VENEZIA 2002
NUOVI TERRITORI

 

NUOVI TERRITORI:
  AFFETTI COLLATERALI
   
- Mehmet ÖZCELIK - Thirst for Revenge
   
- Jan LAUWERS - Goldfish Game
   
-
Francesco SICILIANO - Otello Atto V Scena II
  ALTRE DONNE

    - Fariborz KAMKARI - Navare Khali (Blank Tape: The Videotape....)
   
- Alexei BALABANOV - Reka
 
-
ZHOU Hongxiang - Hongqi Piao (Vola la bandiera rossa)
  DOPOMONDI

   
-
Michael REIHANA - Little Gold Cowboy
   
- Vincent DESLANDE - Silence
   
- Eduardo ARIAS - White & Black
   
- BUVÀRI Tamàs - Posztkatona (Postsoldier)
   
- Carlos VILLEGAS - Rosa, un delirio
   
-
Alberto D’ONOFRIO - Gulf War Syndrome
  FARAWAY, SO CLOSE: SCENARI ISLAMICI

    - Mehrdad Talebuia FARID - Batchen-haye Afghan (Afghan Children)
   
- Vittorio GIORNO, Federico MARIANI - Con la Palestina negli occhi
   
-
Taran DAVIES - Afghan Stories
  GIOVENTÙ BRUCIATA

   
-
SOHN Jung il - Subway Kids 2002
    - Mario HANDLER - Aparte (Aside)

   IDENTIFICAZIONI
    - Norman PFAFFENBICHLER - Notes on Film 01 Else
   
- Tonino DE BERNARDI - Lei
   
-
Julien HALLARD, Guillaume PATUREL - Valentine
  ITALIA FUORISALA - TEATRI RIPETIBILI
   
- Giuseppe BERTOLUCCI - Luparella
    - Alessandro COLIZZI - Anna Weiss
    - LESSICO FAMILIARE
    - Victor VIYUOH - Mboutoukou
    - Giada COLAGRANDE - Aprimi il cuore
    - Saman SALUR - Bad gisuanat ra shaneh khahad zad (The Wind will Comb..)

  MUSICOSCOPE
   
- Theo ESHETU - Africanized
    - Marco BELLOCCHIO - Addio del passato
    - Benjamin HOLMSTEEN - A Piano Tale
    - Anna EHNSIÖ - The Rift
    - Leonardo CARRANO - Noiselevel
    - Leonardo CELI - Assioma di qualunque cosa

  MUTAZIONI
   
- Ivan MORA MANZANO - Silencio Nuclear
    - Graham ROSE - Mrs Meitlemëihr
    - Shoja AZARI - "K"

  NELL'INTIMITÀ
   
- Claudia SOLTI - Chasing Heaven
    - Daniele SEGRE - Vecchie
    - Eva TANG - While You Sleep

  NOTTURNO
   
- Elisabetta SGARBI - La notte che si sposta - Gianfranco Ferroni
    - Vera STOROZHEVA - Nebo. Samoljot. Devuska. (The Sky. The Plane. The Girl.)
    - Alberto MOMO - Liquido Atlante

  OMBRE
   
- Zaneta VANGELI - Sudijata (The Judge)
    - Pip CHODROV - Charlemagne 2: Piltzer

  PUGNI
   
- Andrea ADRIATICO - Pugni e su di me si chiude un cielo
    - Daisuke TENGAN - Aiki

  RI-EVOCAZIONI
   
- Shahbaz NOSHIR - Angst ißt Seele auf (Fear Eats the Soul)
    - Erik ROCHA - Rocha que voa (Stones in the Sky)
    - Alessandro BLASETTI - Ippodromi all'alba (1950, vers. restaurata 2002)

  RITI E FINZIONI
   
- Tino FRANCO - Space Off
    - Comes CHAHBAZIAN - Y.U.L.
    - LIN Tay-jou - Kuang wu you yu (Blue Plague)
    - Ciro ALTABÁS - Phobia

  SEGNI DELLA STORIA
   
- Enzo MONTELEONE - I ragazzi di El Alamein
    - Desmond BELL - The Last Storyteller?
    - LEE Songe - WTC/RIP
    - Thomas AIGELSREITER - Bomb!

