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FUORI
CONCORSO:
- ABC AFRICA - Abbas
Kiarostami
- AMORESTREMO -
Maria Martinelli
- BANDA DE IPANEMA - Paulo César Saraceni
- CECILIA - Antonio Morabito
- DELITTO SUL PO - Flavia Mastrella, Antonio
Rezza
- DIAS DE NIETZSCHE
EM TURIN - Julio Bressane
- GIMME SHELTER - Albert Maysles, David Maysles,
Charlotte Zwerin
- LA RAGION PURA - Silvano Agosti
- LA SPIAGGIA - Alberto Lattuada
- NON C'E' PACE TRA GLI ULIVI - Giuseppe De
Santis
- ROCK STAR -
Stephen Herek |
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AMORESTREMO (Maria MARTINELLI) |
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Una giovane donna, incapace di soddisfare le proprie pulsioni sessuali, decide di incontrare un ragazzo masochista visto sulle pagine di “Sexsistem”, un tabloid di annunci. Insoddisfatta, sospesa in un desiderio che ancora non conosce, abbracciata alla sua normalità, entrerà in un gioco torbido e pericoloso.
Rocco
e la storia tesa
Dopo
il documentario sul mondo del porno "I gladiatori",
illuminante ma non troppo, Maria Martinelli affronta il suo primo
lungometraggio. E i risultati sono a dir poco disastrosi. L'inizio -
nonostante ambientazione, uso della luce e psicologie ritagliate
pari pari da un qualsiasi rotocalco trendy-femminile - lascia
sperare in un'indagine sul desiderio e sui limiti delle pulsioni al
di là di un giudizio
morale. Dopo poco, però, il film prende la piega del giallo di
routine: un omicidio, una ridicola indagine da parte della
protagonista e l'ennesimo psicopatico da smascherare. Ma tutto resta
in superficie, con dialoghi improponibili, divertenti solo per le
reazioni di umorismo involontario che sono in grado di suscitare.
Bandita qualsiasi logica narrativa, non va meglio sul piano della
recitazione. Stefania Bonafede è molto bella, ma recitare significa
vivere un personaggio e non assumere espressioni pseudo intense ad
ogni inquadratura (forse è semplicemente mal diretta). Quanto a
Rocco Siffredi, nome di traino del film, all'inizio sembra voler
deludere le attese: sempre vestito di tutto punto, si mette a caccia
dell'assassino girovagando con aria spaesata e inanellando dialoghi
inutili con un accento tendente al russo. Quando finalmente ha modo
di esibire il suo innegabile talento (fisico) è troppo tardi: lo
spettatore è da un bel po' immerso in un sonno profondo.
Si
esce quindi dalla sala senza alcun approfondimento di un mondo molto
vivo come quello degli annunci hard, per nulla titillati (le
sequenze soft-hard arrivano allo spettatore senza complicità) e
soprattutto storditi dalla noia. Come dire, non bastano un
superdotato e qualche buona intenzione per fare un film.
Voto: 1
Luca
Baroncini |
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DIAS DE NIETZSCHE EM TURIN (Julio
BRESSANE) |
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Nietsche
passò gli ultimi giorni della sua vita a Torino. La città gli
piacque molto, ne apprezzò gli ampi viali e la severità
architettonica. Appuntò i suoi pensieri e le immagini in un
taccuino che portava sempre con sé. Il film inizia con il suo
arrivo a Torino, il 7 aprile 1888.
Volare
senza ali
Documentario brasiliano
sul periodo trascorso a Torino dal celebre filosofo. Interessante il
tentativo di arrivare all'essenza di un personaggio evitando la
biografia spicciola, ma cercando di trasmettere emozioni attraverso
la rischiosa combinazione di voci, musiche e immagini. Il
documentario mira alto, ma la comunicazione è intermittente e
convince solo a tratti. La scelta di suggerire piuttosto che
mostrare risulta efficace soprattutto nella prima parte, in cui le
parole di Nietsche, lette fuori campo, commentano, insieme ai rumori
d'ambiente, i dialoghi muti dei personaggi. L'effetto è straniante
ma a suo modo coinvolgente. Poi, però, il legame sottile che lega
ciò che si vede e si sente ai pensieri che ne derivano, risulta
sempre più esile, rendendo la fruizione via via più difficoltosa e
allargando in modo preoccupante la distanza tra spettatore e
schermo. La sensazione è che l'apparato visivo non aggiunga molto,
o perlomeno non abbastanza, alle parole del filosofo, trasformando
l'originale idea di base in un'ambizione priva della necessaria,
data la pretenziosità del progetto, rivoluzionaria fantasia. Torna
in mente il genio del compianto Derek Jarman che, con ben altri
risultati, era riuscito nella difficile impresa di trasmettere il
pensiero di Wittengstein nell'omonimo film.
