TORINO 2003
CORTOMETRAGGI

 

CORTOMETRAGGI
   
- A 78-AS SZENT JOHANNÁJA di Kornél Mundruczó
    - BABES IN TOYLAND di Clara Latham, Ry Russo-Young
    - GRAND LITTORAL di Valérie Jouve
    - I HAVE SEEN MY MOTHER DANCING IN THE CLOUDS di Ila Bêka
    - ICH UND DAS UNIVERSUM di Hajo Schomerus
    - JE N'AI JAMAIS TUE PERSONNE di Edouard Deluc
    - MANDALA di Jenny Jansdotter
    - MAR DE DIAMANTE di Alfonso Nogueroles
    - O NOME E O N.I.M. di Ines Oliveira
    - SEKMADIENIS. EVANGELIJA PAGAL LIFTININKA ALBERTA di Arunas Matelis
    - SUNNTIG di Barbara Kulcsar
    - VIANDES di Bruno Deville
    - WAITING di Aditya Assarat
    - WINTERSPLEEN di François Farellacci, Laura Lamanda

 

 

- CORTOMETRAGGI

 

 

A 78-AS SZENT JOHANNAJA
(
Kornéi Mondruczò)


Un tremendo incidente stradale in cui è coinvolto un autobus. I feriti sono trasportati al pronto soccorso. Molti, fra cui una giovane donna, muoiono. Ma…

Dolente Immagine

Un incipit folgorante (la luce livida dell’alba rischiara a malapena i corpi martoriati, su cui la macchina da presa scivola in silenzio, mentre i lividi e il sangue raggrumato perdono ogni connotazione naturalistica per farsi semplici e dolorosissime chiazze di colore su uno schermo di ghiaccio) introduce la performance di una breve (20 minuti scarsi) opera di Zsófia Tallér (libretto del regista, Viktória Petrányi e Sándor Zsótér) che rielabora (rispettandone la sostanza e a tratti anche la forma) la Giovanna D’Arco di Temistocle Solera e Giuseppe Verdi. La (ex) pulzella d’Orléans, sospesa fra vita e morte, è vittima sacrificale del (proprio) destino, interprete conscia della simulazione in cui vive, fantasma pronto a sconfiggere le tentazioni infernali (perch)e(’) mondane (il coro degli attori-spettri, perfetto equivalente degli ensemble demoniaci nell’opera verdiana, e l’asfissiante figura del regista-tiranno, chiaro doppio del re di Francia) per abbandonarsi completamente al sogno della propria rigenerazione, in un cielo azzurro che rende ogni elemento spazio/temporale (corpo compreso) un peso nocivo all’estasi meravigliosamente sconsiderata dell’eroina. Da un punto di vista musicale i momenti da ricordare sono l’assolo di Giovanna (un’invocazione serena e disperata alla madre) e i battibecchi dei freak (un abile mélange di canto, recitazione e Sprechgesang su un indiavolato ostinato dell’orchestra). Kornél Mundruczó pedina con dolce ossessività la primadonna (la delicata e terribile Orsolya Tóth), crea una messinscena distaccata e fremente in cui s’innestano dissacranti iniezioni oniriche (il cavalluccio nella morgue, la rimozione delle ferite), conferma e consolida il talento mostrato in SZéP NAPOK – PLEASANT DAYS (Pardo d’Argento al Festival di Locarno nel 2002): il carattere violentemente astratto e l’assoluta brevità dell’opera impediscono le cadute televisive riscontrate nel lavoro precedente. Oscuro, sghembo, ingenuo, (pre)potente. Difettoso? Indubbiamente. Ma ne vorremmo di più.

Voto:  7                                Stefano Selleri


Inizio iperrealistico sullo scenario di un incidente e improvviso cambio di carte in tavola: gli attori cantano come in un film opera e portano avanti un giochino, cui non sono estranee implicazioni metacinematografiche, che alla lunga stufa non poco. Da un film collettivo di giovani registi ungheresi, coordinato da Jancsò, una rilettura allucinata della Giovanna D'Arco verdiana: mah+bah.

Voto:  5                                Luca Pacilio


Voto:  5                             Mauro Ravarino

 

GRAND LITTORAL
(
Valérie Jouve)


Persone si muovono verso od intorno un centro commerciale ed una strada trafficata nella zona di nuova urbanizzazione sopra Marsiglia. Si vedono scale mobili, strade sterrate, automobili, vetro ed acciaio. Il rumore è costante. Forse chi abita a Marsiglia ne può sorridere, tutti gli altri schiacciare un pisolino. Privo della benché minima risonanza formale rientra nella infernale categoria dei corti artistoidi non abbastanza rarefatti per essere incolpati d'esser videoarte.

