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VENEZIA 2002
NUOVI TERRITORI |
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NUOVI
TERRITORI:
AFFETTI
COLLATERALI
-
Mehmet ÖZCELIK - Thirst for
Revenge
- Jan LAUWERS - Goldfish
Game
- Francesco
SICILIANO - Otello Atto V Scena II
ALTRE
DONNE
- Fariborz KAMKARI -
Navare Khali (Blank Tape: The Videotape....)
- Alexei
BALABANOV - Reka
- ZHOU Hongxiang - Hongqi
Piao (Vola la bandiera rossa)
DOPOMONDI
-
Michael REIHANA - Little Gold
Cowboy
- Vincent DESLANDE - Silence
- Eduardo ARIAS - White & Black
- BUVÀRI Tamàs - Posztkatona (Postsoldier)
- Carlos VILLEGAS - Rosa, un delirio
- Alberto D’ONOFRIO
- Gulf War Syndrome
FARAWAY, SO CLOSE: SCENARI
ISLAMICI
- Mehrdad
Talebuia FARID - Batchen-haye Afghan (Afghan Children)
- Vittorio
GIORNO, Federico MARIANI - Con la Palestina negli occhi
- Taran DAVIES -
Afghan Stories
GIOVENTÙ BRUCIATA
-
SOHN Jung il - Subway
Kids 2002
- Mario HANDLER - Aparte (Aside)
IDENTIFICAZIONI
-
Norman PFAFFENBICHLER - Notes on Film 01 Else
- Tonino DE
BERNARDI - Lei
- Julien HALLARD,
Guillaume PATUREL - Valentine
ITALIA FUORISALA - TEATRI
RIPETIBILI
-
Giuseppe BERTOLUCCI - Luparella
- Alessandro COLIZZI - Anna Weiss
- LESSICO FAMILIARE
- Victor VIYUOH - Mboutoukou
- Giada COLAGRANDE - Aprimi il cuore
- Saman SALUR - Bad gisuanat ra shaneh khahad zad
(The Wind will Comb..)
MUSICOSCOPE
-
Theo ESHETU - Africanized
- Marco BELLOCCHIO - Addio del passato
- Benjamin HOLMSTEEN - A Piano Tale
- Anna EHNSIÖ - The Rift
- Leonardo CARRANO - Noiselevel
- Leonardo CELI - Assioma di qualunque cosa
MUTAZIONI
- Ivan MORA MANZANO -
Silencio Nuclear
- Graham ROSE - Mrs
Meitlemëihr
- Shoja AZARI - "K"
NELL'INTIMITÀ
-
Claudia SOLTI - Chasing Heaven
- Daniele SEGRE - Vecchie
- Eva TANG - While You Sleep
NOTTURNO
- Elisabetta SGARBI - La
notte che si sposta - Gianfranco Ferroni
- Vera STOROZHEVA - Nebo.
Samoljot. Devuska. (The Sky.
The Plane. The Girl.)
- Alberto MOMO - Liquido Atlante
OMBRE
-
Zaneta VANGELI - Sudijata (The Judge)
- Pip CHODROV - Charlemagne 2: Piltzer
PUGNI
-
Andrea ADRIATICO - Pugni e su di me si
chiude un cielo
- Daisuke TENGAN - Aiki
RI-EVOCAZIONI
-
Shahbaz NOSHIR - Angst ißt Seele auf (Fear Eats the Soul)
- Erik ROCHA - Rocha que voa (Stones in the Sky)
- Alessandro BLASETTI - Ippodromi all'alba (1950,
vers. restaurata 2002)
RITI E FINZIONI
-
Tino FRANCO - Space Off
- Comes CHAHBAZIAN - Y.U.L.
- LIN Tay-jou - Kuang wu you yu (Blue Plague)
- Ciro ALTABÁS - Phobia
SEGNI DELLA STORIA
-
Enzo MONTELEONE - I ragazzi di El Alamein
- Desmond BELL - The Last Storyteller?
