CONFERENZA STAMPA DI WILLIAM FRIEDKIN

a cura di  Luca Baroncini 

 

 


È a lui che dobbiamo notti insonni e piene di incubi, perché con "L'esorcista" ha terrorizzato il mondo intero sfidando la parte demoniaca che alberga in ognuno di noi e superando i limiti del "mostrabile" imposti dal cinema mainstream. È ricordato soprattutto per i vomiti verdastri della piccola Regan, ma in realtà William Friedkin ha alle spalle una carriera solida e ricca di titoli interessanti. Tra gli altri, tutti riproposti in pellicola e versione originale al Festival, "Il braccio violento della legge", vincitore di cinque premi Oscar, "Cruising", che racconta la calata agli inferi del poliziotto Al Pacino infiltrato nel mondo gay newyorchese, "Vivere e morire a Los Angeles", permeato di un profondo pessimismo e con un indimenticabile inseguimento automobilistico e il disturbante "Rampage", arrivato in Italia con grande ritardo come "Assassino senza colpa?" e poi passato in televisione come "Ritratto di un serial killer". Tutti i suoi film pongono problematiche forti, non si accontentano di trovare facili soluzioni e lanciano spunti importanti di riflessione. Non è un caso quindi l'intervista di Friedkin a Fritz Lang del 1974, proposta, in ghiotta esclusiva, dal Torino Film Festival. Il grande regista tedesco spiega infatti così la sua predilezione per la messa in scena dei mali della società: "non sono un politico, quindi non so dire come curare questi mali, ma posso indicarli, posso mostrare che esistono".
Momento importante del festival, l'incontro di William Friedkin con la stampa. Il regista americano arriva puntualissimo con giacchetto bluastro, camicia di jeans e pantalone beige con la riga, portando con entusiasmo giovanile i suoi sessantotto anni di età. Sembrerebbe un americano qualsiasi in vacanza e non si direbbe mai che i suoi fotogrammi sono impressi in un angolo della memoria di intere generazioni di spettatori. Ecco la sua breve ma intensa intervista, in cui racconta un po' della sua storia, dalle origini ai giorni nostri, che è anche un po' la storia del cinema.


LA SUA STORIA

"Ho cominciato a lavorare a Chicago nella televisione e non avevo la minima intenzione di passare al cinema. Mi piaceva la"live television", poi ho appreso la storia di un ragazzo nero che ha compiuto una rapina sfociata in omicidio. Dopo nove anni di prigione questo giovane era condannato alla sedia elettrica, allora mi sono messo in testa di scagionarlo attraverso un documentario su di lui. E così è stato. A quel punto ho capito le potenzialità salvifiche dello strumento cinematografico: potente e in grado di salvare vite umane. Passando a Hollywood ho poi capito che neanche le Charlie's Angels possono salvare la vita di qualcuno. Uno dei primi film che ho visto, "Furia umana" di Raoul Walsh, mi ha molto condizionato perché in grado di combinare vari generi (documentario, crime story, thriller) che coesistevano sostenendosi a vicenda. Il mio approccio non è dissimile e si può definire documentaristico, nel senso che ogni storia la avvicino in modo analitico come se facessi un documentario. Adoro tutti i film di Raoul Walsh, è un autore versatile e dirige molto bene le attrici, mentre lui odiava la nostra generazione di registi. Ci considerava infantili e sperava che potessimo diventare più sofisticati. Ma si sbagliava!


IL SEQUEL DE "L'ESORCISTA"

"Non ne so nulla, ma non vorrei mai andarlo a vedere! Il primo film ha esaurito tutto ciò che c'era da dire su quella storia!"


PENA DI MORTE

"In base ai sondaggi, il settanta per cento degli americani è ancora a favore della pena di morte. Quella che è cambiata è la frequenza delle esecuzioni. In Illinois l'ultimo governatore ha concesso la grazia a 145 detenuti grazie all'introduzione dell'esame del DNA. Prima di questa innovazione, molti sospettati venivano direttamente giustiziati. Mario Cuomo, che ha governato New York per dodici anni, ha continuato ad essere rieletto anche se era contrario alla pena capitale. In pratica a New York le leggi consentono le esecuzioni, ma non la loro applicazione.


L'INFARTO

Avevo trent'anni e mentre stavo andando al lavoro in auto ho avvertito un dolore al petto. Pensavo fosse un crampo muscolare invece era un infarto. Mi hanno somministrato ossigeno, ho subito un massaggio cardiaco e ricordo chiaramente le parole di un medico: "Non reagisce!" In quel momento pensai: "Non ho concluso niente nella mia vita". Poi ho avuto una strana sensazione e ho pensato "Fa niente! Non ha importanza" e sono tornato bambino, con le aspettative di nuove esperienze. Ero convinto di essere morto e pensavo che la luce abbagliante che vedevo fosse l'Inferno. Il dolore era ancora molto forte e pensavo "Mi viene data un'altra opportunità". Per ora non l'ho sfruttata a dovere, ma nel frattempo ho fatto due figli e forse loro faranno ciò che non ho fatto io. Mi sono salvato e il ricordo di quello stato di morte e successiva rinascita è ancora molto forte. Tanti gli interrogativi che l'esperienza ha stimolato. Ogni mattina quando mi sveglio ringrazio per esserci ancora e da allora cerco di relazionarmi alle persone provando a considerarle come individui. Non mi limito a vederle, le guardo. Forse è anche a causa di questa esperienza che i temi costanti del mio cinema sono il mistero del destino (fate) e della fede (faith). Perché sono vivo? Perché Primo Levi è sopravvissuto ai campi di concentramento per poi suicidarsi?" 


PROGETTI FUTURI

"Prima di tutto un thriller basato sulla vera storia di un serial killer intitolato "Serpentine" e poi sto preparando la regia di alcune opere: il "Tannhauser" nel 2004 a Los Angeles, "Sansone e Dalila" nel 2005 a Tel Aviv e "Salome" nel 2006 a Monaco. Mi piace l'opera. La preferisco rispetto al cinema che ritengo una forma espressiva decadente. Penso infatti che i film delle nuove generazioni siano infantili e spero che riescano a diventare più sofisticati. Proprio come Raoul Walsh! In poche parole ci diamo entrambi delle arie ("We are both full of shit")
God bless you!


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