Voto:  4                              Luigi Garella

 

ICH UND DAS UNIVERSUM
(
Hajo Schomerus)


Quattro persone (una hostess, un conducente di escavatrici, un commerciante, un pensionato) parlano dei problemi del quotidiano.

Io, io, io...

Quattro microstorie di sapore documentario per ribadire (se mai fosse necessario) che l’essere umano esiste solamente in rapporto all’ambiente, alla proiezione materiale di speranze, timori, attese: la fine (l’episodio del cimitero) è nota. Nulla di sgradevole e poco di entusiasmante.

Voto:  5,5                               Stefano Selleri


Voto:  5,5                              Mauro Ravarino

 

JE N'AI JAMAIS TUE PERSONNE
(
Edouard Deluc)


È il giorno del saggio scolastico. Una giovane madre prepara la bambina. In casa si è insinuato un uomo misterioso…

Villino Bianco

IL RITORNO della figura paterna e coniugale in un corto che aspira all’horror intinto di fiabesco: il tentativo è vano e il risultato alquanto scipito, causa il carattere patinato di ogni inquadratura e l’insoffribile bamboleggiare del cast.

Voto:  4                                  Stefano Selleri


Qualche tensione all’inizio, agita per contrasto, in una piattezza di fondo disarmante. Un uomo si intrufola in una casa dove una donna con la figlia si stanno preparando per la recita scolastica. Sguardi fissi, poche parole, allontanamenti. Lui le seguirà nella giornata, probabilmente è il padre e vorrebbe ritornare accanto a quella che era la sua famiglia, d’altronde non ha mai ucciso nessuno. Poche idee, gestite male.

Voto:  5                                 Mauro Ravarino


Voto:  5,5                                  Luca Pacilio

 

MAR DE DIAMANTE
(
Alfonso Nogueroles)


Una coppia, Raul e Elena, si mette in viaggio insieme con l¹amico Guille per raggiungere un¹isola a bordo di una barca a vela.

In un concorso di corti incredibilmente anonimo, MAR DE DIAMANTE vince alla grande la palma del più brutto in assoluto. Nella fulminea vicenda marina di una coppia in crisi che cambia rotta e del terzo incomodo che da spettatore si fa parte in causa, reminiscenze di altro cinema, innominabile per amor di decenza. L'autore (che viene dalla pubblicità dove gli si consiglia di restare), ispirandosi a un pezzo dei Sonic Youth (ahinoi), sbraca e se la fa addosso: un odoraccio di presunzione da togliere il fiato.

Voto:  3                                 Luca Pacilio


Love Boat

Un triangolo “amichevole” in mezzo al mare, con innocui sbandamenti a/temporali. Pregevoli fotografie di bei paesaggi: il resto (drammi di cuore in testa) è soporifero.

Voto:  3                                 Stefano Selleri


Nooooooo! Come si può distruggere una splendida canzone con un inutile cortometraggio: solo così si può spiegare il corto spagnolo in concorso. Tre persone in barca: una coppia in crisi e un amico “provvidenziale”, l’unico sussulto quando Raul si tuffa in acqua; in sottofondo “The Diamond Sea” dei Sonic Youth.
L’avesse fatto con Tiziano Ferro l’avremmo quasi ringraziato, ma non con la band di Daydream Nation.
Un invito al regista, una frase da ripetere come un mantra: non deturperò più una canzone dei Sonic Youth!

Voto:  4                               Mauro Ravarino

 

O NOME E O N.I.M.
(
Ines Oliveira)


Le storie di alcuni commilitoni in licenza si incrociano e divergono.

Questo cortometraggio di Ines Oliveira inizia con una serie di fotografie in bianco e nero sopra le quali scorrono le parole dei commilitoni che parlano tra loro. Sono sequenze così belle da poter sperare che il film continui così fino alla fine. Invece dopo qualche minuto arrivano i titoli di testa è il film riprende l’incedere “classico” (utilizzato per riprendere il mondo reale, mentre la caserma è solo fotografata) ma la sostanza non cambia: sono una serie di istantanee di militari in licenza che fanno ritorno alle loro famiglie. O nome e o n.i.m. documenta la loro difficoltà a riemergere nel quotidiano, mentre si trovano a riaffrontare i problemi di sempre dopo essere stati però privati della loro personalità e della loro individualità. Uno di loro non farà ritorno in caserma e ubriaco finirà ad urlare di notte il suo nome e il suo n.i.m., il numero di matricola con cui vengono identificati i soldati.