- LEE Songe - WTC/RIP
- Thomas AIGELSREITER - Bomb!
SINGOLARE FEMMINILE
-
Marzena GRZEGORCZYK - Faithful
- Rachel DOUGLAS - Blessed
- Deborah YOUNG - The Tour
STRADE PERDUTE
- Andrew WILLS -
Indian Bradshaw
- Bernard DEW - Cathay: Poems by Ezra Pound
- Thomas AIGELSREITER - Key West
- Fiamma MARCHIONE, Hossein TAHERI, Simona LIANZA - Môrgh
(Bird)
- Chris PETIT, Jan SINCLAIR - London Orbital (M25)
STRANGE DAYS
-
Rosa VON PRAUNHEIM - Kühe vom Nebel
geschwängert (Cows Knocked..)
- Rui GOULART - Pensão internacional
- Hector MAESHIRO - A la memoria de las sirenas
TERRA
-
Guido CHIESA - Il contratto
- Paolo BONALDI - Porto Marghera-Venezia: un inganno
letale
- Riccardo MILANI - Baba Mandela
TRAVELOGUES
-
Luis SEPULVEDA, Diego MEZA - Corazon Verde
- Marco CICALA, Claudio FAUSTI - Diario di viaggio
dell'assenzio
- Nene GRIGNAFFINI, Francesco CONVERSANO - Strade Blu
- Storie dalla provincia americana (2° ep.)
VOLTI
- Luca GUADAGNINO - Tilda
Swinton-The Love Factory
- Luciano BARCAROLI, Carlo HINTERMANN, Gerardo
PANICHI, Daniele VILLA - Rosy-fingered Dawn: un film su Terrence Malick
OMAGGIO
AI FRATELLI QUAY
Speciale
ACROSTICI di Alberto Zambenedetti
All'interno della rassegna:
- Gerard HUSTACHE-MATHIEU - La
chatte andalouse
- Gariné TOROSSIAN - Shadowy
Encounters
OMAGGIO A
WONG KAR-WAI
SPAZIO PERFORMANCES
- Jürgen REBLE, Thomas KÖNER
- Zyklop
- Yann BEAUVAIS - Des Rives
- Shu Lea CHANG - Entre-nous Entre-vous
EVENTO SPECIALE
- Giuseppe PICCIONI -
Sandra. Ritratto confidenziale |
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Thirst for Revenge
(Mehmet ÖZCELIK) Int.
: Mette Maria Ahrenkiel, Runi Lewerissa
(Danimarca - 9') |
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Una donna tiene prigioniero un uomo, privandolo
dell’acqua e torturandolo con la stessa.
Fetish
Özcelik squaderna le ossessioni pornografiche
dell’uomo occidentale (e non solo), come il bondage, il pissing,
il torturing, e affida la comunicazione del contesto – una
dolorosa separazione amorosa fra i due personaggi, il conseguente
desiderio di vendetta, lo squilibrio del gioco di forze – ad una
canzone, una specie di nenia che ripete il ridondante “Abbiamo tutti
sete di qualcosa”. Quindi, nonostante le graziose immagini nei toni
del blu, il tutto è assolutamente insignificante.
Voto:
4
Alberto Zambenedetti
Voto:
3
Luca
Pacilio
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Goldfish Game
(Jan LAUWERS)
Int. : Grace Ellen Barkey, Anneke Bonnema, Timothy Couchman, Dick Crane, Gonzalo Cunill, Hans Petter Dahl, Viviane De Muynck
(Belgio - 105') |
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Una eterogenea e stravagante comunità di persone
convive felicemente e pacificamente sotto lo stesso tetto. Finché un
incidente prima, e un ospite indesiderato poi, vengono a turbare il suo
fragile equilibrio.
