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Come
tutti gli anni, ma soprattutto in questa cinquantonevesima edizione,
è stato il festival delle polemiche!
Sembra davvero che senza continue discussioni non si riesca a
portare avanti e a rendere interessante quello che, comunque, resta
uno dei festival europei più importanti. Tormentone di
quest’anno: “Ma è di destra o di sinistra?” Tutto è stato
passato al vaglio di un metal-detector politico, come se
un’etichetta regalasse ad un’opera cinematografica qualità di
cui è priva o annullasse il valore di un film. Probabilmente
l’organizzazione del Festival riflette il disagio di un governo
che sta dimostrando tutta la sua arroganza, ma mai come quest’anno
la politica è stata protagonista della manifestazione (non
considerando ovviamente i festival tenutisi, o saltati, in tempo di
guerra). A partire dal mandato interrotto a Barbera, ottimo
direttore delle due passate edizioni, fino alle sterili polemiche
sul Leone D’Oro, assegnato ad un film che condanna una Chiesa che
non mette in pratica ciò che predica.
Basta!!!
L’utilizzo strumentale del festival a
fini politici (di qualsiasi bandiera si tratti!) è stato
sicuramente l’aspetto più deleterio di questa edizione. Quanto
alla tanto famigerata guida del multietnico De Hadeln (nato in
Inghilterra, residente in Svizzera, tedesco d’adozione), bisogna
riconoscere che è riuscito a mantenere uno sguardo neutrale
costruendo un buon programma, vario e in grado di coniugare il film
d’autore con le esigenze del pubblico. Non mancano, come in tutte
le edizioni, film brutti o inutili, ma questo fa parte del gioco,
considerando che sono passati in rassegna ben 159 film.
I problemi legati all’organizzazione e alla carenza di
infrastrutture sono anch’essi i medesimi che da anni si
ripercuotono su spettatori e accreditati. A parte la stampa, per
tutti diventa molte volte difficile, faticoso, se non impossibile,
riuscire ad accedere alle sale. Tante le file da fare, spesso non
premiate dai “Men in black” (le maschere) con varie motivazioni:
“La sala è già piena!” “Potrebbero arrivare giornalisti in
ritardo!” quando il più delle volte le proiezioni sono cominciate
(e si sono concluse) con vari posti vuoti!
Gli
accrediti Cinema (ma era così già nell’edizione passata) servono
all’organizzazione principalmente per movimentare, creare fermento
e riempire proiezioni che altrimenti verrebbero disertate: dai
giornalisti (che vedono il più delle volte solo i film in uscita) e
dal pubblico (che difficilmente spende soldi per un film
sconosciuto, magari alle nove di mattina). Non si capisce altrimenti
per quale motivo impedire nella fascia serale l’accesso agli
accreditati CINEMA in tutte le sale: PalaGalileo riservato alla
stampa e PalaBNL e Palazzo del Cinema al pubblico.
Quanto al gossip, edizione abbastanza tiepida, movimentata da
qualche grande divo (Tom Hanks, Harrison Ford, Sophia Loren) ma
infarcita da un’esagerata quantità di politici (o pseudo tali)
con l’immancabile schiera di vallette (o pseudo tali) in cerca di
un posto al sole o di un poco di luce riflessa.
Sarebbe interessante un incontro con autori e attori non solo
riservato ai giornalisti (o pseudo tali), ma aperto a tutti, in modo
da rendere il festival anche un’occasione di confronto e di
scambio. Qualcosa è stato fatto, grazie all’attività di
Cinemavvenire e agli incontri organizzati nel cinema Garden da cui
sono passati Kitano, Bellocchio, Vicari, Mastandrea e Larry Clark,
ma potrebbe essere fatto molto di più.
Quanto alla famigerata passerella, occorre fare l’ennesima
precisazione. È vero, il muro eretto per permettere ai fotografi di
cogliere le star all’entrata del Palazzo del Cinema era davvero
brutto e il tratto percorso dalle delegazioni dei film davvero
breve. C’è però da sottolineare che il più delle volte la
passerella, che partiva dall’hotel Excelsior, vedeva il divo
confondersi fra molte altre persone, esponendosi ai fotografi solo
nell’ultimo tratto, proprio come quest’anno insomma.
L’abolizione della passerella, comunque (checché ne dicano gli
organizzatori per giustificare un ritorno alla sobrietà), è stata
motivata dalla necessità degli sponsor (una nota casa
automobilistica) di rendere visibile il più possibile il proprio
prodotto (anche un
po’ ridicolo l’arrivo dei divi e dei politicanti in auto!!!)
Ma ora veniamo ai film, che vengono
consumati con voracità per essere in fretta dimenticati, mentre
dovrebbero essere il perno attorno a cui ruota un festival.
Difficile e riduttivo sperare di tracciare linee generali o tendenze
da pellicole tanto diverse. Per una volta, quindi, proviamo a
gustare, amare o odiare, il singolo film, come se l’avessimo visto
in una sala veneziana in cui siamo capitati per caso, in una
giornata di gita poi sfumata a causa della pioggia. Immergiamoci così
in ogni storia o non storia e tentiamo di abbandonarci alla
combinazione di suoni e immagini con lo sguardo puro e curioso di
chi addenta per la prima volta una mela.
In
poche parole, bando alle polemiche e lasciamoci andare al cinema!
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