  SINGOLARE FEMMINILE
   
- Marzena GRZEGORCZYK - Faithful
    - Rachel DOUGLAS - Blessed
    - Deborah YOUNG - The Tour

  STRADE PERDUTE
   
- Andrew WILLS - Indian Bradshaw
    - Bernard DEW - Cathay: Poems by Ezra Pound
    - Thomas AIGELSREITER - Key West
    - Fiamma MARCHIONE, Hossein TAHERI, Simona LIANZA - Môrgh (Bird)
    - Chris PETIT, Jan SINCLAIR - London Orbital (M25)

  STRANGE DAYS
   
- Rosa VON PRAUNHEIM - Kühe vom Nebel geschwängert (Cows Knocked..)
    - Rui GOULART - Pensão internacional
    - Hector MAESHIRO - A la memoria de las sirenas

  TERRA
   
- Guido CHIESA - Il contratto
    - Paolo BONALDI - Porto Marghera-Venezia: un inganno letale
    - Riccardo MILANI - Baba Mandela

  TRAVELOGUES
   
- Luis SEPULVEDA, Diego MEZA - Corazon Verde
    - Marco CICALA, Claudio FAUSTI - Diario di viaggio dell'assenzio
    - Nene GRIGNAFFINI, Francesco CONVERSANO - Strade Blu - Storie dalla provincia americana (2° ep.) 

  VOLTI
   
- Luca GUADAGNINO - Tilda Swinton-The Love Factory
    - Luciano BARCAROLI, Carlo HINTERMANN, Gerardo PANICHI, Daniele VILLA - Rosy-fingered Dawn: un film su Terrence Malick

  OMAGGIO AI FRATELLI QUAY
     Speciale ACROSTICI  di Alberto Zambenedetti

    All'interno della rassegna:
    - Gerard HUSTACHE-MATHIEU - La chatte andalouse
    - Gariné TOROSSIAN - Shadowy Encounters


  OMAGGIO A WONG KAR-WAI

  SPAZIO PERFORMANCES
    - Jürgen REBLE, Thomas KÖNER - Zyklop
    - Yann BEAUVAIS - Des Rives
    - Shu Lea CHANG - Entre-nous Entre-vous

  EVENTO SPECIALE
    - Giuseppe PICCIONI - Sandra. Ritratto confidenziale

 

 

- NUOVI TERRITORI

 

Thirst for Revenge
(Mehmet ÖZCELIK)

Int. : Mette Maria Ahrenkiel, Runi Lewerissa
(Danimarca  -  9')

Una donna tiene prigioniero un uomo, privandolo dell’acqua e torturandolo con la stessa.

Fetish

Özcelik squaderna le ossessioni pornografiche dell’uomo occidentale (e non solo), come il bondage, il pissing, il torturing, e affida la comunicazione del contesto – una dolorosa separazione amorosa fra i due personaggi, il conseguente desiderio di vendetta, lo squilibrio del gioco di forze – ad una canzone, una specie di nenia che ripete il ridondante “Abbiamo tutti sete di qualcosa”. Quindi, nonostante le graziose immagini nei toni del blu, il tutto è assolutamente insignificante.

Voto:  4                              Alberto Zambenedetti


Voto:  3                                       Luca Pacilio

 

Goldfish Game
(Jan LAUWERS)

Int. : Grace Ellen Barkey, Anneke Bonnema, Timothy Couchman, Dick Crane, Gonzalo Cunill, Hans Petter Dahl, Viviane De Muynck
(Belgio  -  105')

Una eterogenea e stravagante comunità di persone convive felicemente e pacificamente sotto lo stesso tetto. Finché un incidente prima, e un ospite indesiderato poi, vengono a turbare il suo fragile equilibrio.