Profughi dell’anima
Tragico ma non retorico, il film
mostra come gli equilibri interiori e quelli esteriori vacillano
contemporaneamente, spesso travolgendo inesorabilmente le esistenze di
chi ha o subisce la crisi. La presenza delle armi è immediatamente
straniante, rompe violentemente gli schemi del cinema contemporaneo
consegnando un fucile in mano ad un bambino. Ma nel film di Lauwers non
c’è spazio ne’ per la redenzione ne’ per la critica sociale. La
realtà circostante e dura e inaccettabile, ma è pur sempre la realtà.
Non si discute, si vive, cercando di evitare la sofferenza. Anche con il
suicidio, o l’omicidio. Certo, il campionario scelto dal regista si
presta molto facilmente a dimostrare la sua tesi: un ex-giornalista
probabilmente guerrigliero e appassionato di caccia, il suo avvocato
sesso-eroinomane, la moglie malata terminale, la madre di quest’ultima
depressa e morbosa nei confronti del genero. E inoltre, la coppia di
cinesi fuggiti e ricercatissimi – attualmente impiegati nella cucina
della casa – e il loro figliolo, silenzioso e problematico, l’amico
poliziotto e la coppia di futuri sposi pomicioni. Ah, c’è anche un
cane, ma viene fatto fuori nei primi cinque minuti del film…
La storia è una riflessione sul ruolo della morte in rapporto con quello
della libertà, ed i toni sono sicuramente gravi quanto il soggetto lo
richiede. Interessante è il contrasto fra la libertà di spirito della
famiglia e i suoi effettivi vincoli, la sua auto-sufficienza che è
anche legame. La pace in essa non è possibile se gli equilibri vengono
anche solo variati, e questo è inevitabile – anche senza
l’intervento esterno che porterà la degenerazione – a causa del
lento deperire di un personaggio, che inevitabilmente evidenzia le
idiosincrasie di tutto il gruppo.
Voto: 7
Alberto Zambenedetti
Voto: 6
Luca Pacilio |
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Subway Kids 2002
(SOHN Jung il)
Int. : Chun-ha Hwang, Eun-sun Song, Young-ryong Kim, Sang-moo Oh, Ga-young Kim
(Corea - 30') |
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Dinamiche di
violenza e sopraffazione in una banda di giovani spacciatori coreani.
La
rappresentazione della violenza non fa certo difetto al cinema coreano
al pari della pervasiva sensazione di ineluttabile declino che percorre
vite dei suoi protagonisti. Figuriamoci quello che può succedere tra
delinquenti tossici allo sbando. Botte da orbi, disgrazia radicale etc
etc. Il regista di suo mette ben poco, una paio d'effetti video non
malvagi e pestaggi tosti. La metafora sulla gioventù allo sbando è
vicinissima come quella sul potere. Cortometraggio in 16 mm senza molte
pretese, esagitato ma prevedibilissimo.
Voto: 5
Luigi Garella
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La notte che si sposta - Gianfranco
Ferroni
(Elisabetta SGARBI)
(Italia -
30') |
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A Gianfranco
Ferroni (1927/2001) pittore della purezza degli spazi e degli oggetti è
dedicato l'ultimo lavoro in digitale di Elisabetta Sgarbi, a partire da
un soggetto di Enrico Ghezzi: vi si mostrano alcune opere dell'artista,
spazi domestici e dello studio con netti tagli di luce su soffitti e
pavimenti. Tutto qui. "La notte che si sposta" non ha altri
meriti oltre a quello di riprendere delle tele: per il resto si tratta
di un paludamento intellettuale quanto mai vieto. Poche parole,
inquadrature fisse di spazi vuoti, pochi colori, musica ottenuta
fregando il bordo di bicchieri di cristallo. La poesia della quiete e
dell'evocazione sonora per un pittore che non si è mai voluto far
riprendere. Troppo breve per essere ipnotico, troppo poco inventivo per
interessare. Testimonianza di un cinema che
tale solo marginalmente e di una videoarte che non è mai nata.
Voto: 4
Luigi Garella
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Nebo. Samoljot. Devushka
(Vera STOROZHEVA)
Int. : Renata Litvinova, Dmitry Orlov, Inga Strelkova, Mikhail Efremov, Kostantin Murzenko, Yaroslav Boyko
(Russia - 90') |
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Lara è
un'hostess per linee aeree charter, una sera incontra il reporter Georgy
ed inizia una relazione che finirà bruscamente.
