TORINO 2002
CORTOMETRAGGI

 

CORTOMETRAGGI
   
- 17 MINUTE ÎNTÂRZIERE di Catalin Mitulescu
    - ANTYCHRYST di Adam Guzinski
    - COMME UN SEUL HOMME di Jean-Louis Gonnet 
    - DREAM WORK di Peter Tscherkassky 
    - GUNPLAY di Stefanie Berk
    - HEIM di Matthias Schellenberg 
    - LA MORT EN EXIL di Ayten Mutlu Saray
    - LA VISITA di Andrea De Rosa 
    - MULISHANI, MULISHANI di Johan Palmgren
    - NA IDADE DA IMAGEM OU PROJEÇÃO NAS CAVERNAS di Bruno Safadi
    - PREMIER AOÛT di Johann Buchholz 
    - RITRATTO DI BAMBINO di Gianluca Iodice
    - SKIN DEEP di Yousaf Ali Khan
    - WATERMARK di Damon Fepulea'i

 

 

- CORTOMETRAGGI

 

 

17 MINUTE ÎNTÂRZIERE
(
Catalin Mitulescu)


Probabilmente il miglior cortometraggio visto al Festival. Gli ultimi dieci minuti di vita di un malavitoso alle prese con uno strano incidente d’auto in una giornata piovosa che gli causerà diciassette minuti di riatardo. Un film veloce e terribilmente intenso, dal ritmo singhiozzante e isterico, costruito da rapide schegge incollate l’una all’altra. Mitulescu costruisce un film in cui gesti, movimenti e immagini sembrano abbandonarsi al caso, per poi assumere però una specie di fredda, brevissima enfasi in grado di togliere il fiato.

Voto:  8                                Stefano Trinchero

 

ANTYCHRYST
(
Adam Guzinski)


In un’atmosfera sospesa tra la realtà e la fiaba, in un paesaggio aspro e indefinito nei pressi di una cava, Antychryst si rivela il miglior cortometraggio visto al Torino Film Festival di quest’anno, premiato nel concorso con una menzione.
Un ragazzino, il più grande del gruppo, si crede l’Anticristo e inventa di continuo prove di iniziazione da sperimentare con gli altri bambini, sempre più estreme, fino alla tragica conclusione che ribalta i rapporti di giocoforza.
La corsa nel campo, la bicicletta che attraversa l’inquadratura, i movimenti di macchina dal cielo alle ruote, ai volti non sono solamente suggestivi e poetici, ma cinema totale, testimoniano lo sguardo dell’autore “lucido ed astratto sull’universo infantile che riesce a rivelare una significativa metafora sulle relazioni fra gli individui”, come recita il giudizio della giuria. I ritratti dei quattro ragazzini a cavallo tra adolescenza e infanzia, chi più grande chi meno, “disegnano” un’espressività massima nei visi e nella mimica facciale dei protagonisti.
E’ un’opera già matura dove ogni componente filmico e profilmico è significativo. In ventotto minuti di racconto cinematografico emerge una scelta di regia assolutamente personale, un’abile direzione degli attori e una ricerca fotografica d’eccezione.
Un film intenso e pieno, da godere, fuor di retorica, con gli occhi, la mente e il cuore.

Voto:  8,5                              Mauro Ravarino


Un gruppetto di ragazzini gioca in una brulla campagna, ruba vino da una cantina e, seguendo il loro capo che si sente onnipotente sfidano le esplosioni in una cava a cielo aperto.
Il fascino del demonio in quattro ragazzini liberi di giocare con la realtà e con la percezione d'essa, guidati da un biondo e ghignante sedicente demone immortale: una progressione selvaggia che sfiora la crudeltà, stupende immagini di campagna, giovani interpreti strepitosi, uno sguardo obliquo sulla crescita e le illusioni. Ottimo non fosse per la durata eccessiva che ne sminuisce la forza.

Voto:  7                                 Luigi Garella


Voto:  6                                  Luca Pacilio


Voto:  7                            Stefano Trinchero

 

COMME UN SEUL HOMME
(
Jean-Louis Gonnet)


Il regista non racconta una storia ma cerca di carpire gli umori, le sensazioni, le tensioni che precedono una partita di rugby. Riscaldamento, incoraggiamenti,  massaggi: in uno spogliatoio poche parole e la camera addosso ai corpi degli atleti.  Sostanzialmente meritato il premio come miglior corto per la peculiarità dell'idea e l'autenticità dell'approccio.

Voto:  6                                 Luca Pacilio


Facile giochino semi documentaristico sulle preparazioni negli spogliatoi prima (e durante) una partita di rugby, corpi, azioni, siparietti, tutto abboazzato e privo del benché minimo senso dell'immagine. Incomprensibilmente premiato come miglior corto.