Voto:  6,5                               Stefano Trinchero

 

SEKMADIENIS. EVANGELIJA PAGAL LIFTININKA ALBERTA
(Arunas Matelis)


Uno strano giorno d¹estate nella vita dell¹ascensorista Albertas.

Il lift Albertas segue un dolce su e giù (fuori e dentro la morgue e viceversa) e mentre l'opera aspetta Godot, le corde dell'ascensore sono improvvise strisce sulla pellicola. Puro editing di forma. Un film che decide di non andare da nessuna parte, oscura metafora di qualcosa. Ma anche no.

Voto:  6                                 Luca Pacilio


What next?

L’Apocalisse incombe sugli organizzatori di festival cinematografici: fino a quando i malaccorti spettatori incapperanno in operazioni come questo film senza ribellarsi (e passare alle decisive vie di fatto)? Il tempo appare immobile, la macchina da presa lo è senz’altro, i cadaveri e le automobili sbandano da una parte all’altra del set (per così dire), galli e insetti intrecciano (come non potrebbero?) ardite metafore sull’esistenza umana, i personaggi(/attori/figuranti/eccetera) bofonchiano a soggetto (sembrerebbe). Il modello sarebbe Beckett, ma le afasie sfoggiate dal regista e sceneggiatore hanno il fiato corto.

Voto:  1                                Stefano Selleri


Voto:  3,5                             Mauro Ravarino

 

SUNNTIG
(
Barbara Kulcsar)


Due coppie (una giovane, l’altra di mezza età) vivono nello stesso palazzo, a un piano di distanza…

Condominio

Il gioco delle coppie (e/o delle parti) ai tempi delle pareti di carta velina: rumori fuori scena, tensioni sussurrate, speranze sul punto di svanire che rifioriscono improvvise. Una graziosa miniatura. Interpreti simpatici.

Voto:  6                              Stefano Selleri


La gioia ritrovata di una coppia di giovani porta un raggio di sole nel menage deteriorato di due maturi coniugi. La piccola idea che si fa cortometraggio, la situazione minima descritta in modo scanzonato e leggero, i cari vecchi interrogativi sull'amore senza filosofismi.

Voto:  6                                Luca Pacilio


Voto:  6                            Mauro Ravarino

 

VIANDES
(
Bruno Deville)


Un anziano macellaio finisce la propria giornata lavorativa ed inizia a cucinare per sé e per il figlio che scopre subito è malato di epatite. Dopo la straniante apertura in un macello con un operaio che sbava e si dimena nell'imitazione della mucca pazza, Viandes diviene ritratto minimo di una situazione umana e famigliare. Purtroppo incompiuto e formalmente insipido.

Voto:  5                      Luigi Garella

 

WAITING
(
Aditya Assarat)


Un Uomo deve raggiungere il sud della Tailandia per incontrare una donna che aveva amato cinquant'anni prima e che di recente e diventata vedova, per farne sua moglie. I perigli del viaggio al confine della civiltà, un protagonista silenzioso e fisicamente interessante, dialoghi semplici e pragmatici, incontri interessanti lungo la via. Una leggera inquietudine segue il protagonista nel suo primo viaggio fuori dalla sua provincia, lo sguardo curioso verso il mondo ma solo perché il nemico d'affrontare per raggiungere il proprio "sogno". Nulla più che corretto, il taglio molto proteso alla narrazione non sempre costruisce al meglio la situazione.

Voto:  5,5                              Luigi Garella

 

WINTERSPLEEN
(
François Farellacci, Laura Lamanda)


Nel giorno del suo trentesimo compleanno la protagonista ha voglia di vedere gi amici ma non riesce a nascondere il suo profondo disagio interiore.

Un inizio in stop frames e poi tutto uno sgranar di immagini per raccontare la ricerca della protagonista del contatto con l'altro, per dar sollievo ad un'anima in evidente crisi. Compiacimenti autoriali su sottofondo lussuoso di  trip hop e chill out per rispondere all'atavico interrogativo: "che famo stasera?".

Voto:  5,5                              Luca Pacilio


Come me nessuno mai

Una tranquilla festa di incomunicabilità e indifferenza reciproca. Sta a Rohmer come un compositore dilettante a Mahler. Contorno di vezzi fotografici (il prologo) e blandi dogmatismi (il finale maldestramente “sballato”).

Voto:  2                                Stefano Selleri


Voto:  5,5                            Mauro Ravarino

 

 

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