Incontri nei non-luoghi: corridoi,
bar d'aeroporto, per telefono, nel mezzo del nulla di uno scalo tecnico.
Lara è la ragazza più bella di Mosca e dintorni, Georgy un famoso
giornalista televisivo: si incontrano in un momento qualunque, iniziano
a parlare. Il contorno sono interni d'aereo completamente vuoto, coi
sedili ripiegato, i discorsi senza capo né coda tra colleghe che si
conoscono da tanto tempo, la corte spietata di alcuni uomini.
Una storia d'amore che ha crepe, forse sono in realtà le vene che lo
nutrono, a
profusione a partire dalla forzata lontananza lavorativa dei due ma
anche e soprattutto per la straordinarietà di Lara. Una piccola follia
invasiva tracima dalla sua persona, dalle sue parole, un effetto
straniante che improvviso s'inserisca a scindere le componenti, dalla
coppia ai due amanti soli nella distanza da colmare. Lei non è solo
fuori dal comune quanto a bellezza ma perché riesce ad ispirare amore,
dolce svitata che non risponde mai alle domande con la frase giusta,
sempre leggermente spostata in spazio e tempo, obliqua, vede in Lui
l'opposto di tensione. Silenzioso e pragmatico, energico quanto lei è
disposta a scivolare sulle asperità, aprirà gli occhi, in realtà,
solo quando avrà appreso della morte di Lara in un incendio a bordo
dell'aereo. La disperazione non ha però alcun posto, gli ambienti non
sono mai emotivi ma disadorni e "utili", soprattutto non è
verbalizzabile: le parole come, ingenuamente, dolcemente, nell'esempio
di Lara non contano nulla, la loro deviazione, la rappresentazione
deviante (ai limiti della schizofrenia) possono essere assai più
interessanti.
La regista V. Strozheva mette in scena con rigore e misura un
adattamento dell'opera teatrale "104 Pages about Love" di
Edward Radzinsky cui aggiunge un indubbio gusto per la composizione per
l'immagine.
Un gioiellino.
Voto: 7
Luigi Garella
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Pugni e su di me si chiude un cielo
(Andrea ADRIATICO)
Int. : Gino Paccagnella, Simone Rotolo, Marco Sacramati
(Italia - 8') |
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Inventario tipologico di mani e
pugni: uomini si fronteggiano, si colpiscono ed in brevi quadri
stilizzati rendono conto del dolore sotto varie forme.
Pretestuoso omaggio a Marinetti bloccato però in
un'impostazione da videoperformance puerile. Senza Costrutto. Senza
interesse. Fortunatamente solo otto minuti.
Voto: 4½
Luigi Garella
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Aiki
(Daisuke TENGAN)
Int. :Haruhiko Kato, Rie Tomosaka, Ryo Ishibashi
(Giappone - 119') |
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Taichi sta
per debuttare come boxeur professionista. Per un incidente in moto è
costretto sulla sedia a rotelle e la vita gli sembra finita, grazie ad
incontri strampalati de interessanti riesce a trovare nuova forza nelle
arti marziali, nell'Aiki.
Storia di accettazione, crescita e
reinserimento nella società, secondo i più classici meccanismi del manga
popolare giapponese. Da uno sport individualista come la boxe non può che
derivare una sconfitta, l'aiki con il motto di "accetta il tuo
avversario" è quello che ci vuole, al contrario, per rinascere ed
essere pronti a nuove sfide. Il singolo nella comunità è l'ossessione
dei prodotti a fumetti e d'animazione di quella parte d'estremo oriente,
lo sport poi diviene l'emblema del mondo del lavoro e…voilà il buon
cittadino è formato, pronto per essere il (fiero) miglior anello nella
catena di montaggio. Sarcasmo inutile, il nostro, ma molto utile questo
reale meccanismo che è riuscito a risollevare una nazione dopo la
sconfitta della seconda guerra mondiale. Taichi è un protagonista
simpatico, beve fuma, è timido quanto basta con le donne per divertire,
mal sopporta la condizione di paraplegico. La svolta avviene a metà film,
se l'inizio prometteva lacrime a profusione il colpo di coda è repentino,
con la comparsa del piccolo gangster di quartiere il registro slitta sul
comico-grottesco e la pillola viene indorata con piacevole maestria.