Profughi dell’anima

Tragico ma non retorico, il film mostra come gli equilibri interiori e quelli esteriori vacillano contemporaneamente, spesso travolgendo inesorabilmente le esistenze di chi ha o subisce la crisi. La presenza delle armi è immediatamente straniante, rompe violentemente gli schemi del cinema contemporaneo consegnando un fucile in mano ad un bambino. Ma nel film di Lauwers non c’è spazio ne’ per la redenzione ne’ per la critica sociale. La realtà circostante e dura e inaccettabile, ma è pur sempre la realtà. Non si discute, si vive, cercando di evitare la sofferenza. Anche con il suicidio, o l’omicidio. Certo, il campionario scelto dal regista si presta molto facilmente a dimostrare la sua tesi: un ex-giornalista probabilmente guerrigliero e appassionato di caccia, il suo avvocato sesso-eroinomane, la moglie malata terminale, la madre di quest’ultima depressa e morbosa nei confronti del genero. E inoltre, la coppia di cinesi fuggiti e ricercatissimi – attualmente impiegati nella cucina della casa – e il loro figliolo, silenzioso e problematico, l’amico poliziotto e la coppia di futuri sposi pomicioni. Ah, c’è anche un cane, ma viene fatto fuori nei primi cinque minuti del film…
La storia è una riflessione sul ruolo della morte in rapporto con quello della libertà, ed i toni sono sicuramente gravi quanto il soggetto lo richiede. Interessante è il contrasto fra la libertà di spirito della famiglia e i suoi effettivi vincoli, la sua auto-sufficienza che è anche legame. La pace in essa non è possibile se gli equilibri vengono anche solo variati, e questo è inevitabile – anche senza l’intervento esterno che porterà la degenerazione – a causa del lento deperire di un personaggio, che inevitabilmente evidenzia le idiosincrasie di tutto il gruppo.

Voto:  7                            Alberto Zambenedetti


Voto:  6                                     Luca Pacilio

 

Subway Kids 2002
(
SOHN Jung il)

Int. : Chun-ha Hwang, Eun-sun Song, Young-ryong Kim, Sang-moo Oh, Ga-young Kim
(Corea  -  30')

Dinamiche di violenza e sopraffazione in una banda di giovani spacciatori coreani. 

La rappresentazione della violenza non fa certo difetto al cinema coreano al pari della pervasiva sensazione di ineluttabile declino che percorre vite dei suoi protagonisti. Figuriamoci quello che può succedere tra delinquenti tossici allo sbando. Botte da orbi, disgrazia radicale etc etc. Il regista di suo mette ben poco, una paio d'effetti video non malvagi e pestaggi tosti. La metafora sulla gioventù allo sbando è vicinissima come quella sul potere. Cortometraggio in 16 mm senza molte pretese, esagitato ma prevedibilissimo.

Voto:  5                                Luigi Garella

 

La notte che si sposta - Gianfranco Ferroni
(Elisabetta SGARBI)

(Italia  -  30')

A Gianfranco Ferroni (1927/2001) pittore della purezza degli spazi e degli oggetti è dedicato l'ultimo lavoro in digitale di Elisabetta Sgarbi, a partire da un soggetto di Enrico Ghezzi: vi si mostrano alcune opere dell'artista, spazi domestici e dello studio con netti tagli di luce su soffitti e pavimenti. Tutto qui. "La notte che si sposta" non ha altri meriti oltre a quello di riprendere delle tele: per il resto si tratta di un paludamento intellettuale quanto mai vieto. Poche parole, inquadrature fisse di spazi vuoti, pochi colori, musica ottenuta fregando il bordo di bicchieri di cristallo. La poesia della quiete e dell'evocazione sonora per un pittore che non si è mai voluto far riprendere. Troppo breve per essere ipnotico, troppo poco inventivo per interessare. Testimonianza di un cinema che  tale solo marginalmente e di una videoarte che non è mai nata.

