessuno).
La sezione Venezia 60 ha avuto qualche bel momento (Tsai, Dumont,
Bellocchio e - per chi lo ha gradito - Kitano) ma per il resto ha
vivacchiato su film semplicemente dignitosi, per niente folgoranti.
Il Lido ha avuto i suoi divi, quelli che i noti dissapori
Francia-USA avevano negato a Cannes, ma i film che hanno presentato
non hanno certo brillato: il solito mestissimo Allen, un Rodriguez
di prammatica, un Benton disastroso, i Coen con una cosetta, un
blando Ivory, un Jarmush remix. Certo, fuori concorso c'era anche un
buon Bertolucci e una carineria a firma Ridley Scott: un po'
pochino. E poi perché accettare questa assurda condizione per la
quale se si vogliono pellicole americane in laguna queste devono
essere proiettate fuori concorso? Perché questi prodotti, il più
delle volte di qualità trascurabile, devono avere un trattamento
speciale a priori? Non c'è da rispondere, sono domande retoriche.
Lo sappiamo tutti perché, non vale neanche la pena parlarne.
Sugli esiti del concorso poco da dire: scelta ovvia quella de IL
RITORNO, un film che puzzava di leone lontano un miglio. Bellocchio
è rimasto a bocca asciutta ma pur con qualche recriminazione ha
accettato il verdetto (se si va in concorso si deve stare al gioco e
ammettere anche le umoralità giurate più irritanti, anche gli
umilianti contentini). Del tutto inaccettabile invece
l'atteggiamento di RAI Cinema che ha annunciato che non presenterà
più in concorso le sue opere (della serie mai più sgarri: o ci
garantite, come ogni anno, un premio o le nostre opere non le
mandiamo più), atteggiamento ricattatorio e arrogante che non
sorprende affatto e che dona chiarezza di lettura a tanti
riconoscimenti ottenuti dalle pellicole RAI nelle edizioni passate.
Forse la scelta più giusta sarebbe stata quella di premiare BU SAN
di Tsai, ma ce lo vedete Monicelli a dare il benestare per un premio
al taiwanese? Naaaaaaa.
Passerei allora a dire dell'organizzazione che quest'anno sembra
abbia scientemente deciso di ostacolare la fame di celluloide dei
poveri cinefili: letteralmente impossibile vedere tutto il concorso
e la sezione Controcorrente a meno che non si fosse deciso di
rinunciare a pasti e servizi, un sacrificio che, almeno il
sottoscritto, non si è sentito di fare (il cinema non è la mia
vita e dunque non sarà la mia morte). In considerazione di tale
balzana programmazione, perdonate fin da ora i numerosi buchi che
troverete nelle schede a seguire, noi ce l'abbiamo messa tutta.
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