Sarebbe il caso di domandarsi se il messaggio cui abbiamo accennato sia
ancora vispo o, al contrario, sia solo una regola di genere. Tutte e due
probabilmente.
La vicenda è ispirata alla vita dell'olandese Ole
Kingston Jensen di cui scorrono immagini sui titoli di coda. Tengan
Daisuke in realtà è il primogenito di Imamura Shoei, abile nel
confezionare questo "karate kid" su due ruote, nel filmare i
duelli finali in cui l'aiki ovviamente appare come l'arte marziale più
bella, completa, difficile ma immancabile nella vita di chiunque.
Voto: 6½
Luigi Garella |
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Blessed
(Rachel DOUGLAS)
Int. : Matthew Chamberlain, Hera Dunleavey, Jane Donald, Genevieve McClean, Brian Sergent, Colin Hodson, Edwin Wright
(Nuova Zelanda -
77') |
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In una piccola città gli incontri tra diversi
personaggi. Nello spazio di una giornata costoro ricorderanno di avere
dei talenti, li ignoreranno o ne prenderanno per la prima volta
coscienza.
America oggi?
Opera video che, per l'ennesima volta, presenta una
serie di personaggi (per ciascuno una didascalia: l'Attrice, la
Receptionist, l'Elettricista etc) che incrociano le loro esistenze
secondo uno schema ormai davvero abusatissimo. Il film si trascina senza
nessuna idea, avendo, come centro dell'azione, un bordello (inteso come
luogo...). Alcune menate surreali (uno dei personaggi vola) e tanta
tanta noia.
Voto: 3
Luca Pacilio
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Kühe vom Nebel
geschwängert (Cows Knocked..)
(Rosa VON PRAUNHEIM)
Int. : Abel vom Acker, Manfred Keil, David Zimny, Dragan Vasic, Floria Teipen, Sven Hoffmann
(Germania - 90') |
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"Die Ratten" i ratti è il nome di una compagnia teatrale di senzatetto berlinesi. Gli interpreti vivono per la strada, alcuni sono ex galeotti, altri anarchici, quasi tutti conoscono bene la violenza e la dipendenza da alcol e droghe. Rosa von Praunheim li ha riuniti in un castello a Mecklenburg, dove nel giro di qualche settimana hanno elaborato e girato un film. È la storia di un gruppo di reietti assistiti da una terapeuta che, pur desiderando solo il loro bene, in virtù dei suoi valori borghesi cerca inutilmente di integrarli nella società. I pazienti finiranno per prendere la donna in ostaggio e autogestire il castello. Ma il loro tentativo avrà esiti imprevedibili.
Arrivano
i ratti!!!
Si spengono le
luci del cinema Perla e un'esplosione di grida interrompe il magico
momento che separa la coscienza del reale dall'incoscienza del viaggio
cinematografico. Irrompono nella sala i "Ratti", venuti da
Berlino per accompagnare "Mucche ingravidate dalla nebbia". C'è
chi canta, chi si esibisce come giocoliere, chi suona la chitarra, chi
si limita a urlare, chi corre per la sala, tutti comunque con una grande
energia per promuovere il video di cui sono protagonisti.
I
"Ratti" sono una compagnia berlinese che raccoglie i
senzatetto, garantendo un'occupazione e consentendo ai "borderline"
aderenti al progetto di convogliare energie e pulsioni in una forma
artistica. Il film comincia come una sorta di documentario sull'attività
del gruppo teatrale. Presenta i componenti della compagnia alternando
interviste, in cui i protagonisti raccontano esperienze di vita, a
spezzoni degli spettacoli. Il video evolve poi, senza soluzione di
continuità, in una sorta di fiction, dove una ricca signora accoglie
tutti i ragazzi in un castello per aiutarli a liberare le loro energie
positive.