Voto: 4                                      Luigi Garella

 

Nebo. Samoljot. Devushka
(Vera STOROZHEVA)

Int. : Renata Litvinova, Dmitry Orlov, Inga Strelkova, Mikhail Efremov, Kostantin Murzenko, Yaroslav Boyko
(Russia  -  90')

Lara è un'hostess per linee aeree charter, una sera incontra il reporter Georgy ed inizia una relazione che finirà bruscamente.

Incontri nei non-luoghi: corridoi, bar d'aeroporto, per telefono, nel mezzo del nulla di uno scalo tecnico. Lara è la ragazza più bella di Mosca e dintorni, Georgy un famoso giornalista televisivo: si incontrano in un momento qualunque, iniziano a parlare. Il contorno sono interni d'aereo completamente vuoto, coi sedili ripiegato, i discorsi senza capo né coda tra colleghe che si conoscono da tanto tempo, la corte spietata di alcuni uomini.
Una storia d'amore che ha crepe, forse sono in realtà le vene che lo nutrono, a profusione a partire dalla forzata lontananza lavorativa dei due ma anche e soprattutto per la straordinarietà di Lara. Una piccola follia invasiva tracima dalla sua persona, dalle sue parole, un effetto straniante che improvviso s'inserisca a scindere le componenti, dalla coppia ai due amanti soli nella distanza da colmare. Lei non è solo fuori dal comune quanto a bellezza ma perché riesce ad ispirare amore, dolce svitata che non risponde mai alle domande con la frase giusta, sempre leggermente spostata in spazio e tempo, obliqua, vede in Lui l'opposto di tensione. Silenzioso e pragmatico, energico quanto lei è disposta a scivolare sulle asperità, aprirà gli occhi, in realtà, solo quando avrà appreso della morte di Lara in un incendio a bordo dell'aereo. La disperazione non ha però alcun posto, gli ambienti non sono mai emotivi ma disadorni e "utili", soprattutto non è verbalizzabile: le parole come, ingenuamente, dolcemente, nell'esempio di Lara non contano nulla, la loro deviazione, la rappresentazione deviante (ai limiti della schizofrenia) possono essere assai più interessanti.
La regista V. Strozheva mette in scena con rigore e misura un adattamento dell'opera teatrale "104 Pages about Love" di Edward Radzinsky cui aggiunge un indubbio gusto per la composizione per l'immagine.
Un gioiellino.

Voto:  7                                Luigi Garella

 

Pugni e su di me si chiude un cielo
(Andrea ADRIATICO)

Int. : Gino Paccagnella, Simone Rotolo, Marco Sacramati
(Italia  -  8')

Inventario tipologico di mani e pugni: uomini si fronteggiano, si colpiscono ed in brevi quadri stilizzati rendono conto del dolore sotto varie forme.
Pretestuoso omaggio a Marinetti bloccato però  in un'impostazione da videoperformance puerile. Senza Costrutto. Senza interesse. Fortunatamente solo otto minuti.

Voto:  4½                              Luigi Garella

 

Aiki
(Daisuke TENGAN)

Int. :Haruhiko Kato, Rie Tomosaka, Ryo Ishibashi
(Giappone  -  119')

Taichi sta per debuttare come boxeur professionista. Per un incidente in moto è costretto sulla sedia a rotelle e la vita gli sembra finita, grazie ad incontri strampalati de interessanti riesce a trovare nuova forza nelle arti marziali, nell'Aiki.

