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VENEZIA (non) SEI GRANDE!
Forse una soluzione al
problema Mostra esiste: prendere atto, una volta per tutte che,
nonostante il battage, nonostante la pompa magna, nonostante le star
(pochine), quello di Venezia non è un grande Festival. Quello
lagunare è un festival medio che tanto più azzarda manifestazioni
di grandeur tanto più fa tristezza. Venezia insegue il mito
di Cannes, ci tiene a questo confronto, a volte si sentono voci di
incontrollato delirio ("Il festival più importante del
mondo") laddove altre piccole manifestazioni (in Italia quella
di Torino vince il confronto da anni, non a caso Barbera proveniva
da lì) mostrano piglio e duttilità e la surclassano senza
difficoltà (si confronti l'ultimo cartellone della locarnese con
quello veneziano). Cannes è un mito irraggiungibile: un regista, se
può, il suo film lo manda a Cannes non a Venezia, non ci pensa su
due volte, e lo fa in esclusiva (molti film presenti a Venezia erano
in competizione contemporaneamente a Toronto e a Deauville). Dunque
primo punto: ridimensionarsi, fare le ruote come il pavone non serve
a nulla, i fatti dicono tutt'altro. In secondo luogo la
manifestazione ha bisogno di stabilità, non è possibile accettare
questo balletto che porta al cambiamento di direttore ogni due o tre
anni: Barbera aveva iniziato un lavoro, perché interromperlo? E De
Hadeln, che non ci piace particolarmente, lo confessiamo (la
Berlinale rinasce nel 2002, il primo anno senza lo svizzero), ma che
ha avuto obiettivamente poco tempo per organizzare questa edizione,
avrà modo di consolidare qualche risultato mantenendo la sua
poltrona l'anno prossimo? A Cannes Gilles Jacob è stato per lustri
una garanzia (e Fremeau opera da quest'anno nel segno della
continuità); Cannes consacra Lynch, Tarantino, i Coen, premia il
Cronenberg di CRASH, cose che a Venezia non si riescono nemmeno ad
immaginare e se accadono fanno cadere teste (MAGDALENE vince ed è
polemica: ma non era un film in concorso? E allora?); a Cannes non
si ha paura del verdetto controcorrente, quasi lo cerca (e fa
sensazione molto di più una palma "corretta" come quella
di quest'anno a IL PIANISTA, un verdetto, per una volta, quasi
"veneziano"); a Cannes si chiama come presidente della
giuria Polanski, Coppola, Scorsese, Eastwood, Wenders, Bertolucci,
Lynch mentre Venezia quest'anno non trova niente di meglio di Gong
Li (nulla contro l'attrice cinese che andava benissimo come membro
della giuria ma non certo per la presidenza che richiede un
personaggio di maggior prestigio e carisma, un regista
possibilmente). Sono dettagli? Ma sono sintomatici e dicono di una
differenza di fondo di cui occorre rendersi conto. Cambiare politica
gestionale di conseguenza: la Mostra è tremendamente farraginosa, dà
spazio spropositato alle sue sezioni più zoppicanti e bolla con la
sordina gli appuntamenti più interessanti, tutta presa dai grandi
nomi e dal baraccone della O1, una RAI che si fa preoccupantemente
onnipresente e che chiede un tornaconto, lo esige (la premiazione a
Cannes la si fa presentare a star di prima grandezza, in Italia la
si lascia in mano a Marzullo: c'è qualcosa da aggiungere?). E
poi il benedetto concorso: è chiaro che quello della competizione
è solo un pretesto per creare attenzione, un puro escamotage, che
non ha nessuna funzione se non quella pubblicitaria (questo vale per
tutti i festival), e allora perché esasperare questo aspetto
creando un altro concorso parallelo? L'esperimento di Barbera della
doppia sezione competitiva aveva senso l'anno scorso (c'era stato più
tempo per reperire le pellicole) e rispondeva a una strategia
consapevole dell'allora direttore: in questa edizione fast and
furious la distinzione tra le sezioni VENEZIA 59 e
CONTROCORRENTE non aveva ragione d'essere, era l'ulteriore elemento
dispersivo di un cartellone già carente d'identità. Se a questo si
aggiunge che la seconda era mediamente più interessante della prima
si arriva al'ennesimo desolante interrogativo: perché prendere
tanti film e imbastire due sezioni mediocri quando, scartando un bel
po' di robaccia (e quest'anno Venezia ne ha offerta a volontà) ne
sarebbe uscita una sola ma con un minimo di dignità? Interrogativi
che rimangono senza risposta, "L'anno prossimo andrà
meglio" già si mormora. La speranza è l'ultima a morire
mentre Venezia affonda.
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