TORINO 2002
INTRODUZIONE

 

INTRODUZIONE:
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20 Anni: sembra Ieri ed è già Domani
   
- Quattro giorni al Lingotto

di Luca Pacilio 
di Luca Baroncini 

 

20 ANNI: SEMBRA IERI ED E' GIA' DOMANI


Il TFF, giunto alla significativa tappa numero 20, cambia sede e si sposta al multisala Pathé del Lingotto. La scelta è stata rischiosa se si pensa che una delle caratteristiche principali di questa manifestazione era il suo svolgersi al centro della città ma come restare inerti di fronte alle esigenze di un festival sempre più ricco di proposte e conseguentemente bisognoso di nuovi spazi? Ciò che è accaduto l'anno scorso - l'incendio del cinema Reposi e la distruzione di molte pellicole, alcune restaurate per l'occasione, episodio che sottolineò in maniera drammatica le necessità impellenti di una macchina organizzatrice fino ad allora impeccabile - ha contribuito in maniera sostanziale alla decisione. L'esame del trasferimento può dirsi comunque superato: il TFF ha avuto un incremento (non sensibilissimo, in verità) di presenze, è stato un successo e ha permesso ai suoi avventori una più comoda visione dei film programmati aumentando, e ciò era richiesto un po' da tutti, il numero di proiezioni in replica. Certo, il Lingotto non è il centro di Torino e il frequentatore festivaliero è costretto a vivere indoor tutta la giornata, situazione ai limiti della realtà e decisamente più spossante; certo, gli studenti, da sempre zoccolo duro delle presenze festivaliere, hanno un po' bestemmiato poste le distanze da coprire per raggiungere il Pathé; certo, è venuto anche a mancare quel clima familiar-conviviale che ha sempre caratterizzato il fuori-le-sale nelle precedenti edizioni; certo, l'ambiente asettico della multisala aveva ben poco della confusione festaiola degli scorsi anni. Probabilmente sono questi gli elementi che hanno portato il neo eletto direttore Turigliatto (Steve Della Casa, con l'edizione del ventennale, ha concluso il suo mandato) ad affermare che, per il prossimo anno, quello della sede è argomento da riconsiderare.
Il TFF 2002, senza raggiungere le vette della scorsa, esaltante edizione, ha dato in pasto agli spettatori il consueto, variegatissimo menù. Si sottolinei innanzitutto, un concorso mediamente migliore del solito (la parte competitiva del cartellone, diciamola tutta, non è mai stata granché) accanto alle altre ormai familiari sezioni (Orizzonte Europa, Americana, la sempre affollatissima Nipponica, etc) e alle personali dedicate quest'anno a John Milius (un quintale di simpatia), Gianni Amico e Julio Bressane.
Breve cenno ai premi principali: miglior lungometraggio SATIN ROUGE di Raja Amari (Francia\Tunisia) con speciale menzione a TANI TATUWEN PIYABANNAT di Asoka Andagama (Sri Lanka); miglior corto COMME UN SEUL HOMME di di Jean-Louis Gonnet (Francia) con speciale menzione ad ANTYCHRYST di Adam Guzin'ski (Polonia). Gli altri potete consultarli qui: http://www.torinofilmfest.org/ENG/index.php
Chiuso anche questo capitolo si lavora già per il prossimo: ad affiancare Turigliatto, nella direzione del festival 2003, Giulia D'Agnolo Vallan, nomina per la quale non nascondiamo soddisfazione: a lei si devono gli allestimenti della sezione Americana degli ultimi anni; se il TFF ha un'identità riconoscibile ed è diventato un preciso punto di riferimento per cinefili e addetti ai lavori molto del merito è suo e di un lavoro svolto sempre con esemplare serietà e competenza. Insomma il TFF, al di là degli avvicendamenti organizzativi, proseguirà nel segno della continuità: un segnale che si vorrebbe esempio per certe manifestazioni molto più strombazzate (ogni riferimento a Venezia è assolutamente NON casuale).