Storia di accettazione, crescita e reinserimento nella società, secondo i più classici meccanismi del manga popolare giapponese. Da uno sport individualista come la boxe non può che derivare una sconfitta, l'aiki con il motto di "accetta il tuo avversario" è quello che ci vuole, al contrario, per rinascere ed essere pronti a nuove sfide. Il singolo nella comunità è l'ossessione dei prodotti a fumetti e d'animazione di quella parte d'estremo oriente, lo sport poi diviene l'emblema del mondo del lavoro e…voilà il buon cittadino è formato, pronto per essere il (fiero) miglior anello nella catena di montaggio. Sarcasmo inutile, il nostro, ma molto utile questo reale meccanismo che è riuscito a risollevare una nazione dopo la sconfitta della seconda guerra mondiale. Taichi è un protagonista simpatico, beve fuma, è timido quanto basta con le donne per divertire, mal sopporta la condizione di paraplegico. La svolta avviene a metà film, se l'inizio prometteva lacrime a profusione il colpo di coda è repentino, con la comparsa del piccolo gangster di quartiere il registro slitta sul comico-grottesco e la pillola viene indorata con piacevole maestria. Sarebbe il caso di domandarsi se il messaggio cui abbiamo accennato sia ancora vispo o, al contrario, sia solo una regola di genere. Tutte e due probabilmente.
La vicenda è ispirata alla vita dell'olandese Ole Kingston Jensen di cui scorrono immagini sui titoli di coda. Tengan Daisuke in realtà è il primogenito di Imamura Shoei, abile nel confezionare questo "karate kid" su due ruote, nel filmare i duelli finali in cui l'aiki ovviamente appare come l'arte marziale più bella, completa, difficile ma immancabile nella vita di chiunque.

Voto: 6½                                       Luigi Garella

 

Blessed
(Rachel DOUGLAS)

Int. : Matthew Chamberlain, Hera Dunleavey, Jane Donald, Genevieve McClean, Brian Sergent, Colin Hodson, Edwin Wright
(Nuova Zelanda  -  77')

In una piccola città gli incontri tra diversi personaggi. Nello spazio di una giornata costoro ricorderanno di avere dei talenti, li ignoreranno o ne prenderanno per la prima volta coscienza.

America oggi?

Opera video che, per l'ennesima volta, presenta una serie di personaggi (per ciascuno una didascalia: l'Attrice, la Receptionist, l'Elettricista etc) che incrociano le loro esistenze secondo uno schema ormai davvero abusatissimo. Il film si trascina senza nessuna idea, avendo, come centro dell'azione, un bordello (inteso come luogo...). Alcune menate surreali (uno dei personaggi vola) e tanta tanta noia.

Voto:  3                              Luca Pacilio

 

Kühe vom Nebel geschwängert (Cows Knocked..)
(Rosa VON PRAUNHEIM)

Int. : Abel vom Acker, Manfred Keil, David Zimny, Dragan Vasic, Floria Teipen, Sven Hoffmann
(Germania  -  90')

"Die Ratten" i ratti è il nome di una compagnia teatrale di senzatetto berlinesi. Gli interpreti vivono per la strada, alcuni sono ex galeotti, altri anarchici, quasi tutti conoscono bene la violenza e la dipendenza da alcol e droghe. Rosa von Praunheim li ha riuniti in un castello a Mecklenburg, dove nel giro di qualche settimana hanno elaborato e girato un film. È la storia di un gruppo di reietti assistiti da una terapeuta che, pur desiderando solo il loro bene, in virtù dei suoi valori borghesi cerca inutilmente di integrarli nella società. I pazienti finiranno per prendere la donna in ostaggio e autogestire il castello. Ma il loro tentativo avrà esiti imprevedibili.

Arrivano i ratti!!!