Voto: 4,5
Luca Baroncini
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GIMME SHELTER (Albert
MAYSLES, David MAYSLES,
Charlotte ZWERIN) |
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Racconto di un concerto dei Rolling Stones, di come finì male e di un clima culturale che mostra le sue contraddizioni contro indagine sul degrado del quartiere nero di Chicago.
"Che fare?
1. Dobbiamo fare film politici.
2. Dobbiamo fare film in maniera politica.
3. 1 e 2 sono antagonisti e appartengono a due opposte concezioni del mondo.
4. 1 appartiene alla concezione del mondo idealista e metafisica.
5. 2 appartiene alla concezione del mondo marxista e dialettica."
(Godard)
Un documentario è la visione particolare e critica della realtà o un'esplorazione fatta da un modo di raccontare? Gimme Shelter merita l' attenzione per lo stile documentaristico perfetto, semplicemente l' evento di un concerto dei Rolling Stones finito male per gli incidenti con il servizio di sicurezza (gli Hell's Angels); ma è il modo di raccontarlo che lo rende ricco, mantiene viva l' attenzione fino alla fine, riconosce le contraddizioni del clima culturale di trent' anni fa (un servizio di sicurezza affidato agli Hell' s Angels ?!). Attento, intelligente, linearità precisa. Allora voto 7, è un film politico. L' altro:
Public
Housing, analisi sottile di una mondo, mostrata in modo completo, uno studio attraverso immagini riunite nel quadro della situazione intera. Il modo di vedere non le cose reali, ma come sono realmente. Obiettivo e soggettivo nello stesso tempo mentre si guarda intorno. Allora voto 8, è un film fatto in maniera politica.
Voto: 7
Michele Monti
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LA RAGION PURA (Silvano
AGOSTI) |
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Una coppia alla deriva nella ricerca del proprio
amore l' uno per l' altra.
Titoli di testa fregiati di una forma pretenziosa: in fondo non si vedono che spezzoni di vita, situazioni vissute con irritazione in cui si solidifica l' attrito della coppia. Inevitabile il riparo nella solitudine reciproca e ricambiata. Il gelo o la solitudine, è vero, appaiono dalla recitazione straniata di Franco Nero, ma già sembra perso l' intento del titolo. La ragion Pura è un' indagine sull' amore della coppia? o sulla ricerca di come si può essere felici? o di cosa si fa se ci si sente lontani da dove si vorrebbe essere? E adesso ci si ricomincia ad amare o almeno a loro sembra inspiegabilmente concesso di capire cosa significa. In realtà chi li vede pensa ancora alla ragion pura , ma è scomparsa, nascosta della nitidezza delle figure, invisibile perché c'è troppa luce, riflessa dagli specchi, dalle finestre, dalle fronde degli alberi, ovunque anche al buio. E' in fondo un' indagine, con soluzione annessa, che arriva in dono dentro ai protagonisti, mica altro, felicità rivelata, da un sogno o da un gioco. A cosa serve allora la Ragion Pura?
Voto: 5
Michele Monti
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ROCK STAR (Stephen
HEREK) |
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Il leader di una cover band (ma lui preferisce
definirla una tribute band), diventa il cantante del gruppo che
venera. Ma non è tutto oro quel che luccica...
Ogni Festival ha il suo film da sghignazzo e urlo
libero e ROCK STAR ha espletato bene questa funzione: la storia del
ragazzo che corona il suo sogno - cantare nella rock band che ammira
da sempre - scoprendolo meno dorato di quel che credeva tocca, senza
pudore, tutte le tappe convenzionali piu' viete e banali: prima
oscuro cantante di un complessino, i Blood Pollution (è lecito
ridere) il ragazzo gode all'improvviso del successo clamoroso;
seguono euforia, crisi con la fidanzata, ripensamento, ritorno alla
semplicita' e al vecchio amore (e a un nuovo piu' autentico
successo, sembra suggerirci il finale). Il tutto condito da un rock
cafone che darebbe nausea persino a Bon Jovi (pensate a noi),
dialoghi vuoti, piattezza imperante. Non era il pomeriggio di Canale
5, era mezzanotte al Reposi 3 ma, come commentava Ravarino,
"con questa musica così alta non si riesce neanche a
dormire".
Voto: 2
Luca Pacilio
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