Luca Pacilio

 

QUATTRO GIORNI AL LINGOTTO

Il Torino Film Festival è da venti anni un’importante finestra sul mondo del cinema che accoglie film da ogni latitudine, in qualsiasi formato e di qualsiasi genere, in grado di attirare il cinephile più esigente e lo spettatore curioso e avido di immagini. Fugge con determinazione il glamour e la mondanità, evitando di trasformarsi in una vetrina per divi e veline, ma non disdegna alcune ghiotte anticipazioni già nei listini delle case di distribuzione. Quest’anno abbandona la storica sede del multisala Reposi per andare non troppo lontano, ma comunque distante dai caffè, dai negozi, dalle grandi e un po’ austere vie del centro storico. La nuova ubicazione del festival è infatti presso il Lingotto, all’interno degli ex stabilimenti Fiat da poco trasformati in un nuovo e scintillante centro commerciale. C’è proprio di tutto al Lingotto, ma la formula è quella americana, con una sovrabbondanza di negozi e ristoranti privi di anima e ridotti ad un soporifero accumulo di loghi, sempre gli stessi ovunque nel mondo, in rapida successione. La multisala Pathé, in cui si svolge il Festival, è un concentrato di alta tecnologia, comodità e colori caldi, ma le undici sale si rivelano presto insufficienti, data la capienza tutto sommato esigua di alcune sale, per ospitare l’incontenibile brama di cinema dei festivalieri. Non si evitano quindi lunghe file, spesso nemmeno premiate dall’accesso in sala, e i soliti tafferugli che fanno la felicità degli organizzatori (un successo è sempre un successo) e lo sfinimento dei partecipanti (una fila è sempre una fila). Tra una proiezione e l’altra difficile respirare aria che non sia condizionata dagli umori e raffreddori della moltitudine che, soprattutto nel week-end, affolla questo paese dei balocchi. Per i più curiosi, però, c’è la possibilità di visitare la ex pista di collaudo dei veicoli Fiat, all’ultimo piano dello stabile, e la futuristica Pinacoteca “Giovanni e Marella Agnelli”. Si sente la mancanza dello spazio “Leggere di Cinema”, con i suoi incontri letterari e cinematografici, rimasto fedele al tendone di Piazza C.L.N.
Ma veniamo alla sostanza. Davvero ricco e vario il programma, suddiviso in ben 15 sezioni con la possibilità di vedere 361 opere tra film e video. Quattro giorni sono un po’ pochi per apprezzare un festival così vario e ricco di opportunità, ma sono comunque sufficienti per farsi un’idea generale. Tra le cose più interessanti, il recupero di John Milius, regista e sceneggiatore più che famoso negli anni ottanta poi diventato scomodo per le sue idee dichiaratamente di destra. La scelta di dedicare una retrospettiva a John Milius può sembrare impopolare perché velatamente filo-governativa, ma permette (parere personale) di aprire gli occhi sul cinema, consentendo di apprezzare l’opera e la coerenza stilistica di un uomo di cui non si condividono idee e principi. Tra i film recuperati, “Conan il barbaro” (invecchiato maluccio) e “Alba Rossa”, buon film d’azione nonostante un datatissimo spunto  narrativo (Russia e Cuba si alleano e invadono l’America). Tra gli altri film in programma, la visione su grande schermo del più famoso western di tutti i tempi, “Sentieri Selvaggi”: davvero emozionante l’utilizzo dei grandi spazi della Monument Walley, epico il taglio narrativo, nonostante un’ideologia sottesa fortunatamente antiquata (non a caso John Ford è il mentore artistico di John Milius che dichiara di avere visto “Sentieri Selvaggi” una settantina di volte).
Quanto alle altre sezioni, impossibile tracciare un quadro generale senza  incappare nella banalità della sintesi. Meglio quindi passare ai singoli film. Come in tutti i festival, qualche buon film si alterna a brutture. Ma sono i rischi e i piaceri di una kermesse così ampia e ricca di spunti.

Luca Baroncini

 

 

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