Si spengono le luci del cinema Perla e un'esplosione di grida interrompe il magico momento che separa la coscienza del reale dall'incoscienza del viaggio cinematografico. Irrompono nella sala i "Ratti", venuti da Berlino per accompagnare "Mucche ingravidate dalla nebbia". C'è chi canta, chi si esibisce come giocoliere, chi suona la chitarra, chi si limita a urlare, chi corre per la sala, tutti comunque con una grande energia per promuovere il video di cui sono protagonisti.
I "Ratti" sono una compagnia berlinese che raccoglie i senzatetto, garantendo un'occupazione e consentendo ai "borderline" aderenti al progetto di convogliare energie e pulsioni in una forma artistica. Il film comincia come una sorta di documentario sull'attività del gruppo teatrale. Presenta i componenti della compagnia alternando interviste, in cui i protagonisti raccontano esperienze di vita, a spezzoni degli spettacoli. Il video evolve poi, senza soluzione di continuità, in una sorta di fiction, dove una ricca signora accoglie tutti i ragazzi in un castello per aiutarli a liberare le loro energie positive.
Se non fosse per la simpatia e la carica dei protagonisti e per l'importanza sottesa al progetto, ci si stancherebbe presto. Tutto è molto abbozzato e un po' ripetitivo, ma la coesione del gruppo, l'impossibilità di assecondare una sceneggiatura, la capacità di alcuni "Ratti" di sdrammatizzare i risvolti tragici della vita esorcizzandoli in una sorta di finzione realistica, permettono di fruire il video con una certa indulgenza che si trasforma in partecipazione.

Voto:  6                              Luca Baroncini

 

 

- OMAGGIO AI FRATELLI QUAY

 

OMAGGIO AI QUAI BROTHERS

IL SUBLIME DELIRIO DEI QUAY

Quello dedicato ai Fratelli Quay ("Unlike anything you've ever seen, even in your dreamiest dreams" ha scritto dei loro film il New York Post) è più di un semplice omaggio. E' una piccola personale che raggruppa molto del lavoro svolto da questi geniali e misconosciuti registi americani (ma ormai inglesi d'adozione) già celebrati dal Bergamo Film Meeting, un'occasione imperdibile per godere delle loro sublimi invenzioni e ardite sperimentazioni, lontane dalla grossa distribuzione e generalmente difficili da ammirare. Un lavoro, quello dei Quay (per il dettaglio rimandiamo alle schede di Zambenedetti) che spazia dal corto di animazione (veri maestri del passo uno), allo spot pubblicitario, dal videoclip (tra gli altri DOG DOOR degli Sparklehorse e Tom Waits) al progetto televisivo. Tutti i lavori andrebbero citati: lo straordinario BRUNO SCHULZ'S STREET CROCODRILES  come l'alienante collaborazione col musicista Stockhausen del premiatissimo IN ABSENTIA, dal documentario sulla tecnica dell'anamorfosi DE ARTIFICIALIA PERSPECTIVA  alla serie completa dei musicali STILLE NACHT. Inquietanti e clamorosamente belle, le ermetiche opere dei Quay sono delle miniature folgoranti, dei sublimi lavori di artigianato delirante e suprema abilità tecnica che conducono lo spettatore alle soglie di un mondo misterioso, assolutamente personale, in cui la realtà viene lasciata fuori dalla porta e in cui non si pongono limiti all'immaginazione. L'opera dei Quay ci fa di nuovo credere che un cinema alternativo possa esistere, contro tutte le logiche del botteghino, contro i grandi capitali delle major acchiapubblico, un cinema che celebri l'immagine e che senza cedere ad alcun compromesso butti la logica nel cestino e celebri le semplici ossessioni dell'artista. Se la Mostra di Venezia quest'anno ha avuto una ragione d'essere lo sa sicuramente chi ha seguito le due tranche di questo omaggio (a proposito: a quando una personale dedicata a Jan Svankmajer?). Assoluto.

Voto complessivo:  10                      Luca Pacilio


Un corpus eterogeneo e molto interessante, anche per la varietà dei temi toccati. Ma le ambientazioni gotiche e angoscianti sembrano essere quelle che meglio si prestano ad esprimere la straordinaria sensibilità dei Quai, che si articola in delicate pennellate di esili pupazzi e in apocalittiche visioni da incubo.

Commercial:

Badoit (2 Spot)

L’acqua Badoit può rovesciare le prospettive, cambiare gli equilibri. Fare amici il corvo e la volpe, la zebra e il leone. Al punto che il leone copiare il look della zebra. Semplicemente geniale e genialmente semplice.