Se
non fosse per la simpatia e la carica dei protagonisti e per
l'importanza sottesa al progetto, ci si stancherebbe presto. Tutto è
molto abbozzato e un po' ripetitivo, ma la coesione del gruppo,
l'impossibilità di assecondare una sceneggiatura, la capacità di
alcuni "Ratti" di sdrammatizzare i risvolti tragici della vita
esorcizzandoli in una sorta di finzione realistica, permettono di fruire
il video con una certa indulgenza che si trasforma in partecipazione.
Voto: 6
Luca Baroncini |
| - OMAGGIO AI FRATELLI
QUAY |
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OMAGGIO
AI QUAI BROTHERS
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IL SUBLIME DELIRIO DEI QUAY
Quello dedicato ai Fratelli Quay ("Unlike
anything you've ever seen, even in your dreamiest dreams" ha
scritto dei loro film il New York Post) è più di un semplice omaggio.
E' una piccola personale che raggruppa molto del lavoro svolto da questi
geniali e misconosciuti registi americani (ma ormai inglesi d'adozione)
già celebrati dal Bergamo Film Meeting, un'occasione imperdibile per
godere delle loro sublimi invenzioni e ardite sperimentazioni, lontane
dalla grossa distribuzione e generalmente difficili da ammirare. Un
lavoro, quello dei Quay (per il dettaglio rimandiamo alle schede di
Zambenedetti) che spazia dal corto di animazione (veri maestri del passo
uno), allo spot pubblicitario, dal videoclip (tra gli altri DOG DOOR
degli Sparklehorse e Tom Waits) al progetto televisivo. Tutti i lavori
andrebbero citati: lo straordinario BRUNO SCHULZ'S STREET CROCODRILES
come l'alienante collaborazione col musicista Stockhausen del
premiatissimo IN ABSENTIA, dal documentario sulla tecnica
dell'anamorfosi DE ARTIFICIALIA PERSPECTIVA alla serie completa
dei musicali STILLE NACHT. Inquietanti e clamorosamente belle, le
ermetiche opere dei Quay sono delle miniature folgoranti, dei sublimi
lavori di artigianato delirante e suprema abilità tecnica che conducono
lo spettatore alle soglie di un mondo misterioso, assolutamente
personale, in cui la realtà viene lasciata fuori dalla porta e in cui
non si pongono limiti all'immaginazione. L'opera dei Quay ci fa di nuovo
credere che un cinema alternativo possa esistere, contro tutte le
logiche del botteghino, contro i grandi capitali delle major
acchiapubblico, un cinema che celebri l'immagine e che senza cedere ad
alcun compromesso butti la logica nel cestino e celebri le semplici
ossessioni dell'artista. Se la Mostra di Venezia quest'anno ha avuto una
ragione d'essere lo sa sicuramente chi ha seguito le due tranche di
questo omaggio (a proposito: a quando una personale dedicata a Jan
Svankmajer?). Assoluto.
Voto complessivo: 10
Luca
Pacilio
Un corpus eterogeneo e molto interessante, anche per
la varietà dei temi toccati. Ma le ambientazioni gotiche e angoscianti
sembrano essere quelle che meglio si prestano ad esprimere la
straordinaria sensibilità dei Quai, che si articola in delicate
pennellate di esili pupazzi e in apocalittiche visioni da incubo.
Commercial:
Badoit
(2 Spot)
L’acqua
Badoit può rovesciare le prospettive, cambiare gli equilibri. Fare
amici il corvo e la volpe, la zebra e il leone. Al punto che il leone
copiare il look della zebra. Semplicemente geniale e genialmente
semplice.
