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EDIZIONE
STRAORDINARIA
Il 2005 scopre un Torino Film Festival in forma
invidiabile, dopo due edizioni transitorie. Che questo sia il miglior
festival italiano è cosa risaputa: la mostra veneziana, persa nei suoi
vacui percorsi, alla ricerca dell’inutile grandeur,
in confronto a questo festival è patetico quadro di cui troppo spesso il
cinema si limita a costituire cornice (non avrebbe che da prendere esempio
ma i due anni di gestione Barbera, che veniva proprio dal TFF, sono
rimasti felice parentesi mai replicata). E’ bello poter pensare a una
rassegna che ha come unico difetto quello di avere troppe cose belle da
offrire tanto da rendere impossibile il coglierle tutte. Lo sconfinato
programma torinese pone allo spettatore, anche quello con tutta la
giornata a disposizione, di fronte alla necessità di scegliere dei
percorsi: ogni scelta comporta un sacrificio, ogni film che si decide di
andare a vedere porta con sé il pensiero di quello al quale si è
rinunciato e che poi, casomai capitasse, si recupererà, ponendo di nuovo
il problema di un nuovo evento mancato. Do uno sguardo al mio programma
ormai sgualcito, dopo dieci giorni trafelatissimi, e mi accorgo di averlo
riempito di voti alti, di aver cerchiato appuntamenti che non ho
rispettato, punti interrogativi che si sono trasformati in una selva di
esclamativi. Troppe cose, impossibile star dietro a tutto.
La mia personale scelta ha finito col sacrificare, come quasi ogni anno,
il concorso, di cui ho visto solo quattro film. Ho perso i due vincitori,
di cui ho udito grandi cose, ma ho recuperato in extremis il bellissimo BE
WITH ME che si è portato a casa il premio per la migliore regia. Il
Festival ci conferma che l’Oriente è davvero un altro pianeta: cinema
vivo, a volte rigoroso, a volte spregiudicato, comunque privo di
barricate. ELECTION di To, senza essere un capolavoro, ha momenti
straordinari che valgono l’intera visione, OPERETTA TANUKIGOTEN conferma
Suzuki cineasta sfrenato e incatalogabile che non ha paura di osare e di
ibridare i linguaggi, Hou Hisao Hsien con THREE TIMES firma un saggio di
cinema altissimo, Tsai Ming-Liang conferma il suo meraviglioso talento con
un film solo apparentemente più leggero. Ancora: il TFF ci fa scoprire
Lodge Kerrigan, ci regala un delizioso Ruiz e la serie TV Masters of
Horror che è stata il grande successo di questa edizione (lunghissime
code per vedere gli episodi firmati da Dante, Argento, Landis, Carpenter
etc), dedica omaggi e retrospettive a Chabrol (ne riferisco a parte), a
Broca, a Hill, offre spunti, incontri con registi (Tsai, Chabrol, Sokurov
– il meeting con i maestri dell’orrore è stato poi un evento a parte
-), chicche e rarità. Averlo riportato al centro della città è stato
provvidenziale: il successo di pubblico è stato tangibile, il gradimento
altissimo, l’organizzazione pressoché priva di intoppi.
Edizione straordinaria.
Luca
Pacilio |