Voto:  5                                Luigi Garella


Voto:  7                              Mauro Ravarino


Voto:  7                            Stefano Trinchero

 

DREAM WORK
(
Peter Tscherkassky)


Curioso questo tentativo di opera onirica ottenuta attraverso un campionamento di immagini di altri film di repertorio (alcuni anche riconoscibili). Di questi vengono ricopiati a mano, su pellicola vergine, i singoli fotogrammi: l'effetto di questo esperimento, che si pone sul confine della videoarte, è oscuro ma affascinante. Omaggio a Man Ray e alle sue rayografie (la tecnica che il grande artista scoprì del tutto casualmente e che permetteva di creare immagini senza utilizzare l'apparecchio fotografico, attraverso il semplice contatto dell'oggetto con l'emulsione sensibile, opere sofisticate e misteriose che divennero uno dei marchi di fabbrica della sua strabiliante produzione).

Voto:  6                                  Luca Pacilio


Più videoarte che cinema, più installazione che film, Dream Work ha forse maggiore importanza teorica che “pratica”. Il regista Tscherkassky manipola scarti di pellicola, ritagli e fotogrammi per costruire opere singolari (DW chiude una trilogia), decisamente antinarrative, nella fattispecie vagamente oniriche, ma decisamente impossibili da fruire “in sé”, prescindendo cioè dalla conoscenza del processo creativo-“materiale” che ne ha reso possibile la realizzazione.

Voto:  6                             Gianluca Pelleschi

 

GUNPLAY
(
Stefanie Berk)


Una tredicenne va col padre al poligono, tentenna, si fa regalare una pistola ("Eh, ormai  ora!"), spara con incredibile mira ad una sagoma. Quando ormai usciti, per un problema di precedenza il padre viene a parole con un altro guidatore la giovinetta impugna l'arma, non capendo esattamente cosa si voglia da lei. La regista dice di essere attratta dalle armi. Forse confonde shooting (sparare) con shooting (filmare). Una storiella insipida.

Voto:  5                                 Luigi Garella


Voto:  5,5                            Mauro Ravarino


Voto:  5                             Stefano Trinchero

 

LA VISITA
(Andrea De Rosa)


Una turista francese si perde nei cunicoli sotterranei a Napoli e nel panico comincia a cercare i custodi, la scia pietre, segnali per ritrovare il cammino. Perde moccio come se fosse un film dogma ma si tratta solo di una buona idea tirata inverecondamente per le lunghe.

Voto:  4                                 Luigi Garella

 

NA IDADE DA IMAGEM OU PROJEÇÃO NAS CAVERNAS
(
Bruno Safadi)


Incomprensibile pasticcio: è la storia di Martinho e del suo ingresso in una banda di giovani malviventi brasiliani. Il tutto è infarcito di sequenze di violenza girate e recitate con i piedi e di pretenziose frasette pseudoparafilosofeggianti sull’Immagine e sulla Societa che fanno cadere le braccia e non solo quelle. Fortuna che il regista Bruno Safadi è giovane (classe 1980) dunque ancora tranquillamente in tempo per cambiare mestiere... esilarante, riletta dopo la visione, la sua (di Safadi) “frase di lancio” per il film: “rifrazione del modello imperfetto, Na idade de imagem ou proiecao nas cavernas è un film di ostruzione. Cinema radiografico. Cinema soffocante.” Ma de che?...

Voto:  2                             Gianluca Pelleschi


Voto:  2                                    Luca Pacilio


Voto:  4,5                             Mauro Ravarino

 

RITRATTO DI BAMBINO
(
Gianluca Iodice)


In una Napoli imbandierata per la semifinale Italia – Brasile del 5 luglio 1982, valevole per i campionati del mondo di Spagna, un bambino vaga per la città assolata e deserta, molti sono già davanti ai televisori per il fatidico fischio d’inizio della partita. Incontrerà altri amici e compagni per una partita di calcio, poco dopo ad un ragazzo un po’ più grande, tra giochi e scherzi, capiterà un piccolo incidente che renderà indelebile nella mente del protagonista il ricordo di quella giornata, impressa nella memoria collettiva da un boato di gioia per la vittoria della nazionale.
Ben scritto ed interessante per la scelta del bianco nero, scorre però via senza lasciare più di tanto allo spettatore. E’uno dei tanti corti in concorso sul tema infantile-adolescenziale.

Voto:  6                                  Mauro Ravarino

 

WATERMARK
(
Damon Fepulea'i)


Un film piuttosto curioso, che sfugge dal realismo per presentarci un bizzarro mondo popolato di bambini. La giocosa situazione iniziale sembra scivolare nel thriller, eppure la tensione viene stemperata da una certa vena surreale che assumono i bambini trovandosi in una situazione tragicomica e grottesca, apparentemente senza vie d’uscita. La protagonista infatti attraversando un fiume rimane intrappolata mentre la pioggia continua a far salire il livello dell’acqua. Il fulcro del film è rappresentato dal crescere di un silenzioso e dubbioso rapporto di reciproca diffidenza e attrazione tra la protagonista e un’altra bambina, che sceglierà di non agire ma che sarà testimone della sua salvezza.

Voto:  6,5                              Stefano Trinchero


Voto:  7                                  Mauro Ravarino

 

 

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