Murphy
Stout
I
burberi e spontanei irlandesi a confronto con l’aspetto rigido e
minaccioso dei samurai. Solo una buona birra può stemperare la loro
esteriorità. Uno spot lungo e una brevissima e fulminate coda.
Simpaticamente essenziale.
Northern Rock (3 Spot)
Quando
lo slogan è “Get Together”, la fervida immaginazione di fratellini
fa unire due gocce di pioggia (che scorrono sul vetro di una finestra,
una dall’alto al basso, e l’altra sfidando la forza di gravità),
due soprammobili reggilibri (due elefanti che incontrano le loro
proboscidi, liberandosi del fardello di libri che li divide) e le
lancette di una pendola (che una volta incontratesi sul mezzogiorno, non
possono più separarsi). Minimal.
Rice
Krispies
Il
sole è accecante, la piscina è affollata, e i materassini sono stati
tutti noleggiati. Che cosa resta per potersi rinfrescare galleggiando
sull’azzurra acqua? Una tavoletta di Rice Krispies, che resta
croccante anche se tuffata nel latte.
Round Up (3 Spot)
Le
piante di un giardino fanno gossip sull’ultima notizia. Pare che il
padrone stia usando lo Spray contro le erbacce! E così assistiamo alle
loro terrorizzate conversazioni, oppure alle loro ultime parole…
Video:
Stille Nacht (5 Video Musicali d’animazione)
Cinque
piccole storie, raccontate con i pupazzi più belli e più tragici dei
fratelli, con i loro sguardi liquidi, allucinati, assenti, fragili o
distanti. Cinque musiche accomunate dal loro aspetto gotico e decadente:
musica concreta per il primo, Micheal Penn/His Name is Alive per i
seguenti tre, e la stupenda, ruvida e fanciullesca voce di Tom Waits per
il quinto. Sempre meglio il bianco e nero del colore, ma l’intensità
emotiva di questi piccoli gioielli è altissima. Anche se possono
risultare sgradevoli e inquietanti.
Corti:
Bruno
Schulz’s Street of Crocodiles
Attraverso
una lente d’ingrandimento posata su una mappa penetriamo nel mondo di
Bruno Shulz – il corto è ispirato a un racconto dell’ebreo polacco
ucciso dai nazisti – una sorta di scatola magica in cui si aggira,
sperduto, un fragile pupazzo. Questa specie di Nosferatu di legno scruta
con i suoi occhi di bambola un mondo in cui le leggi di natura vengono
continuamente rotte e ripristinate, in cui la luce penetra debolmente da
dei lucernari opprimenti, lasciando numerose sinistre zone d’ombra che
sembrano nascondere la minaccia definitiva alla sua delicatezza.
In
Absentia
Un
desertico paesaggio e una donna che continua a scrivere la stessa
lettera, imbucandola in una pendola, dove va a depositarsi insieme alle
molte già pensate, già scritte e mai lette. La grafite danza intorno a
lei, le matite si animano, cercano si sfuggire dal pugno che si chiude
su di loro e urlano quando vengono temperate. Le loro punte mutilale
giacciono come le lettere, non più utili alla scrittura, sradicate
dalla loro sede, isolate. Proprio come la donna, che da un sanatorio
scrive al marito per tutta la sua vita. Indubbiamente interessante,
questo corto soffre un po’ la sua eccessiva lunghezza, forse perché
troppo ripetitivo, volendo riprodurre – e molto efficacemente – gli
stati d’animo della donna, i suoi paesaggi mentali, le sue immagini di
una probabile casa.
De
Artificialia Perspectiva or Anamorphosis
La
storia della tecnica grafico-pittorica dell’anamorfosi, raccontata
attraverso lo studio di alcuni esempi eccellenti (uno su tutti, il più
famoso, Gli Ambasciatori di Hans Holbein) e vista con gli occhi
dei pupazzi targati Quai. Un piccolo documentario che è anche un pezzo
di straordinaria creatività con echi BBC e greenawayani.