Murphy Stout

I burberi e spontanei irlandesi a confronto con l’aspetto rigido e minaccioso dei samurai. Solo una buona birra può stemperare la loro esteriorità. Uno spot lungo e una brevissima e fulminate coda. Simpaticamente essenziale.

Northern Rock (3 Spot)

Quando lo slogan è “Get Together”, la fervida immaginazione di fratellini fa unire due gocce di pioggia (che scorrono sul vetro di una finestra, una dall’alto al basso, e l’altra sfidando la forza di gravità), due soprammobili reggilibri (due elefanti che incontrano le loro proboscidi, liberandosi del fardello di libri che li divide) e le lancette di una pendola (che una volta incontratesi sul mezzogiorno, non possono più separarsi). Minimal.

Rice Krispies

Il sole è accecante, la piscina è affollata, e i materassini sono stati tutti noleggiati. Che cosa resta per potersi rinfrescare galleggiando sull’azzurra acqua? Una tavoletta di Rice Krispies, che resta croccante anche se tuffata nel latte.

Round Up (3 Spot)

Le piante di un giardino fanno gossip sull’ultima notizia. Pare che il padrone stia usando lo Spray contro le erbacce! E così assistiamo alle loro terrorizzate conversazioni, oppure alle loro ultime parole…

 

Video:

Stille Nacht (5 Video Musicali d’animazione)

Cinque piccole storie, raccontate con i pupazzi più belli e più tragici dei fratelli, con i loro sguardi liquidi, allucinati, assenti, fragili o distanti. Cinque musiche accomunate dal loro aspetto gotico e decadente: musica concreta per il primo, Micheal Penn/His Name is Alive per i seguenti tre, e la stupenda, ruvida e fanciullesca voce di Tom Waits per il quinto. Sempre meglio il bianco e nero del colore, ma l’intensità emotiva di questi piccoli gioielli è altissima. Anche se possono risultare sgradevoli e inquietanti.

 

Corti:  


Bruno Schulz’s Street of Crocodiles  


Attraverso una lente d’ingrandimento posata su una mappa penetriamo nel mondo di Bruno Shulz – il corto è ispirato a un racconto dell’ebreo polacco ucciso dai nazisti – una sorta di scatola magica in cui si aggira, sperduto, un fragile pupazzo. Questa specie di Nosferatu di legno scruta con i suoi occhi di bambola un mondo in cui le leggi di natura vengono continuamente rotte e ripristinate, in cui la luce penetra debolmente da dei lucernari opprimenti, lasciando numerose sinistre zone d’ombra che sembrano nascondere la minaccia definitiva alla sua delicatezza.  

 

In Absentia  


Un desertico paesaggio e una donna che continua a scrivere la stessa lettera, imbucandola in una pendola, dove va a depositarsi insieme alle molte già pensate, già scritte e mai lette. La grafite danza intorno a lei, le matite si animano, cercano si sfuggire dal pugno che si chiude su di loro e urlano quando vengono temperate. Le loro punte mutilale giacciono come le lettere, non più utili alla scrittura, sradicate dalla loro sede, isolate. Proprio come la donna, che da un sanatorio scrive al marito per tutta la sua vita. Indubbiamente interessante, questo corto soffre un po’ la sua eccessiva lunghezza, forse perché troppo ripetitivo, volendo riprodurre – e molto efficacemente – gli stati d’animo della donna, i suoi paesaggi mentali, le sue immagini di una probabile casa.

De Artificialia Perspectiva or Anamorphosis

La storia della tecnica grafico-pittorica dell’anamorfosi, raccontata attraverso lo studio di alcuni esempi eccellenti (uno su tutti, il più famoso, Gli Ambasciatori di Hans Holbein) e vista con gli occhi dei pupazzi targati Quai. Un piccolo documentario che è anche un pezzo di straordinaria creatività con echi BBC e greenawayani.

