VENEZIA 2002
di 
LUCA PACILIO

 

VENEZIA (non) SEI GRANDE!

Forse una soluzione al problema Mostra esiste: prendere atto, una volta per tutte che, nonostante il battage, nonostante la pompa magna, nonostante le star (pochine), quello di Venezia non è un grande Festival. Quello lagunare è un festival medio che tanto più azzarda manifestazioni di grandeur tanto più fa tristezza. Venezia insegue il mito di Cannes, ci tiene a questo confronto, a volte si sentono voci di incontrollato delirio ("Il festival più importante del mondo") laddove altre piccole manifestazioni (in Italia quella di Torino vince il confronto da anni, non a caso Barbera proveniva da lì) mostrano piglio e duttilità e la surclassano senza difficoltà (si confronti l'ultimo cartellone della locarnese con quello veneziano). Cannes è un mito irraggiungibile: un regista, se può, il suo film lo manda a Cannes non a Venezia, non ci pensa su due volte, e lo fa in esclusiva (molti film presenti a Venezia erano in competizione contemporaneamente a Toronto e a Deauville). Dunque primo punto: ridimensionarsi, fare le ruote come il pavone non serve a nulla, i fatti dicono tutt'altro. In secondo luogo la manifestazione ha bisogno di stabilità, non è possibile accettare questo balletto che porta al cambiamento di direttore ogni due o tre anni: Barbera aveva iniziato un lavoro, perché interromperlo? E De Hadeln, che non ci piace particolarmente, lo confessiamo (la Berlinale rinasce nel 2002, il primo anno senza lo svizzero), ma che ha avuto obiettivamente poco tempo per organizzare questa edizione, avrà modo di consolidare qualche risultato mantenendo la sua poltrona l'anno prossimo? A Cannes Gilles Jacob è stato per lustri una garanzia (e Fremeau opera da quest'anno nel segno della continuità); Cannes consacra Lynch, Tarantino, i Coen, premia il Cronenberg di CRASH, cose che a Venezia non si riescono nemmeno ad immaginare e se accadono fanno cadere teste (MAGDALENE vince ed è polemica: ma non era un film in concorso? E allora?); a Cannes non si ha paura del verdetto controcorrente, quasi lo cerca (e fa sensazione molto di più una palma "corretta" come quella di quest'anno a IL PIANISTA, un verdetto, per una volta, quasi "veneziano"); a Cannes si chiama come presidente della giuria Polanski, Coppola, Scorsese, Eastwood, Wenders, Bertolucci, Lynch mentre Venezia quest'anno non trova niente di meglio di Gong Li (nulla contro l'attrice cinese che andava benissimo come membro della giuria ma non certo per la presidenza che richiede un personaggio di maggior prestigio e carisma, un regista possibilmente). Sono dettagli? Ma sono sintomatici e dicono di una differenza di fondo di cui occorre rendersi conto. Cambiare politica gestionale di conseguenza: la Mostra è tremendamente farraginosa, dà spazio spropositato alle sue sezioni più zoppicanti e bolla con la sordina gli appuntamenti più interessanti, tutta presa dai grandi nomi e dal baraccone della O1, una RAI che si fa preoccupantemente onnipresente e che chiede un tornaconto, lo esige (la premiazione a Cannes la si fa presentare a star di prima grandezza, in Italia la si lascia in mano a Marzullo: c'è qualcosa da aggiungere?).  E poi il benedetto concorso: è chiaro che quello della competizione è solo un pretesto per creare attenzione, un puro escamotage, che non ha nessuna funzione se non quella pubblicitaria (questo vale per tutti i festival), e allora perché esasperare questo aspetto creando un altro concorso parallelo? L'esperimento di Barbera della doppia sezione competitiva aveva senso l'anno scorso (c'era stato più tempo per reperire le pellicole) e rispondeva a una strategia consapevole dell'allora direttore: in questa edizione fast and furious la distinzione tra le sezioni VENEZIA 59 e CONTROCORRENTE non aveva ragione d'essere, era l'ulteriore elemento dispersivo di un cartellone già carente d'identità. Se a questo si aggiunge che la seconda era mediamente più interessante della prima si arriva al'ennesimo desolante interrogativo: perché prendere tanti film e imbastire due sezioni mediocri quando, scartando un bel po' di robaccia (e quest'anno Venezia ne ha offerta a volontà) ne sarebbe uscita una sola ma con un minimo di dignità?  Interrogativi che rimangono senza risposta, "L'anno prossimo andrà meglio" già si mormora. La speranza è l'ultima a morire mentre Venezia affonda.

 

 

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