Rehersal For Extinct Animals
Ispirato
all’incisione Le Verrou di Fragonard, il corto celebra il
bianco e nero attraverso un’espressione grafica – che è diventata
simbolo culturale – che si sostanzia proprio di questi due yin e yang:
il codice a barre. Il mondo del bianco, dove le leggi naturali vengono
infrante (come spesso la poetica dei Quai implica) circonda e opprime
due personaggi che vivono segregati e impotenti, quasi imprigionati in
una realtà estranea e oscura, che odora di decadenza e di
decomposizione.
The
Sandman 2000
Un E.T.A Hoffman in punto di morte viene visitato da uno dei suoi
diabolici personaggi, L’Uomo della Sabbia. Il novello prometeo, oltre
a costruire creature danzanti soffiando la vita in loro e, crudelmente,
riprendendosela a piacimento, sconvolge la mente del dottore che ha in
cura Hoffmann – spingendolo al suicidio – e quello della donna che
gli è vicina. Visivamente molto bello, ma forse leggermente troppo
prolisso, il film si pregia di coreografie stile McMillan sospese fra il
classico e il moderno, di quattro ottimi interpreti danzatori, delle
semplici ma belle musiche di Leos Janáček e Gÿorgy Kurtag, di una
fotografia in toni freddi stilizzata ed elegante, e del prezioso décor
dei Quai.
Voto complessivo: 8½ Alberto
Zambenedetti
Voto complessivo: 9
Luigi
Garella |
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La chatte andalouse
(Gerard HUSTACHE-MATHIEU)
Int. : Sophie Quinton, Clémence Massart, Cedric Grimoin, Blanca Li
(Francia - 48') |
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Una suora che assiste in ospedale una malata
terminale le promette di portare a termine una sua opera artistica molto
particolare.
Racconto ironico ma amorevole
dell'incontro di opposti, presunti tali. Una giovane novizia prende
calchi in gesso di peni in erezione per completare una composizione
iniziata da una scultrice malata ed ora morta: incontri ed apparenze
oltre a generare un certo effetto comico (la suora che ha problemi con
il distributore di preservativi aiutata da un passante) scavano per
trovare un nucleo di sentimento puro. Tutto dipende dalla prospettiva:
cosa faccia la suora nella casa cui accoglie i giovani crea aspettative
maliziose ed è proprio in queste pieghe che si può -pare accennare il
regista- riscoprire un'essenza di dolcezza. L'iniziazione alla
conoscenza non passa attraverso il sesso ma nella scoperta di nuove
angolazioni con cui vedere il reale e la sua stilizzazione: nella
bellezza e nel sentimento, l'arte, l'indicibile non per vergogna ma per
essenza.
"La Chatte Andaluse" purtroppo difetta di
modestia nella durata eccessiva (48') che ne dilava il potenziale
effettivo.
Voto: 6½
Luigi Garella
Il corto, mischiando provocazione e delicatezza, è
un ameno esercizio che serve a dovere l'idea di partenza (la suora
protagonista si trova a dover fare dei calchi in gesso di organi
maschili e a dipingerli di blu) senza forzare i toni ma piuttosto
mantenendosi su un piano di gradevole ironia.
Voto: 6
Luca Pacilio |
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Shadowy Encounters
(Gariné TOROSSIAN) (Canada
- 15') |
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Il film dovrebbe essere un tributo all'arte dei
fratelli Quay e, proponendo spezzoni e immagini tratti dalle loro opere,
vorrebbe sondarne la magia. Si risolve in un pasticcio in cui si
assemblano frammenti alla rinfusa, deturpandoli con sofisticazioni
orribili a vedersi (il solo pensare di poter trattare impunemente le
immagini dei Quay è offesa al senso civile). Più che un omaggio un
vero insulto alla bellezza. Alla proiezione la regista sedeva accanto a
un Timothy Quay (apparentemente) imperturbabile (ma il riserbo dei
gemelli è quasi proverbiale nell'ambiente). Videoarte d'accatto.
Indegno.
Voto: 2
Luca Pacilio |
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