Rehersal For Extinct Animals

Ispirato all’incisione Le Verrou di Fragonard, il corto celebra il bianco e nero attraverso un’espressione grafica – che è diventata simbolo culturale – che si sostanzia proprio di questi due yin e yang: il codice a barre. Il mondo del bianco, dove le leggi naturali vengono infrante (come spesso la poetica dei Quai implica) circonda e opprime due personaggi che vivono segregati e impotenti, quasi imprigionati in una realtà estranea e oscura, che odora di decadenza e di decomposizione.

The Sandman 2000

Un E.T.A Hoffman in punto di morte viene visitato da uno dei suoi diabolici personaggi, L’Uomo della Sabbia. Il novello prometeo, oltre a costruire creature danzanti soffiando la vita in loro e, crudelmente, riprendendosela a piacimento, sconvolge la mente del dottore che ha in cura Hoffmann – spingendolo al suicidio – e quello della donna che gli è vicina. Visivamente molto bello, ma forse leggermente troppo prolisso, il film si pregia di coreografie stile McMillan sospese fra il classico e il moderno, di quattro ottimi interpreti danzatori, delle semplici ma belle musiche di Leos Janáček e Gÿorgy Kurtag, di una fotografia in toni freddi stilizzata ed elegante, e del prezioso décor dei Quai.

Voto complessivo:  8½                 Alberto Zambenedetti


Voto complessivo:  9                            Luigi Garella

 

La chatte andalouse
(Gerard HUSTACHE-MATHIEU)

Int. : Sophie Quinton, Clémence Massart, Cedric Grimoin, Blanca Li
(Francia  -  48')

Una suora che assiste in ospedale una malata terminale le promette di portare a termine una sua opera artistica molto particolare.

Racconto ironico ma amorevole dell'incontro di opposti, presunti tali. Una giovane novizia prende calchi in gesso di peni in erezione per completare una composizione iniziata da una scultrice malata ed ora morta: incontri ed apparenze oltre a generare un certo effetto comico (la suora che ha problemi con il distributore di preservativi aiutata da un passante) scavano per trovare un nucleo di sentimento puro. Tutto dipende dalla prospettiva: cosa faccia la suora nella casa cui accoglie i giovani crea aspettative maliziose ed è proprio in queste pieghe che si può -pare accennare il regista- riscoprire un'essenza di dolcezza. L'iniziazione alla conoscenza non passa attraverso il sesso ma nella scoperta di nuove angolazioni con cui vedere il reale e la sua stilizzazione: nella bellezza e nel sentimento, l'arte, l'indicibile non per vergogna ma per essenza.
"La Chatte Andaluse" purtroppo difetta di modestia nella durata eccessiva (48') che ne dilava il potenziale effettivo.

Voto:  6½                              Luigi Garella


Il corto, mischiando provocazione e delicatezza, è un ameno esercizio che serve a dovere l'idea di partenza (la suora protagonista si trova a dover fare dei calchi in gesso di organi maschili e a dipingerli di blu) senza forzare i toni ma piuttosto mantenendosi su un piano di gradevole ironia.

Voto:  6                              Luca Pacilio

 

Shadowy Encounters
(Gariné TOROSSIAN)

(Canada  -  15')

Il film dovrebbe essere un tributo all'arte dei fratelli Quay e, proponendo spezzoni e immagini tratti dalle loro opere, vorrebbe sondarne la magia. Si risolve in un pasticcio in cui si assemblano frammenti alla rinfusa, deturpandoli con sofisticazioni orribili a vedersi (il solo pensare di poter trattare impunemente le immagini dei Quay è offesa al senso civile). Più che un omaggio un vero insulto alla bellezza. Alla proiezione la regista sedeva accanto a un Timothy Quay (apparentemente) imperturbabile (ma il riserbo dei gemelli è quasi proverbiale nell'ambiente). Videoarte d'accatto. Indegno.

Voto:  2                              Luca Pacilio

 

 

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